sono etero, ma per verso! POESIE 1996 - 2007 NOTE NickPilla, poeta inconsueto e originale realizza una raccolta dal fascino travolgente. Ermetico nei significati, ciò appare chiaro non solo dal linguaggio poetico, ma anche dal suo totale rifiuto dei segni di punteggiatura. Nelle sue poesie non vi è traccia di virgole, punti e lettere maiuscole a inizio componimento; il tutto per una scelta ben precisa, studiata e consapevole, per far rientrare ogni singola lirica in un quadro unitario, dove l'inizio è segnalato dalle macrosequenze individuate dalle varie sezioni in cui è suddivisa la raccolta. I versi di questo poeta singolare sono attimi fulminei, sono vibrazioni profonde e istantanee, che nel ritmo secco e dinamico trovano espressione. NickPilla cerca di immortalare nella singola parola una suggestione, un momento, e attraverso essa trasmette un'immagine nella mente del lettore. Le sue poesie sono anche ricche di allusioni esplicite o implicite a partire proprio dallo stesso titolo della raccolta "Sono etero, ma per...verso!". Al lettore il compito di svelare i significati più nascosti. “La sola cosa necessaria affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla.” Edmund Burke (1729 - 1797) dedicato a chi mi ama: essi sanno chi sono! ASPETTATIVA al maschio vicino… al maschio vicino spagnoli quartieri scrutano urlano scrivono basta senza rancore scippano ancora senza fermarsi notte di giorno allora sei tu il problema… allora sei tu il problema il crampo cerebrale che occlude ogni speranza il progetto di una vita disegnato su di un fiore l’illusione deludente di un germoglio in costruzione allora è solo un vanto il profumo delle tue parole l’armonioso seguitare di verbi e sillogismi qual vano scarabocchio è il parco tuo incedere nel deserto dei contenuti cosa rimane di te cosa speri di ricordare all’indolente universo niente solo questo arrivata è l’estate… arrivata è l’estate anche quest’anno giorno dopo giorno mese dopo mese le settimane inseguendo gli anni quadrato dopo quadrato la lucertola si arrampica con gli occhi verso il sole fa davvero troppo caldo anche per respirare BuKkAKe balconi nel tufo… balconi nel tufo scavati incastrati in palazzi corrosi suoni di clacson alla rinfusa sui motorini una due tre quattro persone intere famiglie comprano pesci la notte abbattuti percorrono strade cantieri all’aperto sul vuoto levati e da sempre franati bastardi in divisa... bastardi in divisa col nuovo randello che svuota i concetti colpisco violento e nulla è civile in questa mia vita amica del solito sogno fascista che scuote nel sonno il vecchio è percosso e percosso è anche il bimbo CONDIZIONAMENTO con un palo nel culo… con un palo nel culo sorda la gran massa si reca ai concerti e cieca si reca alle mostre di pittura con un palo nel culo si accompagnano i figli alle lezioni di piano con un palo nel culo si aspetta anche la fine del mondo sperando che fino ad allora nessuno si accorga del nostro grande palo nel culo correva già l’estate del duemilaventiquattro… correva già l’estate del duemilaventiquattro l’acqua delle canne colmava gli artesiani i morti per le strade si guardavano negli occhi lento il pedonale rincorreva i solitari il fuoco della pira giungeva fino al cielo e l’aria per le nari passava i miei polmoni stanco il suo respiro cessava a mezzogiorno l’ora della pioggia nella tomba della vita i bimbi non giocavano ma usavano armi vere i figli non credevano alla prova del DNA correva già l’estate del duemilaventiquattro e la storia del futuro era appena incominciata corrono le mani… corrono le mani in un gioco di voci che dentro la mente risuonano ancora nude voglia e passione inseguono dolci carezze baciate cullato e rapito… cullato e rapito il bimbo che in me sorride nel sonno pensando al suo cuore un cuore che batte sognando la notte una notte stellata il cui canto d’amore riporta il tuo nome DOTTRINA da una finestra… da una finestra un’altra finestra scruta le luci scrutate da tutto un cortile comune a ignoti vicini un gatto marrone si arrampica lento senza padrone sul nastro più lungo di un piccolo albero vuoto il suo gesto e privo di scopo il nostro scrutare del tuo nome la sabbia… del tuo nome la sabbia ha ben poco riguardo lo scrivo più volte sperando che il mare si fermi un istante per farmi sentire un poco più grande di quei due bambini e del loro castello ECOSISTEMA è come se le ali mi avessi spezzato… è come se le ali mi avessi spezzato durante un volteggio carpiato tra le bianche nubi celesti ove tu e solo tu mi spingesti atterrito ed incredulo cado nel vuoto gelido e rado in un vortice di paura e ricordi le mie urla raccolte da sordi in un tempo che ormai più non è dove un sogno si è spento con me e fu… e fu luce poi d’improvviso il sole nell’acqua è un sogno contorto… è un sogno contorto bagnato dal succo vivace alla crema che con il coltello affilato spalmavi con cura materna prendendolo in mano e colmando la mente di un dolce sapore il nero lenzuolo macchiato di latte confonde indelebile amaro il sapore del nostro caffè ecco… ecco… ora vorrei essere un pensiero e venire trasportato da un lieve movimento dell’aria così così così quasi per caso essere pronunciato anzi sussurrato sussurrato per non correre il rischio di essere spaventato e smarrito nel caotico turbinio delle parole eguali mattoni… eguali mattoni uniti solo da una bianca linea che traccia diritta il suo percorso nel buio silenzio che i monti sussultano era il giorno della cena… era il giorno della cena nella casa della sposa che rinnova i vecchi fasti delle feste da bambina quando nonne nonni ancora rincorrevano i colori di una vita già finita prima che fosse ingiallita FRAGOLA faccio salti di gioia… faccio salti di gioia che tocco il cielo e non me ne frega niente se il ricadere mi porterà più in basso del luogo in cui ho spiccato il volo perché provare è il solo verbo che val la pena di non scordare provare provare e provare affinché il rimpianto divenga nostalgia affinché il futuro non si racchiuda in una sola grande lacrima e con un sorriso possa riprendere a saltare fermo e risoluto… fermo e risoluto triste e crucciato in questa uggiosa serenata dell’animo un solo fischio continuo passante da orecchio ad orecchio ferendo feroce la mente che stanca mente asciugava di lacrime gli occhi della memoria ed in fila al funerale della gioia i ricordi smarriti fra i files formati… fra i files formati formatti l’azione nazionalizzante faziosa finzione menziona fittizia gestanti risorse erosione costante fra i files formatti l’azione faziosa gestante finzione nazionalizzante frantumate finestre… frantumate finestre cadono in strada correnti genti percorse da brividi chiamano folle di bimbi smarriti tremava la terra vicino e lontano un amico straziato gridava frasi scontate il tram risuonava… frasi scontate il tram risuonava l’armonica vecchia gettata nel fuoco acceso alla sera il falò si spegneva nel pianto bambino il silenzio moriva guardandosi intorno e trovandosi solo GARGARISMO guardami… guardami guardami ancora e sorridi sorridi come se fosse il tuo stesso esistere a sorridere per me adesso rifletti e per un solo attimo lungo quanto l’eterna sospensione del pensiero immaginami tuo per sempre INTUITIVO ieri sera mi guardavi e… ieri sera mi guardavi e dentro agli occhi tuoi sparivo mi perdevo a contemplare il colore delle more un disegno a mille suoni che non riesco più a scordare perché esso era così grande che non voglio conservare ignota è la rotta… ignota è la rotta incerta è la luce del bianco veliero straziato dal tempo sepolto dall’onde è il bianco suo telo la notte riaffiora e il freddo l’avvolge per dare speranza nasconde il dolore chi è privo di meta al fine scompare il sapore del gelato alla fragola… il sapore del gelato alla fragola nel caldo sudore d’estate il bianco spavento infantile nel buio salone da ballo porcellane nascoste al candore di una sposa mai stata vergine seguendo primigenio un verso quasi che il pianto bambino mai fosse vagito ascolta un grido di perverso piacere e la pioggia dai mille cristalli toccati con legno di quercia spaccano ogni dolce rimpianto straziano quel corpo in preghiera impotente tentenni… impotente tentenni sbirciando strisciando confuse effusioni non riesci a ruggire la grande vergogna per quello che sai quello che ormai tu più non puoi dire la gogna moderna civile fandonia chiude la bocca al suono sboccato snobbato e silente in un luogo che… in un luogo che mi ricordo c’era anche la neve ti stringesti a me per il freddo o forse per amore spinto sai da te dai tuoi occhi e dal tuo grande cuore mi trovai a baciarti là dove tutte nascono le parole infame paura… infame paura uccide chi è morto condanna la vita un getto di sangue ricopre il suo corpo la gran prostituta ha ormai partorito e migliaia di cani dividono la preda inseguendo la melodiosa scia di luce… inseguendo la melodiosa scia di luce dimentica delle infrante stelle si rimane come narcotizzati ubriachi di ricordi frammentati e di solito gonfi di amara solitudine così vuoto osservo il bicchiere lasciato sul tavolo instabile vortice… instabile vortice succhia le forze dolente precipito chiudete i miei occhi suoni confusi di telegiornali colano lordi nel molle perire nessuno risponde insulto nascosto nell’ordine scritto… insulto nascosto nell’ordine scritto lascia crepare senza guardare stolto ché non capisci che viene dall’alto che ti precede sicuro interesse se la sventura colpisse più in sù se l’avventura schiacciasse anche là l’ordine scritto soltanto sarebbe nulla di più di quello che è io sono un esponente… io sono un esponente del mondo che pulsa questo è quanto mi viene distintivo da dire cappellino colorato come fosse una squadra o un panino McDonald’s venduto comprato mangiato evacuato ma tu di cosa ti occupi? che genere di musica ascolti? che musica fate oppure se sei un poeta a che corrente appartieni? alternata rispondo ma cosa significa questa poesia? io viaggiavo e… io viaggiavo e la mia mente via portavo per le strade della calda mia emozione riprovando a disegnare le tue forme con le dita della mano che carezza il sospiro che di un giorno ogni giorno mi hai lasciato LASSISMO la mia è una vita… la mia è una vita da film ogni singolo istante della mia vita è un film con migliaia di comparse e pochi deliziosi protagonisti insieme uniti da un copione inesistente scritto e cancellato ogni singolo istante della mia vita la notte cadeva… la notte cadeva e colmando il cielo la nera mancanza con un rapido guizzo milioni di luci brillarono il buio era solo il ricordo di un giorno finito la notte ha appena levato la testa… la notte ha appena levato la testa dal morbido suo cuscino e ancora non ha scelto il vestito da indossare per il nuovo giorno ma il piccolo poeta è già all’opera poiché teme di smarrirsi sulla lunga via dell’emozione furono giorni o forse attimi soltanto il ricordo in vero è menzognero e certo soltanto è il suo conforto poggiando al vergine foglio la sua penna di aver vissuto quel tempo indefinito con la luce dentro agli occhi sotto il volto di una luna che compagna di mille amori ha visto nascere il più bello ancora è così che il piccolo poeta nell’ombra della sua stanza lascia al canto le parole come fosse un grido al cielo che un giorno il mondo potrà udire ancora l’anima selvatica… l’anima selvatica rincorre la freschezza di un futuro di innocenza mai straziato dalla guerra sempre vivo in ogni dove quando il tempo ci riporta la memoria di un respiro ogni singolo secondo pare immoto desiderio le macchie sul vetro… le macchie sul vetro spingono storta un’antenna sul tetto sibilo armonico il silenzio artefatto taglia le immagini e i suoni reali gonfi di fiato sono muti gorgheggi che vibrano grevi sonore bugie le musicali carezze… le musicali carezze tra solidi abbracci di un sesso rubato giacciono nude sul letto in penombra appena intuisco nel viso i miei occhi si incrociano sperma e speranza e sogno che mai fosse vero quel letto bagnato eppure lontano come gridasse un ricordo io vedo io sento io provo passione e godo di te l’insegnante d’inglese… l’insegnante d’inglese che se la mena come se avesse l’imene come la lingua che non è buona ad insegnare sempre tra i denti e quell’odore nel naso che le alza il ciglio e le cala la palpebra l’insegnante d’inglese è la donna tra tutte la più presuntuosa ché lei usa la lingua e lo fa per parlare lo strappo alla regola… lo strappo alla regola è una deroga selvaggia all’invalida costante di una piega idealizzante lo strappo alla regola lascia lo spazio a future lacune laido lassismo senza mutande l’ululato sommesso… l’ululato sommesso del mio cuore sorprese anche il silenzioso respiro del suo volto le linee lievi e domate della sua esperienza facevano del suo essere fonte di attrazione per un individuo assetato d’amore qual sol io non voglio essere eppure con il cuore in lacrime io cullavo il suo alcolico viaggio e guidavo inesperto il suo riposo dentro di me eterno ed insieme fugace piangente memento di un alito di vita vissuta in un sogno notturno MERETRICIO me stesso ho scovato nel mezzo di un sogno… me stesso ho scovato nel mezzo di un sogno ai piedi sdraiato di un alto cipresso a me intorno di prati distese di fiori dai mille colori di un quadro fanno parte delle parole il tormento ricordo mi volto e risento il profumo di viole che tu sulla pelle di sera mettevi NOIA nel cielo… nel cielo anche le nuvole presero a piangere io sbandavo al suo ricordo lei partiva e neppure voleva vedermi racchiuso in una lacrima da solo mi ritrovai nel mezzo della notte… nel mezzo della notte sotto un albero fiorito in un angolo d’inferno il tuo spirito è sbocciato io ragazzo fortunato osservando da vicino quel prodigio ormai avverato incredulo mi trovo a correre tra i fiori di quell’angolo d’inferno cui tu hai donato un attimo di quiete non sarà il solito sfogo… non sarà il solito sfogo un grido retorico al triste e sordo ammasso di vite sprecate esperienze imbelli e sciacquate non sarà il penoso lamento di un uomo pentito per avere vissuto lui sì retorica mente momenti di gioia e mesi di triste e vuota incertezza non sarà il suo scarno pensiero un lungo ricamo perverso goffamente compiaciuto di sé ma privo di ogni nota vivente non sarà il solito canto quello che a dio crediamoci ancora il giorno intonerò quando stanco di fingere porterò le mie carte all’occhio altrui solo pietà e posata compassione non si possono capire le fronde… non si possono capire le fronde il loro armonioso caotico muoversi non si possono descrivere le onde il loro rapido e giocoso rincorrersi non credo nel mondo che gira cambiando la nostra esistenza non vedo il dio che ci ispira gridando la sua indifferenza non credo in ciò che tu vedi proprio perché tu ci credi non vedo ciò che mi aspetta perché forse nulla mi spetta non spingere così… non spingere così ascolta il dolore della sua voce raccogli il rancore della sua sofferenza non puoi nutrire i tuoi capricci di attimi soli intensamente violati una morbida pressione lacera per sempre e tutto diviene respiro stanco e rilassato notturno per verso a tre riprendi questo silenzio e lascia che ti entri nelle ossa hai freddo lo sento è la paura che ghiaccia nelle nostre vene non vedo che l’oscuro non sento che me stesso perché guardi la luna forse speri di trovarvi la luce quella che manca alla nostra vista così lontana è la sicurezza così terribile pare il cielo quando si specchia dentro di noi è la notte e il suo grido non perdona senti che fruscio forse è un assassino oppure è solo il tempo che separa la realtà dalla nostra fantasia nudo scorrazzando… nudo scorrazzando tra idee incancrenite piega la schiena all’ipocrita vista di chi lo ha spogliato l’animale umiliato sazia ferendo il suo sporco appetito OSTEOPOROSI ombre cinesi… ombre cinesi proiettano svelte suoni svenduti a spontanee missioni sospiri copiati da mille impostori stordiscono un pubblico caramellato sterile incanto coattivo sistema che attiva le zampe di pecore bianche tinte di nero PROVOCANTE perle ai porci… perle ai porci regali nascosti da un vetro azzurro che freddo riflette il mio volto e caldo raccoglie la tua immagine rapita in un solo istante eternamente racchiuso in un disco ora pieno di pasta piangevo… piangevo ma nessuno asciugava più le dolci mie lacrime stanco le mani care ho da tempo scacciato ora piango e sono solo posso tutto ciò che non voglio… posso tutto ciò che non voglio e voglio tutto ciò che non riesco inattivo fermento interiore che macera e lento corrode un sorriso che triste sublima e non sa più ritrovare se stesso perché da tempo ha rimosso la sete e da tempo non soffre la vita è un salto che fatto tinge di nero anche il pozzo più buio più buio più buio QUADERNETTO quando pensi a qualcuno… quando pensi a qualcuno pur non vedendo nessuno avvolto da immagini suoni e profumi rivivi ricordi di azioni sbagliate momenti sicuri di un tempo finito senza la nota di un giorno sereno viva l’angoscia di un vasto cammino pacato dolore di un quieto morire quasi come se…non ci fosse che… quasi come se…non ci fosse che… quasi come se…non vedessi che… l’aria intorno a me…mi chiamasse a sé… mi sollevo in volo e poi ricordo che non temevo ma tremavo sai perché quella forza tanto grande era per me una nuova via per la serenità quasi come se…le parole che… quasi come se…discorsi privi di… vuoto il tempo che…gira intorno a me… senza senso senza vento volo via sono travolto mi contorco e penso che sia finita questa vita senza che abbia usato i miei talenti senza che quasi come se…il vento soffia e già… non c’è più perché…non vedessi che… mai ci fu lo sai…una ragione che… spieghi tutto proprio tutto quello che non si vede ma ci accade zitto e poi nel silenzio che non vede tu sarai complice del niente quando lo saprai quel vago sapore… quel vago sapore che ho tra le labbra rimescola acre le notturne effusioni nel sogno comune a due clandestini lei è lì sul divano dolce ninfetta tra le coperte e tra le mie braccia la voglio tenere come fosse un sospiro ché non deve fuggire le prime luci dell’alba questo è il mio cervello… questo è il mio cervello un rosso che avvampa tra globuli viola e incandescenti ramificazioni sempre in movimento esso si nutre delle mie multiple azioni scheggiato e felice ogni giorno di esistere RANTOLANTE riposa… riposa riposa pure in mezzo al mare della memoria sepolta da fiori inesistenti uccisa dallo stesso tuo cuore troppe lacrime versate per un attimo di certezza in un’eterna insicurezza troppo forte il tuo dolore nel non credere al tuo cuore ora il nulla il silenzio ad offuscare le parole a maledire il nostro amore SODOMITI sabbia brillante… sabbia brillante sul silente piano riflette perduta scansione scivola lenta rallenta la vita s’infila nel lobo già aperto dolente lo strazia perpetua il tormento ridente e brillante come la sabbia il pianto di sangue che tinge le labbra sembrava una figa… sembrava una figa invece era una budria della madonna la gonna straccio intorno alla vita copriva il suo sesso e qualche pelo in più la vacca fumava in continuazione lasciando il locale senza voltarsi sbattendo il gran culo con brama volgare budria si nasce non si diventa sentir la vita scappar via dal cuore… sentir la vita scappar via dal cuore e non saperne la ragione aprire la mente per capire se si sia mai vissuti per provare un vero amore un amore che spaventa un amore che non si dice che fa ridere i bambini che fa piangere e gioire i pensieri che si affollano nella testa un peso al petto che sprofonda in un profondo dispiacere per poi credere di sapere ogni problema sistemare scontrarsi con il giudizio reale accorgendosi che nulla più ha senso ormai sfilando immobile… sfilando immobile tra idilli essiccati un’immagine s’offre sconfitta lamenta la sua prigionia irreale esistenza in un modo morente solco invadente… solco invadente nell’unto tracciato impudente mente nega dell’esistenza il cielo rifiuta di credere il sole una stella sospinto dal segno… sospinto dal segno che insieme accordati scegliemmo da noi rivedo il futuro con gioia ché già da due giorni bramo con ansia e tremenda coscienza di avere gran voglia di stare con te sprecato è ormai… sprecato è ormai anche quel gesto le mie sporche lacrime sembrano piscio e valgono meno di una merda di mosca schiacciata persino è quella virtù che in prima pressione credevo svelata o mero apparire luminosa finzione equilibrio è il tuo nome e mi fai vomitare sputano in volto calci rabbiosi… sputano in volto calci rabbiosi notte con sole in un mondo che vede cieco che sei tu violenza perché non ti inchini perché tu non lecchi carogne appestate per sempre mangiate da probi signori s’ignori no le volgari battute quelle trovate da volgo patrizio sbattute sul volto di piccoli servi quelli felici di prendere calci quelli che leccano leccano sempre TRAMVIA troie in borghese… troie in borghese che scattano foto e sfottono il culo sbattendolo in faccia al primo che passa bevono birra fumando la sizza come fosse quel cazzo che prendono in bocca bocche truccate da grandi puttane col crocifisso ma sempre puttane tu sei la dolcezza… tu sei la dolcezza in cui vorrei essere nato tu sei la certezza di cui sono stato privato se i miei occhi non ti vedono la mia anima ti comprende se le mie orecchie non ti sentono il mio cuore non si arrende tu sei il fiore più prezioso di un giardino riservato il cui profumo delizioso dentro me si è conservato tutto appare diverso… tutto appare diverso tutto appare diverso è il giorno che va a morire tra due file di fiori in bianco e nero la luce è fissata e non segue il sentiero c’è l’acqua che puzza per l’umano passaggio tutto appare diverso il giorno che si va a morire tra due file di fiori in bianco e nero la luce non segue per non disturbare UNIONE un ritorto scompenso… un ritorto scompenso violenta il passato perturba il morto vivere quieto che scivola lento e si insinua bagnando gli angusti pertugi e i laceranti spazi un salto e prendo il volo… un salto e prendo il volo dopo giorni di singhiozzi nelle ali di un gabbiano senza becco e senza piume come un secchio già bucato non riporto più i ricordi il sentiero è là tracciato ma io avanzo ad occhi chiusi un segno è dipinto… un segno è dipinto sui volti sfregiati percorsi da strade macchiate d’inchiostro al fresco rubati da inganni leggeri i sogni carnosi dei giorni incoscienti corrono liberi e senza condanna sprezzando il dolore e il vostro giudizio VENTRE vano e sordo è il mio frustare… vano e sordo è il mio frustare questa schiena già battuta lunghi solchi si rincorrono giocando sulla pelle come sci che sai la rigano e rilasciano alla mente la memoria di un passaggio la memoria del futuro vecchio… vecchio perché non rispondi stanco ti siedi lancio una palla che tu non raccogli forse non vedi tendo la mano lento l’afferri senti le voci chiedono ancora forse sei sordo cessa di stare da chi non ti vuole vuoto pensiero malato… vuoto pensiero malato di un vecchio bambino sepolto come in un soffio lontano lasciato nel prato a crepare colpito più volte nel cuore non corre non fugge ma muore portando con sé quella vita che ancora doveva iniziare Ringrazio la mia Famiglia per la sopportazione. Contatti: facebook: Nick Pilla www.nickpilla.it info@nickpilla.it nicola_pilla@libero.it