Heku Libro 1 Della Serie Heku T.M. Nielsen Traduzione di Mirella Banfi Published by T.M. Nielsen at Smashwords Pubblicato da T. M. Nielsen Ci trovate su: www.hekuseries.com Copyright © 2012 T. M. Nielsen Questo libro, nella versione originale, è disponibile nell’edizione stampata su: http://www.amazon.com EDIZIONE DIGITALE, NOTE SULLA LICENZA Questo e-book è concesso in licenza solo per il vostro uso personale. Non può essere rivenduto o dato ad altri. Se volete condividere questo libro con altre persone, per favore comprate una copia per ciascuno dei riceventi. Vi preghiamo di rispettare il duro lavoro di quest’autore. Indice Chapter 1 : Capitolo 1 Chapter 2 : Capitolo 2 Chapter 3 : Capitolo 3 Chapter 4 : Capitolo 4 Chapter 5 : Capitolo 5 Chapter 6 : Capitolo 6 Chapter 7 : Capitolo 7 Chapter 8 : Capitolo 8 Chapter 9 : Capitolo 9 Chapter 10 : Capitolo 10 Chapter 11 : Capitolo 11 Chapter 12 : Capitolo 12 Chapter 13 : Capitolo 13 Chapter 14 : Capitolo 14 Chapter 15 : Capitolo 15 Chapter 16 : Capitolo 16 Chapter 17 : Capitolo 17 Chapter 18 : Valle Chapter 1 : Capitolo 1 “Signora Russo?” Chiese l’uomo, guardando verso la donna. Aveva parlato con lei al telefono, ma non si erano mai incontrati. Emily alzò la testa, cercando di non restare a bocca aperta davanti a quegli uomini quasi sessanta centimetri più alti di lei e che avevano spalle tanto larghe che sembravano voler uscire dalle camicie in stile western, verde scuro. “Jerry, vero?” “Sì, Signora.” “Per favore chiamatemi Emily, e datemi del tu… siete un po’ in anticipo, perché non aspettate nella stalla, uscirò subito,” gli disse, e chiuse la porta quando i due si diressero verso la rustica stalla. Emily si passò velocemente la spazzola nei capelli e si mise i guanti da cavallerizza prima di uscire. Si guardò intorno, cercando Sam, ma era fuori ad arare. Quelli che la attaccavano erano tutti alti e muscolosi. Non poteva fare a meno di chiedersi se anche questi due l’avrebbero aggredita. Respirò a fondo e si diresse verso la stalla: questa vendita era indispensabile, se volevano comprare il foraggio. “Mi spiace,” disse girandogli alla larga mentre andava verso i box. “Sapete andare a cavallo?” I due uomini la guardarono nervosamente. La brezza portò verso di loro la sua fragranza e dovettero lottare per controllare i loro istinti naturali, il solo odore faceva bruciare di sete le loro gole. “Sì, Signora, io so cavalcare,” disse Jerry, osservandola da vicino. L’uomo al suo fianco stava scrutando la stalla con una strana espressione sul volto mentre stringeva lentamente i pugni. “Bene, allora andremo fuori noi due,” disse Emily e cominciò a sellare una bella cavalla araba. Jerry la osservò attentamente. I suoi sensi acuti erano concentrati su di lei mentre la sua scorta studiava la stalla, cercando di capire perché lì intorno aleggiasse persistente l’odore della sua specie. I lunghi capelli rossi e fieri occhi verdi tradivano la sua ascendenza irlandese. Era una donna piccola, minuta, ma di una bellezza squisita. Gli occhi di Jerry percepirono la traccia latente di un livido sulla sua guancia, che sarebbe già stato invisibile all’occhio umano. Emily condusse il cavallo verso di lui: “Il tuo amico starà bene per un po’ nella stalla?” Jerry sorrise: “Sì, starà benissimo.” Emily si issò velocemente, a pelo, su un cavallo pezzato. Jerry notò com’era naturale e piena di grazia quando era a cavallo, come succede solo a chi comincia fin da piccolo. Montò in sella alla cavalla araba e girò il cavallo verso di lei. “Andiamo allora,” disse Emily e fece una smorfia, guardando il suo amico che stava scrutando intorno alla stalla, come se cercasse qualcosa. Jerry batté dolcemente sul fianco del cavallo e seguì Emily fuori dalla stalla e verso il pascolo. Un Border collie e un Blue Healer li seguirono e cominciarono a mordicchiarsi per gioco. Dopo pochi minuti, vide la grande mandria di manzi Angus verso la quale si stavano dirigendo. Emily era più avanti di qualche metro, così la studiò nuovamente. Faceva caldo, Emily si scostò i capelli dalla nuca e Jerry vide una cosa che gli fece aggrottare la fronte e battere forte il cuore. La voce di Emily lo tolse dall’intensa concentrazione in cui era caduto: “Non siete di qui. Venite dal Texas, vero?” “Sì, dal Texas.” “Che cosa vi porta fin su nel Montana per delle mucche?” “Siamo venuti per avere il meglio” disse e face un ampio sorriso quando Emily arrossì lievemente. “Posso farti una domanda personale?” Emily si voltò a guardarlo mentre si avvicinavano al bestiame: “Dipende dalla domanda.” “Sei una donatrice?” Chiese, incerto. Il suo profumo invitante gli rimaneva sulla lingua anche lì fuori, dove la brezza portava il suo odore lontano da lui. Era più forte e più desiderabile di qualunque cosa avesse mai sentito in migliaia di anni di vita. Emily fece una piccola smorfia. “Come i donatori di organi?” “Non importa.” La sua domanda aveva risposto alla sua. Il corpo dell’uomo si tese quando lei si mise nervosamente una mano sul collo; notò che il suo respiro era diventato affannoso. “Questi sono esattamente come avevamo specificato. Ne prenderemo cinquanta.” “Possiamo radunarli. Avevate detto che volete solo un toro?” chiese Emily voltandosi a guardarlo. Jerry notò che i suoi occhi non erano più calorosi e affabili, ma erano diventati circospetti e insicuri. “Sì, ha un pedigree, vero?” Emily annuì e tornò indietro verso la stalla. “Sì, li avremo pronti per domani, se potete venire a prenderli.” “Andrebbe bene sabato?” chiese Jerry. Doveva guadagnare un po’ di tempo e riferire le sue preoccupazioni su questa giovane donna. “Sabato va bene. Mio marito è via per qualche giorno, ma sarà di ritorno per allora.” Percorsero il resto del tragitto in silenzio. Lui la guardava attentamente mentre cavalcavano verso la casa. Avvicinandosi, Jerry vide la sua guardia in piedi fuori dalla stalla, di fianco a un uomo ispanico, più piccolo, con la faccia arrabbiata. “Sam, cosa c’è che non va?” chiese Emily, avvicinandosi. “Tu stai bene, Em?” chiese Sam, guardando Jerry con uno sguardo cattivo. “Sto bene … Jerry comprerà cinquanta capi di bestiame,” gli disse e smontò da cavallo. Sam annuì. “Ci penso io, tu vai in casa, togliti dal caldo.” Emily annuì e guardò nervosamente Jerry prima di passare le redini a Sam. Si girò e corse in casa, e Jerry sentì che chiudeva la porta a chiave. Scese da cavallo e lo legò al cavalletto fuori dalla stalla, prima di girarsi verso il vecchio. “Torneremo sabato a prendere il bestiame,” disse, guardando sospettosamente Sam. Il suo sguardo rimase perfettamente immobile, senza dare alcuna indicazione che ci potesse essere un problema. “La gente come voi non è gradita qui” disse Sam, in tono feroce. “Venite a prendere il bestiame e poi andatevene. Non fatevi rivedere.” “La gente come noi?” chiese Jerry, facendo un passo verso Sam. Sam mantenne la sua posizione: “Sì, la gente come voi. Andatevene e sabato trattate solo con Keith, state lontani da Emily.” Senza sapere cosa pensare di tutta la faccenda, Jerry annuì e si mise alla guida del pickup, mentre la sua scorta guardava di nuovo verso la stalla, e poi saliva di fianco a lui. Si allontanarono dal piccolo ranch nel Montana, mentre Sam li osservava con le braccia conserte. “Credo sia necessario parlare al Consiglio,” disse Jerry, tirando fuori un telefonino dalla tasca. “Sì, è necessario,” concordò la guardia, guardando il ranch scomparire nello specchietto retrovisore. *** Jerry e la sua scorta furono fatti entrare nella sala da un uomo alto e muscoloso come loro, che indossava una camicia bianchissima, pantaloni neri e una fluente cappa verde. La stanza era grande, con il pavimento in terra battuta e sul lato in fondo c’era una tribuna dalla quale tredici figure guardavano in basso verso di loro. Si avvicinarono e s’inchinarono verso i tre al centro. “Cosa vi porta al Consiglio?” chiese la donna, abbassando il cappuccio della veste cerimoniale verde. Jerry si fece avanti: “Siamo preoccupati per una donna mortale che abbiamo incontrato ieri e che crediamo possa aver bisogno del vostro aiuto.” “Che tipo di preoccupazione può farvi pensare che il Consiglio debba intervenire a favore di una mortale?” “La nostra prima impressione è che possa essere una discendente delle Winchester.” “Cosa ve lo fa pensare?” La donna chiese, accigliandosi. “La sua fragranza: è più dolce e più seducente di qualunque cosa io abbia mai incontrato.” “È tutto?” chiese un altro uomo. Era seduto vicino alla donna e abbassò il cappuccio parlando. “All’inizio, la mia scorta ed io abbiamo trovato l’odore di molti Heku nella sua stalla. Lei ed io siamo usciti a cavallo e ho notato cicatrici sul suo collo, cicatrici brutali, crudeli... moltissime cicatrici,” disse Jerry, aggrottando la fronte. “Ho chiesto se fosse una donatrice, e si è messa in guardia, mentre la sua mano copriva il collo; non sapeva cosa volesse dire donatrice.” “Come se fosse stata assalita da un heku?” Chiese uno degli uomini. Era il membro del consiglio più alto e massiccio, e abbassò il cappuccio rivelando capelli neri come la pece e occhi scuri minacciosi. “Come se fosse stata assalita da molti heku.” “Hai scoperto la fonte dell’odore di heku nella stalla?” La guardia si fece avanti: “Sì, Giustiziere.” Mentre erano via, ho trovato un posto nel solaio dove, a giudicare dall’odore, un heku ha dormito per parecchio tempo. Ho anche trovato un deposito di carbone pieno di ceneri che odoravano di heku. “Ceneri?” chiese la donna, scioccata. La guardia annuì: “Sì, ceneri.” “Non riesco a credere che questa donna possa essere una Winchester,” disse l’uomo più alto. “Se però è oggetto di attacchi, potrebbe essere necessario il mio intervento.” “Questo è tutto quello che chiediamo, Giustiziere. Sappiamo che il superintendente della proprietà conosce gli heku. Ci ha avvisato che gente del nostro genere non era benvenuta e che, quando ritorneremo, dovremo trattare solo con il marito della donna,” spiegò Jerry. “Quando dovete ritornare?” “Questo sabato.” “Bene, vedrò cosa posso scoprire,” disse l’uomo e si appoggiò allo schienale. Jerry e la sua scorta s’inchinarono e uscirono dalla camera del consiglio. Il Giustiziere arrivò la sera stessa nella piccola città di Cascade, nel Montana e trovò facilmente il ranch fuori città. Parcheggiò sulla strada e corse verso la casa, perlustrando l’area con gli occhi per cogliere eventuali segni di pericolo. Era sicuro che tutto sarebbe finito in niente, ma era il suo lavoro impedire alla sua specie, gli heku, di nutrirsi dai mortali senza il loro consenso. Trovò la porta d’ingresso aperta ed entrò. I suoi sensi furono improvvisamente assaliti da un profumo che annullò migliaia di anni di stretto controllo della sete. Si acquattò leggermente, e un sibilo sfuggì dalle sue labbra antiche. Ci vollero solo pochi secondi prima di riprendere il pieno controllo di sé, e si rimproverò per la sua breve perdita d’inibizioni. Il suo compito era proteggere i mortali da heku fuori controllo, ma anche lui, proprio lui, era arrivato vicino a infrangere la regola fondamentale della sua specie, di nutrirsi solo da donatori volontari. Inalò profondamente, abituandosi alla deliziosa fragranza che riempiva l’intera casa. Poteva sentire l’odore dell’acqua e l’umidità, e capì che la donna era nella vasca da bagno. Il suo profumo sarebbe stato più forte, con l’acqua che riscaldava il suo corpo e non poteva rischiare nemmeno un cedimento momentaneo. Inalando di nuovo profondamente, con la mente che vorticava a quella fragranza, andò alla porta del bagno. Guardò dentro e vide Emily nella vasca, concentrata su un libro. Lei non lo vide, non notò lo strano uomo in piedi lì vicino. La sua bellezza lo meravigliò. I lunghi capelli rossi erano raccolti da una molletta in cima alla testa e le spalle delicate s’intravvedevano nella schiuma del bagno. Aveva un viso bellissimo, e l’uomo indietreggiò nella stanza con il fiato mozzo. Sentì improvvisamente qualcosa che non aveva mai provato prima: il bisogno di proteggerla. Ispezionando la camera, vide i vari oggetti sparsi: un portatile aperto sul sito Internet della vendita di un magnifico stallone arabo, un iPod, un libro e una borsetta. Guardò tra le sue cose e non notò anelli, gioielli o cosmetici. Sorrise quando vide una nove millimetri nascosta nella borsa. Non c’era motivo di allarme, nessuna ragione per cui dovesse sentirsi così protettivo. Il sentimento era innaturale, normalmente gli heku non provavano nulla per i mortali. I mortali servivano a nutrirsi, nient’altro. A loro volta i mortali provavano un’avversione naturale per gli heku, come mezzo di auto-conservazione e le due specie raramente si mischiavano. Si calmò e ritornò alla porta del bagno. “Salve,” disse dolcemente. Emily fece un salto quando sentì la voce, lasciando cadere senza cerimonie il libro nell’acqua schiumosa. Afferrò una salvietta e si alzò goffamente, riuscendo a non far vedere troppa pelle nuda mentre si alzava, quindi lo guardò, a occhi spalancati. La testa le diceva di gridare, ma la bocca era troppa secca per riuscirci. L’uomo sollevò un sopracciglio quando sentì la sua paura e si rese conto che in qualche modo gli faceva piacere. “È tutto ok, Bambina. Non sono qui per farti del male,” disse dolcemente, e tese le mani verso di lei con i palmi rivolti verso l’alto. “Fuori!” riuscì a sussurrare Emily. L’uomo la fissò negli occhi e si concentrò. Era facile per lui controllare i mortali con uno sguardo, qualcosa che spesso gli tornava utile. Fu sbalordito quando i suoi occhi verdi evitarono il suo sguardo e la donna si mosse verso l’angolo del bagno per allontanarsi da lui. “Curioso,” disse, osservandola. “Non di nuovo, per favore,” pregò lei, trattenendo l’asciugamano. “Di nuovo?” chiese. Sorpreso, si girò e tornò nella stanza. Emily lo vide uscire, sbatté la porta e la chiuse velocemente a chiave. Quel semplice gesto umano lo fece sorridere, nessuna serratura avrebbe potuto tenerlo fuori, se fosse voluto entrare. Le sue parole lo avevano fatto infuriare e sentiva la sua rabbia crescere. Lottò per riprendere il controllo di sé e dopo poco era in piedi, calmo, ad aspettarla. Emily uscì poco dopo, con indosso un lungo accappatoio giallo. Prima sbirciò dalla porta e poi entrò nella camera vuota. La stanza da letto era piccola, con la tappezzeria a brutti fiori verdi e grigi. Controllò l’armadio, sotto il letto e sotto la scrivania, ma non c’era nessuno. Prese in fretta il telefono, agitandosi nervosamente mentre componeva il numero e aspettava la risposta. “Keith! Ce n’è uno qui!” disse, guardandosi nervosamente intorno nella stanza. L’uomo ascoltava dal bagno, lieto di essere in grado di muoversi così velocemente che i sensi della mortale non erano in grado di percepirlo. “No, qui in casa, proprio ora.” Aggrottò la fronte: “No, non questa volta. Penso che se ne sia andato.” “Sì, lo so, Keith,” annuì “Va bene, lo farò.” “No, sono ancora da sola Keith, devi fidarti di me, non ….” Abbassò gli occhi. “Va bene. Ok.” Riattaccò il telefono con gli occhi pieni di lacrime. Controllò ancora la stanza e si vestì velocemente. L’uomo la guardò cambiarsi, seguendo con gli occhi il suo corpo tonico, sorridendo per la sua fragilità. Le donne Heku erano forti e più solide delle mortali. “Mi dispiace di averti spaventato” disse, abbassando la voce, sperando di diminuire l’impatto, mentre appariva alla sua porta. Emily urlò e afferrò la nove millimetri dalla borsa, puntandogliela addosso con le mani che tremavano. L’uomo fece un passo verso di lei: “Non allarmarti… e non puoi farmi male con una pistola.” Le sue mani tremarono ancora di più, mentre gli puntava la pistola alla testa. L’uomo agganciò il suo sguardo: “Emily, abbassa la pistola.” La donna esitò, sulle nocche tornò un po’ di colore mentre allentava appena un po’ la stretta. La sua vocina interiore le gridava di sparare e di non lasciar andare la sua unica arma. Sbatté le palpebre, aumentando la stretta. L’uomo ringhiò per la frustrazione, nessuno era mai stato in grado di distogliere lo sguardo così facilmente. “Emily, abbassala prima di farti male,” chiese rabbiosamente e avanzando di un passo verso di lei. Lei esitò e abbassò la mano, tenendo la pistola in caso di evenienza. “Ecco, ora possiamo comportarci da esseri civili… vieni… siediti accanto a me,” disse, e si sedette sul letto, indicandole di sedersi vicino a lui. Emily rimase dov’era, pietrificata. L’uomo le sorrise, attento a non mostrarle i denti: “Ok allora, comincio io. Mi chiamo Chevalier e, ovviamente, so già il tuo nome.” “Hai detto qualcosa prima al telefono … ‘Keith, ce n’è uno qui’. Vuol dire che hai incontrato gente come me prima?” Lei si irrigidì e annuì adagio. “Questo significa che sei una donatrice?” Vide un lampo di confusione nei suoi occhi prima che muovesse un passo verso la porta. “Te ne stai andando?” le chiese, leggermente divertito. Lei rimase immobile. “Lo prenderò come un no alla domanda se sei una donatrice. Allora forse mi dirai quando hai visto la mia gente prima d’ora.” Chevalier attese una risposta, che non arrivò. “Emily, respira,” le ricordò. Lei non si era resa conto di trattenere il fiato finché lui non parlò. “Non stai rendendo facile la conversazione, per favore siediti.” La sua voce era decisa, e Chevalier agganciò nuovamente il suo sguardo. Emily sentì la sua volontà indebolirsi mentre guardava nei suoi occhi neri. Il volto dell’uomo era molto attraente ma gentile e lei voleva fidarsi di lui, sentiva di poterlo fare, ma nella sua mente passavano immagini di altri della sua specie; i suoi incontri con loro erano stati terrificanti e brutalmente violenti. Andando contro a quanto il suo cervello le diceva di fare, si trovò improvvisamente seduta vicino a lui. “Ecco, molto meglio, Bambina.” “Sei qui per bere il mio sangue?” chiese Emily timidamente, e si allontanò di qualche centimetro da lui. “No, salvo che tu lo voglia.” La vide cambiare espressione: “Quindi nessuno te l’ha mai chiesto prima?” Emily scosse la testa. Questa notizia lo fece infuriare. Era contro le regole degli Heku prendere senza permesso e questa donna era terrorizzata da chissà quanti attacchi. Li capiva, il suo sangue aveva un profumo più dolce di ogni altro, ma non poteva comunque immaginare di prendere senza consenso. “Tu m’interessi, Emily.” La vide irrigidirsi e prima che lei potesse vederlo muoversi, le aveva tolto la pistola dalla mano e l’aveva messa sul comodino. “Io?” Era sorpresa che qualcuno potesse trovarla interessante. “Sì, tu, sei intrigante.” Strinse gli occhi mentre la guardava. Fu di nuovo colpito dal bisogno di proteggerla. Voleva avvicinarsi e stringerla tra le braccia e scomparire con lei, in qualche posto dove nessuno potesse trovarli. L’immagine gli passò davanti agli occhi, come un film, e quando si scosse, lei lo stava guardando. “Dovrei andare,” disse Emily, alzandosi. “Oh? Dove vorresti andare?” mormorò lui, meravigliandosi della sua fragilità, della sua costituzione delicata. Lei non poteva proteggersi da sola e lui sentiva come se fosse compito suo farlo. Emily si mise gli stivali e si diresse alla porta. “Te ne stai andando, Bambina?” chiese, cercando di distrarla. Lei si girò a guardarlo: “Non sono una bambina.” “Spiacente, non intendevo offenderti.” Emily sospirò: “Ascolta, apprezzo quello che stai cercando di fare, ma vado via. Ho avuto a che fare con la tua gente tanto da sapere che è molto meglio che passi la notte in albergo che non qui con te.” “Ahi.” La sua voce era scherzosa, ma le sue parole gli fecero male al cuore: “Quando hai incontrato altri della mia specie?” “Quando non li ho incontrati! E tutta la vita che mi tormentate.” Si mise una giacca di pelle, estrasse i lunghi capelli rossi dal colletto e la allacciò, mentre lui continuava a osservarla. “Mi piacerebbe che rimanessi. Prometto di comportarmi bene.” Anche se la sua voce non lo mostrava, cominciava a farsi prendere dal panico. Immaginava tutte le cose che potevano ferirla, e lottò per nascondere un ringhio che gli nasceva in fondo al petto. “Già, perché non resto qui, mentre mi dici paroline dolci e poi mi attacchi lo stesso?” Uscì dopo aver afferrato la pistola. Chapter 2 : Capitolo 2 Chevalier apparve nella stalla mentre il pickup Dodge sgommava e si allontanava velocemente dal ranch. Sentì immediatamente l’odore di parecchi Heku e si fece scuro in volto. Jerry aveva ragione, l’odore era inquietante e fuori dall’ordinario. Trovò subito il deposito del carbone di cui gli avevano parlato e si abbassò a toccare le ceneri, quindi ne portò un po’ al naso e le odorò prima di lasciarle ricadere sul pavimento. Tornò nella stalla e guardò in alto verso il fienile. Si arrampicò velocemente sulla scala a pioli e strinse gli occhi sentendo l’odore recente di un heku inselvatichito, uno della sua specie che si era abbandonato completamente ai suoi istinti, lasciandosi indietro ogni segno di umanità. Corse alla macchina e chiamò il Consiglio per aggiornarli su quello che aveva visto fino allora. Gli chiesero di cercare di ottenere maggiori informazioni, per cui si sedette ad aspettare il mattino. Il marito di Emily tornò la mattina presto ma Chevalier continuò ad aspettare lei. Vide il suo pickup ritornare al ranch appena dopo l’alba e uscì dalla macchina, per apparire quasi subito dopo nel fienile. Si sedette su una branda e guardò fuori dalla finestrella che dava sulla casa. Emily parcheggiò il pickup di fronte alla casa e saltò fuori, con un ampio sorriso, mentre saliva i gradini. Seduto lì, c’era un uomo anziano, con uno Stetson d’antiquariato appollaiato storto sulla testa. Era leggermente curvo in avanti su una sedia a rotelle. Emily si piegò: “Sono tornata, papà.” L’uomo aveva lo sguardo perso nel vuoto e sfuocato. Non si mosse quando lei prese una coperta lì vicino e gliela avvolse intorno alle spalle. Lo baciò delicatamente sulla guancia e poi si alzò per salutare un altro uomo che veniva verso di lei. “Ciao, Sam.” “Em, è bello riaverti qui.” Si fermò poco prima dei gradini e le sorrise. L’uomo sembrava avere, più o meno, l’età del padre di Emily. Era piccolo e robusto, con una tuta e un cappello polverosi, e sembrava confondersi nello scenario. Si tolse il cappello e ci giocherellò nervosamente. “Sam, cosa c’è che non va?” “C’è qualcosa che spaventa il bestiame nel campo venti a sud. L’ho riferito a Keith, ma dice che è solo un coyote, ma non ho mai visto un coyote nascondersi come questo, ha quasi fatto fuggire gli animali.” “Vado io a controllare, prepara Patra,” e si accucciò vicino al padre. “Il dovere mi chiama,” gli disse, baciandogli nuovamente la guancia. Sam quasi corse verso la stalla, sembrava aver paura di girarsi e guardare la casa. Emily si girò verso la casa, raddrizzò le spalle ed entrò, chiudendo adagio la porta dietro di lei. La colpì senza preavviso. Le prese il polso sinistro e le torse il braccio dietro la schiena, quindi la spinse violentemente contro la porta, mandandola a sbattere con le costole contro la maniglia: “Ti ho chiamato la scorsa notte, e non hai risposto,” sibilò Keith, con la faccia a pochi centimetri da lei. “Con chi eri?” Dolorante, riuscì ad ansimare: “Fermati.” Keith le torse più forte il polso e sbatté il proprio corpo contro il suo, di nuovo, sorridendo quando lei urlò dal dolore: “Dimmelo!” “Non riuscivo a dormire, sono andata in ufficio a lavorare un po’, lo giuro,” disse lei, che non poteva muoversi. Il dolore la obbligava a respiri corti e affannati. Lui ci pensò un momento e poi la lasciò andare, con un grande sorriso: “Bene, perché non l’hai detto subito? Bello rivederti!” Emily allontanò di un passo, mentre lui si sporgeva dandole uno spintone e facendola cadere sul pavimento. Mentre si tirava su, l’uomo si sedette a tavola e cominciò a mangiare. Appoggiandosi alla porta, Emily riprese fiato, poi andò in camera. Si mise una calda camicia di flanella, afferrò i guanti di pelle e un cappello da cowboy e cercò di uscire senza farsi vedere, strofinandosi distrattamente il polso. “Dove stai andando?” Le chiese Keith, versando nella Coca un liquido chiaro, da una fiaschetta. Keith era più vecchio di Emily e il suo viso mostrava la pelle indurita di chi lavora all’aperto. Era di media statura, ma robusto e aveva l’abbronzatura tipica di un contadino. “Porto fuori Patra,” rispose e allungò la mano verso la maniglia, sperando che fosse finita. Keith rise ostentatamente: “Per quattro giorni sono stato da solo … quasi.” Il suo ghigno si fece più ampio: “Vedo che non hai intenzione di stare in casa a occuparti di me.” Emily non rispose, uscì e si diresse verso la stalla. La aspettava una bella giumenta pezzata, che scosse rapidamente la grande testa quando la vide arrivare. Emily afferrò la testa di Patra e premette la fronte e il naso sul velluto soffice del muso del cavallo. Dopo pochi secondi, saltò in groppa e si diresse fuori dalla stalla. Salutò con la mano Sam, che stava riportando in casa il padre, mentre cominciava a scendere una pioggerellina fredda. Schioccò la lingua due volte e Patra si avviò lentamente a sud. Aveva un Remington a canna lunga in grembo e la seguivano il Blue healer e il Border collie. Emily stava godendosi la libertà. I cani correvano intorno a lunghe falcate, esplorando, e Patra partì al galoppo. Il vento le faceva volare la lunga coda di capelli rossi ed Emily chiuse gli occhi per assaporare la sensazione del vento e il profumo del fieno. Avvicinandosi al campo venti sud, fece rallentare il cavallo fino ad andare al passo e smontò per aprire il cancello. S’irrigidì mentre le si rizzavano i peli sulla nuca. Qualcuno la stava osservando. “Chi c’è là” chiese con la voce più calma che riuscì a padroneggiare. I cani erano acquattati sulla pancia e Patra sbuffava e si stava adombrando. Prese il cavallo per le briglie e cercò di calmarlo. La sensazione era passata, improvvisa com’era cominciata ed Emily rimontò in sella alla giumenta. Condusse Patra verso gli alberi ed esplorò la foresta per vedere se c’era movimento, ma non vide nulla. Si avviò lentamente verso una grande radura e alzò il fucile, usando il mirino telescopico per guardarsi attorno. Era tutto quieto, si vedeva solo un cane della prateria e nessun coyote. Emily cavalcò per il resto del pomeriggio, non vedendo e non sentendo nulla fuori dall’ordinario, ma semplicemente godendo della sensazione dell’animale sotto di sé che mi muoveva al suo comando. Una minima pressione del ginocchio o del tacco era tutto quello che serviva. I cani saltavano e giocavano, cacciando le lepri e facendo scappare gli uccelli. Si avvicinò a casa quando il sole stava per tramontare e si sentì il cuore in gola. Sapeva cosa avrebbe dovuto fare quella notte, e sentiva il terrore che cresceva. Aveva avuto quattro giorni di pace e di quiete e si rendeva conto che era ora di pagare per quella solitudine. Emily prese tempo a togliere la sella e a rimetterla sul cavalletto. Spazzolò Patra con cura e assaporò la pace della stalla. Mentre chiudeva il box della giumenta, le braccia di Keith si strinsero attorno alla sua vita: “Bentornata Emi.” Si scostò da lui e tornò verso la casa. “Tuo papà dorme, abbiamo la notte per noi,” disse Keith, mettendole la mano in basso sulla schiena. Emily annuì: “Lasciami fare una doccia calda e mangiare qualcosa e sarò pronta.” Keith la sollevò e la portò velocemente in casa: “Sai che mi piace il profumo di donna.” Emily rabbrividì quando la gettò sul letto. *** Emily strisciò fuori dal letto quando Keith cominciò a russare. L’acqua calda della doccia era meravigliosa e ci mise più del solito a finire. Indossando in fretta una vestaglia, andò verso il frigorifero e lo aprì. Scrutò dentro ma non trovò nulla d’interessante da mangiare. Afferrò un pezzo di formaggio, chiuse lo sportello e si girò. “Salve, di nuovo,” le disse Chevalier dall’ombra scura della cucina. Emily trasalì e si coprì la bocca con la mano per non urlare. “Puoi sicuramente trovare qualcosa di meglio da mangiare di quello,” disse lui uscendo dall’ombra. “Non puoi star qui!” sussurrò Emily e diede un’occhiata verso la porta della camera. “Io posso stare ovunque io voglia,” gli disse lui, alzando le sopracciglia e sorridendo sornione. Emily corse verso di lui e gli mise le mani sul petto, cercando di spingerlo fuori dalla porta: “Per favore esci.” Le sue mani sul petto diedero un brivido all’uomo, e gli fecero girare la testa. Si calmò, mentre lei spingeva contro di lui più forte che poteva, senza che lui si muovesse di un millimetro. “Esci,” sussurrò di nuovo Emily, guardando verso la porta della camera, in preda al panico, quando Keith smise di russare. Sentì una corrente d’aria e si trovò nella stalla, barcollante per lo spostamento. Chevalier la aiutò a stare in piedi con una mano. Emily si guardò attorno mentre Patra nitriva forte per l’improvvisa intrusione. Sbirciò fuori, verso la casa, dalla porta della stalla. Chevalier rimase a guardarla. “Non puoi stare qui, per favore, vattene,” disse lei guardando ancora verso la casa con una mano appoggiata alla porta. “Fammi vedere, Bambina,” disse Chevalier. Le prese la mano, esaminando il polso. Emily cercò di tirarla via, ma lui non la lasciò andare. “Lasciami,” chiese. Gli occhi dell’uomo si fecero più scuri mentre toccava delicatamente il polso gonfio e la mano tumefatta, mentre lei tirava più forte. “Interessante,” disse lui, lasciandole andare il polso. “Che cosa stai facendo qui?” “M’interessa sapere come hai conosciuto la mia gente. Vorrei parlarne,” disse, usando una balla di paglia come sedia. “Non posso, mi metterai nei guai,” disse Emily toccandosi istintivamente le costole ammaccate dove aveva urtato contro la maniglia. “Sì, lo vedo, potrei occuparmi di lui abbastanza facilmente,” disse con un ampio sorriso, sperando che lei accettasse la sua offerta. “No!” urlò lei, con gli occhi spaventati. “Semplicemente vattene, per favore.” Chevalier alzò la mano e inalò, mentre ispezionava la stalla. “Cosa?” “Zitta, Bambina,” mormorò. Si alzò e annusò di nuovo l’aria, trovando una traccia su, verso il fienile. Salì la scala mentre Emily lo guardava con curiosità. Sospirò mentre lui spariva nel fienile e si strinse la vestaglia intorno al corpo. La stalla era fredda dopo la recente pioggia. Andò ad abbracciare Patra, il calore del cavallo aiutava a tener lontano i brividi. Chevalier sentiva l’odore della bestia schifosa fin da sotto, il tanfo di uno della sua stessa specie che si era lasciato sopraffare dai desideri, senza più alcun controllo, alcuna cautela. Aspirò l’odore disgustoso e si avvicinò. Non dovette avanzare molto prima di vedere il fieno tremolare leggermente. “Esci, selvaggio,” sibilò, e il rigonfiamento tremolante nel fieno si fermò. Udì un ringhio basso. Chevalier si chinò in posizione di attacco, con le mani che si chiudevano a pugno: “Subito, o ti uccido dove sei.” L’Heku ferino emerse. Era curvo e coperto solo da un perizoma. Era sporco e aveva squarci nella pelle, i capelli erano arruffati, i denti scheggiati e neri. “Questa fattoria è mia, vattene!” sibilò a Chevalier. “Non hai nessun diritto su questo posto.” Chevalier si alzò severo guardando l’ignobile heku. “Mio, mio, mio,” cantilenava l’heku. “L’uomo è mio.” “Per quanto tempo ti sei nutrito da quest’uomo?” “Mio, mio, per cinquant’anni.” La litania stava dando sui nervi a Chevalier. “Col suo permesso?” “Mio… mio… mio… sempre.” “Dimmelo!” ringhiò Chevalier, avvicinandosi all’altro. “Non ho bisogno del suo permesso, lui è mio,” disse l’heku selvaggio, e si allontanò di un passo quando notò gli occhi intensi di Chevalier. “A me questo basta come confessione. Come Giustiziere, io ti bandisco,” gli sibilò Chevalier. “Nooooo! Niente proscrizione per me,” implorò l’heku. Chevalier tirò fuori uno stiletto dalla tasca, si punse il dito e lasciò cadere una goccia di sangue. I grugniti e le suppliche del selvaggio si trasformarono in urli che laceravano la notte. Poteva sentire i cavalli che scalciavano nei loro box e le mucche che correvano lontano dal suono. Il selvaggio divenne cenere davanti a lui e Chevalier cadde sulle ginocchia. Magia di questo tipo richiedeva uno sforzo enorme a un Giustiziere, e si tenne in piedi appoggiandosi al fieno. Ascoltò attentamente e sentì appena il rumore di Emily che spariva in casa. Sospirò e si sedette sul fieno, senza fiato. Come Giustiziere della sua fazione di heku era in grado di compiere magie che altri non potevano fare, ma con un considerevole rischio per sé. Chiuse gli occhi e meditò, ascoltando il suono del vento attraverso il tetto della stalla. Quando si sentì abbastanza forte, si alzò e raschiò le ceneri dal pavimento del fienile per metterle in una piccola bisaccia di pelle, che chiuse stretta con un cordoncino. Chevalier sedeva al suo posto nel Consiglio, i tredici heku più alti in grado della sua fazione. Osservava la seduta procedere, sapendo che stava per arrivare il suo turno. Per quanto volesse concentrarsi sul processo in corso, lo trovava difficile, con Emily sola al ranch. Una delle ragioni per cui il Consiglio lo stava richiamando all’ordine, suppose. Storm, una degli Heku di più alto rango nel suo Clan, era tra il pubblico e lo guardava ansiosa. “Giustiziere, è il tuo turno di prendere la parola,” disse l’unica femmina nel Consiglio. Era Selest, uno dei tre Anziani degli Equites. Chevalier si alzò e prese posto di fronte al Consiglio. “Giustiziere, ci è stato riferito che hai trovato una situazione che ritieni possa richiedere ancora la nostra attenzione,” gli disse Selest, sedendosi. “Sì, Anziana, è vero. Ho dato seguito al rapporto di Jerry e ho trovato una giovane donna mortale che sembra essere stata tormentata dalla nostra specie per quasi tutta la sua vita. Ho perfino trovato un heku inselvatichito che si nascondeva nella sua stalla e che si alimentava da suo padre,” spiegò. “Il padre è un donatore volontario?” “No, il padre non è in condizioni di prendere decisioni. Da quello che ho visto, non è più in grado di parlare e sembra non rendersi conto di quello che lo circonda.” Un sibilo percorse il Consiglio. “Questo selvaggio si stava nutrendo da un mortale invalido?” chiese il più alto degli Anziani. “Sì, è al ranch da cinquant’anni e si nutrie dal padre da un bel po’ di tempo, Anziano Leonid.” La voce di Chevalier era avvilita. “Hai bandito questo selvaggio?” “Sì, l’ho fatto.” “Allora il tuo lavoro là è finito?” chiese il terzo anziano, Maleth. “Voglio continuare a studiare la donna. C’è qualcosa di strano in lei. Il suo sangue non ha lo stesso odore degli altri… è più dolce e con tutti gli attacchi subiti in passato, temo che il suo profumo squisito possa causare altri attacchi.” Tenne per sé il suo immenso desiderio di proteggerla. “Quello che è capitato a questa bambina mortale è abominevole. Noi speriamo in un mondo, dove i mortali non abbiano più paura di noi, e attacchi come questi minano il nostro progresso,” disse Leonid. Chevalier annuì. “Ti diamo pieni poteri in questa faccenda, Giustiziere, e abbiamo fiducia che li userai saggiamente… ‘carte blanche’.” Un ansito collettivo percorse l’intera sala e Chevalier accennò di sì. Sapeva che gli Anziani gli stavano nascondendo qualcosa, non aveva mai sentito di nessuno che avesse ricevuto tali poteri. Tese la bisaccia con le ceneri. “Cosa ne facciamo del selvaggio?” Selest si alzò e fece segno a un grosso heku nell’angolo di avanzare: “Derrick lo prenderà e seppellirà le sue ceneri. Vedremo se mille anni di proscrizione cureranno il suo appetito.” Chevalier consegnò il sacchetto a Derrick e uscì. Storm lo seguì fuori dalla stanza. Mentre camminava nella sala, perso nei suoi pensieri, Storm gli toccò lievemente il braccio. “Per favore… non si arrabbi, ma dopo la sua partenza improvvisa per il Montana ho fatto un po’ di ricerche.” Si fermò e la guardò: “Di che tipo?” Lei sospirò e gli consegnò una spessa cartella prima di parlare: “So che conosce la storia delle Winchester, l’abbiamo sentita tutti. Volevo solo riguardare la cartella, per precauzione. All’inizio del sedicesimo secolo, gli heku sono stati cacciati e uccisi in massa, sono sicura che lo ricorderà. La gente comune in realtà pensava di cacciare i famigerati vampiri. In Europa, era la famiglia Winchester che li guidava. Si dice che quella sola famiglia abbia ucciso oltre 100.000 heku. Il capo della famiglia, Miles Winchester, ebbe quattro figlie, la più giovane delle quali si chiamava Elizabeth.” Chevalier si chiese dove voleva arrivare. “Il motivo per cui i Winchester erano così determinati a uccidere gli heku era perché la loro famiglia era conosciuta come “dulcis sanguis,” o Sangue Dolce un tratto trasmesso in linea femminile. Il loro sangue richiamava ogni immortale intorno a loro ed erano perseguitati da attacchi violenti. Elizabeth però s’innamorò di uno di quelli che la attaccavano e lasciò la famiglia per stare con lui. L’unione produsse quattro figlie, che non erano solo parte della famiglia ‘dulcis sanguis’, ma avevano anche alcuni dei tratti innati del loro padre heku, che era il capo del suo Clan. Questo le rese particolarmente potenti. “Queste donne erano abbastanza potenti da uccidere un heku con uno sguardo, e nonostante ciò gli heku continuarono a perseguitarle nell’ombra, rischiando la loro stessa vita per un assaggio del sangue Winchester. Le donne Winchester erano ricercate dai Clan più potenti, che offrivano loro enormi ricchezze. Se un Clan avesse potuto avere dalla sua la famiglia Winchester, sarebbe stato inarrestabile, sarebbe diventato una specie di famiglia reale del nostro mondo.” “Alla fine del 1800, le femmine della linea Winchester fecero il patto di interrompere la loro linea, per fermare il tormento degli immortali. Il ‘dulcis sanguis’ attirava irresistibilmente sia gli immortali sia gli animali. Gli attacchi diventarono così brutali, che strinsero il patto per fermare la persecuzione. Una sorella, e una sola, fece un errore e ruppe il patto dopo essersi innamorata di un uomo che stava partendo per il nuovo mondo.” “Esiste solo una linea di discendenza diretta che finisce con una sola erede femmina….” “Gli Anziani sono a conoscenza di questi fatti?” chiese, la testa che turbinava. “Non lo so, e non c’è nemmeno modo di essere sicuri che questi fatti siano rilevanti. È tutto quello che ho potuto trovare cercando nei documenti del nostro Clan nel Montana.” Storm esitò, poi se ne andò. *** Le parole di Storm gli risuonavano in testa mentre sedeva al suo posto in prima classe, in viaggio per Great Falls. Chevalier tamburellava leggermente sulla cartella che gli aveva dato Storm e che teneva in grembo. Non riuscì a trattenersi e aprì il dossier, trovandosi davanti improvvisamente la fotografia di una donna eccezionalmente bella. Stava in piedi di fianco a uno stallone arabo. La foto era in bianco e nero, indicativa dell’anno stampato sul retro, 1959. C’era una sola annotazione, scritta in corsivo su un pezzo di pergamena dentro la cartella. Ultimo membro conosciuto della Linea Winchester Nome; Elizabeth Ann Barnett (nome da nubile) (deceduta) Residenza: America (nient’altro, anche se ci sono forti legami con il Montana e North Dakota) Sposata: Confermato Nome del marito: sconosciuto Figli: 1 figlio (deceduto), 1 figlia (nome sconosciuto) Fonte: Padre Emarcus Belaery (Capo del Clan Drakni), deceduto Nota: Nessuna indicazione che sappia delle sue capacità, necessarie ulteriori indagini. Chevalier era seduto sul letto nell’hotel della piccola Cascade, nel Montana, e pensava ai poteri che gli erano stati conferiti. La regola che, come Heku, dovevano seguire, era di proteggere il loro segreto dai mortali, ma anche di proteggere i mortali stessi. Si domandava quanto sapessero gli Anziani di quello che Storm gli aveva detto. Per quanto ne sapeva, a nessuno era mai stata la possibilità di infrangere le regole di condotta che la sua specie teneva in così alta considerazione. Diede ancora una scorsa al piccolo file su Elizabeth Ann e si alzò di colpo: aveva colto qualcosa che non aveva visto prima. In piedi, dietro alla donna e al suo cavallo c’era un uomo che assomigliava in modo allarmante a Sam, a Sam alla stessa età che aveva ora. Avrebbe potuto essere suo padre, ma l’immagine non era simile, era identica. Nascondendo la cartella nella cassaforte, si diresse all’auto. Aveva una memoria fotografica e questo era Sam, giù fino all’ultima ruga e al piccolo neo sul lato destro del collo. Era anche confuso per i sentimenti che provava per Emily e che sembravano intensificarsi. Mai nelle sue migliaia di anni di vita si era sentito così per una mortale, non era normale per la sua specie. Chevalier fu fuori nella sua auto in meno di un secondo e prese la strada di campagna che conduceva al ranch di Emily. Prese il telefono e compose un numero. Storm rispose al primo squillo. “Nella tua ricerca sei mai venuta a conoscenza di un protettore della famiglia Winchester? Magari anche un alleato di vecchia data?” Poteva sentirla mentre scorreva le carte prima di rispondere: “No, niente di simile, Signore, ma c’è un’altra cosa che ho trovato, qualcosa a cui deve fare molta attenzione. Il ‘dulcis sanguis’, come le ho detto, attira tutti gli immortali, ma a quanto pare il suo richiamo sugli heku è talmente forte che chi lo beve è incapace di fermarsi una volta che ha cominciato, incapace come… finché il sangue è finito. Ogni assaggio attira sempre di più, finché, alla fine, la volontà di fermarsi scompare.” Storm snocciolava velocemente le informazioni. Chevalier spense il telefono e aumentò la velocità. Vedeva il ranch davanti a lui. Il pickup Dodge era parcheggiato di fronte, lo sorpassò e parcheggiò in una fattoria abbandonata non più lontana di un miglio. Poteva attraversare la distanza velocemente senza che nessuno lo notasse. Era quasi buio quando raggiunse la casa. C’erano le luci accese in casa, ma anche nella stalla e udì delle voci. “È rotto?” chiese Emily, e la voce suonava tesa. “Non penso, stai ferma,” rispose Sam. Sembrava stesse concentrandosi: “Ricordami di insegnarti come tirare i pugni.” “È un po’ tardi per quello, non credi?” Sembrava quasi divertita, poi emise un lamento: “Fermati, mi fai male!” Chevalier apparve nel fienile e li osservò dall’alto. Emily era seduta su una balla di fieno, con la mano tesa verso Sam, che gliela stava fasciando strettamente con una benda elastica. “Dovresti andare all’ospedale, Em.” Disse in tono prosaico. “Giusto quello di cui ho bisogno, Sam, l’ho appena aggredito. Vuoi che finisca in prigione?” chiese, con un debole sorriso. Sam indicò la casa: “Non se n’è ancora andato.” “E non se ne andrà nemmeno, me l’ha detto… Non voglio rientrare là ora che ha bevuto.” Emily trasalì mentre Sam continuava a bendarle la mano. “Stai nel mio capanno, allora.” “Va tutto bene, Sam, starò qui nella stalla, c’è una branda nel fienile.” Ci fu un lungo silenzio mentre Sam rifletteva e alla fine accettava la sua decisione. Esaminò la casa, si voltò a dare un’occhiata a Emily, e poi andò verso il suo capanno. Emily si alzò e osservò la lunga scala che portava al fienile. Sospirò e cominciò a salire, tenendosi con una sola mano. All’ultimo scalino, inspirò bruscamente e si portò la mano al volto: una scheggia si era conficcata in profondità nel palmo e un filo di sangue stava cadendo sulla scala. Chevalier intendeva attenderla con calma nel fienile, ma l’odore del sangue lo aggedì, tutto quello che voleva era assaggiarne solo un po’. Si vedeva afferrarla e tenerla ferma mentre assaggiava il sangue caldo dal suo collo. Cominciò a salivare e la testa cominciò a pulsare per la fame, sentiva i muscoli contrarsi, pronti ad attaccare. Si fermò all’improvviso, il momento era durato una frazione di secondo, ma si ritrasse, inorridito, al pensiero di dov’era arrivato. Si girò immediatamente per vedere se Emily lo aveva visto, e ne ebbe la conferma. Lei lo guardava, ancora in piedi sulla scala. “Pensavo di averti detto di andartene.” Chevalier respirò profondamente l’aroma inebriante e chiuse gli occhi per riportare i suoi istinti sotto controllo. Li aprì lentamente e guardò giù verso di lei, mentre una goccia di sangue scivolava precaria lungo il suo polso. “Ecco...” Si mosse velocemente verso di lei e le prese le mani, tirandola su dalla scala fino ad averla di fronte. Troppo veloce perché Emily potesse difendersi, la bloccò contro di sé. I suoi canini aguzzi entrarono facilmente nella carne del suo collo. Lei annaspò e lo spinse via, cercando di fermarlo. L’euforia cominciò a diffondersi ed Emily chiuse gli occhi, smettendo di lottare. Chevalier si staccò da lei, assaporando il gusto del suo sangue che gli spegneva la sete e bagnava il fondo della sua gola bruciante. Incontrò il suo sguardo e si stupì che la sensazione di euforia fosse durata solo pochi secondi. Ora la donna lo stava fissando con i suoi penetranti occhi verdi, con la rabbia che bruciava in loro intensamente. Emily allungò la mano e lo schiaffeggiò, poi cominciò a scendere la scala. “Proprio come gli altri…” brontolava mentre correva verso casa. Chevalier era appena arrivato alla porta del capanno quando questa si aprì e Sam uscì a guardarlo. “Non avresti dovuto farlo,” disse Sam semplicemente, e poi il dolore colpì. Il corpo di Chevalier era distrutto dal fuoco, sembrava che ogni fibra del suo essere fosse in fiamme. Cadde sulle ginocchia e la mente gridava per il dolore più forte che avesse mai sentito. Si rese solo parzialmente conto che Sam lo tirava nel capanno e chiudeva la porta. Quello che sembrò un’eternità dopo, il dolore cominciò a scemare e Chevalier riuscì a vedere Sam in piedi di fianco a lui con una scopa in mano. “Cosa… successo…” riuscì a chiedere con uno sforzo. “Mm,” grugnì Sam, alzando le sopracciglia. “Deve essere stata distratta, niente ceneri da raccogliere questa volta.” E mise via la scopa. La testa di Chevalier ondeggiò e lui scivolò nell’incoscienza. Il suo corpo non era capace di muoversi, era pesante all’inverosimile. Nell’oscurità, riusciva a sentire chiaramente tutto quello che succedeva nel piccolo ranch… il rumore del cane di un fucile, la porta della stalla che si apriva. Passi pesanti che ritornavano verso la casa. “Non vedo nessuno lì, Emi. Era un altro di loro?” Chiese Keith disgustato. “Sì, l’ho visto alcune volte, ma questa è la prima volta che mi attacca. Sembrava diverso, però, almeno all’inizio. Non mi chiedeva di entrare in qualche stupido Clan, e non saltava fuori dalle ombre per mordermi.” “Come fai ad attirare questi matti?” le chiese. La voce di Emily sembrava preoccupata: “Magari l’ha beccato Sam?” “Quel vecchio! Che cosa fa, lo colpisce con una briglia?” Keith si stava ovviamente divertendo. “Non è divertente, Keith, vai a controllare Sam.” Keith sospirò e uscì dalla casa proprio mentre Sam apriva la porta del capanno e veniva fuori. “Buonasera, Sam,” disse Keith cordialmente. “Salve, Sig. Keith,” “Visto qualcuno qua attorno stasera? Ceneri?” “No, Signore, niente ceneri, magari è scappato?” “Questo non le hai impedito di ucciderli, prima. Se trovi delle ceneri, continuiamo con la storia che li ho uccisi io.” “Si, signore, capito.” Sam tornò nel capanno, mentre Keith rientrava in casa. Sam guardò in basso verso Chevalier, che stava aprendo lentamente gli occhi: “Hai infranto il codice.” Chevalier si alzò e scosse la testa per mandar via il dolore: “Chi diavolo credi che io sia?” Sam sbatté gli occhi “Che cosa vuoi dire?” Riuscì a tirarsi su in tutta la sua altezza, “Sono il Giustiziere degli Equites e, in quanto tale, questa è considerata un’aggressione al Consiglio. Non sono più tenuto a rispettare le leggi del mio popolo. Ti suggerisco di dire alla tua padrona che se brucia anche solo il mio mignolo… la ucciderò.” Sam gli lanciò uno sguardo minaccioso: “Dovrai passare sul mio cadavere.” “Ho qualcosa da dirle e se vuole continuare a respirare, suggerisco che trovi il tempo di incontrarmi.” Sam sbatté le palpebre, e Chevalier era già sparito. Chapter 3 : Capitolo 3 Il telefono di Chevalier squillò piano mentre giaceva a letto, pensando a quanto era trapelato. Esitò, poi rispose: “Sì, Storm?” Storm sembrava nervosa, cosa insolita per lei: “Signore, ha qualche problema?” “No, perché?” Sembrava stanco e ancora stressato per il dolore di prima. “Ho ricevuto una telefonata da uno dei ‘Vecchi’.” Fece una pausa per vedere se rispondeva, ma poi continuò: “È Lord Ulrich von Weiskgaard, dei Valle. Vuole incontrarla immediatamente.” Chevalier fece una smorfia. Era un ‘Vecchio’ anche lui, quindi perché Storm sembrava così nervosa? “Riguardo a…?” “Non me l’ha voluto dire, Signore, ma ha precisato che l’incontro non deve includere nessuno degli altri del Consiglio.” Pensò che questo sembrava strano, ma accettò: “Molto bene, dove dovremmo incontrarci?” “Lord Ulrich è a Great Falls.” Scosse la testa, domandandosi cosa c’era in ballo: “Ok, digli che ci incontreremo nella sala conferenze del mio albergo tra un’ora.” “Sì, Signore… ” Storm sembro esitare e poi riappese. Chevalier cercò di schiarirsi la mente, ma i suoi pensieri continuavano a tornare a Emily. Aveva cercato di ucciderlo senza saperlo, ma sentiva ancora il forte desiderio di proteggerla. Notò, e lo trovò frustrante, che anche mentre suoi pensieri cercavano di concentrarsi sull’incontro imminente, la sua immagine restava presente, come se cercasse di attirarla a sé. Il solo pensiero riportò in superficie i suoi istinti: bramava un altro assaggio del suo sangue. Il portiere gli riservò la sala con facilità. Era sempre sorprendente l’effetto che faceva un semplice biglietto da 100$ su un mortale. Si sedette a capotavola e guardò l’orologio, voleva che l’incontro finisse presto per tornare al ranch. Le porte si aprirono ed entrò Lord Ulrich. Era palesemente uno dei ‘Vecchi’, e guardava Chevalier esaminandolo. Indossava un abito nero e una vistosa cappa nera, abbigliamento che nel nuovo mondo era stato abbandonato da tempo. Dietro di lui venivano sei heku ben vestiti, evidentemente i ranghi superiori del suo Clan. Restò in piedi vicino al tavolo e uno della sua scora gli tolse la cappa e gli avvicinò una sedia. L’ultimo a entrare fu Sam. Aveva ancor indosso la tuta di jeans e sembrava piuttosto fuori posto con gli altri nella stanza. Chiuse la porta dietro di sé e si sedette alla destra di Ulrich. Chevalier guardò Sam con sospetto. “Sono Lord Ulrich von Weiskgaard, capo del Clan Debalih. So chi sei… quindi ti faccio una semplice domanda… cosa stai facendo con Emily Russo?” Chevalier socchiuse gli occhi: “Siete addirittura in sette… notevole! Allora, ditemi, da quanto tempo sapete dell’esistenza di quest’assassina qui nel bel mezzo nel Nord America?” Gli occhi di Ulrich si spalancarono: “Come osi parlarmi in questo modo!” Chevalier sorrise senza allegria: “Posso osare molto. Sono stato bruciato sul rogo con i Templari. Ho goduto un bagno di sangue a Gerusalemme. Sono in giro da molto più tempo di ognuno dei tuoi cagnolini qui presenti. Oso dire che l’insolenza, se c’è, è dalla parte dei Clan del vecchio mondo, che apparentemente hanno nascosto una violazione del Patto in un posto dove pensavano di poterla tenere segreta per sempre.” Ulrich gli lanciò un’occhiata minacciosa. Chevalier si sedette e mise i piedi sul tavolo: “Ciononostante, dobbiamo approfittare di quest’opportunità per risolvere il problema.” Uno dei giovani Heku tolse gli stivali di Chevalier dal tavolo con una manata: “Non puoi rivolgerti a Lord Ulrich in quel modo!” Chevalier si alzò, a pugni stretti: “Mi rivolgerò a lui in qualunque modo riterrò giusto.” Ulrich sorrise con un bagliore negli occhi. Chevalier cercò di ricordare dove aveva visto quegli occhi. Ulrich fece segno alla sua scorta, che uscì senza una parola, eccetto Sam, che rimase seduto: “Basta frivolezze. Sono venuto per ottenere risposte, quindi te le chiederò di nuovo, cosa vuoi da Emily Russo?” “Quello che sto facendo non è un problema tuo, sono affari degli Equites.” Disse Chevalier categorico. “È un problema mio, te lo assicuro.” “Quello che hai fatto non ti rende migliore di Keith!” urlò Sam, alzandosi. “Non sono come Keith!” gridò Chevalier, battendo il pugno sul tavolo, scheggiandolo. “Bere il sangue di Emily senza permesso era necessario. Keith trova divertente picchiare qualcuno che dipende da lui.” “Sam… lasciaci,” disse Ulrich con calma. Sam si trasformò in un piccolo gatto, saltò giù dalla sedia e corse fuori dalla porta: “Il mio Familiare può essere molto protettivo nei suoi confronti.” “Apparentemente” “So che fai parte del Consiglio, e so anche che gli Anziani stanno dietro alla famiglia di Elizabeth Winchester da anni. Sono riuscito a tenerli al sicuro, sembra, fino ad ora. Che cosa vuoi? Che cosa posso darti perché te ne vada e lasci stare Emily? Chevalier notò l’espressione triste sul viso di Ulrich e rifletté con cura prima di parlare: “Non voglio niente da te. Non sono qui per distruggerla.” “Allora cosa vuoi?” I suoi occhi si socchiusero e la sua rabbia aumentò. “Continuo a pensare che non siano affari tuoi.” “Sono affari miei, quando è coinvolta la mia famiglia,” disse Ulrich, a muso duro. Quegli occhi erano familiari, erano quelli di Emily. La verità colpì Chevalier. Ulrich era l’heku di cui si era innamorata Elizabeth Winchester. Ulrich si appoggiò allo schienale della sedia. Sembrava stanco: “Ho protetto la mia famiglia per centinaia di anni e in tutto quel tempo, il sangue heku è quasi sparito dalla linea. Ero così vicino ad avere discendenti completamente mortali, che non fossero ricercati come assassine da tutti i Consigli.” Chevalier attese, cercando di capire fino in fondo quello che sentiva. “La madre di Emily non aveva più nessun potere, ma poi lui l’ha trovata. Elizabeth Ann aveva sposato Allen Flynn e avevano avuto un figlio. Il padre di Elizabeth era irlandese, e lei aveva ereditato il suo carattere irascibile, ma niente più di quello. I maschi della famiglia non hanno poteri, così non potevo sapere se i tormenti che duravano da centinaia di anni fossero finiti. Per un breve periodo ho mandato Sam in missione, lontano dalla famiglia Flynn, e un altro heku l’ha trovata.” Fece una pausa e c’era dolore nella sua voce. “Lui possedeva il potere di cancellare la mente, Elizabeth Ann non sapeva nemmeno cosa le succedeva.” Tutto stava diventando chiaro: “Poi nacque Emily.” Ulrich annuì: “Non ero sicuro se la bambina fosse o no figlia di Allen e non sapevo nemmeno se un altro Heku poteva ridare forza ai poteri che io avevo conferito alla famiglia senza saperlo. L’heku continuava a far visita a Elizabeth Ann, e una notte ha perso il controllo, il suo sangue era diventato come una droga per lui.” La voce di Ulrich si fece più bassa: “La uccise, e non sazio, uccise anche suo figlio, cercando disperatamente ancora un po’ di ‘dulcis sanguis’. Emily aveva solo due anni, e quando lui le si avvicinò, sentendo l’odore del suo sangue dolce, lei lo incenerì in meno di un secondo. Allora ho capito che tutto era ricominciato da capo, lei era ancora più potente delle mie stesse figlie.” I muscoli di Chevalier si tesero mentre si rendeva conto di come avrebbero fatto in fretta le Fazioni a uccidere Emily se fossero venuti a conoscenza di quello che sapeva lui. All’improvviso sentì che doveva portarla via da loro, nasconderla, proteggerla. “Non deve sapere quello che può fare.” La voce di Ulrich aveva ripreso forza. “Perché?” Chiese Chevalier, non aveva senso. “Se prende la stessa decisione delle sue ave, di non continuare la linea familiare, allora la mia Elizabeth sarà morta davvero, non resterà nulla di lei o di noi… io la proteggo, faccio in modo che sia al sicuro, con l’aiuto di Sam.” “Sicura? E tu chiami vivere con Keith essere al sicuro?” Urlò Chevalier. “Keith è stato un fortunato incidente. Io non m’impiccio degli affari mortali delle mie nipoti, intervengo solo quando gli immortali interferiscono.” “Fortunato incidente?” Chiese Chevalier, confuso. “Sì, fortunato. Ha poco cervello e si prende il merito per quelli che Emily ha incenerito. Con lui, lei trova protezione, e, con questo, un po’ di conforto. Finché Keith si prenderà il merito di aver fatto fuori i suoi… diciamo così… ammiratori, lei non saprà di aver ucciso.” “Quanti?” chiese Chevalier. Ulrich lo guardò negli occhi: “Non mi fido abbastanza di te da divulgare altre notizie. Ti dico solo che non starò immobile mentre la mia discendenza è contaminata da un altro heku.” “Io… cosa?!” Ribollì di rabbia quando si rese conto cosa stava insinuando Ulrich. “Stai lontano da lei.” “Non ho nessuna intenzione di diventare padre.” La parola ‘contaminata’ aveva toccato un nervo scoperto. Ulrich studiò il suo volto: “Non la desideri per niente?” La faccia di Chevalier era immobile, mentre mentiva: “Per niente.” Un pensiero echeggiava nella sua testa “Come nessun’altra.” È della stirpe del ‘dulcis sanguis,’ più bevi il suo sangue più lo vorresti e, fidati, finiresti per ucciderla. Lasciala stare, lasciale vivere la sua vita mortale e cominciare nuovamente a ripulire in sangue dagli heku. È una ragazza altruista, se dovesse scoprire quanti ne ha uccisi….” Osservava Chevalier, e il suo sguardo penetrante era così simile a quello di Emily. Chevalier si alzò: “Basta, faccio quello che voglio e non starò qui a farmi dire cosa posso e non posso fare.” Ulrich si alzò anche lui: “Se vai dagli Anziani, lo verrò a sapere, credimi, ed Emily scomparirà. L’ho fatto in passato e lo farò di nuovo.” Con un veloce movimento, uscì dalla stanza e scomparve nella luce del giorno, lasciando Chevalier solo con i suoi pensieri. La sua mente era lontana chilometri, quando arrivò al ranch. La vista di un’ambulanza ferma, silenziosa, davanti alla casa lo riportò al presente. La figura di Chevalier andò fuori fuoco, scomparve e poi riapparve immediatamente nel fienile della stalla, alla finestrella che guardava verso la casa. Fu ovvio quello che era successo, quando gli infermieri portarono fuori la barella, con il lenzuolo che copriva interamente il suo occupante. Emily corse fuori dalla casa verso la barella ma Keith la fermò, afferrandola gentilmente per il braccio. Sam era in piedi davanti alla porta del capanno, e osservava. L’ambulanza partì, niente luce, niente sirena, solo un’uscita tranquilla. Emily si girò verso Keith e lui la abbracciò. I singhiozzi cessarono quando lei si accasciò. Keith si abbassò e la prese in braccio amorevolmente, poi tornò in casa e chiuse la porta. Chevalier fu colpito dalla voglia improvvisa di andare in casa e portargliela via, di cullarla nelle braccia e fissarla negli occhi; se solo avesse potuto agganciare il suo sguardo, sarebbe riuscito ad attenuare il dolore. Notò, per un breve momento, com’era silenzioso il ranch: i cavalli, il bestiame, tutto sembrava quieto e fermo nell’aria fresca del mattino. I giorni seguenti passarono in fretta. Chevalier osservava la casa dal fienile, vedendo la gente che arrivava portando fiori e cibo. Ogni ospite arrivava con le braccia aperte e andava via con gli occhi rossi. “Deve essere stato amato,” si disse Chevalier. Nei giorni che seguirono la morte di Allen, Emily non diede segno di vita. La quarta notte era fredda, con il vento che ululava; la luna era quasi piena. Chevalier sedeva di nuovo nel fienile, osservando la casa. Era quasi sul punto di bussare alla porta di casa, per assicurarsi che tutto andasse bene, quando la porta si aprì all’improvviso sbattendo forte. Emily corse dalla casa verso la stalla, tutto quello che indossava, erano jeans e una t-shirt. Non si era nemmeno preoccupata di mettersi le scarpe. “Emily, no!” gridò Keith, seguendola fuori di cassa. Le porte della stalla si aprirono e apparve Emily. Cavalcava a pelo uno slanciato stallone purosangue. Diede un colpetto col piede al cavallo e si lanciò immediatamente in un galoppo veloce. Keith si fermò e la osservò andarsene, quindi sospirò e rientrò in casa. Chevalier aveva solo un momento per pensare. Con i suoi sensi acuti, fu in grado di percepire tutto quello che stava accadendo in meno di un secondo. Emily stava cavalcando troppo veloce e la luna non era abbastanza luminosa perché lo stallone fosse sicuro dei suoi passi; poteva a malapena restare a cavallo, poiché non si era preoccupata di mettere nemmeno le briglie. Era fuori, nel freddo pungente e c’era un accenno di odore di alcool nel vento. I movimenti di Chevalier erano una macchia sfuocata mentre lasciava la stalla e le correva dietro, rimanendo vicino agli alberi. Anche con la sua velocità non fu facile tenere il passo con il cavallo. Emily ignorò i cancelli e fece saltare il cavallo, Chevalier si costrinse a muoversi più velocemente, doveva arrivare da lei e fermare il cavallo prima che…. Successe troppo in fretta perché persino Chevalier potesse aiutarla. Emily fece saltare il cavallo sopra un cancello e, quando atterrarono, le zampe dello stallone colpirono male il terreno. Emily colpì il terreno per prima, e il massiccio purosangue le rotolò sopra, per poi rialzarsi a fatica sulle zampe. Chevalier si fermò di colpo e vide Emily immobile sul terreno freddo e duro. Si avvicinò lentamente. Lo stallone calpestò forte il terreno e poi mosse qualche passo indietro. Quando si avvicinò, si accorse che Emily stava non solo respirando ma stava piangendo. S’inginocchiò vicino a lei, “Sei ferita?” Chiese, mentre cominciava a piovere. Lei alzò verso di lui gli occhi pieni di lacrime: “Ti ho trovato.” Faticava a respirare. La pioggia cominciò a diventare nevischio. Chevalier si abbassò e la sollevò da terra, tenendola delicatamente tra le braccia come desiderava fare da giorni. La portò velocemente verso gli alberi, dove era asciutto: “Mi stavi cercando?” “Sì,” disse lei piano. “ Mi serve il tuo aiuto.” Come poteva tenere tra le braccia un’assassina? Sembrava fragile e pallida nella notte scura. Trovava difficile immaginarsi che potesse ucciderlo in un attimo. “Qualunque cosa…” fu tutto quello che riuscì a dire. Sapeva che avrebbe fatto davvero tutto per lei, anche se non capiva ancora il perché. Emily girò il volto verso il suo collo e scostò il colletto della camicia, con mani tremanti. Il suo respiro caldo sfiorava il collo di Chevalier mentre gli parlava: “Uccidimi, per favore.” Il collo era esposto e la vena pulsava invitante. Quello che vide lo sorprese e lo fece arrabbiare. Vicino alla vena delicata c’erano cicatrici, segni lasciati da heku avidi e noncuranti. Heku che erano oramai cenere da tempo. *** Il medico che Storm aveva mandato era anche una donatrice, così poté servire a due scopi. Emily era ancora incosciente. La commozione cerebrale non era seria come avrebbe potuto essere, una scapola e quattro costole rotte, graffi e lividi sulla maggior parte del corpo furono il conto da pagare per il cavallo che le era caduto addosso. Chevalier si sentiva meglio con il sangue fresco in circolo, la mente era chiara e poteva pensare. Il medico aveva dato a Emily una massiccia dose di morfina per alleviare il dolore e aveva assicurato a Chevalier che avrebbe dormito per ore. La osservò mentre dormiva. Le sue fattezze delicate risaltavano di più per il pallore, segno della commozione cerebrale. La respirazione era ancora faticosa; Chevalier era preoccupato ma il medico gli aveva assicurato che era solo colpa delle costole rotte, che ora erano fasciate strettamente per prevenire altri danni. Avrebbe voluto allungare la mano e toccarle il volto, per sentire il calore della sua pelle sulle dita, ma aveva paura di svegliarla. Diede una breve occhiata al giornale del mattino, che era ancora sul pavimento sotto la porta della camera d’albergo. Lo raccolse e sulla prima pagina, sotto la scritta ‘Donna di Cascade scomparsa’ c’era una fotografia di Emily, con un sorriso smagliante, vicino alla sua giumenta pezzata. L’articolo dava informazioni fuorvianti. Diceva che era uscita a cavalcare nel pomeriggio ma non era tornata e che il suo cavallo era stato trovato morto a notte tarda dalla squadra di ricerca. Chevalier si preoccupò. Se Emily avesse scoperto che le aveva ucciso lo stallone non ne sarebbe stata contenta. La rabbia lo aveva sopraffatto quando aveva visto le sue ferite, e fuori, nella tempesta, era stato facile prendere e uccidere il cavallo ombroso. Mise il giornale nella borsa e tirò fuori un piccolo cellulare d’argento. Non era ancora sicuro di chi doveva chiamare o cosa avrebbe detto. Aveva con sé la donna che tutto lo stato stava cercando, un’assassina innocente. Chevalier sperava che Storm avesse ragione nel fidarsi del medico che a quest’ora doveva sicuramente essersi resa conto che la donna in albergo era quella dichiarata scomparsa sui giornali. Fu facile decidere, prendere una decisione su come trattare Emily e le sue capacità. Andava contro tutto quello che Ulrich gli aveva detto, ma Chevalier non aveva nessuna voglia di seguire quelle istruzioni. Aveva in suo possesso l’arma più potente che avesse mai visto e, con una guerra imminente, il suo talento sarebbe stato senza prezzo. Come prima cosa, però, doveva parlargliene e poi insegnarle a controllarlo. Non poteva portarla nel suo Clan e metterli tutti in pericolo. La sua casa nelle gelide montagne del Colorado sarebbe stata perfetta. Era accessibile durante tutto l’anno solo con il gatto delle nevi, quindi era isolata e sicura. Lì sarebbe stato in grado di insegnarle come controllare quello che lei non sapeva ancora di poter fare. Si disse anche che l’avrebbe tenuta lontana dagli occhi di Ulrich. Non gli sfuggiva il grave pericolo che Emily rappresentava per lui. Ricordava vividamente il dolore bruciante provato ma non aveva scelta. Ne aveva bisogno nella guerra imminente, ma non pensava nemmeno di poter vivere senza esserle vicino. Emily si agitò nel sonno, con i pugni che si stringevano leggermente: “Ti prego,” chiese adagio. Chevalier rimase immobile, non era sicuro se si stava svegliando oppure solo parlando nel sonno. Gli occhi palpitavano sotto le palpebre, il respiro si faceva più veloce mentre le sopracciglia morbide si aggrottavano brevemente. Qualunque cosa stesse sognando non era piacevole. Sorrise tra sé, di nuovo stupito delle semplici fragilità umane che tormentavano un’assassina nata. Si alzò senza fare rumore, andò verso il letto e toccò lievemente la sua guancia morbida. Quasi immediatamente, le mani di Emily si rilassarono e i suoi lineamenti tornarono alla quiete del sonno. Chevalier si girò per tornare alla sedia quando la udì parlare di nuovo, una sola parola, così piano che non era sicuro che l’avesse detta. “Chevalier.” Si girò per guardarla, ma non era cambiato nulla. Scuotendo leggermente la testa, si sedette e prese il cellulare, riflettendo su chi chiamare e cosa dire. Sapeva che il Consiglio avrebbe voluto un aggiornamento molto presto, meglio farlo per telefono che lasciare che inviassero qualcuno a parlare con lui. Andò nella camera adiacente e chiuse la porta per fare la sua chiamata, cercando di non svegliare Emily. Passarono alcuni minuti prima di essere collegato a un Anziano, anche nel suo mondo la burocrazia circondava tutto e il bisogno di segretezza la rendeva ancora peggiore. “Chevalier, hai notizie per noi?” Chiese una voce impaziente. “Non so ancora molto” mentì tranquillamente lui. “La ragazza è interessante e potrebbe farci comodo, ma non sono sicuro che abbia i poteri della famiglia Winchester. Ci vorrà più tempo per essere sicuri.” “Non siamo certi di avere ancora molto tempo, ma fai quello che ritieni giusto. Abbiamo fiducia in te.” “Lo farò, chiamerò io quando saprò qualcosa.” Il click del telefono mise fine alla conversazione, prima che potesse lasciarsi sfuggire qualcosa, o che qualcosa trapelasse nella sua voce. Aprì di nuovo il telefono e compose un altro numero, questa volta suonò solo una volta prima che qualcuno rispondesse. “Sì, Signore?” Storm sembrava contenta di sentirlo. “Sto partendo, non chiamarmi. Se ho bisogno di qualcosa… ti chiamerò io.” Ci fu un breve silenzio e si capiva che Storm stava cercando di decidere se fare altre domande: “La sta portando qui?” “No… e se sono fortunato, nessuno saprà dove sono andato.” “Può dirmelo, Signore. Che cosa succederà se ci sono problemi?” “Non posso rischiare che gli Anziani sappiano dove sono, ho fiducia in te, ma non in loro.” Storm fece per fare un’altra domanda ma Chevalier chiuse il telefono quando un rumore di statica sulla linea lo avvertì che poteva non essere l’unica persona all’ascolto. Chevalier tornò nella camera e cominciò a fare i bagagli. Controllò i farmaci lasciati dal medico, aveva ancora 5 dosi di morfina e siringhe. Il medico aveva lasciato anche istruzioni scritte a mano su come trattare ognuna delle ferite di Emily. *** Appena fu buio, Chevalier caricò le sue cose nel bagagliaio della Bugatti Veyron nera e abbassò completamente lo schienale del sedile del passeggero Tornò dentro e controllò di non avere lasciato nulla, poi osservò Emily per un momento prima di tirarle fuori un braccio dalle coperte. Non poteva permettere che si svegliasse durante il viaggio fin giù in Colorado. Dopo aver strofinato con l’alcool una piccola area in alto sul braccio, tolse il cappuccio a una delle siringhe e iniettò attentamente un’intera dose di morfina. Rimise il cappuccio sull’ago, decidendo di liberarsi della siringa di fuori dove nessuno poteva trovarla. Una piccola goccia di sangue sfuggì dalla puntura, Chevalier inalò profondamente e la mente vorticò al piacevole aroma. Toccò con un dito la goccia di sangue e se la portò alla bocca, famelico. Una volta ripreso il controllo, si abbassò e sollevò Emily, raccogliendole le coperte attorno. Normalmente non usava tutta la sua inumana velocità in un luogo pubblico, ma non poteva rischiare di essere scoperto. Ci volle solo una frazione di secondo per appoggiarla delicatamente in macchina. La morfina stava facendo effetto. Non si mosse nemmeno quando le mise la cintura e scivolò agilmente nel sedile del guidatore. Lasciò l’auto in folle per alcuni minuti mentre faceva i calcoli. C’erano circa 1350 chilometri fino alla cittadina più vicina alla sua casa in Colorado e la sua auto raggiungeva i 400 km l’ora. Sembrava pericolosamente veloce per chiunque altro, ma con i riflessi veloci di un heku era perfettamente sicuro. Tenendo conto del tempo e di altri ostacoli, pensava di poter essere sul gatto delle nevi in poco più quattro ore. Una volta caricato il gatto delle nevi con le provviste, ci volevano altre due ore per arrivare alla casa. Quell’ultima dose di morfina avrebbe dovuto tenerla tranquilla e incosciente per tutto il viaggio. Emily si agitò una volta sola durante il viaggio, quando la pioggia leggera che era cominciata verso mezzanotte si trasformò in una violenta grandinata. Si fermò a Buford, nel Colorado a prendere un po’ di provviste. Il paesino consisteva in un negozio e qualche bungalow. Pagò un ragazzotto locale perché entrasse nel negozio con la lista della spesa mentre attendeva in auto con Emily. Il ragazzo diede un’occhiata alla ragazza addormentata ma Chevalier si portò il dito alle labbra, per fargli capire che stava dormendo. Dopo aver lasciato Buford, c’erano solo pochi chilometri prima della deviazione. La stradina sterrata era parzialmente nascosta da sempreverdi fitti e grandi pioppi tremuli. Da lì bisognava andare piano, la strada era trascurata e il suo percorso tortuoso pullulava di vita selvatica. Lentamente il terreno da verde scuro divenne bianco, dove cominciavano le nevi perenni. Più in alto, avvistò il profilo curvo del garage privato. Passò da due cancelli prima di fermarsi ad aprire il portone, poi guidò la Bugatti all’interno e chiuse la porta dietro di sé. Il gatto delle nevi era già parzialmente carico di rifornimenti e carburante extra. La velocità qui non era un problema, non c’era nessuno intorno per chilometri. Passò velocemente le compere dall’auto al gatto delle nevi e trasformò il sedile posteriore in una specie di branda. Emily sobbalzò leggermente quando Chevalier la sollevò, ma poi si mise comoda. Era ancora buio, ed era così che Chevalier preferiva viaggiare. Le luci del gatto delle nevi illuminavano la neve bianchissima mentre si muoveva lentamente. Guidò molto più lentamente di come faceva di solito, cercando di non scuotere Emily, per non svegliarla. Le due ore di viaggio sulla montagna furono tranquille e quel tempo gli diede modo di considerare tutte le varie opzioni per insegnare a Emily a sviluppare le sue capacità. Il difficile era insegnarle a padroneggiarle senza che lei le usasse su di lui. Di colpo si preoccupò di cosa le sarebbe successo se lui fosse morto, lasciandola sola tra queste cime alte e pericolose. Vide la casa solo poco prima di arrivarci, era sicura, nascosta dagli alberi fitti e dai cespugli del sottobosco. Le finestre erano nere e senza vita quando mise il gatto delle nevi in garage e chiuse la porta dietro di sé, precipitando nell’oscurità più completa. Uscì in garage, il freddo pungente non lo disturbava, ma chiuse la porta per tenerne lontana Emily. Il pannello sul muro s’illuminò quando lo toccò, riportando in vita i generatori, completamente carichi grazie ai pannelli solari. Regolò la temperatura in casa sui ventiquattro gradi e, quando digitò un codice, tutti i camini presero vita, irradiando calore. Tornò al gatto delle nevi e sollevò Emily trattenendo il respiro, stava cominciando ad agitarsi un po’. Chevalier entrò nell’enorme casa e si diresse alla camera più vicina, dove il letto era accostato al camino. Appoggiandola delicatamente, la coprì con una spessa trapunta di piuma, poi si mise al lavoro per prendere le provviste dal gatto delle nevi e riporle in casa. **** Una tempesta di neve ruggiva fuori dalla grande casa e il vento ululava attraverso la White River National Forest mentre Chevalier, seduto in un’antica sedia a dondolo, osservava Emily dormire. Sospettava che non ci sarebbe voluto molto prima che si svegliasse completamente. Aveva aperto gli occhi diverse volte, ma erano sfuocati e li avevi richiusi subito. Aveva studiato il suo piano, impostandolo per proteggere se stesso, e sperava che avrebbe prodotto velocemente dei risultati. La guerra infinita tra le fazioni non l’avrebbe aspettato. Con un sobbalzo, Emily si mise seduta nella stanza sconosciuta. Si afferrò il fianco con una mano quando le costole rotte urlarono per il dolore. In un attimo Chevalier fu seduto di fianco a lei, e la fece lentamente sdraiare di nuovo nel letto. “Va tutto bene, Emily, stai giù,” la rassicurò, sistemandola delicatamente in modo che la sua testa fosse un po’ rialzata, rendendole più facile guardarsi attorno. “Dove sono?” Chiese Emily, ispezionando la grande camera. “Sei al sicuro, sei a casa mia.” Chevalier rimase sul letto, con una mano ferma sulla sua spalla, in modo che non si facesse male tentando di alzarsi. I penetranti occhi verdi guardarono in fondo a quelli di Chevalier e si socchiusero leggermente: “Da quanto tempo sono qui?” “Quattro giorni, qual è l’ultima casa che ti ricordi?” Sperava di risparmiare un po’ di tempo se avesse ricordato qualcosa della notte in cui avevano lasciato il ranch. Ci pensò un attimo, poi il suo viso mostrò improvvisamente che ricordava e annuì: “Ero su Coal e ti stavo cercando.” Chevalier sorrise: “Mi hai trovato.” Aggrottò la fronte quando i ricordi tornarono: “È caduto, Coal… Non ricordo niente dopo questo.” “Coal è caduto su di te, per questo ti fa male, hai una scapola e diverse costole rotte, e una commozione cerebrale.” “Come sta Coal?” chiese improvvisamente, gli occhi preoccupati. Mentire gli veniva facile, ma non voleva mentire a lei: “Non si è ferito nella caduta, si è rialzato e poi ti ho portato qui.” “Qui dove?” “Questo te lo dirò più avanti, per ora devi solo sapere che sei al sicuro. Non lascerò che ti capiti nulla.” Emily piegò leggermente la testa e ascoltò: “Siamo soli?” Chevalier si limitò ad annuire. Lei studiò la sua faccia: “Sono un ostaggio?” “No,” disse, con un ampio sorriso: “Potrai andartene quando vorrai… e starai abbastanza bene da viaggiare.” “Keith sa dove sono?” “No.” “Qualcuno lo sa?” Sospirò: “No” “Devo tornare indietro. Devo badare al ranch e…” Fece una pausa, mentre riconsiderava tutto: “Keith mi ucciderà.” Chevalier scosse la testa: “Non puoi ancora viaggiare, inoltre… c’è una brutta tempesta di neve lì fuori, non andremmo da nessuna parte. Devi aver fame.” Emily annuì. “Ti porterò qualcosa, comportati bene e resta a letto.” Chevalier si alzò con cautela e fu fuori dalla stanza prima che lei potesse vederlo muoversi. Appena fu uscito, Emily si tenne le costole con la mano e gettò le gambe fuori dal letto. Si impigliò brevemente nella lunga camicia da notte bianca, ma riuscì a liberarsi i piedi dopo qualche sforzo. Si chiese come era entrata nella camicia e da dove arrivava. Aveva le maniche lunghe ed era ampia, simile a quelle che aveva visto in un museo. Appena fu sicura di stare in piedi, si alzò, ansimando piano quando le costole si ribellarono al movimento. Il suo braccio sinistro sembrava debole e, quando lo mosse, un dolore acuto scese dalla spalla. Si tenne alla testata del letto mentre la testa le girava, pericolosamente vicina all’incoscienza con l’oscurità che cominciava a invadere il campo visivo. Dopo alcuni momenti la vista si schiarì e fece un cauto passo allontanandosi dal letto. Con i muscoli doloranti e rigidi, avanzò verso la grande finestra. Toccò le morbide tende di pizzo e le spinse di lato. La vista era mozzafiato. La camera da letto era al secondo piano e la finestra guardava su un fianco della montagna, dove gli alberi si vedevano appena sotto la spessa coltre di neve. Emily non era sicura di quanto lontano si potesse vedere in una giornata serena, la tempesta di neve rendeva difficile vedere oltre una dozzina di metri. Sobbalzò quando le mani di Chevalier scivolarono intorno alla sua vita: “Quale parte di ‘resta a letto’ non ti è chiara?” Le chiese dolcemente. Gli occhi di Emily erano incollati alla finestra: “È così bello là fuori.” “Mm, beh, preferisco quello che c’è qui,” le rispose, accennando un sorriso. Emily sentì il calore che le arrivava al viso. Detestava arrossire, ma non poteva farci niente. Chevalier la condusse via dalla finestra, con le mani ancora strette intorno alla vita nel caso cadesse. La sollevò senza sforzo e la rimise a letto. Emily inalò profondamente, il cibo aveva un profumo meraviglioso e si rese conto che moriva di fame. La stanza era silenziosa mentre mangiava. Il cibo le bruciava la bocca, ma la fame vinse, il gusto sembrava squisito, come niente che avesse assaggiato prima. Era così tanto che non mangiava che si saziò velocemente. “Tu non mangi?” Gli chiese, notando che la osservava. “No,” disse lui, divertito. Emily appoggiò la forchetta sul delicato vassoio d’argento e si girò a guardarlo: “Tu sei un vampiro.” “Ok” “Non hai paura che Keith ti trovi?” Di nuovo, la sua voce suonò divertita: “No.” Emily strinse le labbra: “Ha un suo sistema per trovare i vampiri e ucciderli.” “Si, lo so, Bambina, ma non sono un vampiro.” “Sono qui perché così puoi uccidermi?” “No.” “Mi dirai perché sono qui?” “Più tardi.” Arricciò il naso: “Sei sempre così criptico? Ehi, se non sei un vampiro, che cosa sei?” Chevalier stava aspettando questa domanda: “Sono un heku.” “Un che?” “Un heku, la mia specie era qui molto prima che i tuoi antenati fossero piccole cellule sul terreno. Abbiamo osservato crescere la vostra civiltà e abbiamo cercato di starne lontani. Le creature mitiche della notte, vampiri, Jiang shi, zombi… sono stati creati per spiegare la nostra esistenza, ma non siamo niente di tutto questo.” Non era nemmeno lontanamente tutta la storia, ma era abbastanza per il momento. Tolse il vassoio e lei si sdraiò di nuovo contro i morbidi cuscini di piuma, i muscoli indolenziti si lamentavano. “È il mio turno,” disse Chevalier, tirando la sedia a dondolo più vicino al letto. “Per che cosa?” E si irrigidì. Si tenne pronto, chiedendosi per un breve momento se la sua reazione indicava in qualche modo che il dolore bruciante stava per cominciare: “Per le domande, ne ho qualcuna per te.” Emily si rilassò un po’ e poté farlo anche lui. Diede il via al suo piano ben studiato, che cominciava semplicemente cercando di sapere tutto il possibile sulla sua famiglia: “Voglio sapere di tua madre.” “Mia madre?” “Sì.” “Lo guardò, confusa: “È morta.” “Sì, lo so, ma cosa sai di lei?” Le sorrise cordialmente, facendo attenzione a che non si vedessero i canini aguzzi. “Beh… è morta quando avevo due anni. In un incidente d’auto.” Questo rispondeva a uno dei suoi interrogativi, su quanto erano stati sinceri Sam e il suo padre, e avrebbe complicato un po’ i suoi piani. Avrebbe dovuto cominciare più indietro nella sua storia, se voleva farle capire le sue capacità. “E tuo fratello?” Fece una faccia stupita: “Non ho fratelli, sono figlia unica.” “Scusa, errore mio, continua.” “La mia mamma era piuttosto giovane quando incontrò papà. Lui ha ereditato il ranch da suo padre. Tutto quello che so di lei era che aveva un certo modo di fare con gli animali e che era molto bella.” Chevalier annuì, non aveva dubbi: “Vedo. E Sam, sai molto su di lui?” La sua faccia si illuminò, aprendosi in un sorriso: “Sam… cosa potrei dire di Sam? Si è preso cura del ranch e di mio padre da quando mi posso ricordare. Papà una volta mi ha detto che il papà di Sam lavorava per mio nonno.” Si sporse più vicino a lui mentre continuava, con gli occhi improvvisamente assenti. “È sempre stato un amico. Ricordo quando avevo 6 anni e uno sconosciuto mi seguì a casa da scuola. Papà era fuori col bestiame, così c’era solo Sam quando sono arrivata a casa. Ero così spaventata.” Rabbrividì leggermente: “Mi tenne in braccio come se fossi sua figlia mentre mi calmavo, poi mi lasciò con una cioccolata calda e istruzioni di stare nascosta. Quanto tornò, l’uomo se n’era andato.” “Uno sconosciuto?” Lei annuì: “Sì.” “C’erano molti sconosciuti che ti seguivano a casa?” Annuì di nuovo: “Papà diceva che avevo una personalità magnetica.” La faccia le si fece improvvisamente seria: “Mi diceva di stare lontana da loro, ma sembrava ci fosse sempre qualcuno là, nell’ombra. Sam in qualche modo aiutava a tenerli lontani, è come un nonno, per me.” “Qualcuno ti ha mai detto qualcosa degli sconosciuti?” “Come potevano sapere qualcosa di loro? Erano solo sconosciuti.” Chevalier scrollò le spalle: “Stavo solo chiedendo.” “Papà una volta ha detto che la mamma aveva lo stesso problema, alla fin fine penso lo abbiano tutti.” Chevalier si chiese se sarebbe mai riuscito a convincerla di quanto si sbagliava. Notò come trasaliva, e tratteneva il fiato. “Basta per questa sera, credo sia ora di prendere le medicine per il dolore.” Si alzò e prese le siringhe dal comodino. Quando si girò, Emily lo stava guardando, negli occhi un misto di dolore e paura. All’improvviso, il viso si rilassò, i suoi occhi si sfocarono e divennero vitrei. Pensando velocemente, urlò: “Emily, stop!” Lei trasalì, gli occhi ritornarono a fuoco e lo fissò. Tornò la paura nello sguardo: “Non avvicinarti a me con quelle cose.” Chevalier lottò per controllare la respirazione, conscio che era stato a pochi attimi dal dolore bruciante: “È morfina, per il dolore.” Lei scosse la testa: “No.” Esitò, aveva paura ad avvicinarsi a lei: “Vuoi dire che non ti fa male?” Emily strinse i denti: “Niente iniezioni.” “Ti fa male o no? Emily fece volare indietro le coperte e gettò le gambe fuori dal letto, afferrandosi il fianco ed emettendo un gemito quando il mondo cominciò a girare. Si rese appena conto che Chevalier era al suo fianco. Un lieve pizzicotto sul braccio le fece capire che aveva perso, le aveva iniettato il farmaco. Emily cominciò a protestare, ma si sentì ripiombare nell’incoscienza. Lottò per emergere, ma presto la morfina ebbe la meglio. Chevalier la rimise a letto e la coprì, con le mani che tremavano. In un lampo fu nel salotto, con le mani sul davanzale della finestra. Tutto il corpo gli tremava, si rendeva conto di quanto fosse stato vicino a diventare un mucchietto di ceneri. Pensò a come avveniva all’improvviso: la sua paura che diventava... niente. Nessuno dei suoi assalitori aveva una chance. Era sicuro che correvano via appena finito con lei, troppo lontani per fermare l’inevitabile. Quando i suoi nervi si calmarono e le mani furono ferme, si alzò e guardò fuori dalla finestra. La tempesta di neve aveva aggiunto almeno sessanta centimetri di neve fresca. Anche volendo non poteva partire, anche il gatto delle nevi avrebbe avuto problemi quella notte. Sospirando profondamente, ritornò nella camera di Emily e si sedette sulla sedia a dondolo. La osservò dormire, meravigliandosi di nuovo della sua stupefacente bellezza. Con la pazienza che i secoli gli avevano insegnato, attese, riesaminando di nuovo mentalmente i piani. *** Emily aprì gli occhi lentamente. Si sentiva ancora intontita per la morfina. Si guardò intorno e notò che era sola. La luce brillava dalla finestra e si chiese per quanto tempo fosse rimasta incosciente questa volta. Si mise seduta il più piano possibile e prese dal cassetto le siringhe che rimanevano; prima che Chevalier apparisse sulla soglia con un altro vassoio di cibo le aveva nascoste bene. “Come ti senti?” Emily si girò e lo fulminò con lo sguardo: “Drogata, grazie tanto.” Chevalier lo trovava divertente: “Bene, vuoi mangiare, prima di cominciar a urlarmi contro?” “Come faccio a sapere che non stai avvelenando il cibo?” Chevalier ridacchiò. “Bambina, se ti avessi voluto morta, non saresti qui ora.” Fece una smorfia nel sentirsi chiamare “Bambina,” poi si sedette su una sedia vicino alla finestra gelata: “Bene.” Chevalier appoggiò il vassoio sul tavolino e guardò fuori dalla finestra. “La neve sta diminuendo.” Emily lo ignorò mentre mangiava, con la mente che passava in rassegna le sue possibili opzioni. Dopo aver finito, lo guardò: “Non hai il diritto di drogarmi.” “E chi mi fermerà?” disse Chevalier alzando un sopracciglio: “Inoltre non è che voglia fare il cattivo, per recuperare ti servono gli antidolorifici.” “Mi sento bene.” “Mm… ho bisogno che tu sia in perfetta forma presto, e farò quello che serve per ottenerlo.” “Per che cosa?” “A tempo debito,” e andò verso il camino per attizzare il fuoco. Emily si alzò mentre era girato e lottò per reprimere un lamento. Il dolore sembrava leggermente diminuito, ma un movimento sbagliato causava fitte acute: “Dove sono i miei vestiti?” “Vai da qualche parte?” La faceva infuriare che il suo tono fosse leggero e ancora divertito. “Sì, me ne sto andando.” Chevalier si raddrizzò e si girò a guardarla. La luce proveniente dalla grande finestra dietro di lui illuminava la camicia da notte bianca e mostrava in trasparenza il profilo del suo corpo. Si controllò prima di rispondere: “No, non te ne vai.” Emily si mise le mani sui fianchi: “Hai detto che potevo andarmene quando volevo.” “No, ho detto quando avresti voluto e quando saresti stata in grado di sopportare il viaggio.” “Posso farlo ora.” “No, non sei in grado di farlo. Perché non ti sdrai prima di cadere?” Aveva notato che il colore stava scomparendo dal suo viso. Emily non rispose, l’oscurità stava nuovamente vincendo e la sua testa cominciò a pulsare. Respirò a fondo e si tenne alla sedia finché non passò. Quando fu sicura che non sarebbe svenuta, girò i suoi bellissimi e indimenticabili occhi verdi verso di lui. “Non sto per cadere.” Chevalier scrollò le spalle e andò verso il comodino. Aprì il cassetto cercando le siringhe e notò che erano sparite. “Dove sono?” chiese, sapendo che non gliel’avrebbe detto. “Andate.” “Dannazione, Emily, dove sono?” La rabbia nella sua voce le fece fare un passo indietro, contro il muro. “Andate,” ripeté, un po’ più timorosa. In un attimo Chevalier fu sopra di lei, le mani contro il muro alle sue spalle, immobilizzandola. Lei tirò indietro la testa e le mani salirono a coprire il viso, come a proteggerlo. Il gesto lo fece infuriare, non con lei, ma per il motivo per cui lo faceva. Si calmò immediatamente. Le prese gentilmente i polsi e glieli bloccò lungo i fianchi. Appoggiò la guancia sulla sua. Respirando il suo profumo, passò delicatamente la lingua sul suo orecchio e fu contento quando la sentì rabbrividire: “Non ti picchierò mai,” le sussurrò nell’orecchio. Tirò indietro la testa per guardarla direttamente negli occhi. Agganciò il suo sguardo e si concentrò. Ci volle sono un momento perché Emily respirasse in sincrono con lui. Con gli occhi che fissavano in fondo ai suoi, sussurrò: “Dov’è la morfina, Emily?” Poteva vedere il conflitto sul suo volto, mentre lottava per liberarsi dal suo sguardo, per riprendere il controllo. Più dolcemente, chiese di nuovo: “Emily, dov’è la morfina?” Era impressionato dalla sua resistenza. Normalmente poteva controllare i mortali con un solo sguardo, mentre qui ci voleva una concentrazione enorme. Emily parlò a voce bassa, e i sensi acuti di Chevalier furono appena in grado di cogliere le parole: “Sul fondo del cassettone.” Lui rispose sfiorandole le labbra con le proprie. Emily premette leggermente il corpo al suo, inarcando il collo verso di lui. Chevalier non riuscì più a controllarsi. Posò le labbra sulle sue e sentì il calore del suo tocco. Si lasciò andare all’istinto e venne a galla il desiderio che aveva per lei. Chevalier le lasciò andare le mani, mettendole una mano in basso sulla schiena e una sul collo, per tirarla più vicina a sé. Lei non esitò e il suo corpo aderì completamente a quello di lui. Le aprì le labbra e il profumo e il sapore del suo respiro inviarono spasmi in profondità dentro di lui. Emily gli morse delicatamente il labbro inferiore. All’improvviso, il corpo di lei si irrigidì e mise le mani sul suo petto, cercando di spingerlo via. Respirò pesantemente: “Per favore, non posso.” Gli istinti gli chiedevano di prenderla e rifiutò di muoversi mentre lottava contro se stesso. Lei lo spinse via più forte, con il braccio e le costole in fiamme. “Chevalier, non farlo,” lo pregò. Chevalier respirò a fondo e fece un passo indietro, rimettendo in gabbia la bestia che aveva quasi preso il sopravvento. Quando il suo respiro rallentò, capì di poterla guardare. Era ancora abbastanza vicina da sentire l’odore del sangue che pompava veloce nelle sue vene. Emily lo guardava, il volto un misto di imbarazzo e confusione e gli occhi cominciarono a riempirsi di lacrime. Chevalier si mosse verso di lei, abbracciandola, tenendole il volto premuto contro il proprio petto. Le accarezzò la guancia con un dito e le premette dolcemente la bacca sulla testa: “Mi dispiace, non avrei dovuto farlo.” Poteva sentire le sue lacrime sulla pelle. “Per favore, sdraiati, mi comporterò bene, lo prometto.” Lei annuì contro il suo petto e si allontanò da lui, rifiutandosi di guardarlo negli occhi. Quando si sdraiò, dovette ammettere che il letto era decisamente comodo. Il dolore al fianco diminuì mentre riposava sui cuscini soffici. Chevalier prese una sedia, rendendosi conto che non avrebbe guardato verso di lui. Emily aveva gli occhi chiusi, ma il suo corpo non era ancora rilassato: “Continuiamo,” Emily si girò di colpo a guardarlo. Chevalier sorrise: “Le domande… non avevo finito.” Lei annuì. “Dimmi di Keith,” cominciò lui. Emily scosse leggermente la testa, con una smorfia: “Cosa ti devo dire di lui?” “Comincia dall’inizio… come vi siete conosciuti.” Emily si guardava la mano mentre tracciava il disegno del copriletto con fare assente, e si strinse nelle spalle: “Lavorava come bracciante per papà. Avevo solo 14 anni quando ha cominciato, ma penso di avere avuto una cotta per lui dal primo giorno. A 17 anni sono finalmente riuscita a convincere papà a lasciarci uscire insieme.” Fece una pausa, con gli occhi pensierosi: “Non credo che papà si sia mai fidato di lui, non ho mai capito il perché. Poi, qualche mese dopo ci siamo sposati.” Chevalier non poté evitare di commentare: “Capisco perché Allen non si fidasse di lui.” Emily alzò gli occhi verso di lui: “Keith può essere difficile da trattare, è vero, ma, in fondo, è una brava persona e va bene per me.” “Cosa te le fa dire?” Fece spallucce: “In che altro modo potrei fronteggiare gli attacchi? Se ne occupa per me e quello che devo fare in cambio è sopportare il suo caratteraccio. Mi aiuta anche con il ranch. Non sono sicura che potrei far tutto da sola.” “Staresti ancora con Keith se non ti proteggesse più da loro?” I suoi occhi mostrarono un accenno di paura: “Non posso lasciarlo.” “Abbastanza giusto.” Aveva in programma di occuparsene più tardi: “E il tuo lavoro, cosa fai?” “Immagino che ora mi avranno licenziato.” “OK, ma cosa facevi?” “Software” Chevalier fece una faccia stupita ma prima che potesse rispondere, lei continuò. “Scrivo programmi per il governo. Nessun altro sa cosa faccio, o, dovrei dire, cosa facevo per loro.” Chevalier notò una traccia di sospetto nella sua voce: “Non mi interessa quello che fai per il governo.” “Cosa ti interessa, allora?” “Ripeto, Bambina, ci ritorneremo sopra dopo.” “Smettila di chiamarmi Bambina. Non sono una bambina, ho 23 anni.” Lo affrontò a muso duro e Chevalier dovette sforzarsi per smettere di ridacchiare. “Spiacente, per favore continua.” “È tutto, scrivo programmi per il governo. Preferisco il tempo che passo al ranch, ovviamente, ma aiuta a pagare i conti.” “Se potessi fare una supposizione, quante volte nella tua vita sei stata aggredita da un heku?” “Incluso proprio ora?” disse, seccata. “Ahi… no, senza contare adesso.” “Veramente non lo so, diverse volte all’anno, credo, qualche volta è peggio delle altre. A volte vengono in gruppi, tutti a chiedermi di unirmi a qualche stupido Clan.” Ci pensò per un attimo, poi si voltò verso di lui, trasalendo leggermente per il dolore al fianco: “È questo quello che vuoi? Vuoi che mi unisca al tuo Clan?” “No, Bam… Cara… Non credo che il mio Clan sia pronto per te,” rispose Chevalier con una risatina. “Mm, non sono sicura se lo trovo offensivo o no.” “Nessuna offesa, te lo assicuro.” “Chevalier, ho bisogno di ritornare al ranch.” Gli occhi lo imploravano. Scosse la testa: “Non ancora.” “Keith deve essere preoccupato da morire. Lui e Sam non possono gestire il ranch senza di me. È il mio ranch.” “Sono sicuro che Keith e Sam stanno facendo tutto quello che serve.” “Non puoi saperlo! Per quanto ne so, hanno abbandonato i miei animali e li hanno lasciati ad arrangiarsi da soli.” Chevalier sospirò: “Ti sentiresti meglio se facessi una telefonata e li facessi controllare?” “No, mi sentirei meglio se mi lasciassi andare.” “Non ancora.” Il tono della sua voce indicava che quella parte della discussione era finita: “Farò qualche telefonata domani mattina. Per adesso, è ora che ti riposi un po’.” “Niente farmaci per il dolore,” disse lei decisamente. “Emily, te l’ho già spiegato, il medico mi ha detto che ti servono tutte le dosi in modo da riposare e guarire.” “Non te lo lascerò fare.” La sua testardaggine non smetteva mai di prenderlo di sorpresa: “Sai che non ci puoi fare niente. Sarebbe più facile se ti sedessi tranquilla e ti facessi fare l’iniezione.” “Per favore.” La sua voce tenera lo fece esitare un attimo. “Emily, pensala in questo modo… ogni giorno diventi più forte. Ti lascerai fare l’iniezione, se ti prometto che quando ti svegli potrai fare una doccia calda e vestirti? Ti farò persino fare il giro della casa.” Emily cominciò a respirare più velocemente, e il cuore si mise a correre: “No, per favore, non farlo.” C’era il panico nell’aria. Chevalier decise in una frazione di secondo, solo per farla finita. Emily non ebbe quasi il tempo di difendersi, e una volta fatto, cadde velocemente nell’oscurità. Chevalier si mise il parka e si diresse verso il gatto delle nevi. Doveva trovare qualcosa per spegnere la sete, per aiutarlo a tenere a bada la bestia. Notò l’ora, aveva circa otto ore per arrivare nella cittadina di Meeker, trovare un donatore, volontario o meno, e tornare prima che lei cominciasse di nuovo ad agitarsi. Guardò la casa buia mentre il gatto delle nevi si faceva strada nella notte. Il suo cuore si fece pesante al pensiero di lasciare Emily da sola, ma non aveva alternative. Chapter 4 : Capitolo 4 Le voci erano tutte intorno a lei nella foresta scura. Non riusciva a capire cosa dicessero i sussurri, ma stavano diventando più forti mentre lei correva disperatamente per allontanarsi da loro. Chevalier era davanti a lei nella radura, ma non riusciva a raggiungerlo. Le fece segno con la mano. Vedeva la sua bocca muoversi, ma era troppo lontana per capire cosa diceva. Stavano avvicinandosi, chiudendola da tutte le direzioni. Capì finalmente cosa stavano salmodiando, e le parole portarono nuovo orrore nel buio. Non era lei che volevano, era Chevalier. Doveva raggiungerlo, avvisarlo, ma i piedi si stavano muovendo al rallentatore. Gridò verso di lui, se solo si fosse messo a correre…. “Emily, disse Chevalier, sedendosi sulla sponda del letto. Lei alzò gli occhi, respirando in fretta. Ci volle un po’ per capire che era un sogno, che veniva dalle nebbie della sua testa. “Emily, cosa c’è che non va?” chiese Chevalier, la voce affrettata e preoccupata. Emily non riusciva a rispondergli, non riusciva a liberare la mente dal torpore della droga. Chevalier si sporse e la mise sulle sue ginocchia, poi la tenne vicina mentre Emily rabbrividiva: “Dimmi cosa c’è che non va.” Emily seppellì la testa nel suo petto, cercando di chiudere fuori le voci del sogno. Lui sospirò profondamente: “Era un incubo?” Emily annuì, rifiutandosi di togliere il volto dal conforto del suo petto. Chevalier le delicatamente le dita tra i capelli, dicendole: “Va tutto bene ora, è tutto finito.” Non pensava che gli avrebbe permesso di tenerla abbracciata così a lungo. A un certo punto, fu in grado di chiudere gli occhi e di concentrarsi su di lei, il suo profumo, il suo respiro, il battito del suo cuore. I suoni, in qualche modo, lo confortavano. Dopo un bel po’, lei si sollevò e sorrise, con aria imbarazzata: “Mi lascerai lo stesso fare una doccia?” “Naturalmente, mia cara,” la rassicurò lui. L’aiutò ad alzarsi in piedi. Il dolore sembrava essere molto diminuito quella mattina, ed Emily non impallidì né cominciò a perdere conoscenza. “La stanza da bagno è pronta per te, tutto quello che ti serve dovrebbe essere nell’armadio, ma se ti serve qualcos’altro, grida e te lo porto.” Emily annuì e lo seguì in bagno. La stanza era più grande della sua stanza da letto al ranch. Il morbido color pesca era in contrasto con l’uomo di fianco a lei, che vestiva sempre di nero. La stanza era calda e ben illuminata, confortevole. C’era una grande vasca con idromassaggio al centro del pavimento di granito e una doccia doppia in un angolo. Aspettò che lui uscisse, chiuse la porta a chiave e le sembrò di sentirlo ridacchiare. Chevalier stava ancora ridendo fra sé quando si avvicinò al suo studio. Entrò e chiuse la porta, felice di aver insonorizzato quella stanza. In un attimo ebbe in mano il cellulare d’argento e qualche momento dopo risposero. “Warwick Consolidation,” rispose Storm. Chevalier sorrise. Pensava sempre che fosse divertente quando lei usava questa facciata per il suo numero d’ufficio: “Storm, sono io.” “Oh, Signore!” Sembrava sollevata: “Sono così contenta che abbia chiamato, stanno tutti cercando di trovarla. Ci sono troupe di giornalisti appena fuori l’isola..” La interruppe: “Troupe di giornalisti?” Poté sentirla sospirare: “È tutto un caos. Lord Ulrich ha cercato per qualche giorno di contattarla quando Emily è sparita. Quando non ci è riuscito ha fatto in modo che Sam puntasse l’indice su di lei per la sparizione di Emily. Questo li ha condotti qui.” Gli sfuggì un basso ringhio: “Puoi dire a Ulrich che lo chiamerò quando ne avrò voglia e non prima. Cosa hanno detto i giornalisti?” “Niente fuori dall’ordinario. Qui nessuno ha parlato con loro e non hanno trovato nulla di negativo sulla società,” lo rassicurò lei. “Grazie, Storm, sono molto felice di vedere che il problema è stato affrontato perfettamente.” La voce della donna si fece più sollevata, nel ricevere il complimento: “Tornerà presto?” “Non ne sono sicuro, le cose qui stanno andando adagio, ma spero che si muovano più in fretta non appena sarà guarita.” “Signore, si sta innamorando di lei?” La preoccupazione nella sua voce era toccante. “No, Storm, sono solo affari,” sperava che lei non sentisse la tensione nella sua voce. “È pericolosa. Sono preoccupata per lei, Signore.” “Lo tengo a mente, te l’assicuro.” Ci fu una lunga pausa imbarazzata: “Lo so, Signore.” “Ho bisogno di un favore.” “Qualunque cosa, Signore.” “Ho bisogno che venga fatto un controllo sul ranch dei Russo. Vedete se Sam e Keith ce la fanno, altrimenti voglio che i loro conti vengano pagati anonimamente e che venga mandato un aiuto, qualcuno che conosca gli animali e che si offra di lavorare per il vitto e l’alloggio.” Storm capì che non era il caso di fare altre domande: “Sì, Signore. Credo che Kyle un tempo abbia lavorato in una fattoria. Lo manderò là.” “Assicurati che stia attento a Sam, è il Familiare di Ulrich.” “Si, Signore, mi assicurerò che lo sappia.” “Chiamerò per controllare le cose più avanti.” “È sicuro che non possa mandare nessuno per aiutarla?” Era ovvio che si stava offrendo di farlo lei. “No, resta lì, ho bisogno che tu stia di guardia, Storm.” Il suono della doccia era appena finito. Uscì dal suo ufficio e andò silenziosamente nella camera da letto. Quando Emily emerse dal bagno, Chevalier era seduto sul letto ad aspettarla. “Meglio?” Le chiese di nuovo, ammirando la sua bellezza. “Molto, grazie,” si stava asciugando i capelli con una salvietta e si sedette piano su una sedia vicino al fuoco: “Grazie anche per i vestiti, anche se non sono mai stata una da abitini.” Chevalier fece un ampio sorriso. Lo sapeva quando aveva comprato l’abito di cotone azzurro. “Mi sono preso la libertà di comprarti un guardaroba per il tuo soggiorno qui,” Alzò lo sguardo verso di lui: “Tutti abitini?” “No,” rise lui: “Non tutti.” Emily si fece velocemente una treccia e si alzò, con i muscoli ancora indolenziti: “Hai anche promesso di farmi fare il giro della casa.” “Vero,” disse, alzandosi e prendendole la mano. Sentì che la stava ritraendo, ma gliela strinse. Camminarono lentamente per la casa. Chevalier osservava con la coda dell’occhio il modo il cui l’abito femminile le accarezzava i contorni del corpo mentre camminava. Emily fece un sacco di domande e insisté a guardare dentro tutte le 45 camere e anticamere. Sembrò irritata quando non volle farle guardare dentro il suo ufficio, ma si meravigliò per la vasta biblioteca con le sue alte colonne di libri. Si fermarono in cucina per il pranzo e lui la guardò mentre si preparava un sandwich. Lei lo colse mentre la osservava e arrossì, prima di girarsi per finire. “Sembra una casa piuttosto grande per una sola persona,” notò, sedendosi con il suo piatto. “A volte è stata al completo, non sono sempre da solo.” Emily notò che quando parlava con lei la sua voce era come seta, calma, rassicurante. La vide ragionarci: “Il tuo Clan?” Chevalier annuì. “E porti spesso ostaggi qui?” Non alzò lo sguardo mentre mangiava. Chevalier sorrise: “Te l’ho detto, non sei un ostaggio” Lei si limitò a fare spallucce. L’espressione di Chevalier si fece seria: “Il tuo incubo, cosa riguardava?” Emily si irrigidì, senza rispondere. “Ok, non sono affari miei, veramente. Solo, stavi gridando il mio nome.” Il rossore salì di nuovo alle guance di Emily e Chevalier scoprì che gli piaceva: “Ora non lo ricordo.” Chevalier sapeva che stava mentendo, ma decise di non forzare la situazione. Dopo aver mangiato, e pulito velocemente, tornarono verso la sua stanza. Emily si fermò a guardare un grande specchio e Chevalier notò che evitava di guardarsi riflessa, stava guardando la cornice antica: “Quant’è vecchia, questa?” “Inizio diciassettesimo secolo.” “C’è qualcosa di strano, sembra quasi che non sia montata bene.” Le sue dita tracciarono i bordi dello specchio. Le tirò via la mano dallo specchio, dicendosi che a volte lei un’osservatrice troppo attenta per il suo stesso bene: “È solo un vecchio specchio. Ti sei resa conto che non ti guardi mai allo specchio?” “Non l’avevo notato.” Chevalier ebbe un’idea improvvisa e le girò il viso verso di sé. Abbassò gli occhi verso di lei, fissandola negli occhi, “Sei molto bella.” Emily arrossì e abbassò gli occhi, cercando di allontanarsi da lui. Ora, alcune delle sue azioni avevano un senso: “Dovrebbero dirtelo, e spesso, immagino che Keith lo sappia, anche se non lo dice.” “Keith mi vede per quello che sono.” Cercò di nuovo di scostarsi, con gli occhi sul pavimento e le guance rosso fuoco. “Oh? E cos’è esattamente?” “Per favore, lasciamo perdere.” “No, voglio sapere cosa ti ha detto… cosa ha detto di te.” Emily s’irrigidì, senza parlare o alzare lo sguardo. Si era avvolta il braccio libero intorno al corpo, come per nascondersi. Di colpo si sentì molto esposta, nell’abito leggero. “Ho bisogno di stendermi,” gli disse. Chevalier sapeva che era una bugia, ma le concesse quella via d’uscita. La guidò attraverso i corridoi silenziosi, l’atmosfera tesa intorno a loro. Le fece fare un giro lungo, sperando che non ricordasse la posizione dello specchio. Emily sembrò sollevata di essere di nuovo nella stanza familiare, con il calore del fuoco. Scappò in bagno per mettersi la camicia da notte, e quando tornò in camera Chevalier se n’era andato. Guardò per un po’ la neve turbinare fuori dalla finestra e poi si addormentò. *** Chevalier rimase seduto nel suo studio, pensando, ora dopo ora, alla fragile killer che ospitava. Forse Ulrich aveva ragione, forse lei non era abbastanza forte da sapere cosa era capace di fare. Supponeva però che non molti le avessero dato la possibilità di mostrare la sua forza interiore. Sapeva che era arrivata l’ora della consapevolezza, l’ora di sapere cosa poteva fare e cosa aveva fatto in passato. Dentro di lui infuriava un tumulto. In qualche punto tra lo scappare con lei su un’isola remota, e gettarla nel mezzo di una battaglia heku infinitamente pericolosa, Chevalier andò silenziosamente nella sua camera e rimase immobile a guardarla dormire. Come poteva qualcuno non trovarla sorprendentemente bella? Si chiese, guardando come le sue lunghe ciglia incorniciavano gli occhi, come le labbra fossero morbide e quasi imbronciate. Morbide ciocche di capelli rossi erano sfuggite alla treccia e si erano posate delicatamente sul suo viso. Capì all’improvviso come qualcuno potesse non accorgersene, come potesse convincerla che era tutto meno che squisitamente bella. Chapter 5 : Capitolo 5 A Keith non bastava controllarla fisicamente, doveva controllarla anche emotivamente. Emily era evidentemente ancora terrorizzata da lui, aveva paura di avvicinarsi a qualcuno per paura del castigo. Chevalier trovava difficile dare la colpa a lei perché lasciava che questo accadesse, gli sembrava che la sua stessa specie l’avesse spinta a cercare protezione in chiunque potesse assicurargliela. C’era speranza. Presto le avrebbe detto che poteva facilmente difendersi da sola e allora, forse, il forte ascendente che Keith aveva su di lei si sarebbe incrinato. Poi, avrebbe affrontato la peggior paura di ogni mortale, essere gettata proprio in mezzo a una violenta guerra heku che poteva durare secoli, più a lungo del tempo che aveva lei, come mortale. Sentì una fitta di rimorso per il suo vero scopo: addestrare una nuova arma. Si stava ingannando da solo, però, se non vedeva il legame che si stava creando tra di loro. L’addestramento non sarebbe stato tutto lotta e tattica. Amava stare con lei, specialmente quando era da soli. Per ora aveva un compito da svolgere prima che Emily si svegliasse. Sgattaiolò via più piano che poteva e chiuse la porta dietro a sé, chiudendola a chiave dall’esterno. Non poteva lasciarla gironzolare per la casa mentre era occupato. Si destreggiò tra i corridoi labirintici e si fermò allo specchio che Emily aveva ispezionato. Vi mise sopra le mani e spinse forte, facendolo scorrere all’indietro su binari nascosti, poi scomparve dietro, e lo specchio tornò al suo posto. Chevalier fece i gradini tre alla volta, finché non atterrò in una camera buia come la pece: il pavimento in terra battuta e l’odore di muffa gli erano familiari. Non aveva bisogno di luci, in effetti con l’oscurità sarebbe stato più facile, era uno sfondo più naturale. Afferrò dal tavolo la bisaccia chiusa da un cordoncino e la aprì, lasciando cadere il mucchietto di ceneri. Estrasse uno stiletto dalle incisioni intricate dalla tasca, si punse il dito, lasciando cadere una singola goccia di sangue sulla cenere. Assunse immediatamente una posizione di difesa, pronto ad attaccare al minimo segno di problema. La cenere tremolò e cominciò a prendere forma. Un sibilo gli sfuggì dalle labbra quando la forma prese i contorni di un heku. Sembrava snello e alto, timoroso di quanto aveva attorno, ovviamente non completamente conscio di quello che gli era accaduto. “Dove sono?” Ringhiò. Girandosi verso Chevalier imitò il suo atteggiamento. “Mi chiamerai Signore, o tornerai cenere,” ordinò Chevalier a denti stretti. “Non ti chiamerò Signore finché non saprò chi sei e quali sono le tue intenzioni.” La voce dell’heku era acuta e diede su nervi a Chevalier. Con un movimento improvviso, fu alle sue spalle, le mani intorno al collo dell’uomo: “Vuol dire che sei pronto a tornare cenere?” Gli occhi dell’uomo era pieni di terrore. Capì improvvisamente di essere alla presenza di uno dei ‘vecchi’: “C’è stata un’incomprensione, Signore. Sono solo il suo umile servo.” Chevalier scoprì i denti, minaccioso, mentre tornava al suo posto di fronte all’heku: “Hai assalito una giovane donna…” “Sì, Signore, quella coi capelli rossi. Aveva un odore così delizioso,” Chevalier poteva sentire l’heku che riassaporava il sangue di Emily. Il ringhio arrivò dal fondo del suo petto: “Chi ti ha dato il permesso di infrangere le regole?” Il giovane heku balbettò: “N… n… nessuno, solamente non sono riuscito a fermarmi. Lei… lei era così vicina a me, la brezza ha afferrato i suoi capelli e l’aroma ha riempito l’aria.” Chevalier l’aveva in pugno: “Come ti chiami?” “Steven” “Quando sei stato trasformato?” “1958… Signore” “Ah, un giovane. Bene, tu mi aiuterai, Steven,” Chevalier indicò una gabbia nell’angolo della stanza: “Entra lì.” Steven sapeva di non potersi difendere, non poteva resistere alla forza di uno dei ‘vecchi’. Entrò nella gabbia e si mise immediatamente seduto sulla branda: “Ha intenzione di consegnarmi agli Anziani?” “No, ma penso che più tardi desidererai che l’abbia fatto.” Chevalier chiuse a chiave la porta della gabbia. Ricordava quando l’aveva fatto installare, la tecnologia e le lavorazioni necessarie per costruire una gabbia abbastanza forte da trattenere indefinitamente un heku erano appena state inventate. “In che cosa esattamente la dovrò aiutare, signore?” Chiese l’heku, timoroso. “Vedrai, e mi aspetto obbedienza completa. Farai quello che dico, quando lo dico. Non proverai nemmeno a respirare senza un mio ordine, capito?” Chevalier osservò le sue reazioni e fu contento della sua arrendevolezza. “Sì, Signore.” “Allora me ne vado, cerca di stare zitto, nessuno di può sentire se urli da quaggiù comunque… beh… nessuno tranne me,” sogghignò e salì le scale, lasciando il giovane heku solo al buio. Chevalier sentì i forti colpi a metà strada mentre attraversava la casa e affrettò il passo, sicuro che sarebbe stata furiosa con lui, una cosa che non trovava del tutto spiacevole. Appena si avvicinò la poté udire urlare: “Apri questa porta immediatamente, Chevalier! Hai detto che non ero un ostaggio!” Sbloccò la porta e lei cadde in avanti, come se la stesse spingendo. La afferrò gentilmente e la rimise in piedi. Sapeva quello che stava arrivando, ma decise di non reagire, per non ferire i suoi sentimenti. La sua mano destra lo schiaffeggiò forte sulla guancia. Anche se non aveva causato alcun dolore, si portò ugualmente la mano alla guancia, sperando che le facesse credere di aver ottenuto qualcosa. “Non mi chiuderai mai più a chiave da nessuna parte, capito?” Emily era furiosa e gli occhi le bruciavano di rabbia. Chevalier represse un sorriso quando Emily gli impartì quasi lo stesso avvertimento che lui aveva appena usato con il giovane heku di sotto: “Capisco, e mi scuso, ma non sono d’accordo con questi termini.” Le parole la fecero infuriare e gli occhi lo fulminarono: “Cosa?” “Faccio quello che è meglio per te… e se io ritengo che non sia nel tuo interesse andartene in giro senza scopo per la mia casa, allora farò quello che ritengo giusto, anche se richiede chiuderti a chiave in una stanza.” Il modo terra a terra in cui lo disse la fece arrossire di nuovo e gli occhi cominciarono a riempirsi di lacrime. “Emily, per favore, non piangere.” “Non sto piangendo, sono arrabbiata!” urlò Emily, e si tolse dalla guancia una lacrima che era sfuggita. “Calmati, per favore e vedrai che sarai contenta. Sono venuto a dirti perché sei qui.” Nonostante tutta la sua rabbia, la curiosità ebbe il sopravvento: “Davvero?” “Sì, vieni a sederti e parliamone.” Le fece segno di ritornare in camera. Tirò due sedie vicino al camino e afferrò una coperta da un ripiano in alto all’armadio. Emily si sedette e si rannicchiò sotto la coperta, con le mani intorno alle ginocchia, guardandolo: “Continua.” Lui la osservò, senza sapere esattamente come cominciare: “Gli heku ti hanno tormentato per tutta la vita.” “Sì, lo so, sembra che lo stiano ancora facendo.” La rabbia era ancora evidente nella sua voce. “Per favore, Emily, è molto importante che tu stia calma e non ti arrabbi.” “Troppo tardi, continua.” Chevalier sospirò: “Quando correvi a dire a Keith e Sam che eri stata aggredita, ricordi cosa succedeva immediatamente dopo che glielo avevi detto?” “Non so dove vuoi arrivare,” disse lei e sembrava che cercasse veramente di capire. “Eri arrabbiata?” “Ovvio.” “Svenivi? Perdevi la cognizione del tempo? Avevi un black out per un momento?” Lo guardò accigliata: “No, perché me lo chiedi?” Si tenne pronto a fermarla nell’istante in cui il suo viso avesse mostrato segni di tensione: “E se ti dicessi che Sam e Keith non hanno mai ucciso un Heku? Se ti dicessi… che non sono nemmeno remotamente in grado di farlo?” “Allora ti chiederei dove sono andati tutti. Non è che abbiano deciso tutti di andare a fare una passeggiata.” Le rispose con calma e lentamente: “Sei stata tu, Emily.” “Sono stata io?” Emily contrasse le labbra in una linea sottile. “Liberarsi dagli heku... lo facevi tu. Non era Sam, non era Keith.” Si chinò verso di lei. Emily fece un sorriso sghembo, insicuro: “Credevo che saresti stato serio.” “Sono serio, ed è molto importante che tu capisca e mi creda.” Cercò di fissarla negli occhi, ma lei si girò a guardare il fuoco. “Non sono abbastanza forte da ucciderli,” disse piano Emily. “Credo tu sia più forte di quello che credi.” “È Keith che li uccide,” Emily cercava di auto convincersi. “Lo fai tu, Emily, è un meccanismo naturale, istintivo, trasmesso dalle donne nella tua famiglia.” “Voi siete veloci, forti… non posso lottare con voi, è tanto e riesco ad aprire da sola la mia bottiglia di soda.” Ora sorrideva. Chevalier notò che non stava andando bene come aveva sperato, Emily era nella fase di rifiuto. “Quando ti arrabbi… no, quando diventi furiosa… con un heku che ha assaggiato il suo sangue, sei in grado di ridurlo in cenere in una questione di secondi. Credimi, è veloce ed estremamente doloroso.” “Ho cercato di farlo a te?” “Sì” “Allora perché non sei morto?” Alzò le sopracciglia. “Sei stata… interrotta.” Emily si girò per guardarlo in faccia: “Chevalier tutto questo è stupido. Non so perché tu lo stia dicendo. Ma è folle ed è una perdita di tempo per me.” “Cosa devo fare per provartelo? Tu non hai idea di quanto sia importante per te imparare a controllare questa cosa. C’è un deposito di carbone pieno di ceneri che prova quanto sia importante che tu impari a controllarti.” “Il deposito del carbone?” Si chinò più vicino a lei: “Sam e Keith scaricavano tutte le ceneri nel deposito del carbone, ceneri degli heku che avevi ucciso. C’erano…” Le sue parole di affievolirono. Emily sedeva rigida sulla sedia. Lo sguardo andava veloce avanti e indietro sul pavimento davanti a lei. Dalla sua espressione si capiva che stava ricordando gli episodi, un sacco di episodi. Chevalier decise di permettere che i suoi ricordi seguissero il loro corso, con la speranza che le dessero la prova di quello che cercava di dirle. “Fuori,” mormorò lei, continuando a guardare il pavimento. “Emily” “Ho detto fuori.” La guardò per un momento, indeciso. Non gli piaceva lasciarla proprio quando si stava rendendo conto che le sue capacità la rendevano un’assassina. Avrebbe potuto alleviare il dolore, se lei glielo avesse permesso, però capiva il suo bisogno di stare da sola, a soffrire con i propri pensieri, senza un pubblico. Chevalier allungò la mano e le toccò lievemente la mano: “Emily.” Emily strappò via la mano, come punta: “Non toccarmi, vai via e basta.” Chevalier annuì silenziosamente e uscì dalla stanza, troppo veloce perché lo vedesse muoversi. Chiuse la porta piano dietro di sé e si sedette in anticamera dalla parte opposta alla porta, fissandola. Qualche minuto dopo, udì il click della porta che si chiudeva. Questo gesto non lo divertiva più. L’oscurità scese sulla casa; dalla camera non usciva nessun rumore. Lasciò l’entrata per un po’ per preparare del cibo. Chevalier bussò piano alla porta: “Emily, per favore, mangia. Metto il piatto fuori dalla tua porta e me ne vado.” Si sedette sulla sedia a controllare la sua porta, sapendo che avrebbe avuto il tempo di scomparire se lei decideva di aprire la porta, ma sapendo già che non l’avrebbe fatto. Il tempo passò lentamente mentre la notte finiva e la casa veniva nuovamente inondata di luce. Da Emily non proveniva ancora alcun suono. Chevalier si chiese se doveva andare a controllarla. Non aveva mai permesso a una semplice serratura di tenerlo fuori da un qualsiasi luogo, ma c’era un desiderio implicito di privacy nel loro uso. Decise di aspettare fuori; se non l’avesse sentita prima del tramonto, sarebbe stato obbligato a rompere il suo isolamento. Preparò un nuovo piatto di cibo, guardando il sole che tramontava dietro le Montagne Rocciose. Era tempo di intervenire. “Emily, sto entrando.” Attese di vedere se avrebbe risposto. Quando non sentì nessun rumore venire da dentro, spinse contro la porta, sbloccandola facilmente. Il suono del legno che si rompeva echeggiò nella casa silenziosa. Chevalier si raggelò mentre ispezionava la stanza, era vuota. Andò velocemente verso la porta del bagno, e finalmente la vide, mentre oltrepassava il letto. Era in un angolo della stanza, sul pavimento, rannicchiata. Le braccia erano avvolte strettamente intorno alle ginocchia e la faccia era sepolta tra le braccia. Era così immobile che dovette avvicinarsi persino per vederla respirare. Si accucciò vicino a lei: “Emily?” Lei non rispose. Allungò la mano e le toccò delicatamente un braccio. Lei sobbalzò leggermente e allontanò da lui il braccio gelato. Chevalier parlò con voce ancora più tenera: “Emily?” Emily respirò a fondo e, quando parlò, la sua voce era stanca e tesa: “Cosa vuoi?” “Aiutarti.” Era tutto quello che era riuscito pensare. “Mi sembra che dovresti star lontano da me,” pronunciò le parole con disgusto. “Sono al sicuro con te.” Lei rischiò un’occhiata; aveva gli occhi rossi e gonfi: “Perché lo credi?” Chevalier fece un mezzo sorriso: “Tu attacchi solo quelli che hanno bevuto recentemente il suo sangue, credo… anche se è solo una teoria.” Rimise la faccia tra le braccia: “Perché io?” Chevalier le toccò il piede e notò che era gelido. Capì che era rimasta seduta sotto la finestra tutta la notte, lontana dal calore del fuoco: “Vieni a sederti vicino al fuoco e te lo dirò.” Lei non si mosse: “Dimmelo qui.” “Stai gelando e deve farti male dappertutto. Non voglio prenderti in braccio e spostarti, ma se non ti muovi lo farò.” La sua voce era sempre morbida come la seta e tranquillizzante. “Non toccarmi,” gli sibilò contro. “Bene.” Si alzò per prendere una coperta e gliela avvolse attorno. “Staremo seduti qui.” Durante l’ora seguente, Chevalier ripercorse la storia della famiglia Winchester, delle stragi di heku, e la storia dei suoi antenati fino a sua madre. Non era ancora pronto a raccontare a Emily come era morta sua madre o come lei stessa fosse il frutto di un vile attacco heku. Capiva dalla tensione del suo corpo che credeva alla storia e che si odiava sempre di più per quello che aveva fatto. Sospirò: “Dimmi a cosa stai pensando, per favore.” Emily non si mosse. Chevalier si appoggiò contro il muro e attese. Era stupito della sua determinazione. Sapeva che per i mortali era difficile rimanere immobili per troppo tempo, ma lei non muoveva un muscolo. Pensò a diverse opzioni: poteva spostarla a forza più vicino al fuoco, poteva lasciarla stare, o poteva sedere lì e aspettare. All’alba, sentì che anche la sua pazienza secolare stava esaurendosi: guardarla stare immobile per tutta la notte lo faceva star male. “Basta, Emily, ora ti sposto,” disse, poi si alzò e la sollevò dal pavimento prima che potesse protestare. Era tesa e silenziosa mentre la portava verso il letto. La appoggiò sul letto e lei si rannicchiò su un lato, lontano da lui. La coprì con una trapunta di piuma e andò ad attizzare il fuoco. “So cosa stai pensando,” disse e si girò a guardarla mentre il viso di lei spariva nel cuscino. “Non sei un killer senza pietà.” Il suo corpo si agitò sotto le coperte. “Ci sono regole, sai, regole heku. Queste regole governano le nostre azioni e infrangerle significa la morte.” Quando vide che non reagiva continuò: “Una delle regole, quella che io considero la più importante, riguarda il non nutrirsi senza consenso. Farlo, equivale a un tradimento violento ma anche intimo. Dato che non hai mai dato il tuo consenso a un heku, era tuo diritto difenderti. Non è colpa tua se la tua difesa è letale.” Emily rabbrividì alle sue parole. “Volevo sottolineare però che… tecnicamente, tu non hai ucciso nessuno di loro. Essere trasformati in cenere non mette fine alla vita di un heku. È solamente una stasi temporanea lontano dal normale.” Emily si sedette diritta: “Non sono morti?” Lui si costrinse a sorridere: “Tecnicamente, no.” “Tecnicamente?” “Alcuni ci considerano già morti, anche se io lo trovo insultante. Quello che gli fai è forzarli in uno stato di coscienza che trascende il corpo. È un bene per loro, possono riflettere su quello che hanno fatto, e forse gli permetterà di rivalutare la loro linea di condotta.” “Tecnicamente… ” “Quello che hai fatto era autodifesa, punto. Personalmente penso che se lo siano meritato.” “Tu incluso?” A quelle parole, fece una smorfia: “Quello è stato beh… un caso sfortunato. Hai un sangue così dolce… ” Inalò a fondo, il solo ricordo del sapore faceva sì che la sete lottasse per risalire in superficie: “E’ difficile resistere.” Emily si coprì istintivamente il collo con la mano: “Non mi hai mai detto perché questo è così importante per te. Perché il posto isolato… la segretezza, non so nemmeno perché sono qui.” Scelse le parole attentamente: “Voglio aiutarti a controllare il tuo talento.” Con voce debole: “Può essere controllato?” “Non lo so,” le disse onestamente. “Sei in pericolo con me attorno, perché lo fai?” In un attimo, fu seduto sul letto vicino a lei: “Perché mi importa di te.” “Ti importa abbastanza di me da riportarmi al ranch e andartene?” Si girò verso di lui speranzosa. “Non ti abbandonerò. Non lascerò che gli assalti continuino. Una volta o l’altra qualcuno potrebbe notarlo e decidere che sei un rischio.” “Qualcuno?” Era seduta dritta, ora, concentrata sulle sue parole. “Tu capisci che rappresenti un certo rischio per la comunità Heku nel suo insieme. Alcuni potrebbero non prenderla alla leggera. Se potrai far vedere che sei in grado di controllare le tue capacità, non sarai più una minaccia.” Agganciò il suo sguardo, cercando di tranquillizzarla. “E se non ci riesco?” “Ci penseremo quando ci arriveremo.” “Come farai ad aiutarmi? Cosa succederà se mi rivolterò contro di te?” Si allontanò da lui, intimorita. Chevalier sorrise: “Non ti morderò, Emily, e quindi non rappresenterò un rischio. Però hai ragione, abbiamo bisogno di qualcuno su cui tu possa concentrare l’attenzione.” Si irrigidì: “Allora non siamo soli in questa casa?” Chevalier scosse la testa: “No, non più.” “Chi è?” La osservò attentamente per cogliere le sue reazioni: “L’ho riportato in vita. È qualcosa che alcuni di noi possono fare. È uno di quelli che tu … beh…” “Uno che ho… incenerito.” Annuì, cercando di non sorridere al termine usato. “Spero che il tuo sangue scorra ancora in lui, ti darebbe l’opportunità di addestrare le tue capacità senza che debba bere di nuovo.” Fece una smorfia: “Non so nemmeno dove cominciare.” “Penso che cominceremo con le presentazioni.” Emily fece un sorrisetto stentato: “Lo fai sembrare un appuntamento.” “Promettimi che mi aspetterai qui e non andrai in giro. Vado a prenderlo.” “Ora?!” Emily fece per scendere dal letto. “È ok, posso controllarlo. Non sarai in pericolo.” Le mise le braccia intorno alla vita, impedendole di andarsene: “Siediti per favore.” Emily strinse i pugni. “Promettimi che aspetterai qui.” Emily annuì, con i tendini del collo che sporgevano. Si guardò intorno nella camera dopo che se ne fu andato, sembrava tutto così surreale. La mente era piena delle immagini dei suoi assalitori. Faticava a respirare, e il cuore minacciava di fermarsi in petto. Sobbalzò quando li udì dietro di sé, era stato troppo veloce, si aspettava di avere un po’ di tempo da sola. “Steven, questa è Emily.” Emily si girò lentamente a guardarli. Chevalier era acquattato in posizione difensiva. Si mise tra Emily e Steven, guardando attentamente l’heku, con la schiena verso di lei. Steven barcollò. Riconosceva la ragazza e inalò a fondo, salivando al suo aroma. Si piegò leggermente sulle ginocchia, con gli occhi fissi sul suo collo. Il ringhio profondo di Chevalier lo fermò e si raddrizzò di nuovo, con gli occhi che la guardavano intenti. “È bello incontrarti, Emily,” disse Steven cortesemente, ma il suo tono era teso e forzato. Si leccò lentamente le labbra. Emily deglutì a vuoto e fece un passo indietro. “Ecco quello che faremo,” disse Chevalier, sempre osservando Steven. “Concentrati su di lui, Emily, vedi se riesci a trovare la rabbia che una volta provavi per lui.” Lei osservò Steven, senza guardarlo negli occhi. Cominciò a sudare leggermente, con la paura che le cresceva dentro. “Emily, respira,” le ricordò Chevalier. Lei non si era resa nemmeno conto di trattenere il fiato. Tenendosi al comodino, guardò di nuovo Steven. Studiò la sua faccia, gli occhi duri e la fame sul suo viso. I muscoli di Chevalier si tesero e saltò proprio mentre Steven balzava verso Emily. Steven aveva i denti scoperti e un ringhio usciva dal suo petto. L’immagine sfuocata della loro lotta si mescolava agli ansiti e al rumore delle ossa che si rompevano. Emily corse verso il bagno e chiuse la porta, rannicchiandosi in un angolo. Chevalier avvolse le braccia intorno al petto del giovane Heku, bloccandolo. Con un movimento rapido gli afferrò la testa e la torse, rompendogli il collo. L’heku ferito cadde a terra e il suo corpo cominciò velocemente a guarire, dando a Chevalier un momento per riprendere il controllo. Era in piedi sopra di lui, infuriato per l’attacco. “Non sai con chi hai a che fare, e non te lo dirò di nuovo… non pensare mai, mai più di poterla toccare!” Steven riuscì a sedersi, ancora con il collo a uno strano angolo: “Ha un così buon profumo,” e inalò forte, assaporando l’aroma che pervadeva la stanza. Il piede di Chevalier lo colpì alla mascella, fracassandola e rimandandolo sul pavimento: “Fallo di nuovo, provaci.” “Come fa?” Chiese Steven, mentre la mascella guariva in fretta: “Come fa a restarle attorno con l’odore del suo sangue così vicino a lei?” Chevalier gli si inginocchiò di fianco: “Controllo, ragazzo… qualcosa che ti conviene imparare presto.” Steven spalancò gli occhi. Si afferrò il petto e diede un urlo inumano, gutturale. Il suo corpo si torceva in agonia sul pavimento mentre cercava di fermare il tormento. Chevalier corse a tutta velocità contro la porta della stanza da bagno, mandando le schegge sul pavimento. Emily era rannicchiata nell’angolo, gli occhi vacui e immobili. Le toccò il volto. “Emily, basta.” Il suo tono era deciso. Lei trasalì al suono della sua voce, e gli occhi si posarono su di lui. Stava tremando, la paura l’aveva sopraffatta. Gli urli dalla camera da letto cessarono bruscamente. Chevalier sussurrò piano: “È ok, Emily… va tutto bene.” “Era tutto così silenzioso… ho pensato…lui…” “Emily.” “Ho pensato che ti avesse ucciso,” disse, con gli occhi che si riempivano di lacrime. “Assolutamente impossibile. Ti sei comportata bene, Bambina, sono veramente orgoglioso di te.” Era confusa. “Stai qui. Vado a prendermi cura di Steven.” Si rialzò ma si fermò quando sentì le mani di Emily chiudersi sulla sua caviglia. “Per favore non andare.” “Non ci metterò molto, è ok, sarà troppo fuori combattimento per resistermi.” Chevalier si ritrasse gentilmente dalla sua presa. Emily osservava la porta, aspettando che Steven venisse a prenderla. La testa cominciò a pulsarle per la tensione, ci stava mettendo troppo. Un rumore nella camera adiacente le fece mancare un battito, e si preparò a sostenere un attacco. Quando Chevalier entrò, Emily nascose il volto tra le mani e lottò per ricacciare indietro le lacrime Chevalier si sedette sul pavimento vicino a lei e la osservò per un momento: “Te la sei cavata molto bene.” “Non ho fatto nient’altro che nascondermi qui,” Disse a bassa voce da dietro le mani. “No, Emily, ti sei difesa… hai fatto esattamente quello che stavamo aspettando.” Emily rischiò un’occhiata: “Non ho fatto niente.” Chevalier sospirò, domandandosi come poteva controllare qualcosa che non ricordava di aver fatto. Le cose procedettero lentamente. Emily non sembrava in grado di controllare nessuna delle sue capacità e non era stata in grado di usarle su Steven dopo il primo giorno. Le ore divennero giorni e queste settimane. Chevalier impose uno stop, ordinando un giorno di riposo per tutti. La tensione in casa era diventata insostenibile e gli animi di stavano surriscaldando. Chevalier era irritato da quanto Steven bramasse il sangue di Emily, come la guardasse e volesse toccarla. Dopo un po’ Steven cominciò a reprimere le sue sensazioni, nascondendole al ‘vecchio’ e a Emily. Anche il fatto che Chevalier non avesse placato la sete per quattro settimane non aiutava a rendere più tranquilla l’atmosfera. Si trovava a guardare da vicino il collo di Emily con la gola che bruciava a ogni battito. Chevalier aveva un altro motivo per sospendere per un giorno. Doveva ritornare alla civiltà per calmare la sete. Con Steven in gabbia e Emily a poltrire in biblioteca, la salutò, scomparve e riapparve immediatamente dopo sul gatto delle nevi. Guardando la casa sparire tra gli alberi, sentì una fitta di senso di colpa. Per la prima volta pensò che forse stava combattendo una battaglia persa, e che stava sottoponendo sia Emily sia Steven a un tormento inutile. Sapeva che Ulrich avrebbe inviato i suoi Heku a cercarli in tutto il mondo. Non sarebbe passato molto tempo prima che qualcuno di loro localizzasse la sua casa. Poteva prendersi cura di parecchi di loro contemporaneamente, ma, alla fine, Ulrich sarebbe arrivato e avrebbe portato con sé i suoi tirapiedi. Avrebbe portato via Emily. Chevalier non aveva dubbi che, dopo, non l’avrebbe più vista per quanto tentasse e per quanto la cercasse. Entrò con l’auto nella cittadina nascosta nelle montagne e vide che era fortunato. Un Suv pieno di turisti californiani stava gironzolando, facendo foto e guardando il terreno in cerca di rocce colorate. Una donna più anziana si allontanò dagli altri, era diretta verso un gruppo di alberi con la macchina fotografica che le pendeva dal polso. Chevalier la aspettò e si saziò in pochi minuti. La guardò fisso negli occhi e le parlò sottovoce di zanzare e api. Lei ritornò al suo gruppo, tenendosi il polso, senza sapere cosa le era appena successo. Era stato via solo poco più di 4 ore quando rimise il gatto nelle nevi in garage. Ascoltò la quiete della casa, non sentiva passi e pensò che Emily fosse ancora immersa nel suo libro, accoccolata sul divano imbottito della biblioteca. Sentiva Steven nella stanza di terra, che chiamava, lamentandosi della sua sete. Chevalier entrò nella biblioteca, ma era vuota. Inalò profondamente, l’odore di lei era leggero nella stanza, se n’era andata da un po’. Più si avvicinava alla camera più il suo aroma diventava forte. Sembrava stranamente più potente del solito, come intensificato. Il motivo divenne chiaro quando si avvicinò alla camera e sentì l’umidità nell’aria e il rumore dei getti nella vasca. Esitò un attimo, una parte di lui desiderava andarsene e lasciarle la sua privacy, un’altra parte desiderava vederla e avvicinarsi al profumo del suo sangue. Vinse quest’ultima e entrò adagio in bagno. Emily era stesa nella vasca idromassaggio. Le bollicine ricadevano di lato, profumate di fragole fresche. Aveva gli occhi chiusi e il respiro era profondo e ritmico, si era addormentata. C’era un libro aperto di fianco alla vasca; gli diede un’occhiata veloce: stava leggendo Anna Karenina. Vide l’ironia della scelta e sorrise. Mentre sedeva tranquillo sul bordo della vasca, ricordò le somiglianze con la prima volta che l’aveva vista. La osservò, le bollicine si muovevano lentamente con i getti, lasciando piccole finestre nell’acqua. Prima una breve visione delle sue cosce lattee, poi un flash dei morbidi seni, che si alzavano e si abbassavano con il respiro. Era ipnotizzato dalle immagini, dalle visioni troppo brevi che poteva cogliere prima che le bollicine le nascondessero. I suoi occhi indugiarono a lungo dopo che le oltraggiose bollicine avevano oscurato la vista dei contorni tonici del suo basso ventre. Uscì dalla trance quando lei si svegliò di colpo: “Chevalier” ansimò, afferrando un asciugamano appeso di lato alla vasca e tirandolo nell’acqua. Chevalier sorrise quando il rossore le salì velocemente alle guance: “Sì?” Emily doveva lottare con l’asciugamano per coprirsi. I getti rendevano impossibile tenerlo dove voleva: “Vai fuori!” Chevalier si alzò e la guardò lottare con l’asciugamano: “Perché dovrei, quando la vista è molto meglio qui?” Emily restò senza fiato e si alzò, decidendo che l’asciugamano l’avrebbe coperta meglio se restava fuori dai getti. Tenne l’asciugamano attentamente premuto davanti, ma fece una smorfia quando notò gli occhi di lui percorrere le cosce sode fino alla vita esposta, seguendo le sue curve delicate fino al collo per poi fermarsi sui suoi occhi. Il viso le bruciava di imbarazzo e il rossore aumentava. “Davvero non dovresti arrivare dalle persone di soppiatto,” disse, cercando di pensare a come uscire dalla vasca senza esporsi di più. Chevalier fece un ampio sorriso, godendosi il suo impaccio. “Non è stato difficile, eri addormentata.” “Girati, devo uscire.” “No” “Cosa?” Emily cominciò ad agitarsi. “Ho detto no,” il sorriso si fece più ampio. “Co… cosa… perché no? Si avvicinò a lei: “Perché invece non entro anch’io?” Cominciò a sbottonarsi la camicia, esponendo la muscolatura scolpita. “No!” gridò lei, mettendogli una mano suo petto e spingendolo via da sé. Sentire le mani su di lui gli mandò una scossa per tutto il corpo. Lei lasciò indugiare un attimo la mano sul petto di lui, ma poi la ritirò bruscamente. Prima che potesse protestare di nuovo, si era tolto i pantaloni ed era entrato nell’acqua schiumosa. Emily lanciò un’occhiata veloce alla sua forma perfetta e distolse gli occhi. “Cosa stai facendo?” Gli chiese precipitosamente, sempre evitando di guardarlo. “Te l’ho detto, faccio un bagno.” Allungò la mano e la passò lentamente lungo la gamba di lei, godendosi la pelle d’oca che nasceva al suo tocco: “Siediti.” “Io… uhm… penso di aver finito in effetti. Per… perché non ti godi… il tuo bagno e io ti lascerò… ehm solo.” Fissava il muro, usando tutta la sua volontà per evitare di guardare il suo corpo perfetto. “Come vuoi,” disse Chevalier, con la punta delle dita che tracciavano una linea invisibile sul suo fianco. La pelle era morbida sotto il suo tocco. Emily strinse più forte l’asciugamano, mentre tutto il suo corpo si irrigidiva. Dalle labbra le sfuggì un suono spaventato, la paura stava vincendo: “Per favore,” sussurrò: “Non guardarmi.” In un attimo era fuori dalla vasca e correva attraverso la porta, sbattendola. Chevalier sospirò e raccolse il libro, leggendo a voce alta la prima riga che vide: “Non poteva sbagliarsi. Non c’erano altri occhi come quelli al mondo. Per lui c’era solo una creatura al mondo che potesse racchiudere in sé tutto lo splendore e il significato della vita.” Sorrise, si rilassò tra i getti d’acqua, e chiuse gli occhi. *** La stanza era vuota quando Chevalier emerse, completamente vestito e pronto ad affrontare le conseguenze delle sue azioni. Per alcune cose, si disse, valeva la pena di rischiare Non poteva evitare di sorridere mentre seguiva il suo profumo nell’entrata. Non era difficile da trovare, l’acqua calda aveva intensificato l’aroma dolce che solo lei aveva. Stette sulla porta della cucina, osservandola mentre cercava qualcosa negli armadietti. Sembrò aver visto quello che voleva, sul ripiano più in alto, e prima che Chevalier potesse capire cosa stava facendo, si era arrampicata sul ripiano ed stava sulle punte dei piedi, cercando l’articolo irraggiungibile. Quando le mise le mani in vita per tenerla ferma, Emily diede un piccolo grido e cadde all’indietro. Con i suoi riflessi veloci Chevalier la trattenne mentre cadeva e la appoggiò con delicatezza contro il suo corpo. “Non farlo più!” Gridò Emily, colpendolo sul petto. “Smetterò di farlo, quando tu smetterai di cercare di ucciderti.” Esitò e poi la depose dolcemente sul pavimento. Si scostò da lui, con una bottiglietta in mano. Aggiunse il suo contenuto a una pentola che bolliva sul fuoco e abbassò il gas prima di girarsi verso di lui: “Non è sicuro arrivare di soppiatto alle spalle delle persone, Chev.” Si ripeté mentalmente le sue parole, nessuno lo aveva mai chiamato Chev, “Ehm, bene, preferiresti che mi mettessi dei campanelli?” “Sì, quello aiuterebbe.” Si girò verso la pentola in ebollizione e cominciò a mescolare. Chevalier si avvicinò a lei e premette il corpo contro la sua schiena. Le scostò gentilmente i capelli dal volto prima di avvolgerle le braccia intorno alla vita: “Cosa stai facendo?” Lei non rispose, ma si appoggiò indietro contro la sua spalla. Chevalier vide che aveva gli occhi chiusi, era ancora calda dal bagno e il suo profumo gli colmava i sensi mentre premeva le labbra contro i suoi capelli. Questa volta era pronto quando si irrigidì, e non la lasciò andare. Emily rialzò la testa e afferrò il cucchiaio, ricominciando a mescolare. “Perché lo fai?” le chiese. “Faccio cosa?” “Allontanarti da me, è piuttosto seccante,” Chevalier parlava delicatamente al suo orecchio. “Non so cosa vuoi dire.” Chevalier la lasciò andare quando si girò per prendere una ciotola. “Ovvio che non lo sai,” meditò lui. Emily riempì la ciotola con lo stufato fumante e si sedette al bancone per mangiare. Chevalier la osservava e notò che arrossiva sempre di più, ovviamente consapevole del suo sguardo. “Perché lo fai?” chiese lei, senza alzare lo sguardo. “Faccio cosa?” “Osservarmi.” Questa volta alzò l’intenso sguardo verde verso di lui con fare d’accusa. “Mi piace quello che vedo.” Emily fece una smorfia e continuò a mangiare in silenzio. Una volta pulita la cucina, si diresse verso lo spazioso soggiorno con i divani situati davanti alle enormi finestre che guardavano sulle maestose Montagne Rocciose. Si sedette in mezzo a un divano, si tirò sopra una coperta e guardò fuori dalla finestra, tirandosi le ginocchia contro il petto. Chevalier si mise dietro al divano: “Non smetterò.” “Smettere che cosa?” Gli chiese Emily senza distogliere gli occhi dagli alberi coperti di neve. “Di guardarti e apprezzare quello che vedo.” Lei sospirò: “Forse se guardi abbastanza a lungo, troverai qualcos’altro.” “Ne dubito.” “Forse se guardi abbastanza a lungo troverai la verità,” mormorò, tanto piano che dovette sforzarsi per sentirla. Le andò di fianco e le prese la mano nonostante le sue proteste. Sedettero in silenzio, guardando il sole che scivolava dietro le Rockies e spariva, lasciando la neve a scintillare alla luce della luna. Emily si addormentò poco dopo il crepuscolo, così la sollevò adagio e la tenne in braccio, sapendo che non glielo avrebbe permesso se fosse stata sveglia. Voleva raggiungere la sua mente e toglierle i dubbi, il disgusto di sé, tutto quello che le era stato inculcato per controllarla. Si concentrò sul suono ritmico del suo respiro, per bloccare la rabbia che lo invadeva ogni volta che vedeva cosa le aveva fatto Keith. Gli venne un pensiero improvviso. Per meschino che potesse sembrare, si chiese se non fosse quella la chiave per arrivare alle sue capacità. Forse si sbagliava, forse non era il sangue nell’heku che le permetteva di trasformarlo in cenere, forse tutto quello che le serviva era il movente. Se la sua paura più grande era l’intimità, forse era quello che serviva, un’intimità forzata. La sua coscienza si ribellava, era sbagliato e odioso, ma le possibilità erano infinite. La depose velocemente sul letto e la coprì con la trapunta di piuma, poi andò giù a prendere Steven. Il buio lo confortò. Steven gli lanciò uno sguardo minaccioso dalla sua piccola gabbia. Chevalier normalmente lo avrebbe rimproverato per quel comportamento, ma quella sera aveva bisogno che Steven si concentrasse su una sola cosa. Aprì la porta: “Esci, ho qualcosa da farti fare.” Steven uscì cautamente dalla gabbia e si inginocchiò davanti a Chevalier: “Che cosa, Padrone?” Chevalier ricacciò indietro il disgusto per quello che stava facendo. Si sforzò di ricordare che alla fin fine era per il suo bene: “Stasera… ti lascerò toccare Emily.” Gli occhi di Steven si illuminarono: “Grazie, Padrone, grazie.” Chevalier fissò il suo giovane schiavo: “Farai esattamente come dico io, niente di più, niente di meno. Non ci saranno improvvisazione e non, ripeto non… la morderai.” La delusione era evidente sul volto di Steven: “Niente morsi?” “Nessuno” “Allora, Padrone, cosa farò?” Chevalier represse il senso di repulsione che sentiva per le proprie azioni. Fece un profondo respiro e cominciò: “Il tuo scopo è di… avvicinarti a lei, cercare di baciarla, anche se si difende, accarezzare la sua pelle e…” Fece una pausa, non riusciva a dirlo. “E cosa, Signore? Devo cercare di….” Esitò, ricordando quanto era protettivo Chevalier nei confronti di questa ragazza. “Sì.” Steven sembrava insicuro, la fronte aggrottata: “Qualunque cosa voglia, Signore.” Rimase in ginocchio. “Ti fermerai quando lo dirò io, però, senza esitazioni,” sibilò Chevalier a denti stretti. Chevalier si bilanciò sui talloni, il fiero, personale disgusto non completamente nascosto dietro la sua maschera controllata, “Fallo ora.” Chiuse gli occhi contro l’immagine che stava formandosi. Steven si alzò e si diresse verso la porta, troppo veloce, troppo eccitato, e questo fece infuriare Chevalier. Se quella sera non avesse funzionato, Chevalier decise che si sarebbe liberato con le sue mani di questa disgustosa creatura. Seguì Steven. Si fermarono entrambi fuori dalla porta, il respiro di Emily era profondo e rilassato, stava ancora dormendo. Steven lanciò uno sguardo a Chevalier, che annuì, poi entrò. Osservò per un momento Emily, passandosi la lingua sulle labbra al pensiero di quello che avrebbe fatto a questa creatura fragile e bella. Emily si agitò un po’ quando una mano sconosciuta toccò il suo fianco e cominciò a salire. Gli occhi di Steven lasciarono Chevalier e ammirò il viso pacifico di Emily mentre la mano le accarezzava il seno. Erano anni che non sentiva la morbidezza di una donna. Emily spalanco gli occhi, in preda al panico e si gettò in avanti per sedersi, ma l’altra mano di Steven era sul suo collo, e la bloccava sul letto. La mano cominciò a scendere sul suo petto, girando lentamente intorno all’ombelico e scivolando oltre l’orlo delle mutandine. Una rabbia intensa la invase, la sua furia era molto di più di quanto Chevalier la pensasse capace. Gli occhi si concentrarono con sicurezza su Steven, che si ritrasse di colpo e cadde a terra, torcendosi in un dolore smisurato. I suoi urli risuonarono per tutta la casa mentre lei si spostava per guardarlo oltre la sponda del letto. Quando gli occhi di Emily incontrarono quelli dell’heku gli urli aumentarono di intensità finché non ci fu altro che silenzio. Emily respirava rapidamente quando si inginocchiò sul letto, fissando il mucchietto di cenere su pavimento. Chevalier sembrò apparire, all’istante, vicino alla pila di cenere, con un grande sorriso sul viso: “ Emily, ce l’hai fatta.” Aveva gli occhi spalancati: “Lui… lui stava…” Chevalier fece cenno di sì. Si girò a guardalo con gli occhi gelidi: “Lo sapevi?” “Non gli avrei permesso di andare oltre, te le giuro… avevo bisogno che sentissi rabbia vera.” La voce era tenera. “Gliel’hai fatto fare tu?” gli chiese duramente. “Era tutto pienamente sotto controllo.” Emily era arrabbiata e tirò la trapunta per coprirsi. “Perdonami, Emily, te lo giuro, non sarebbe andato oltre.” Gli occhi erano dolci e affettuosi. La faccia di lei era un misto di orrore e sollievo: “Ho sentito che….” Le sorrise: “Puoi farlo di nuovo? “Ti stai offrendo?” Era talmente contenta di se stessa che le venne naturale scherzare. La afferrò tirandola giù dal letto e la strinse in un abbraccio: “Ora possiamo andare, Emily. Possiamo tornare.” Lei avvolse le braccia strettamente intorno a lui: “Posso tornare al ranch!” La scostò per poterla guardare negli occhi: “Non il ranch, casa mia, il mio Clan.” L’espressione estatica scomparve dal suo volto; “Cosa significa, il tuo Clan?” La mise giù: “Tu appartieni al mio mondo.” “No, io appartengo al ranch.” Gli disse Emily, a muso duro. “Non è sicuro… ” Emily lo interruppe: “Apparentemente sono in grado di proteggermi. Non è quello a cui tendeva tutta questa storia? Controllare la mia capacità di incenerire uno di voi?” Annuì ma scrollò le spalle: “Sì… principalmente, ma non puoi vivere nel tuo mondo, le cose diventeranno troppo pericolose. Appartieni al mio mondo, con la mia gente.” “È così, allora, vero? Giusto un altro stratagemma per farmi entrare nel tuo Clan. Sei proprio come gli altri.” “Non è così, Emily.” “No, vero? Quindi non ha programmato dall’inizio di farmi unire ai tuoi tirapiedi adoranti? Non volevi che incenerissi i tuoi seguaci… non avresti fatto una bella figura, così prima dovevi insegnarmi a controllarmi.” Più si arrabbiava più parlava in fretta. “A me importa di te; ti voglio con me.” “Ah, bene, me e quante altre, Chev? Dimmi quanti delle tue seguaci hai convinto a entrare nel tuo letto?” Era imbarazzante come lei vedesse chiaramente alcune cose: “Tu sei diversa.” “Sì, è vero, posso ucciderti e questo mi rende piuttosto diversa. Non starò a guardarti mentre mi esibisci in giro per Il tuo Clan. Non starò a guardare mentre migliaia di femmine heku pendono dalle tue labbra, andando in deliquio per te.” Mimò una teenager innamorata: “Oh, Chevalier, come sei grande e forte, come sono aguzzi i tuoi canini.” Gli occhi di Chevalier si scurirono: “Attenta a quello che dici, Emily.” “Non starò attenta a quello che dico. È un pezzo che te lo meriti!” Raddrizzò le spalle, senza mostrare paura. “Il mio Clan è la mia famiglia. Noi ci proteggiamo e ci curiamo l’un l’altro. Non c’è modo che tu ne capisca la natura complessa,” le disse Chevalier, con gli occhi che diventavano due fessure. “Questa somiglia sorprendentemente alla famiglia Manson, fate orge di gruppo per passare le giornate o preferite fottervi individualmente?” gli chiese mentre lui faceva un passo verso di lei, con la rabbia che vinceva contro la volontà di controllarsi. “È quello che stavi facendo? Cercare di portarmi a letto per qualche tipo di iniziazione?” “Emily,” il suo nome uscì in un sibilo. “Non dire Emily! Cosa ti irrita di più, il fatto che so cosa sta succedendo o il fatto di non avermi portato a letto prima di perdere colpi?” Chevalier perse il controllo. Sbatté contro di lei, inchiodandola al muro con una mano alla gola, con i piedi che non toccavano più il pavimento: “Terrai a freno la lingua vicino a me e non mostrerai altro che rispetto per il mio Clan, mi capisci?” La sua voce era cambiata, era rauca e gutturale. Emily cercò di afferrare la mano intorno alla gola, graffiandolo con le unghie, cercando di allentare la stretta. La consapevolezza di quello che stava facendo colpì Chevalier come una tonnellata di mattoni. Levò la mano dal suo collo, e lei cadde sul pavimento sulle ginocchia, annaspando per respirare. Chevalier uscì dalla stanza in un attimo e chiuse la porta a chiave dall’esterno. Emily udì un forte fracasso quando lui gettò un oggetto pesante contro il muro gridando per la rabbia. Dopo alcuni minuti, Emily si tirò in piedi e andò in bagno con passo malfermo. Si scrutò nello specchio, studiandosi il collo. Si stavano formando dei lividi, con il profilo delle sue dita. Si girò e cadde sul pavimento, singhiozzando e tremando forte. Chapter 6 : Capitolo 6 Poco prima dell’alba Emily sentì la porta d’ingresso aprirsi, ma non si mosse dalla sua posizione sul pavimento del bagno. Vedeva Chevalier in camera, mentre prendeva poche cose dal cassettone e le gettava in una borsa. Si trovò a desiderare di infliggergli un po’ di dolore, una piccola bruciatura non sarebbe stata male. Il suo talento la confortava mentre lo guardava darsi da fare nella stanza. Quando Chevalier apparve sulla soglia del bagno, gli occhi erano dolci e gentili: “Ce ne andiamo.” Gettò dei vestiti sul ripiano e chiuse la porta dietro di lei. Emily si vestì rapidamente, senza preoccuparsi di lamentarsi dell’abitino rosa che le aveva gettato. Si passò velocemente una spazzola tra i capelli, ignorando quando li tirava dolorosamente incontrando un nodo. Lasciò i capelli sciolti e uscì dal bagno, Chevalier era seduto sul letto. “Mi ero sbagliato, non appartieni al mio mondo. Capacità o no, il mio mondo non è sicuro per te.” Emily non sapeva cosa dire, quindi rimase ferma a guardarlo. Alla fine lui riuscì a guardarla, ed ebbe un moto di raccapriccio quando vide il livido violaceo che risaltava sulla sua pelle bianca. Si alzò: “Ti ho fatto molto male?” La mano le salì a coprire la gola, ma Emily non parlò, gli occhi fissi nei suoi. “Ho infranto la mia promessa, qualcosa con cui dovrò convivere per l’eternità, quindi non ne infrangerò un’altra. Come promesso… sei libera di tornare al tuo ranch, il tempo è buono e sei completamente guarita.” Chevalier afferrò la sua borsa come per dimostrare che si arrendeva. Lei si infilò i morbidi mocassini che si stavano scaldando vicino al fuoco e aprì l’armadio, vuoto eccetto che per il parka foderato di lana. Tirò su la cerniera e seguì Chevalier fuori dalla grande casa a cui si stava abituando e prese posto sul gatto delle nevi. Il mezzo sembrava muoversi disperatamente adagio mentre sedevano in silenzio, ignorando la bellezza che li circondava. Chevalier non riusciva a guardala, il ricordo della rabbia che l’aveva vinto era troppo vivido; Emily non riusciva a guardarlo, temeva che lui riuscisse a vederle dentro e sapeva che era nata una paura nuova. La paura di non rivederlo più. La Bugatti andava a tutta velocità verso il Montana, con il panorama che scorreva veloce. Solo dopo un’ora di guida Chevalier non riuscì più a sopportare il silenzio: “Emily, mi dispiace che non abbia funzionato.” La voce di lei si incrinò: “Non voglio essere solo un altro dei tuoi tirapiedi.” “È quello il problema? Non vuoi essere una subordinata? Scollò le spalle: “Più o meno.” Non poteva dirgli che aveva cominciato ad avere un disperato bisogno della sua attenzione, ad apprezzare la sensazione di comunione tra loro che la casa permetteva. Non poteva dirgli della gelosia che provava quando pensava ai membri del suo Clan che gli erano vicini. Si vedeva persa nella folla, solo un’altra faccia per lui. Chevalier la osservava mentre l’espressione sul volto di Emily cambiava mentre lei lottava per accettare di perderlo: “Per favore, ho bisogno di sapere cosa stai pensando, per spiegare l’espressione sul tuo viso.” Emily scosse la testa. Chevalier sospirò, poteva intuire il problema che nasceva dalla sua bassa auto-stima. Come poteva farle capire quanto era importante per lui? Non si era mai sentito in questo modo per nessuno, nemmeno i più vecchi membri del suo Clan, per i quali avrebbe dato la sua vita. “Su una cosa avevo ragione: il mio mondo non è abbastanza buono per te. La tua innocenza, il tuo altruismo ci sono estranei e non sono sicuro di quanto potresti durare, circondata dagli immortali.” Voleva dirle che c’era un’altra alternativa, di fuggire insieme, ma aveva paura del rifiuto che sarebbe probabilmente arrivato, dopo quello che le aveva fatto. La voce di lei era timorosa: “Perché tu… beh, tutti i Clan, mi volete così disperatamente? Tutta la vita è stata piena di heku che cercavano di costringermi ad entrare nel loro Clan, e perché poi? Sono solo un giocattolo? Un giocattolo mortale per i vostri nemici?” Le sue parole lo ferirono: “Non è così per me.” “Allora cosa mi succederebbe, circondata dagli heku? La loro forza, la bellezza, l’immortalità. Cosa succederebbe a me, la brutta e debole umana?” Guardava le montagne che sparivano dietro di loro. “Tu sei ben lungi dall’essere brutta e cosa vuoi dire, che cosa succederebbe? Pensi che ti metterei da parte e dimenticherei la tua esistenza una volta che ti fossi unita a noi?” Il suo silenzio era assordante. Sterzò verso destra e fermò l’auto. Le prese gentilmente il mento e le girò il viso verso di lui. “Emily, non potresti mai essere uno dei miei subordinati, non riesci a vederlo? Sei molto… molto di più. Per me significhi molto più di loro, per me sei più bella di chiunque altro. Loro sono la mia famiglia e fondamentalmente io sono responsabile della loro sicurezza e loro della mia… tu… tu non puoi immaginare quanto sei importante per me.” “Per Il tuo Clan, vuoi dire.” Emily cercò di girare la testa, ma la sua stretta d’acciaio la teneva ferma. “No… per me.” L’intensità dei suoi occhi la intimidiva, e abbassò lo sguardo distogliendolo da lui. “Io… ho… paura.” “Di che cosa? Dimmelo, così posso aiutarti,” la incoraggiò. “Ho paura di tutto. Ho paura di perderti quando ritorniamo, ho paura di perdermi nel tuo Clan, senza mai più essere capace di essere me stessa. Ho paura di causare tensioni nei vostri ranghi, tu, più di tutti, sai quanto il mio sangue possa tentare, però mi incoraggi a traslocare in una casa piena di heku. Ho paura della folla, della gente e….” Le sue parole furono bruscamente interrotte dalle labbra di Chevalier. Il bacio fu breve e quando si interruppe, lei si chinò verso di lui, cercando ancora il suo tocco. “Emily,” disse, guardandola negli occhi, “Non perderesti te stessa, saresti sempre importantissima per me. Non devi essere sempre circondata da heku. Potresti avere la tua casa in città, se vuoi.” Lo interruppe: “Città?” Annuì, quando si rese improvvisamente conto di quello che stava pensando. “Sì, città. Il mio Clan funziona come una città, ogni unità familiare nella propria casa, ogni individuo importante in sé. Non condividiamo tutti la stessa casa. Non passiamo ogni momento insieme. E per quanto riguarda le aggressioni…” Si raddrizzò, “Sono il Giustiziere, non oserebbero sfidarmi. Naturalmente, se tu scegliessi di prenderti una casa da sola, capirei, ma se starai da me sarai sempre la benvenuta.” Ci pensò mentre ritornava nel traffico e andava a velocità incredibile. “Quanti ce ne sono?” gli chiese, temendo di essere troppo ficcanaso. Chevalier sembrò orgoglioso: “Ce ne sono più di 1200 nel mio Clan.” “Così tanti… avevi parlato di unità familiari…” “Sì, pressappoco come una famiglia.” “Chi c’è nella tua?” Il suo tono rivelava domande nascoste, ma Chevalier non riusciva a capire a che cosa stese mirando. “Non sono sicuro di capire cosa vuoi dire… l’intero Clan è la mia famiglia.” Lei annuì: “Allora, quanti condividono la tua casa?” Chevalier non poté impedirsi di sorridere: “Stai tentando di scoprire se ho un harem?” Emily non rispose. “Nessuno, vivo da solo. Nel mio campo di lavoro, ho bisogno di privacy.” Non voleva parlare della sua vita più in dettaglio di quanto fosse necessario. Emily si girò e guardò fuori dal finestrino. Non era sicura che lui si fosse reso conto che girava intorno al discorso, contraddicendosi, prima dicendo che poteva vivere con lui e un attimo dopo che doveva vivere da solo, per la sua privacy. Comunque nessuna di queste era un’alternativa, aveva un ranch da gestire, una vita al di fuori del mitico mondo degli heku. Ora era in grado di affrontare gli attacchi da sola, quindi non c’era ragione di traslocare, nessun motivo di tormentarsi o di rischiare di innamorarsi di un heku. Innamorarsi ancora di più di un heku, si corresse. “Una volta che te ne sarai andato dal ranch, ti rivedrò di nuovo?” La sua voce infranse il pesante silenzio. Chevalier pensò per un attimo: “Forse.” Emily si voltò verso di lui, con il viso duro e senza espressione: “E se non volessi che tu sparisca?” “Devi scegliere, Emily. Non puoi vivere in entrambi i mondi… devi fare una scelta.” “Perché?” “È complicato, i nostri mondi non interagiscono facilmente. Se scegliessi di unirti al mio mondo, allora tutto il resto svanirebbe. Qualunque legame avessi nel mondo mortale non sarebbe più valido. Lo stesso vale se decidi di stare nel Montana, il mio mondo cesserebbe semplicemente di esistere per te… eccetto gli attacchi degli heku, quello è inevitabile.” Il resto del viaggio fu fatto in silenzio, mentre lei rimuginava sulle due possibilità. Uscì dai suoi pensieri quando l’auto si fermò davanti alla casa nel ranch. Il suo cuore mancò un battito quando si guardò attorno. Tutto sembrava esattamente come l’aveva lasciato, il bestiame stava pascolando e Patra era fuori nel corral. Sam mise fuori la testa dal suo capanno, la faccia stupita. Un altro uomo, un giovane uomo biondo, seguì Sam e guardò l’auto slanciata. Non sembrava sorpreso come Sam. Emily si girò a guardare Chevalier: “Non ho scelta. Il ranch è responsabilità mia e non posso lasciarlo. Per quanto mi piacerebbe…,” fece una pausa per scegliere le parole attentamente: “Per quanto mi piacerebbe stare accanto a te, ho degli obblighi qui.” Il volto di lui era illeggibile mentre guardava fisso in avanti e annuiva lentamente. Aprì la portiera e uscì, chiudendola dietro di lei. Sam le corse incontro e la abbracciò stretta. Emily rimase tra le sue braccia a guardare l’auto che sfrecciava via. Chevalier sapeva che Ulrich sarebbe arrivato presto e che non l’avrebbe più rivista. Non era l’uomo giusto per lei, lo aveva dimostrato, forse la sua vita sarebbe stata meglio con Ulrich. Sam portò Emily in giro per il ranch e le mostrò come stavano andando le cose. Le presentò il nuovo bracciante. Parlarono entrambi di prezzo del foraggio e di programmi per i pascoli, del numero di bestie e dei vitelli che dovevano nascere. Emily non prestava attenzione, non notò che mancava Coal, non sentì come Keith si era preso cura delle cose e di come l’avevano cercata a lungo. Guardava la strada, cercando di vedere se sarebbe tornato indietro. Poi entrò finalmente in casa. L’interno sembrava seriamente trascurato. C’era un lavandino pieno di piatti sporchi, la spazzatura e gli abiti sporchi erano ammucchiati negli angoli. Si mise immediatamente al lavoro per pulire; le teneva la mente lontana da Chevalier e dal chiedersi quando sarebbe tornato Keith. La casa era bollente, non calda e confortevole come quella in Colorado. L’odore era terribile, così aprì la finestra, lasciando solo entrare altra aria calda. “Emily?” gridò Keith dalla porta d’ingresso. Sorrise al suono eccitato della sua voce e si tolse i pesanti guanti di gomma: “In cucina, Keith.” Gli corse incontro e lui l’abbracciò stretta: “Emily.” Il suo odore era sbagliato. Era sporco e muschiato, molto diverso da quello del suo compagno degli ultimi mesi. Lo guardò negli occhi e fece un passo indietro: era furioso. Lui fece un passo verso di lei: “Dove sei stata?” “È una lunga storia, Keith, ma sto bene, sono tornata,” cercò di rassicurarlo lei. Keith fu troppo veloce e la gettò a terra improvvisamente con un manrovescio. Lei si sforzò di tirarsi su, ma fu stesa di nuovo da un rapido calcio nel fianco, con lo stivale da cow boy che urtava le costole appena guarite. Sentiva il sapore del sangue in bocca. “Ti sei divertita durante la tua piccola vacanza?” Concluse la domanda con un altro calcio nella schiena. “Keith, per favore,” fu tutto quello che riuscì a dire, era difficile tirare il fiato. “Sei solo una piccola sporca sgualdrina, vero? È quello che stavi facendo? Facevi la puttana in giro per la città?” Le afferrò il braccio e la tirò violentemente in piedi. Keith notò i lividi intorno al collo: “Oh… vedo che anche qualcun altro ha cercato di insegnarti un po’ di buone maniere… ti piace, vero?” Emily cercò di allontanarsi. Aveva la testa che girava e il vestito si stava inzuppando del sangue che le usciva a fiotti dalla bocca. Keith usò il suo braccio per sbatterla contro la parete e lei poté sentire il battito violento del suo cuore nella testa quando urtò la parete di gesso, ammaccandola. Il mondo cominciò ad oscurarsi, mentre lottava per rimanere cosciente. “Presumo che dovrò ricominciare tutto daccapo e insegnarti chi è il capo qui attorno, puttana,” disse Keith, trascinandola in camera da letto. La gettò sul letto e mentre lei cercava di sfuggirgli, si abbassò i pantaloni e si lasciò cadere sul letto. La tirò di nuovo verso di sé, alzandole la gonna e strappandole dolorosamente le mutandine dal corpo. “Ti piacerà, sporca sgualdrina, vediamo se riesci a ricordarti che è che viene rispettato, qui.” Keith le aprì a forza le gambe e si mosse velocemente verso di lei. Emily si preparò alla violenza che stava arrivando, ma che non arrivò. Passarono momenti prima che osasse aprire gli occhi, e notò che Keith non c’era più. Non aspettò di scoprire cosa era successo per fargli cambiare idea, ma si tirò giù il vestito, aprì la finestra sopra il letto e saltò fuori a testa avanti, in giardino. Cadde violentemente contro il terreno, la testa che le scoppiava e il sapore del sangue le stavano facendo rivoltare lo stomaco. Ci fu un baccano tremendo dentro la casa quando qualcosa di pesante atterrò sull’armadietto dei piatti. Ancora confusa, si rialzò in piedi, riprese l’equilibrio e corse verso il davanti della casa, dove si fermò e fissò stupita. Parcheggiata di fronte alla vecchia casa c’era la Bugatti nera. Prima di potersi muovere, fu sollevata da terra e portata a velocità inumana nella stalla. Ebbe appena il tempo di capire che era il nuovo bracciante, Kyle, che la stava portando. La mise seduta, adagio, su un mucchio di paglia e cominciò a premerle uno straccio sulla fronte per fermare il sangue. La pressione contro la testa fece ritornare il buio. Questa volta non riuscì a resistere e si arrese. Mentre Emily riprendeva i sensi, poteva sentire voci venire dall’oscurità. “Sul mio cadavere, Sam.” “Cosa stava facendo Chevalier a Sam?” si domandò. “Non hai diritti su di lei, appartiene a Lord Ulrich.” Le parole di Sam sembravano diverse, non la parlata strascicata che era abituata a sentire da lui. “Non appartiene a nessuno.” “Allora discutine con lui, per ora, io la porto via.” Sam sembrava arrabbiato. Le cose cominciarono a tornare chiare mentre braccia forti la mettevano seduta e un bicchiere fresco arrivò alle sue labbra: “Bevi.” La voce non era familiare, ma fece quello che le veniva detto. L’acqua fredda era gradevole sulla bocca ammaccata e lavò via il sapore del sangue. Appena finito, l’uomo la abbassò nuovamente sul letto. “No, Sam, è stata una sua scelta, ha scelto lei di stare qui.” La voce aveva un tono un po’ afflitto. “Non è più una scelta sua, ho ricevuto i miei ordini e appena fa buio la porto via.” Voleva parlare, voleva chiedere a Sam dove voleva portarla. Sentì un ringhio familiare e capì che Chevalier era furioso, “Ripeto, sul mio cadavere, Familiare. Toccala ed è probabile che perderai un braccio.” Familiare? La sua mente cerca di reagire, fare domande, ma i suoni non riuscivano a uscire dalle labbra. “Fai del male a me o a lei e dovrai risponderne al mio Padrone.” Sam stava minacciando Chevalier? Sentì un impacco freddo sulla guancia. Si ritrasse leggermente, poi si rilassò mentre il ghiaccio faceva il suo mestiere e aiutava a far cessare il dolore. Sentì qualcuno che si sedeva vicino a lei nel letto, ma non riuscì a mettere a fuoco gli occhi abbastanza da capire che fosse. “Ce ne sono due di noi, Sam. Non potrai impedirmi di portarla via e, una volta che ritorni, puoi dire a Ulrich che dovrà venire a prenderla.” “Ulrich?” riuscì a sussurrare. “Ssst, Bambina.” La voce sconosciuta era gentile e rassicurante. Appena lei parlò, smisero di urlare. Il silenzio riempì la casa e Emily si chiese se il litigio era stato un sogno. Udì dei passi venire nella stanza e gli occhi tornarono a fuoco. Erano Chevalier e Sam, che si scambiavano occhiate di fuoco. L’uomo seduto vicino a lei sul letto era Kyle. Le sorrise quando i loro occhi si incontrarono. Chevalier si allontanò da Sam e si sedette sul letto, di fronte a Kyle: “Emily, stai bene? Ti fa ancora male?” Scosse la testa, ma il mondo ricominciò a girare. Sam cercò di avvicinarsi al letto, ma Kyle sibilò e lui fece un passo indietro. Emily osservò meglio Kyle e notò di colpo che aveva gli stessi canini allungati di Chevalier. In qualche modo, la cosa non la sorprese. Quello che la sorprendeva era che non l’avesse assalita, che non avesse cercato di morderla. “Keith?” Le sue parole uscirono a fatica dalle labbra gonfie. “Ci ho pensato io.” Fu tutto quello che disse Chevalier. “Ha ucciso Keith, Emily. È pericoloso,” disse seccamente Sam. Chevalier si alzò più velocemente di quanto la mente di Emily potesse registrare e spinse Sam fuori dalla porta. Sentì la porta che sbatteva mentre uscivano di casa. Sola con Kyle, si coprì la gola con la mano e alzò lo sguardo verso di lui: “Per favore non mordermi.” Fu stupita quando lui rise: “Sei al sicuro con me, Bambina.” Kyle diede un’occhiata fuori dalla finestra e poi di nuovo a Emily: “Ti serve qualcosa? C’è dell’ibuprofene nell’armadietto, oppure vuoi qualcosa da bere… o da mangiare magari?” Sembrava così educato, così premuroso. Voleva ringraziarlo, ma parlare le faceva male. Annuì e quindi si fece prendere dal panico quando uscì velocemente dalla stanza. Aveva appena cominciato a mettersi seduta quando fu di ritorno con due pillole e un bicchiere d’acqua in mano. La aiutò lentamente a sedersi e a prendere il farmaco e poi le rimise il ghiaccio sulla guancia quando si sdraiò di nuovo. Senza preavviso, la sollevò, tenendola in braccio. Uscì nell’aria fresca e lei notò che il sole stava calando, era quasi buio. Aprì la portiera dell’auto nera e l’appoggiò delicatamente sul sedile, reclinandolo: “Preparo un po’ delle sue cose da portar via,” disse a qualcuno. “Sbrigati. Non so quanto tempo ci metterà Ulrich ad arrivare qui.” Era con Chevalier che stava parlando. “Sam?” riuscì a dire Emily. Chevalier le mise la cintura: “Se n’è andato. Dobbiamo andarcene da qui, Emily. Ti spiegherò dopo.” Non aveva la forza di fare domande, di chiedere cos’era successo a Sam. Tutto quello su cui si poteva concentrare era che Keith era morto per mano di un heku. Kyle ritornò con una borsa e la gettò dietro al sedile. “Stai qui, Kyle, ho bisogno che di occupi di controllare i danni. Non dire a Ulrich nient’altro che il mio numero di telefono. Ti darò altre istruzioni quando sarò arrivato al Clan e l’avrò sistemata. Ti puoi occupare del ranch da solo?” “Sì, se posso usare la mia velocità e la mia forza senza impedimenti non sarà un problema,” lo rassicurò Kyle. “Sii discreto, ma fai quello che devi per tenere tutto sotto controllo.” “E… Keith?” chiese Kyle, con il disgusto evidente nella voce. “Seppelliscilo in profondità. Se qualcuno chiede di lui, di’ solo che è corso dietro a qualcuno che ha incontrato in un bar.” Chevalier pensò un attimo: “Di’ solo che si era stancato di aspettare che Emily tornasse e se n’è andato.” Si dissero altre cose, ma la voce era troppo bassa perché Emily potesse capire le parole. “Va bene. La stai veramente portando al Clan?” Sembrava sorpreso. Chevalier fece cenno di sì: “È difficile da spiegare, ma sì.” “Ok,” disse lentamente Kyle. “E, Kyle… grazie. Ti sono debitore.” Kyle e Chevalier si strinsero la mano e poi Chevalier fu sul suo sedile mentre l’auto filava sull’autostrada. Chapter 7 : Capitolo 7 Emily scivolò dentro e fuori dal sonno per tutta la notte. Quando arrivò l’alba aprì gli occhi e vide Chevalier. Sembrava rilassato e felice. Si schiarì la voce prima di parlare: “Déjà vu, eh?” “Sì… è stranamente familiare.” “Hai veramente ucciso Keith?” Conosceva già la risposta. Chevalier sospirò: “Sì.” “Mi dispiace che ti abbia costretto a farlo.” “A me non dispiace, erano mesi che volevo farlo,” disse semplicemente. Non sembrava per niente turbato dal pensiero di aver ucciso qualcuno, “Kyle mi ha richiamato indietro quando ha sentito urlare e l’odore del sangue.” Chevalier strinse i denti, era ancora arrabbiato. “La tua vita sarebbe tanto più semplice se avessi proseguito,” gli disse Emily, riportando lo schienale in posizione verticale. “Ti avrebbe ucciso.” Emily bisbigliò: “Non l’avevo mai visto così furioso, prima.” “Non meritava di stare sullo stesso pianeta con te. Non avrei voluto arrivare…” Smise di parlare, contraendo di nuovo la mascella per la rabbia. Emily allungò la mano per toccargli il braccio e fece scorrere le dita sui muscoli duri e le vene: “Grazie.” Chevalier la guardò stupito: “Non sei arrabbiata?” Emily scosse la testa e rimase in silenzio, sprofondata nei suoi pensieri per l’ora seguente. “Chi è Ulrich?” Chevalier per un attimo pensò di non risponderle, ma poi si decise che era meglio farlo: “Ricordi la storia che ti ho raccontato su Elizabeth Winchester che sposò un Heku? Quello che ha dato inizio a tutto questo?” “Sì” “Era Ulrich.” Emily si sedette più diritta: “E che pretese ha su di me?” Chevalier le diede un’occhiata. “Ti ho sentito parlare con Sam.” Sospirò: “Ha sempre protetto la sua famiglia. Crede che io potrei corromperti.” “Corrompermi?” Fece una smorfia. Chevalier decise di non scendere in dettagli. “Comunque, dov’è Il tuo Clan? Chiese, guardando fuori verso la piatta pianura. “Non posso dirtelo: Non è sicuro parlare della sua posizione.” “Perché, non c’è nessuno in auto oltre a noi.” “È semplicemente più sicuro, credimi sulla parola.” “Fine del discorso, capito.” Chevalier fece un ampio sorriso. “Kyle ha preparato alcuni sandwich, hai fame?” Chevalier allungò la mano dietro il sedile e tirò fuori un piccolo frigorifero. Emily frugò dentro e tolse un sandwich e una bevanda fresca, poi fece una smorfia mentre mangiava. Sembrava che Keith avesse allentato alcuni denti. Dopo mangiato, si rannicchiò nel sedile e osservò Chevalier. “Posso esserti di aiuto?” Le chiese Chevalier sorridendo, quando notò che lo guardava. “Kyle sembra molto gentile.” Disse, controllando la sua reazione. “Sì, è vero.” “Sa di me?” “No.” “Allora perché non ha tentato di mordermi?” “Gli ho detto di non farlo. Gli ho dato istruzioni precise di prendersi cura di te ma di non nutrirsi mai. Te l’ho detto, Emily, il mio Clan non mi disobbedirà,” disse, stringendo i denti. “Hai fiducia in loro anche se saremo mille contro uno?” “Nel modo più assoluto. Andrà tutto bene, Emily, non preoccuparti. Farò sempre in modo che tu sia protetta.” “Non potrò più tornare a casa, vero?” Conosceva già la risposta, ma voleva che lui lo dicesse. “No” Rimase in silenzio vicino a lui. “Hai due opzioni. O vieni a stare con me, oppure resti lì e ti prenderà Ulrich. Ho detto a Kyle di vendere il tuo ranch,” le disse a voce bassa. Emily voltò la testa quando gli occhi le si riempirono di lacrime: “Era il ranch di papà.” “Mi dispiace, è un posto troppo pericoloso adesso.” “Perché Kyle era così sorpreso che mi portassi a casa con te?” “È complicato,” disse Chevalier, stringendo le mani sul volante. “Gli heku normalmente non vogliono passare del tempo con i mortali, noi ci nutriamo e ce ne andiamo, è semplice.” “Ma con me?” “Con te è diverso. Non so perché ma sono attratto da te. Ci potrebbe voler del tempo perché il mio Clan si abitui ad avere una mortale in giro per più di qualche ora.” Emily si girò verso il finestrino. Alla fine scivolò in un sonno pieno di incubi. *** La svegliò il suono dell’acqua che sciabordava. Aveva una luce accecante negli occhi mentre cercava di guardar fuori. Il motore era spento, ma c’era una sensazione di movimento. Slacciandosi la cintura, aprì la portiera e uscì su un tavolato di legno umido. Erano su un traghetto, senza terra in vista. Si guardò attorno, la Bugatti era l’unica auto sul grande traghetto e non si vedeva nessuno. C’erano voci nell’aria, ma non riusciva a capirle; andò verso il retro del traghetto e vide una rientranza sul ponte che conduceva alle scale. Mentre scendeva, le voci tacquero. Emerse in una stanzetta con un tavolo al centro. Seduto lì c’era Chevalier, con un caldo sorriso sul volto. C’erano altre due persone con lui, una bella donna con i capelli scuri e uno splendido viso, e un uomo più anziano, che girò il volto velocemente quando Emily incontrò il suo sguardo. “Mi dispiace,” disse Emily a bassa voce. “Sto interrompendo qualcosa?” Chevalier si alzò e le fece segno di venire più vicino, “No, stavamo solo chiacchierando. Emily, questi sono Storm e Walen… per favore, vieni a sederti.” Emily si sedette sulla sedia alla sua destra, mentre Storm la osservava attentamente e Walen evitava di guardarla. Non si era guardata allo specchio, ma poteva solo immaginare cosa sembrava, con i lividi sul collo e sulla faccia. “Questi sono i funzionari di grado più alto nel mio Clan. Ci sono venuti incontro per poter definire alcuni dettagli relativi al tuo arrivo,” spiegò. Emily guardò Storm e fu stupita dalla sua bellezza. Da quello che Emily poteva capire dalla loro conversazione, le cose erano normali. Era girata la voce che Chevalier sarebbe tornato presto e tutti erano eccitati. Kyle aveva fatto sapere a Storm che stava arrivando anche lei, ed erano stati fatti i preparativi per il suo arrivo. Il discorso andò alla politica interna della città e le parole che usarono erano strane e la confondevano. Emily si sentì all’improvviso molto a disagio: “Vi lascio qui, allora, e torno di sopra.” Si alzò e salì le scale alla svelta, sentendo gli sguardi sulla schiena. Rabbrividì quando il vento fresco dell’oceano la sfiorò. La brezza era rinforzata da quando era scesa e le nuvole scure sembravano minacciose sopra di lei. Tornò alla macchina e si sedette all’interno, lasciando aperta la portiera per avere aria fresca. Poteva ancora sentire le voci, ma era lieta di non poter afferrare le parole. Trovò la borsa dietro il sedile e frugò finché trovò il suo libro. Puntellando i piedi nudi sul cruscotto, si sistemò e cominciò a leggere. Un suono di motori la spaventò. Fece un balzo e poi sentì ridacchiare di fianco a lei. “Bel libro?” chiese Chevalier, sorridendo. Le barche più piccole circondarono il traghetto e lanciarono le funi per attaccarsi allo scafo. Emily guardò nervosamente Chevalier. “Va tutto bene, ci stanno trainando in porto. Siamo quasi arrivati.” Si vedeva una grande isola che si avvicinava velocemente. Un alto muro di cemento la circondava, bloccandone la vista da tutte le parti e un molo sporgeva dalla spiaggia, con guardie armate e cani che sembravano feroci e che si immobilizzarono, con il pelo ritto, mentre il traghetto si avvicinava. Emily si appoggiò allo schienale. “Va tutto bene, non ti faranno del male mentre sei in macchina.” Gli occhi ora erano protettivi, non più divertiti. “Mentre sono in macchina?” “Proteggono il molo, solo gli heku possono passare oltre.” “E il muro di cemento?” Chevalier osservò la sua reazione: “Ben sorvegliato.” Emily si sentì come se stesse andando verso una prigione, un posto dove sarebbe stata osservata e monitorata attentamente, un posto che non avrebbe più potuto lasciare. Cominciò a farsi prendere dal panico, e il respiro si fece affannoso. “Emily, calmati.” Chevalier le toccò piano il braccio. Emily aprì la portiera, saltò fuori e corse mentre Chevalier la chiamava, rincorrendola. Doveva scendere dal traghetto, doveva allontanarsi dalla fortezza. Sapeva nuotare bene, ci doveva esser qualche terra lì vicino. Quando si avvicinò al bordo del traghetto mani forti la avvolsero in vita, tirandola indietro verso il centro. “Dove stai andando?” Le chiese dolcemente Chevalier all’orecchio. “Via! Lasciami andare,” gridò Emily, ma la sua presa si fece più salda. “Non puoi saltar giù dal traghetto, Emily.” Il cuore le rimbombava nelle orecchie, il respiro si faceva sempre più veloce mentre lottava contro le mani di Chevalier. “Smettila, ti farai male… non lascerò che ti anneghi.” Le unghie stavano scavando nelle sue mani, cercando di togliersele di dosso. Doveva andarsene, via da lui. Per quanto tentasse, le dita non si mossero, la tenevano stretta e ferma. Urlò, magari il capitano l’avrebbe sentita e sarebbe venuta a salvarla dalla prigione cui si stavano avvicinando. Aveva detto una città, non una fortezza, sorvegliata da cani e guardie armate. “Lasciami andare, Chev, subito! Devo tornare indietro.” Aveva smesso di cercare di spostare le sue mani e si stava divincolando per sfuggire alla sua presa. Chevalier la girò velocemente in modo da averla di fronte e agganciò il suo sguardo. Si concentrò su di lei, e quando pensava di poter controllare la situazione, gli occhi di lei guardarono di lato, alzò un ginocchio e lo colpì forte all’inguine. La sua presa non si allentò, ma non fu più in grado di agganciarne lo sguardo. “Cosa c’è che non va, Emily? Dimmelo.” La rabbia era evidente nelle sue parole: “Hai detto che era una città, non mi hai detto che era una prigione, Chev, un posto per tener fuori i mortali e cosa? Anche per tenerli dentro? Faremo di nuovo il gioco dell’ostaggio? Sospirò: “Non è una prigione. Puoi andare e venire come vuoi. Una volta che avrò dato gli ordini alla mia gente nessuno ti farà del male o ti terrà in ostaggio. Non ti farei mai una cosa del genere.” Lei lo fissò arrabbiata: “Allora lasciami andare.” “Non stasera, è tardi e c’è una tempesta in arrivo. Fai una prova, Emily, sto infrangendo un sacco di regole portandoti qui, ma vedrai, per loro sarai come una regina. Dagli il tempo di mostrarti quanto significhi per noi. Dammi il tempo di dimostrarti quanto significhi per me.” Il diversivo funzionò. Prima che finisse di parlare, il traghetto si fermò e fu legato a lunghi pali sul molo. Storm uscì per prima, sbraitando ordini alle guardie armate in una lingua che Emily non capiva. La maggior parte di loro fissava diritto davanti a sé, mentre altri la sbirciarono da sotto i cappelli. “Ora entra in macchina prima che la tempesta ci colpisca.” La stava riconducendo verso la Bugatti. Emily salì e si allacciò la cintura. Era troppo tardi, non poteva andarsene. Il cuore le sprofondò mentre Chevalier guidava dal molo verso la fortezza. Una volta all’interno delle mura, le cose sembrarono migliorare, doveva ammetterlo. L’isola era lussureggiante e verde e piena di vita selvatica. Uccelli di tutti i colori volavano attorno e gli scoiattoli giocavano sulle piante. C’erano belle case attorniate di fiori e cespugli esotici. Le case erano ben spaziate l’una dall’altra, e davano un senso di privacy. Parecchia gente venne alla porta e salutò mentre passavano in auto, e la maggior parte si fermò guardando con curiosità quando la notarono seduta vicino a lui. La strada tortuosa portava su verso una piccola collina senza edifici, ed emersero su un grande pianoro. In mezzo c’era una grande casa con alte colonne di granito e file di finestre elaborate. Alte torrette si alzavano dai quattro angoli e si vedevano guardie armate. Apparve un piccolo ponte e, mentre lo attraversavano, vide un ruscello che scorreva veloce pieno di carpe Koi arancio e bianche. La casa era situata in fondo, lontana dal resto della città ma, mentre si avvicinavano, notò ancora le guardie armate. Quattro di loro erano in piedi davanti a un grande portone nero. Emily guardò nervosamente Chevalier “Questa è casa mia, benvenuta,” disse, sorridendo. Più si avvicinavano, più grande si rivelava la casa. All’inizio aveva pensato che fosse più o meno delle dimensioni della casa in Colorado, ma era molto più grande. Storm era già sulla porta, anche se Emily non riusciva a immaginare come fosse arrivata lì prima di loro. Era ferma tranquilla tra le 4 guardie e li guardava avvicinarsi. Quando Chevalier fermò la macchina davanti all’ingresso, un uomo robusto corse fuori ed aprì la portiera per lui, Emily fece un salto quando un altro uomo apparve, dal nulla, dalla sua parte e aprì la portiera, inchinandosi. Allungò una mano guantata per aiutarla a scendere dall’auto. Emily guardò la mano, incerta se voleva fidarsi abbastanza di lui da farsi aiutare, ma alla fine decise che non aveva scelta, comunque erano molti più di lei. Ognuna delle guardie salutò Chevalier mentre li oltrepassava, anche se lui le ignorava ed era concentrato su qualcosa che stava dicendo Storm. Emily li seguiva, sentendosi già esclusa e impaurita. Una cameriera gigantesca guardò verso di lei e ringhiò, scoprendo i denti. Storm la fissò severa e lei si tirò indietro scomparendo immediatamente. Emily stava osservando dove era sparita la ragazza e finì addosso a Chevalier. Lui rise e le prese la mano. Si girò a guardarsi intorno e non poté evitare di trattenere il fiato. L’entrata era enorme, con due bianchissime scalinate che portavano al secondo piano. Le ringhiere erano dorate e le scale coperte da un morbido tappeto rosso. C’erano porte sulle pareti del grande atrio, ma nessuna era aperta, quindi non poteva capire cosa ci fosse dentro. Chevalier la guidò verso la scala più vicina e Storm li seguì. “Questa è Anna,” disse Chevalier, e un’heku molto bella apparve al suo fianco, con un sorriso caldo. Anna aveva lunghi capelli biondi, era alta e muscolosa, “Ti procurerà qualunque cosa di cui tu abbia bisogno e sarà pronta a ogni tuo cenno. Non esitare a chiamarla se vuoi trovare qualcosa o hai bisogno di andare da qualche parte.” Sembrava che la stesse già abbandonando. Chevalier sembrò aver capito la sua sensazione e strinse più forte la sua mano, “Io sarò qui intorno, naturalmente, ma lei è qui per aiutarti.” La condusse per un lungo vestibolo con due sole porte. La porta di sinistra, indicò, era la sua stanza, quella a destra era di Emily. La porta si aprì di colpo ed entrarono insieme. L’anticamera era più grande della sua camera in Colorado ed era arredata in nero e rosso, c’erano sedie e divani vittoriani intorno al camino, che un altro heku stava accendendo. Una porta a due battenti si apriva dall’anticamera verso la camera da letto. Emily si immobilizzò sulla porta, non riusciva a rendersi conto della vastità di questa camera. C’era un grande letto, con drappeggi di tulle nero, in centro, sul davanti della stanza; quattro grandi guardaroba di ciliegio scuro sul lato apposto e un lampadario pendeva dal soffitto, con i pendenti di cristallo che inviavano intricati arcobaleni sul pavimento. Mentre ispezionava la camera, diede una sbirciata attraverso le porte a vetri e notò una stanza da bagno simile a quella in Colorado. Il pavimento era di granito blu e la vasca idromassaggio era più grande dell’altra e anch’essa blu scuro. C’erano otto ugelli sulle quattro pareti della doccia doppia e la porta di vetro aveva inciso un delfino. Quando si voltò erano stati raggiunti da altre persone, ma Storm se n’era andata. Chevalier stava parlando con un uomo più anziano e fece segno a Emily di raggiungerli, “Emily, questo è Gordon. Sarà il tuo cuoco, digli quello che vuoi e lo farà per te. Ho detto alla tua cameriera, Helen, di restare fuori di qui a meno che riceva il permesso di entrare. Nessuno deve entrare qui senza che tu abbia dato il tuo permesso.” Chevalier sorrise, sapendo come tutto questo le fosse estraneo, “Questo dovrebbe assicurarti un po’ di privacy. Sono ansiosi di averti qui e di servirti, sono sicuro che potrebbero diventare un fastidio, se glielo lasci fare… ah, Margaret.” Si girò verso una donna alta, voluminosa, che entrò dondolando nella camera, “Emily questa è Margaret. È la tua sarta, e, ripeto, tutto quello che vuoi lei te lo farà. Hai ancora la maggior parte dei vestiti con cui sei partita dal Colorado, ma sono sicuro che te ne serviranno altri.” Margaret fissava stranamente l’abito di Emily, e quando Emily guardò giù, le si mozzò il fiato. Aveva dimenticato che era coperta di sangue secco, incrostato. “Mi metterò subito al lavoro, penso che il tuo colore sia il nero, vero cara?” Margaret sembrava cordiale e sincera. “Non è un heku, Margaret. Tieniti su colori chiari e abiti confortevoli.” “Sì, Signore” rispose Margaret, traballando via più veloce che poteva. “Chevalier,” disse Emily, guardando la stanza affollata. A uno sguardo di Chevalier, la stanza si svuotò in un istante e la porta si chiuse dietro di loro. “Sì?” chiese, avvicinandosi a lei. “Non mi serve tutto questo, è troppo,” protestò lei. “Lascia che ti trattino come ti meriti, è un bene per loro e sono ansiosi di farlo.” Si avvicinò di altro passo, abbastanza vicino da abbracciarla. Sentì le sue braccia che sembravano proteggerla e si rilassò un po’, senza sapere bene in che situazione si era cacciata: “Non voglio tutto questo, Chev. Hai detto che vivevi da solo, pace e quiete, ricordi?” “Oh, ma io vivo da solo, questi heku non vivono qui, sono i miei servitori. Non sentirai niente. Anch’io preferisco la quiete.” Si aspettava le sue proteste. “Sanno… sanno qualcosa di me?” chiese, ed aveva quasi paura della risposta. “Sanno quello che ho detto a Storm di dirgli, abbastanza da impedire che ti facciano del male, ma questo è tutto. Non sanno niente del tuo passato o delle tue capacità.” Emily annuì e si allontanò da lui, curiosando ancora intorno alla stanza. “Ho una riunione, spero che capirai. Perché non ti fai una doccia e ti cambi, poi dai un’occhiata intorno al castello. Puoi andare dovunque eccetto che nel mio ufficio.” Sorrise maliziosamente, ricordando come questo l’aveva fatta infuriare in Colorado. “Te ne vai già via?” La voce di Emily era piena di paura, ma non le sfuggì l’uso del termine ‘castello’. “Solo per poco. Sei al sicuro qui e Anna è qui nel caso ti serva qualcosa.” Le baciò delicatamente la fronte. “E se ho bisogno di te?” chiese e gli afferrò il braccio, sperando di andare con lui. Lui si liberò gentilmente: “Anna può trovarmi dovunque.” Chevalier le sorrise dolcemente e lasciò la stanza, chiudendo le pesanti porte alle sue spalle. Il silenzio era quasi penoso e il corpo le tremava di terrore. Era qui, sola, nel mezzo di una città piena di heku che potevano ucciderla prima ancora che capisse che qualcosa andava storto. L’unica persona di cui aveva fiducia l’aveva lasciata alle cure di altri heku. Una notte sola con Keith, a questo punto, non le sembrava più così brutta, sembrava più sicura della sua situazione attuale. Notò la sua borsa vicino a un’antica cassapanca ai piedi del letto, la aprì velocemente e tirò fuori un cambio di vestiti. Le porte a vetri che portavano al bagno non sembravano sicure, non c’era modo di chiuderle a chiave. Attraversando la stanza, chiuse la porta e entrò nella stanza da bagno. La doccia fu gradevole, le calmò i muscoli doloranti e fu in grado di lavar via il sangue dalla faccia e dai capelli. Continuava però a lanciare occhiate fuori dalla stanza. Le sembrava di sentirsi spiata e la porta a vetri della doccia non aiutava. Si chiese se poteva ottenere una porta da poter chiudere a chiave. Jeans e una t-shirt, i suoi vestiti preferiti, la fecero sentire molto meglio e molto meno vistosa. Aveva sempre odiato le scarpe, quindi optò per i piedi nudi e andò in anticamera. Anna era in piedi in un angolo e l’aspettava con un sorriso di benvenuto. “Cosa le piacerebbe fare, Lady Emily?” Emily fece una smorfia, “Solo Emily, per favore, e diamoci del tu.” Un’espressione perplessa le passò sul viso, ma poi Anna ricominciò a sorridere: “Come desideri. Dove vorresti andare?” “La cucina? Vorrei trovare qualcosa da mangiare, per favore.” Fece per aprire la porta, che però si aprì prima che potesse toccarla. Un heku era alla porta e si inchinò quando la vide. “Posso chiamare Gordon, cosa ti piacerebbe mangiare?” Anna era al suo fianco. “Preferirei fare da sola, se va bene.” Anna si inchinò: “Come desideri, Bambina.” Emily la seguì attraverso il castello. Si sentiva sciocca a chiamarlo castello, come se ci fossero re e regine e principesse fatate in giro nella società di oggi. Osservò tutto quello che la circondava mentre andavano verso la cucina e notò che ogni volta che incontravano un heku, questi si inchinava e spariva. Tutto era immacolato e l’arredamento era bellissimo. Suppose che Chevalier non avrebbe accettato niente di meno. Anna aprì la porta della cucina e mormorò velocemente qualcosa a chiunque ci fosse dentro. Quando Emily entrò, la cucina era vuota; si guardò intorno: c’erano 14 fuochi e il soffitto era rivestito di pentole e padelle di tutti i tipi. C’erano tre porte, una portava alla dispensa, una alla cella frigorifera e una alla cella freezer. Emily si fermò e si girò verso Anna: “Pensavo che gli heku non mangiassero.” “È vero, Cara,” rispose Anna cortesemente. “Allora perché la cucina e il cibo?” “Per te, Bambina,” spiegò Anna, sorridendo di nuovo. Emily fece una smorfia. Non le piaceva che tutti la chiamassero Bambina. Si mise al lavoro per prepararsi la cena, stava morendo di fame, tutto quel viaggiare l’aveva stancata ed era pronta per un buon pasto e il letto. Anna restava in silenzio e Emily cominciò a tagliare le verdure per un’insalata mentre la bistecca e una grossa patata stavano arrostendo. Riempiendo il piatto, cercò un posto dove mangiare e vide Anna davanti a una porta, che l’aspettava. Entrò in una vasta sala da pranzo, con un grande tavolo in mezzo. Le candele sul tavolo erano accese e le luci spente. Si sedette a un capo del tavolo e cominciò a mangiare mentre Anna scompariva dietro a lei. Contò 82 piatti e si sentì strana per tutto il pasto, sola a un tavolo grande abbastanza per la maggior parte dei residenti di Cascade. Anna riapparve appena Emily finì di mangiare; si alzò dal tavolo e cercò di prendere il piatto, ma era svanito. Spalancò gli occhi e si girò verso Anna con fare interrogativo. Anna sorrise con fare orgoglioso: “Qui tu non alzerai un dito per le pulizie, ci sarà chi lo fa per te.” Emily sospirò. Sarebbe stata più dura di quello che aveva pensato: “Che ora è?” Senza guardare un orologio o una sveglia, Anna rispose: “Sono quasi le 22, Bambina.” Emily trasalì al nome e chiese cortesemente a Anna di ritornare in camera. Quando finalmente raggiunsero il lungo corridoio con le due porte, Emily si sentiva stanchissima. Mentre si dirigeva verso la propria, guardò attentamente la porta di Chevalier, che però non si aprì. Anna aprì la porta dell’anticamera ed entrò. Il fuoco stava morendo e la stanza era calda e piacevole. Emily si girò verso Anna: “E’ tutto, grazie Anna. Vado solo a letto.” “Sì, Bambina. Aspetterò qui in caso ti serva qualcosa.” Emily aggrottò la fronte: “Non devi aspettare qui, ti annoierai.” “No, non mi annoierò, chiamami se hai bisogno di me,” disse Anna e andò ad attendere in un angolo. Emily andò verso la porta a due battenti e la chiuse a chiave dietro di lei. Era infantile, lo sapeva, chiudere a chiave contro gli heku, ma si sentiva meglio se lo faceva. Avvicinandosi al letto Emily vide che era pronto, con le coperte ripiegate e che c’era una morbida camicia da notte di seta rosa appoggiata sopra. Ispezionò la camera, assicurandosi che non ci fosse nessuno e si mise la camicia da notte. Non l’aveva notato prima, ma c’erano tende a tutta altezza che rivestivano un lato della stanza. Si avvicinò e tirò indietro le pesanti tende di velluto, scoprendo un grande balcone che guardava sui campi accanto al castello. Provò ad aprire la porta, vide che non era chiusa a chiave e uscì fuori all’aria fredda della notte. La tempesta era passata e l’isola era silenziosa in modo un po’ inquietante. Stava guardando l’orizzonte, cercando un segno di vita, e fece un balzo quando sentì le braccia intorno alla vita. La voce di Chevalier era divertita: “Scusa, Em, sono solo io.” “Non farlo più” gli ricordò, respirando più piano. Si girò e uscì dal suo abbraccio, arrossendo profondamente quando notò che lui l’ammirava nella camicia di seta. Istintivamente si avvolse le braccia intorno al petto, coprendosi. “Ho sentito che non ti piace il tuo cuoco, ne vuoi un altro?” Era preoccupato. “No, posso cucinare da sola.” “Non ho dubbi, ma perché non lasci che il povero Gordon lo faccia per te?” Si sentì di colpo come una bambina che stesse per essere sgridata. Chevalier cominciò a chiedersi se viziare Emily non sarebbe stato più difficile di quanto aveva inizialmente pensato: “Ti dico una cosa, lasciaglielo fare. Lascia che facciano tutto per te per una settimana… dopo cercheremo un compromesso, affare fatto?” Emily annuì. “Ora vieni dentro prima di prendere una polmonite.” Le prese la mano e la tirò indietro nella stanza, chiudendo la porta dietro di loro. La sollevò di colpo, tenendola in braccio. Le sue labbra esperte incontrarono quelle di lei e le premettero con passione. Il bacio, il modo in cui la teneva, tutto sembrava troppo intimo e lei si irrigidì, con le mani che lo spingevano via. Chevalier non si fermò, con la lingua che le tracciava il contorno delle labbra e le apriva. Un leggero ringhio gli sfuggì mentre esplorava la sua bocca. Emily smise di resistergli, fece scorrere la sua mano tra i suoi capelli neri, stringendo il pugno. Emily non ricordava il tragitto verso il letto, ma improvvisamente si trovò sdraiata. Il corpo di lui premeva sul suo mentre le giaceva sopra, con i baci che diventano più febbrili. Inarcò il corpo contro quello di lui e sentì le sue mani che accarezzavano l’esterno dei suoi seni. Poteva sentire il suo petto che premeva contro il proprio, mentre respirava affannosamente. Il suo io interiore le urlava di fermarsi, di lasciare che lui rimanesse con il desiderio che aveva per lei. Sapeva che, se lo avesse lasciato fare, le cose sarebbero cambiate e lui avrebbe capito che persona era in realtà. Chevalier sibilò il suo nome all’orecchio mentre lei lo spingeva via. Rotolò dall’altra parte de letto e le prese la mano, passando delicatamente la lingua all’interno del polso, mentre lei rabbrividiva. “Chevalier, no…” disse, ma le labbra si premettero di nuovo contro le sue, interrompendo quello che stava per dire. Chevalier fece scorrere le mani dalla vita giù lungo il fianco e le strinse l’esterno della coscia. Toccarla gli dava sensazioni incredibili e desiderava di più. Le sue labbra esplorarono di nuovo la sua bocca morbida, assaporando il suo fiato dolce. La bocca lasciò quella di lei e andò giù verso il suo collo, fermandosi alla vena, esplorandone il pulsare con la lingua. La baciò lungo il collo fin giù all’orlo della camicia da notte e alzò una mano per abbassarla. Lei annaspò e gli tirò via la mano, allontanandosi da lui. Il letto era così grande che poté muoversi verso la sponda ed essere abbastanza lontana da lui perché non la toccasse. “Cosa c’è che non va ?” Il desiderio gli bruciava negli occhi. “Te l’ho detto, non posso.” Evitava il suo sguardo. “Keith non c’è più, non sei più legata a lui, sei libera.” Scivolò più vicino a lei e allungò la mano. Gliela mise intorno alla vita e la tirò più vicina a sé. “Per favore…,” lo guardò implorante. Chevalier sospirò, “Va bene, per ora, ma vorrei che mi dicessi il perché.” Se la tirò vicina e l’abbracciò, seppellendo il volto nei suoi soffici capelli rossi. “Non con te, Chev, mai,” disse semplicemente. “Se è per questo che sono qui, che tutti i miei desideri vengono esauditi, allora puoi anche rimandarmi sulla terraferma.” “Non è per questo che sei qui.” “E allora perché sono qui?” chiese, alzandosi su un gomito. “Ne parleremo dopo, ora è tardi e dovresti dormire un po’.” Scese dal letto in un istante, ma uscì dalla stanza a passo lento, riluttante. *** Le voci si avvicinavano, i boschi che la circondavano erano bui e si chiudevano intorno a lei. Correva più forte che poteva tra le radici aggrovigliate e i rami, correndo per salvarlo. Sapeva che era lì, perso tra alberi neri ma non riusciva a trovarlo, le sue ricerche frenetiche diventavano più febbrili mentre le voci lo chiamavano. Doveva trovarlo… doveva trovarlo lei prima che lo facessero gli altri. “Emily?” Chevalier la svegliò, toccandole leggermente un braccio. Emily si tirò su, respirava in fretta e aveva un lieve velo di sudore sul volto. La stanza era buia, era ancora notte fonda, ma, nel buio, il suo viso le appariva come quello di un angelo. Nascose la faccia sul suo petto, trovando conforto nelle braccia che la stringevano. “Era solo un sogno.” Chevalier le sussurrava sst…sst… come si fa con i bambini piccoli, ma Emily non si ritrasse. Si sentì scivolare di nuovo nel sonno. Le immagini del sogno sembravano lontane quando Chevalier era vicino a lei. Si addormentò tra le sue braccia e non fece più sogni. Sottili raggi di luce entravano nella stanza e cadevano sul letto scuro. Emily era ancora rannicchiata tra le braccia di Chevalier, con i pugni stretti forte alla sua camicia. Allentò la presa cominciando a svegliarsi, dimenticando per un attimo dov’era. I ricordi delle ultime 24 ore le tornarono in mente e si strinse di più a lui. “Buon giorno,” le sussurrò. Fece un cenno, non voleva muoversi. Il letto era estremamente confortevole ed era al caldo sotto la trapunta di piuma. Chevalier fece un ampio sorriso: “Se hai intenzione di stare a letto tutto il giorno, dovremmo farti portare qualcosa da mangiare.” Emily diede un lieve sospiro: “Che ora è?” “È quasi la una.” “Del pomeriggio?” Si sedette diritta e si guardò intorno nella stanza. Chevalier la abbracciò di nuovo e la tirò giù verso di lui. “Sì” “Perché non mi hai svegliata?” Chiese, e gli osservò il volto . “Ti aspettano da qualche parte?” Stava di nuovo sorridendo maliziosamente. Emily scrollò le spalle e si rannicchiò ancor tra le sue braccia. “Avevi programmi per oggi?” gli chiese, senza essere sicura di volerlo veramente sapere. Le sfiorò la testa con un bacio: “Sì” Emily strinse più forte le braccia intorno a lui: “Te ne vai di nuovo?” “No, tu ed io dobbiamo allenarci ancora un po’.” “Uh, perché?” Non voleva nemmeno pensare alle settimane che avevano passato con Steven. Chevalier disse sorridendo: “Non puoi diventare più brava in quello che fai se non ti eserciti.” Fece una smorfia: “Hai portato Steven?” “No, l’ho lasciato al tuo ranch con il resto delle ceneri. Gli farà bene.” Il suo tono era nuovamente leggero e divertito. Emily scivolò velocemente via da lui e si alzò su un gomito: “Allora su chi farò pratica?” Il suo volto mostrava la sua indecisione mentre Chevalier rifletteva su cosa dirle esattamente: “Ci sono stati alcuni problemi mentre ero via e devo occuparmene. Pensavo che tu potessi far pratica, mentre lo faccio.” Le si mozzò il respiro: “Vuoi che li incenerisca? Mi stai prendendo in giro?” Chevalier le prese la mano: “Emily, ti devi esercitare. Non puoi farlo su nessuno eccetto un heku. Perché non questi che andrebbero comunque in stasi, per crimini contro il Clan?” “Non lo farò, Chev! Non voglio diventare un mostro qui attorno, con la gente che ha paura anche solo a guardarmi.” Scese dal letto e si diresse verso il guardaroba: “Ecco che arriva il vostro castigamatti, non mandatela in bestia o vi trasforma in cenere.” Chevalier fece una smorfia e apparve davanti a lei: “Non lo saprà nessuno, Em. Non ti farei mai una cosa del genere.” “No!” Urlò e si fermò di fronte a lui, sfidandolo. “Hai bisogno di fare pratica, di acquisire un maggior controllo.” “Non così.” “E allora come?” Le chiese Chevalier. “Non farmelo fare,” lo supplicò. Gli sfuggì un basso ringhio: “Non ti obbligherò a fare niente.” Riuscì a calmarsi in qualche modo: “Come farai a migliorare le tue abilità?” Emily scrollò le spalle e girò intorno a lui, aprendo il guardaroba. Era pieno di colori pastello e tessuti fluttuanti. Li passò in rassegna e notò che erano tutti abiti femminili, delicati: “Grande!” Chevalier la osservava divertito mentre andava agli altri guardaroba, trovando leggere variazioni del primo. Tornò arrabbiata alla sua valigia e tirò fuori jeans e maglietta, poi sparì nel bagno attraverso la porta a vetri. Chevalier si sedette ad aspettarla su una delle sedie coperte di velluto. Sospirò quando suonò il suo telefono: “Sì” “C’è un problema, Signore, Ulrich sta andando dagli Anziani,” disse Storm, con voce preoccupata. Chevalier fece una smorfia: “A fare cosa? Gli Anziani…” Fece una pausa e abbassò la voce: “Gli Anziani la ucciderebbero se sapessero quanti heku ha trasformato in cenere, quindi non glielo può dire. Che cosa chiederà esattamente?” “Farà una battaglia per qualche tipo di custodia, Signore. Con la pretesa che gli avete tolto sua nipote. Sta anche programmando di dire che è stato un rapimento. So cosa vuole fare. Vuole che gli Anziani convochino Emily, così da poterglielo chiedere loro stessi.” Chevalier sibilò. “Signore,” continuò Storm. So che lo sa già, ma se Emily lascia quest’isola e arriva in qualunque posto vicino agli Anziani, Ulrich potrebbe trovare un modo per riprendersela.” “Lo so, Storm,” ringhiò in risposta Chevalier. “Di’ agli Anziani che contesto la sua richiesta e che sarò lì in mattinata.” “Sì,” Signore, avrò tutto pronto.” Chevalier chiuse il cellulare e lo sbatté sul tavolo, mandandolo in frantumi. I suoi occhi bruciavano di rabbia. Dopo qualche minuto riuscì a riprendere il controllo. Doveva dire a Emily che stava partendo di nuovo, questa volta per più tempo, e poteva solo immaginare come l’avrebbe presa. Lei uscì dal bagno ancora di malumore, ma si gelò quando lo vide. “Cosa c’è che non va?” Restava lontana da lui. “Devo andar via per qualche giorno.” Si alzò ma notò che lei faceva un passo indietro. “Verrò con te.” “Non puoi, ho bisogno che tu stia qui.” I suoi occhi si socchiusero: “Riguarda me?” “No, Emily, è solo qualcosa che devo fare. Sarai al sicuro qui e io sarò di ritorno prima che te ne renda conto.” Cercò di riassicurarla con un sorriso. “Storm viene? “Sì” “Beh, naturalmente lei viene. Non ha importanza, comunque me ne vado oggi.” Andò verso la valigia e chiuse la cerniera. “Emily” disse Chevalier, lasciando cadere le spalle, “Per favore non farlo, rimani almeno finché non torno.” “Perché dovrei, Chev? È stato tutto un malinteso e se torno ora, posso lasciar andare Kyle e tornare al ranch, che è il mio posto.” Fissava il pavimento. “È già andato, il ranch è stato venduto.” Emily lo guardò di colpo, irritata che le lacrime stessero scendendo così facilmente davanti a lui. Lottò per trattenerle, senza molta fortuna: “È andato?” Chevalier fece cenno di sì. Emily gli girò le spalle quando le lacrime cominciarono a scendere più facilmente. Chevalier si mosse silenzioso verso di lei e le mise le mani attorno alla vita: “Emily…”, ma lei si strappò via dalla sua stretta, senza girarsi. “Emily, per favore, resta qui, ti prego. Quando torno vedremo di sistemare le cose.” Accettò il suo desiderio di non essere toccata. Emily mormorò qualcosa sottovoce, che Chevalier comunque sentì: “Se ritorni.” “Solo pochi giorni… Tornerò, lo prometto. Perché non cerchi di divertirti? Vai fuori e visita la città, è sicura per te adesso.” Emily fece spallucce e un mezzo cenno affermativo. Chevalier fece un passo verso di lei, poi ci ripensò e la lasciò sola nella grande stanza. Appena le porte si chiusero, Emily afferrò un vaso lì vicino e lo tirò contro le porte, rompendolo con un rumore violento. Il suono la fece sentire un po’ meglio, ma si rese presto conto che era sola di nuovo. Si sedette sul letto. Cominciava e sentirsi a disagio e annoiata nella camera. Sospirò e si diresse alla porta, determinata a guardarsi attorno per conto suo. Anna incontrò il suo sguardo: “Sì, Lady Emily?” Emily ignorò l’appellativo: “Hai un giorno di vacanza, Anna.” “Come?” Chiese Anna educatamente. “Un giorno di vacanza… niente venirmi dietro? Andare a casa… visitare la famiglia…” Anna la guardò, confusa. “È un’allusione, Anna, oggi esploro da sola.” Emily imprecò sottovoce quando allungò la mano verso la porta e questa si aprì prima che la toccasse. L’heku fuori dalla porta si inchinò nuovamente. “E smettila di inchinarti!” gli urlò dietro. Poteva sentire lo sguardo di Anna e dell’heku alla porta mentre lasciava il corridoio. Guardò in entrambe le direzioni e decise che la sinistra sembrava più promettente. Tutto il palazzo sembrava abbandonato. Non si vedeva anima viva, ma sapeva che gli heku erano lì, nascosti per qualche motivo. Forse era l’idea che Chevalier aveva della privacy, a lei faceva solo venire la pelle d’oca. Alcune delle porte erano chiuse a chiave, ma la maggior parte si apriva su stanze belle da togliere il fiato, anche se più piccole di quella in cui era alloggiata lei. Trovò una biblioteca. Era grande come la biblioteca pubblica di Great Falls, ma i libri erano più vecchi e non erano organizzati in nessun modo, da quello che poteva vedere. Finì per caso in cucina e visto che non aveva fame, richiuse semplicemente la porta. Erano ore che girovagava per il castello, aprendo porte, esplorando vecchie camere piene di antichità e oggetti d’arte. Girò intorno a un angolo buio e urlò, poi rise di se stessa quando riconobbe un’armatura nell’ombra. La studiò per un momento e, mentre allungava una mano per toccarla, un sibilo risuonò vicino nell’ombra. Ritirò la mano e si girò verso il rumore, ma non riusciva a vedere nessuno. Urlò ancora spaventata quando una voce risuonò dietro a lei: “Emily?” Emily si girò, pronta ad attaccare, ma si calmò all’istante: “Kyle!” “Ho qualcosa per te, per favore, permettimi di mostrartelo.” Le fece segno verso il corridoio adiacente. Lo seguì attraverso la confusione di corridoi: “Kyle? È… beh, è tutto andato?” Lui le fece cenno di sì. Un’altra grande porta fu aperta da mani invisibili e uscirono entrambi alla luce brillante del sole. Kyle si mise immediatamente gli occhiali da sole e cominciò a camminare su un prato rigoglioso verso i fabbricati annessi. Emily doveva quasi correre per tenere il suo passo. Quando si avvicinarono all’edificio, notò che era una stalla e le sue speranze cominciarono a crescere. “Avete animali, qui?” chiese, eccitandosi. “Non molti, ma ne avremo presto di più.” Kyle aprì il portone e la fece entrare. Emily si immobilizzò, poi esplose l’emozione: “Patra!” Corse verso la giumenta e avvolse le braccia intorno al collo del cavallo. Patra rispose piluccando i suoi capelli con le labbra. Emily premette la faccia sul collo poderoso del cavallo e lasciò libere le lacrime. Quando riuscì a riguadagnare una certa padronanza di sé, si girò verso Kyle, che era ancora in piedi fermo vicino alla porta e cercava di non guardarle. Kyle ebbe appena il tempo di reagire quando lei corse da lui e gli gettò le braccia al collo: “Grazie, Kyle, grazie.” Le lacrime stavano nuovamente scendendo copiose. Kyle rimase fermo, con gli occhi che ispezionavano i dintorni per assicurarsi che nessuno stesse guardando. Non sapeva come Chevalier avrebbe preso la faccenda. A tutti erano stati dati ordini precisi di non toccare Emily. La sua camicia era bagnata di lacrime. La staccò gentilmente da sé e fece un passo indietro, “Solo un regalo, Emily. Pensavo che avresti gradito un po’ di casa. Ho messo anche un po’ delle tue cose nel ripostiglio della stalla.” Gli occhi di Kyle erano comprensivi e c’era in loro una profonda saggezza. Emily capiva che era molto vecchio. I suoi occhi raccontavano di cose conosciute solo da quelli che avevano una lunga storia. “Lascia che ti prenda una sella,” Kyle disse, dirigendosi verso una stanza laterale nella stalla. “No, grazie, Kyle, ce fa faccio.” Con un salto fu in groppa a Patra, chinandosi e abbracciando di nuovo il cavallo. “Molto bene, c’è altro che desideri? Dovrei cavalcare con te?” Esitò, sembrava abbastanza innocente, ed era preoccupato all’idea di mandarla fuori da sola, ma era ben chiaro a tutti che la ragazza apparteneva al Giustiziere. “Oh, per favore, vieni con me!” Sembrava veramente eccitata. Kyle annuì e sellò una bella giumenta fulva. Passarono solo alcuni minuti prima che fosse a cavallo, aggraziato e a suo agio: “Andiamo?” Le chiese, dirigendosi fuori dalla porta della stalla. La cavalcata era proprio quello che le ci voleva. Il pianoro era grande a sufficienza per poter andare al galoppo e godere della sensazione del vento tra i capelli. La freschezza dell’aria era squisita e si sentì immediatamente meglio. Kyle le stava facilmente al passo, senza mai parlare e lasciando che decidesse lei dove andare. Emily portò i cavalli verso la fila di alberi e poi si avviò lungo il bordo della piccola foresta. Kyle lo vide un attimo prima che Patra reagisse. Urlò verso l’heku sconosciuto, ma era troppo tardi, il cavallo si era spaventato. Patra indietreggiò per colpire lo straniero con gli zoccoli, nitrendo forte. Il cambiamento improvviso sbalzò Emily dal cavallo e atterrò con un rumore sordo sul terreno. In meno di un secondo Kyle era sceso da cavallo e teneva l’intruso per il collo, con un ringhio feroce che nasceva dal profondo del petto. Il giovane heku era terrorizzato. Emily si alzò lentamente a sedere. Era avvenuto tutto così in fretta che non era sicura di capire cosa stava succedendo. La testa le pulsava dove aveva colpito il terreno e, quando la toccò, la mano si bagnò di sangue. Coprì la ferita aperta con la mano e si alzò, cercando di riprendere l’equilibrio. “Kyle, non farlo, va tutto bene,” disse , vedendo che schiumava di rabbia guardando il nuovo heku. Kyle si immobilizzò e odorò l’aria, quindi si girò verso Emily, con la mano stretta ancora forte intorno al collo dell’heku. Emily indietreggiò di un passo, spaventata, gli occhi erano feroci: “Torna alla stalla,” ordinò. “Lascialo andare, per favore.” Poteva vedere dall’espressione sul viso dell’heku sconosciuto che sapeva di stare per morire. Emily incontrò lo sguardo dell’heku e vide qualcosa che le fece paura: la guardava, con il respiro veloce e le labbra tirate indietro in una smorfia. Di colpo, cominciò a lottare per raggiungerla, le mani di Kyle erano l’unica cosa che lo trattenevano. “Ora!” Le gridò Kyle. Emily montò velocemente in groppa a Patra e con un calcio forte le mandò al galoppo, correndo verso la stalla, troppo spaventata per guardarsi indietro. Una volta raggiunta la sicurezza della stalla, smontò e legò Patra a un palo. Sentiva qualcuno che inalava forte, nelle ombre intorno, e corse, senza pensare, cercando di rientrare in casa. La casa piena di heku. Si immobilizzò a metà strada tra la stalla e la casa, improvvisamente insicura di dove andare. Poteva sentire il sangue che le scorreva lungo il collo e la schiena. Emily si girò, la casa era più vicina, con la stalla di fronte. Alla sua sinistra c’era un campo vuoto e alla sua destra la ripida discesa verso le case in basso. Non vedeva nessuno, non sentiva nessuno, con i sensi resi più acuti dalla paura. Qualcuno la toccò dietro la testa e si girò. Era Anna: “Vieni, Bambina,” disse mentre premeva forte un asciugamano contro il flusso di sangue dalla sua testa. Emily non riusciva a muoversi. Guardava il viso dell’heku per vedere se stava per attaccarla. Anna si limitò a sorridere cordialmente, ma i denti risaltavano aguzzi. “Per favore, vieni dentro dove posso guardare più da vicino.” Emily fece un passo lontano da lei. “Va tutto bene, Bambina, puoi fidarti di me, non ti farò del male… per favore, Kyle ha l’altro. Non può raggiungerti ora.” Anna teneva un asciugamano imbevuto di sangue, ma non sembrava darle fastidio. Emily fece un timido passo in avanti. Anna sorrise di nuovo e le indicò la porta: “Vieni, devi farti controllare la testa.” Si rese conto che se Anna voleva farle del male poteva farlo anche all’esterno. Non vedeva alternative se non quella di entrare con lei. Anna premette di nuovo l’asciugamano sulla testa di Emily, mentre camminavano attraverso il castello. Si diressero al terzo piano, dove non era mai stata, e Emily guardò Anna con cautela. “Ci sono alcune attrezzature mediche quassù, una precauzione richiesta dal tuo arrivo,” spiegò Anna. La condusse in una cameretta che somigliava allo studio di un medico. Emily si sedette su una sedia mentre Anna tirava indietro i capelli rossi impastati di sangue e sibilava leggermente, “Questo non gli piacerà,” disse Anna, parlando tra sé. Emily fece una smorfia quando Anna versò un liquido pungente sul taglio, ma passò presto e il dolore si attenuò. Sentiva che Anna stava cercando di suturare il taglio: “Sai quello che stai facendo?” “Sì, lo so.” La voce di Anna era leggera e confortante. Fu tutto finito in pochi minuti e Anna porse a Emily due pillole bianche. “Prendi queste.” Emily esitò. “Sono per il dolore.” Scosse la testa: “Io non prendo farmaci per il dolore.” Anna non ne fu contenta: “A lui non piacerà se sentirai dolore.” “Lui,” sottolineò Emily, “dovrà rassegnarsi.” Un lampo di preoccupazione passò sul viso radioso di Anna, prima che le tornasse il sorriso: “Come desideri, lascia che ti riporti nella tua camera, potresti aver voglia di sdraiarti.” Anna stava tremando. Emily lo percepì solo per un attimo, ma saltò giù e la seguì verso la sua camera. Entrò, chiuse le porte e si guardò intorno nella stanza vuota. Come aveva fatto ad andare dalla beatitudine completa ad aver paura per la sua vita in un istante? Era così che sarebbe stato il suo soggiorno qui? Chevalier le aveva assicurato che nessuno l’avrebbe assalita, ma era via solo da un giorno ed era già accaduto. Il forte colpo alla porta la allarmò. La guardò, senza sapere se doveva o no aprire. “Sono io, Kyle,” disse la voce tranquilla dietro la porta. Emily si rilassò: “Entra, per favore.” Era contenta di vederlo, lieta di vederlo calmo e rilassato. Gli sorrise radiosa quando entrò e chiuse la porta. Finalmente non era sola, era con qualcuno di cui poteva fidarsi. “Sono venuto a chiedere scusa,” disse Kyle, torcendosi le mani. “No… Kyle, non è stata colpa tua!” Temeva che si sarebbe scusato e poi se ne sarebbe andato di nuovo. Fece un passo verso di lui. Kyle la guardò insicuro e continuò: “Sì, invece, avrei dovuto starti più vicino. Avrei potuto fermarlo prima che il cavallo reagisse.” Emily scosse la testa. “Non è colpa tua, Kyle. Hai…” disse e fece una pausa. “Dov’è?” Kyle la osservò per un momento: “L’ho lasciato perché se ne occupi il Giustiziere.” Gli occhi di Emily si spalancarono: “Cosa gli farà Chev?” Kyle scosse la testa: “Non lo so: non spetta a me decidere.” Si inchinò leggermente e si voltò per uscire. “Per favore, resta qui,” disse Emily facendo un passo verso di lui. Kyle si girò lentamente a guardarla: “Vuoi che mi fermi qui?” Emily arrossì: “Sì” L’heku ci pensò un attimo poi annuì. “Domani, possiamo tentare di nuovo… di portare fuori i cavalli?” Kyle le rispose, cordiale: “Tutto quello che desideri.” Emily fece una smorfia: “Non è un ordine, Kyle: Se non vuoi venire, allora dillo e andrò da sola.” “No, non è quello… sì, voglio venire.” Andò verso una sedia lussuosa e si sedette. Lei rimase in piedi per un attimo e poi ricordò il sangue nei suoi capelli: “Lasciami fare una doccia veloce, non andartene però, va bene?” “Non me ne andrò.” “Ok… non ci metterò molto.” Afferrò dei vestiti puliti e andò in bagno. “Devo prenderti qualcosa da mangiare? “Sì, ho abbastanza fame.” Emily si fermò vicino alle porte a vetri. “Chiederò a Gordon di farti qualcosa, cosa ti piacerebbe?” Si mosse così velocemente che gli occhi di Emily non riuscirono a percepirlo. Per lei era semplicemente apparso vicino alla porta della camera. “Qualcosa di semplice, digli di farmi una sorpresa.” Sparì dentro nella stanza da bagno. Kyle aprì le porte e parlò con Anna, poi ritornò nella stanza ora vuota. Camminò lungo il perimetro della stanza, con i sensi allerta per qualunque cosa non andasse. Mentre passava dalle porte verso il balcone, si fermò a chiuderle a chiave e continuò a ispezionare la stanza. Si fermò un attimo fuori dalle porte a vetri e diede una breve occhiata. Fu sorpreso di vederla nella doccia, le porte di vetro non nascondevano nulla ai suoi occhi acuti. Si meravigliò dalla tonicità del suo corpo, il pallore morbido della sua pelle, le curve perfette che nascondeva sotto abiti che non le donavano. Inalò a fondo, salivando all’aroma del suo sangue e immaginando la vena pulsante sul suo collo. Sobbalzò di colpo, rendendosi conto di cosa stava facendo, e quindi continuò a controllare se la sua stanza era sicura. Imprecò con se stesso, quella breve mancanza di giudizio poteva costargli la vita. Chevalier aveva abbondantemente chiarito che Emily apparteneva a lui e dovevano lasciarla stare, però lui era qui, e camminava per la stanza mentre lei era nuda a pochi metri da lui. “Molto meglio,” disse Emily, uscendo dal bagno. Stava spazzolando adagio i capelli, stando attenta ai punti. “Il tuo pasto dovrebbe arrivare presto.” Sentiva di dover rimanere formale, se voleva evitare ulteriori distrazioni. Emily fece cenno di sì e si sedette vicino a lui. Kyle si alzò nervosamente e cominciò ad attizzare il fuoco. “Posso farti una domanda?” chiese Emily. Kyle annuì, ancora concentrato sul fuoco. “Quali sono stati esattamente gli ordini di Chevalier? Voglio dire… cosa ha detto a tutti di me?” Aspettava che si voltasse, ma lui rimaneva seduto dov’era, rivolto verso il fuoco. “Non sono sicuro che voglia che tu li conosca.” Il tono era calmo e controllato. “Ne sono sicura… ma voglio comunque saperlo.” “Allora, mia cara, dovrai affrontare questo argomento con lui.” Emily annuì: “Perché hanno tutti così paura di lui? Cosa ha fatto per ottenere tanta obbedienza?” Vide che Kyle sorrideva: “È il Giustiziere, ed è sufficiente.” “Qual è il suo compito, esattamente?” “Far rispettare le leggi e le regole della fazione.” “E cosa fa se non vengono rispettate?” Si curvò verso di lui, ansiosa di avere una risposta. Kyle si girò e la guardò: “Sei piena di domande, vero? Ripeto, dovrai parlarne con lui.” Emily arricciò il naso: “Fedele fino alla morte. Hai mai disobbedito?” Nella mente di Kyle passò per un attimo l’immagine di Emily nella doccia: “No.” “Uhm… devoto…” Kyle si alzò e andò verso la porta. “Per favore, non andartene,” disse Emily, alzandosi. “Hanno solo bussato alla porta, è arrivato il tuo pasto.” Disse aprendo la porta. Emily non aveva sentito bussare. Era frustrante come ci sentissero tanto meglio di lei. Kyle ritornò con un vassoio e lo posò sul tavolo vicino alla sedia di Emily. Il profumo aleggiò verso di lei, e si rese conto di avere molta fame e che il cibo sembrava delizioso. Guardò il piatto e trattenne il fiato nel vedere le dimensioni dell’hamburger e la montagna di patatine coperte di formaggio. “Wow, Gordon deve pensare che sta nutrendo un esercito,” commentò, afferrando una patatina e assaporandone il gusto. “Sono di tuo gusto?” Kyle si sedette di nuovo. “Oh… moltissimo, sono meravigliose.” Prese l’hamburger e diede un morso, masticando lentamente. Si sentì di colpo a disagio a mangiare di fronte a lui. Afferrò il piatto e glielo tese. Kyle ridacchiò: “No, grazie.” Emily alzò le spalle e rimise giù il piatto: “Cosa mangiate tutti quanti, comunque? Direi che con un migliaio di voi qui dovrebbe essere difficile mantenere la scorta di sangue.” Kyle fece una smorfia, non era naturale che lei parlasse di queste cose: “Abbiamo i nostri sistemi.” “Non me lo dirai, vero?” Afferrò un’altra patatina. “No,” rispose sorridendole. Si fece più seria: “È venuto qualcuno a cercare Keith?” Diede un altro morso all’hamburger fumante. “Sì.” La sua espressione si fece dura quando ripensò a quello che Keith le aveva fatto, e strinse i pugni. “Chi?” “Cassi,” e controllò come reagiva. Quando Emily aggrottò la fronte, gli dispiacque averglielo detto. Emily guardò verso la finestra con le tende tirate e poi di nuovo verso Kyle: “Che ora è?” “Sono le 20 e 40.” “Come fate?” “A fare cosa?” “A dire l’ora senza un orologio.” Era curiosa, dato che non aveva visto orologi nell’intero edificio. Kyle piegò la testa di lato, curioso: “Semplicemente… so che ora è.” Emily alzò le sopracciglia: “Come?” “È una capacità naturale che alcuni hanno, se vuoi posso far mettere un orologio per te.” Emily aveva la bocca piena di patatine, quindi si limitò ad annuire con veemenza. Tirò le ginocchia sulla sedia, abbracciandole e guardando il fuoco. “Dovrei andare, adesso,” disse Kyle, alzandosi. “No!” Il suono della sua voce lo fece sobbalzare. “C’è qualche problema? Qualcosa che dovrei sapere? Qualcuno ti sta dando fastidio?” Kyle ispezionò la camera di nuovo. Non si era ancora reso conto che si sarebbe accorto lui di eventuali intrusi molto prima di lei, visti i suoi sensi umani. Emily si alzò: “No, per favore, non lasciarmi qui da sola.” Kyle fece un’espressione preoccupata: “Non è corretto per me stare qui.” “Vuoi dire… che Chev si arrabbierebbe se tu stessi qui tutta la notte?” Indovinò lei. Kyle non rispose. “Per favore, Kyle, non posso restare da sola.” Gli occhi lo imploravano. L’uomo sospirò e guardò verso la porta: “Posso chiedere a Anna di rimanere qui.” “Non voglio Anna, voglio te… non la conosco, e non mi piace come mi chiama sempre bambina.” Emily assunse un’aria determinata e i suoi occhi si socchiusero. Kyle rise piano: “Va bene, rimango.” Fece un ampio sorriso: “Se Chev se la prende con te, digli di venire a parlare con me.” Emily sbadigliò suo malgrado, e andò verso il grande letto. Notò che Kyle era ritornato al suo posto vicino al fuoco. Suppose che una volta a letto non avrebbe nemmeno potuto vederlo. Stando dietro le cortine, si tolse i jeans e scivolò a letto in t-shirt, tirandosi addosso le lenzuola fresche. “Buona notte, Kyle,” chiamò, e tutto quello che sentì in risposta fu una risata sommessa. *** Il sogno era diverso questa volta. Stava ancora correndo, ma lungo la spiaggia. Sentiva i passi dietro di lei che si facevano più vicini, stavano correndo. Le voci echeggiavano dalle rocce intorno a lei, e la chiamavano con toni paternalistici. Era Keith, stava arrivando per lei, le sue mani fredde, morte, a pochi centimetri dal suo collo. “No!” urlò, sperando che qualcuno, chiunque, la sentisse. “Per cosa gridi, sgualdrina? Me lo devi… mi devi la vita e me la prenderò.” Keith parlava farfugliando, come se avesse bevuto. Emily cercò di correre più forte per allontanarsi da lui. “Aspetta che ti fotta, Em. Aspetta che veda che razza di sgualdrina sei, una sporca puttana zoccola.” Le sue mani le toccarono leggermente i capelli: “Ti ho tenuto con me perché mi facevi pena, lo sai, vero? Nessuno ti vorrà, Emily, nessuno!” Le sue mani le toccarono il braccio… “No!” urlò, graffiando le mani fredde sul suo braccio. “Emily,” disse Kyle dolcemente. “È tutto ok.” Gli occhi di Emily si adeguarono velocemente al buio e vide la faccia di Kyle. Era spaventato e le toccava adagio il braccio. Era Kyle che l’aveva toccata, non Keith. Kyle si sedette sulla sponda del letto e sobbalzò quando lei gli cadde addosso, premendo il volto sul suo petto per mandar via le immagini di Keith nel sogno. Esitò, poi le mise le braccia attorno con dolcezza: “Era sono un sogno, Keith non è tornato.” “Come fai… “ “Parlavi nel sonno. Mi dispiace aver ascoltato, ma è difficile escluderlo quando gridi.” Sembrava veramente dispiaciuto e lei se lo era già sentito dire, quindi doveva essere vero. Afferrò la sua camicia, con le mani che tremavano: “Sei sicuro? E se adesso è un heku? Tornerà e mi ucciderà.” “Non è uno di noi, questo te le posso assicurare.” Kyle represse a stento un sorriso. Emily annuì e si stese di nuovo, tirandosi le coperte addosso. Kyle si alzò per tornare alla sua sedia: “Aspetta, Kyle, resta seduto qui con me.” Lo sguardo di Chevalier mentre ordinava che stessero lontani da lei gli passò davanti agli occhi. Chevalier aveva anche detto di darle qualunque cosa volesse. Vedeva entrambi i lati della questione e decise che avrebbe preferito affrontare l’ira di Emily che quella del Giustiziere. Voleva dirle di no , poi notò gli occhi imploranti, il corpo che tremava di paura. Sconfitto, si sedette sulla sponda del letto, il più lontano possibile da lei. Non ci volle molto perché Emily si riaddormentasse. Chapter 8 : Capitolo 8 “Sì che me ne dà il diritto. È il mio sangue, la mia famiglia.” Ulrich batté il pugno sul tavolo di granito. “Questo non ti dà diritto a niente! È una donna adulta, che ha scelto di stare con me.” Gli occhi di Chevalier bruciavano d’ira. “Ho un diritto innato a proteggere la mia progenie. Il Consiglio mi nega questo diritto?” Guardò verso gli Anziani. “Non neghiamo che tu possa avere qualche diritto, per quanto riguarda la famiglia, ma non abbiamo ancora preso una decisione. Ora suggeriamo che entrambi vi sediate e manteniate il controllo. E pensare che tutto questo è per una mortale!” L’unica femmina tra gli Anziani, Selest, guardò giù verso di loro dalla tribuna. Diede un’occhiata ai due uomini sulla sua sinistra e anch’essi annuirono, stupiti che due heku stessero litigando per una mortale. “Lo chiederò ancora una volta… Lord Ulrich, quale sarebbe il beneficio per te nell’avere Emily Russo nel tuo Clan?” Chiese il più piccolo degli Anziani maschi. “La protezione completa della mia progenie,” dichiarò semplicemente. “Neghi, quindi, che Emily Russo è una discendente diretta della famiglia Winchester e quindi capace di poteri superiori sia a quelli mortali sia a quelli heku?” Ulrich diede un’occhiata veloce a Chevalier, e lanciò uno sguardo truce: “Lo nego. Non ha mai mostrato poteri superiori a quelli di ogni mortale. Le capacità di cui parlate sono scomparse tanto tempo fa.” “Questo è quello che hai trovato anche tu, Giustiziere?” Chiese Selest, guardandolo. “Non ho prove conclusive, a questo punto, ed è per questo che voglio tenerla da me, dove può vivere sicura e può sviluppare qualunque talento possa avere.” Chevalier evitava di guardare Ulrich, per paura che il loro segreto potesse essere rivelato da uno sguardo. “È mia nipote! Se ha un qualunque talento, dovrei essere io a trovarlo. Posso insegnarle come controllarlo, posso insegnarle come usarlo,” Ulrich stava pregando. Sapeva che era un nemico e gli Anziani non avrebbero mai accettato il suo punto di vista. “Non vuole vivere con te.” Chevalier alzò la voce e gli Anziani fecero cenno ad entrambi di sedersi di nuovo. “Non ve lo dirò di nuovo, starete entrambi tranquilli in questa Corte!” Disse l’anziano Leonid, ed entrambi obbedirono immediatamente. Il silenzio cadde di colpo nella stanza. Non si sentiva alcun suono mentre gli Anziani dibattevano silenziosamente. Dopo quasi un’ora, Selest si alzò. “La nostra decisione è di permettere a Chevalier di continuare a monitorare la situazione e riferire a questo Consiglio e noi, a nostra volta, terremo informato Lord Ulrich.” Si sedette appena finito di parlare. Chevalier sospirò e si girò verso Ulrich, con occhi pieni di rabbia. Senza più parlare, Chevalier lasciò velocemente l’aula, volendo in tutti i modi evitare un confronto. *** Il traghetto non si muoveva abbastanza in fretta per Chevalier. Era preoccupato per la lunghezza della sessione della Corte. Le aveva detto che sarebbe rimasto assente solo per pochi giorni, ma era stato via per una settimana. Sapeva che poteva fidarsi del suo Clan, ma aveva qualche dubbio latente riguardo a una certa famiglia di nuovi nati che lo rendeva nervoso e ansioso di arrivare a casa. Inoltre si sentiva incompleto senza di lei. Poteva immaginare i suoi occhi, il verde vivido che lampeggiava quando era arrabbiata. Gli mancava il rossore sulle sue guance e la sensazione di lei nelle sue braccia. Tamburellava leggermente il cruscotto con le dita, ogni segno di pazienza era svanito. Storm era seduta in silenzio accanto a lui, senza sapere come affrontare questa improvvisa impazienza. Appena arrivarono al molo, uscì dall’auto e andò a parlare con le guardie. Chevalier mise in moto l’auto e guidò veloce verso attraverso la città verso il castello. Era tardi e sapeva che sarebbe stata addormentata, ma voleva solo vederla. Quando scese dall’auto, notò che le guardie si agitavano nervosamente. Si rabbuiò e studiò i loro visi, erano come statue di pietra. Strinse gli occhi ed entrò nel castello. Al suo arrivo l’atmosfera sembrava tesa. Era tutto troppo tranquillo. Non c’erano domestici in vista, nessun sussurro, mancava perfino il suono della pulizia quotidiana. Chevalier ispezionò l’entrata e non vide nulla di strano, nessun segno che qualcosa non andasse. Salì le scale velocemente ed entrò nell’anticamera di Emily. Anna era in piedi perfettamente immobile nell’angolo, e non lo guardava negli occhi. “Anna?” domandò “Sì, Signore?” rispose Anna, e lui si stupì del suo tono di voce. Studiò tutti i suoi movimenti, i muscoli del collo erano tesi, “Come sta?” Non sapeva perché ma aveva quasi paura della sua risposta. “Bene, Signore.” Corrugò la fronte: “È così? Bene?” Anna fece cenno di sì. L’odore attirò l’attenzione di Chevalier, il profumo che veniva dalla sua camera era sbagliato. Gli occhi divamparono di collera: “Chi c’è dentro con lei?” Anna rimase immobile. Entrò come una furia in camera, una delle ante si scheggiò mentre colpiva le parete di roccia. Gli occhi si concentrarono sul letto. Vedeva Emily sotto le coperte, ma la sua attenzione fu attirata dalla figura solitaria seduta ai piedi del letto, che lo guardava mentre entrava in camera. La forma si alzò velocemente e indietreggiò verso la parete. “Chevalier,” disse Kyle sottovoce. Chevalier gli fu addosso in meno di un secondo, guardandolo dall’alto. La sua voce era bassa e tesa: “Che cosa pensavi di fare?” “Chevalier, non è come…” La voce di Kyle fu interrotta dalle mani di Chevalier intorno al suo collo. Kyle volò attraverso la stanza, atterrando con un urto violento contro la parete di pietra. L’impatto incrinò la pietra grezza e mandò schegge di roccia frantumata e sabbia sul pavimento. Kyle si rimise in piedi con un salto e si mise di fronte a Chevalier, mantenendo il viso calmo e non aggressivo. “Per favore, non è come sembra.” Chevalier si girò verso il letto a guardare Emily. Il rumore assordante avrebbe dovuto svegliarla, ma non si era mossa, non si era agitata. Il suo odore era strano, l’aroma dolce mascherato da qualcosa di pungente, chimico. Si girò verso Kyle, che era ancora vicino alla parete, con le mani a palmi in su, tese verso Chevalier. “Chevalier, per favore, posso spiegare.” Kyle stava in piedi diritto, con le spalle squadrate e pronto a un attacco, anche se la postura non era acquattata come per difendersi. Chevalier si materializzò di colpo a un metro da lui: “Comincia a parlare… e sarà meglio che abbia una buona scusa,” gli occhi erano socchiusi e i pugni stretti. Kyle istintivamente parlò a voce bassa: “Non dormiva da quando sei partito. È stata quasi aggredita il primo giorno e aveva gli incubi….” Fece una pausa mentre la furia nello sguardo di Chevalier diventava più intensa. “Aggredita?” “Sì, il primo giorno eravamo fuori a cavalcare e un heku giovane si era nascosto tra gli alberi.” Chevalier afferrò una sedia lì vicino e la gettò sul balcone attraverso le finestre a vetri, strappando le grandi tende per l’impatto. “Chi?” Kyle trasalì: “È stato Ethan. Emily è caduta quando il cavallo si è impennato, ma ce ne siamo occupati noi. Ethan ti sta aspettando, e Anna è stata in grado di fermare il sangue.” Smise di parlare quando Chevalier inalò bruscamente. Fece un passo verso Kyle: “Continua.” “Quella notte ha cominciato ad avere gli incubi, e urlava tutta la notte. Mi ha pregato di restare qui, te lo giuro, mi ha implorato.” Kyle attese la furia, ma Chevalier non si muoveva, anche se il suo corpo tremava di rabbia. Kyle continuò: “L’ultima sera sono finalmente riuscito a convincerla a prendere un sonnifero. Aveva occhiaie scure sotto gli occhi e aveva smesso di mangiare. Henry si è informato e ha scoperto che era per la mancanza di sonno. Ci sono volute ore per convincerla a prenderlo, ma alla fine l’ha fatto. Non è accaduto nient’altro, te lo giuro.” Gli occhi di Chevalier si strinsero di nuovo: “Non potevi stare su una sedia? Come hai osato sederti sul suo letto?” “L’ha chiesto lei. La prima notte ero sulla sedia quando è cominciato l’incubo. Ha detto che si sente più sicura, se sono vicino… Non avrei mai fatto niente, ti ho giurato fedeltà.” Kyle abbassò gli occhi, per mostrare sottomissione. “Esci.” Il sussurro di Chevalier era carico di potere e Kyle si inchinò una volta e corse fuori dalla stanza come una forma sfuocata. Appena nella stanza ci furono solo lui ed Emily, andò da lei e si sedette adagio sul lato del letto, toccando dolcemente la sua guancia. Non gli piaceva il suo odore e nemmeno come stesse dormendo immobile. Chevalier inalò profondamente, cercando mentalmente qualcosa di sbagliato. Colse una traccia di sangue secco, ma l’odore acre della medicina copriva il profumo dolce. “Torno subito,” le sussurrò, piegandosi a premere le labbra dolcemente sulla sua fronte. Apparve nell’anticamera. Le ante della porta pendevano storte dai cardini. Anna si irrigidì nell’angolo. Strinse i denti: “Sangue secco?” Anna assentì: ”Sì, Signore, ha battuto la testa quando il cavallo l’ha disarcionata. Ho cucito la ferita, sta guarendo.” “Incubi?” “Sì, Giustiziere, grida ogni notte.” Anna aveva gli occhi spaventati. “Che cosa grida?” Osservò attentamente il suo viso per vedere se c’era qualche segno che stesse mentendogli. Anna si schiarì la gola, sentendo il suo intenso sguardo fisso su di lei: “Non è sempre la stessa cosa, Signore, alcune notti urla di qualcuno chiamato Keith. La maggior parte delle volte… chiama lei.” Gli disse abbassando gli occhi. Chevalier sospirò e la sua voce si addolcì: “Cosa ha fatto durante la mia assenza?” Anna si rilassò un po’: “Non mi ha permesso di seguirla, Signore. Ho tentato, ho veramente tentato, ma mi ordina di stare indietro.” Fece una risatina. Non aveva dubbi che Emily lo avesse fatto: “Ma comunque tu sai…” Anna fece un cenno affermativo: “Sì, Signore.” “E allora?” “Passa la maggior parte della giornata a cavallo, Signore. Cavalca lungo gli alberi e giù alla spiaggia.” “L’hai lasciata andare da sola in città?” Trasalendo. “No, Signore!” disse Anna con enfasi. “Non l’avremmo mai fatto, non dopo il primo attacco.” “E allora chi c’era con lei?” Anna si preparò per la sua furia: “Kyle, Signore.” Fece un passo verso di lei: “Kyle e chi altri? O c’era sempre Kyle con lei?” Anna si limitò ad annuire, con la voce che le si strozzava in gola: “L’ha chiesto lei, Signore,” mormorò. “Oh?” “Signore.” Anna decise di accettare la punizione e dirgli tutto: “Gli incubi la tenevano sveglia, e alla fine si rifiutava di andare a dormire e qualche giorno fa ha anche smesso di mangiare. Sobbalza a ogni rumore. Impallidisce se vede qualcuno oltre a Kyle e a me. Emily ha detto che Kyle tiene lontana la paura. Era sicura che lui l’avrebbe tenuta al sicuro mentre lei era via, e abbiamo deciso, insieme, di rispettare i suoi desideri.” Anna riuscì a rilassarsi quanto Chevalier si rialzò dalla posizione d’attacco: “Fai sistemare questa stanza”; disse e in un battito di ciglia aveva lasciato la stanza con Emily nelle braccia. *** “Buon giorno,” mormorò quando Emily cominciò a muoversi. L’aveva osservata dormire per le ultime quattordici ore, domandandosi quanto sonnifero le avessero dato gli immortali. I suoi occhi si spalancarono in un lampo e si rannicchiò contro il suo petto: “Sei tornato!” Chevalier la tenne stretta e poi mise le dita sotto il mento, alzandole la faccia verso di lui: “Come stai?” Le chiese studiando il suo volto. Aveva occhiaie che il pallore faceva sembrare ancora più scure. Gli occhi erano infossati e stanchi. “Sto bene.” Rispose Emily e gli sorrise. “Gordon sta portandoti la colazione, cara.” “Solo caffè, per favore, non ho fame.” “Ciò nonostante, mangerai.” Cercò di parlare in tono di comando, ma faceva fatica ad essere severo con quei vividi occhi verdi che lo scrutavano. Emily si distese di nuovo sul letto e si stiracchiò un po’. Il letto era più duro di quello cui era abituata e le faceva male la schiena. Si guardò attorno e fece una smorfia: “Dove sono?” “Ti ho spostato nella mia camera. Stanno facendo dei lavori nella tua.” Decise di tenere per sé le sue tendenze violente. Emily sbadigliò e tornò a studiare la sua stanza, dandogli la possibilità di osservarla ancora. Fu scioccato nel vedere la stoffa delicata e il taglio basso della sua morbida camicia da notte, che rivelava un accenno di seno morbido. Avrebbe dovuto ringraziare Margaret, più tardi. Passò il dito lungo la bassa scollatura e imprecò quando sentì Gordon che arrivava con la sua colazione. “Entra,” disse, irritato. Gordon entrò con un grande vassoio d’argento e il profumo di uova e bacon riempì la camera. Lo mise sul comodino e sollevò il coperchio: “Finalmente ho l’opportunità di cucinare qualcosa, oltre al caffè.” Il suo sorriso si spense quando vide l’espressione di Chevalier e si affrettò fuori dalla porta con un inchino. Emily si sedette e si girò verso il vassoio per versarsi una tazza di caffè. Chevalier notò, apprezzandola, la scollatura della camicia sulla schiena. Mostrava perfettamente la pelle liscia della schiena, la sua carnagione pallida, la curva perfetta della sua fragile spina dorsale. Passò lentamente la mano lungo le vertebre e sorrise quando la vide rabbrividire. Lei si girò verso il letto, con la tazza fumante stretta tra le mani. Chevalier stese la mano e le tolse la tazza dalle dita che protestavano: “Cibo, Emily, non caffè… cibo.” “Prima il caffè,” disse Emily, allungandosi per prenderlo. Chevalier si spostò più lontano da lei, fuori portata: “Penso che tu abbia avuto abbastanza caffeina. Mangia… per favore… fallo per me.” Emily allungò la mano a prendere un pezzo di bacon e si sedette contro la testata del letto a mangiare. “Mi dispiace. Avevo onestamente programmato di star via solo un paio di giorni, e poi sentire che…” Fece una pausa per calmare la voce. “Che sei stata assalita in mia assenza.” Emily divenne tesa, il ricordo era ancora fresco nella sua mente. Prese un altro pezzo di bacon, non volendo parlarne. “Ti ho mentito di nuovo e suppongo che dire che mi dispiace non basti. Ti avevo promesso che il mio Clan ti avrebbe tenuto al sicuro in mia assenza.” Gli occhi si abbassarono verso il letto. Emily gli toccò dolcemente la guancia: “Non puoi proteggermi da tutto, Chevalier. Kyle era lì con me, non è successo niente.” “Non è quello che ho sentito.” Si toccò dietro la testa: “Questo? Non è niente. A Patra, a quanto pare, non piacciono gli heku, anche se si sta abituando a Kyle.” “Patra è qui?” chiese, scioccato. Emily fece un sorriso smagliante e le si illuminò il viso, “Si, Kyle l’ha portata qui per me.” Chevalier annuì. Doveva dargliene credito, Kyle si stava prendendo cura di lei come gli aveva ordinato: “Mangia di più.” Guardò il piatto e poi di nuovo Chevalier: “Dove sei andato?” Sospirò, tanto valeva che lo sapesse: “Al Consiglio, con Ulrich” Le mancò il fiato: “Per me!?” Chevalier fece segno di sì: “È tutto ok, hanno acconsentito a darmi più tempo con te.” Gli occhi di Emily saettarono intorno alla stanza. “Ma un giorno potrebbero cambiare idea? Un giorno potrei essere obbligata a vivere con lui?” Chevalier non rispose. “Non lo farò… nessuno può obbligarmi.” Strinse i denti. Non voleva che lei si agitasse, quindi tenne per sé i propri pensieri. Sapeva che non avrebbe avuto scelta, se fosse arrivato quel momento. “Non preoccuparti, ora, Emily. Se mai dovesse arrivare quel momento... se mai dovesse arrivare, ci penseremo allora, ok?” Si accorse che aveva finito di mangiare e le porse il caffè. Emily lo sorseggiò, lasciando che le bruciasse la lingua. “Hai incenerito qualcuno, mentre ero via?” Le sorrise scherzoso, cercando di alleggerire l’atmosfera. Emily non poté impedirsi di ridere: “No.” “Ti ho fatto portare degli abiti. Vestiti, c’è qualcosa che devo fare e voglio che venga anche tu.” “Lasciamo l’isola?” chiese con aria di attesa “No, non usciremo nemmeno dal castello.” Emily sospirò, un po’ delusa e si alzò per vestirsi. Notò, irritata che le porte della sua stanza da bagno si potevano chiudere a chiave. Si guardò attorno nella vasta stanza. Era vuota eccetto che lavandino, una grande doccia e una pila di vestiti ordinatamente piegati su una panca. Notò con orrore che le pareti erano coperte di specchi. Si tolse la camicia da notte e si infilò velocemente i vestiti, con gli occhi fissi sul pavimento. Fu contenta che fossero jeans, non le piacevano per niente i vestiti che Margaret continuava a portarle. Mentre si girava per uscire, colse una breve immagine di sé in uno degli specchi, e sospirò. Non aveva notato che i jeans avevano aperture a forma di rombo lungo le gambe, dal fianco fino alle caviglie. Anche se non era una t-shirt, almeno la camicia azzurra non era scollata. Avrebbe dovuto buttar via quei jeans non appena ne avesse comprato un paio nuovo. Le ci vollero solo pochi minuti per farsi una treccia alla francese e tornare da Chevalier. Le sorrise e gli occhi caddero immediatamente agli scorci di cosce bianche e lisce e delle caviglie sottili che i jeans lasciavano intravedere. Emily si guardò intorno e vide che il vassoio era sparito e che il letto era stato rifatto. “Pronta per andare?” Chiese Chevalier, ridendo del suo rossore e prendendole la mano. Fu contento quando lei non si ritrasse dal suo tocco. Emily fece di sì con la testa e lui la condusse fuori dalla stanza. Prima che capisse cosa stava succedendo, la porta si chiuse, da sola. Aveva la sensazione che le nascondessero qualcosa. “Dov’è Kyle?” chiese mentre scendevano le scale. “È tornato al suo posto.” Chevalier sapeva che Kyle avrebbe fatto del suo meglio per stare fuori dalla portata del suo radar. Il resto del cammino fu in silenzio. A Emily sembrava che avrebbero già dovuto arrivare a pianterreno, e lo stretto passaggio di pietra sembrava scendere a spirale. Non vedeva finestre da un po’ e il percorso non era più illuminato, quindi non vedeva niente. Chevalier la stava guidando. Gli occhi non riuscivano ad adattarsi, e si stava innervosendo: non le piaceva non poter disporre di uno dei suoi sensi. Alla fine una luce brillò in un rettangolo davanti a loro, stavano avvicinandosi a una porta. La porta si aprì mentre la raggiungevano e vide una stanza brillantemente illuminata. Era circolare con una pedana rialzata sul lato opposto alla porta. C’erano quattro sedie sulla pedana, dietro a un grande tavolo di quercia. Il resto della stanza era piena di file e file di sedie che guardavano le altre quattro. Emily capì che era una specie di tribunale e cominciò a spaventarsi, stringendo più forte il braccio di Chevalier. C’era solo un’altra persona nella stanza: la guardia alla porta che teneva in mano una spada dall’aspetto minaccioso. Emily lo trovò strano, perché una spada invece di una pistola? Chevalier la condusse sul palco e si sedette su una delle sedie centrali, facendole segno di sedersi alla sua sinistra. Appena fu seduta apparve Storm, che prese posto alla destra di Chevalier. Nei minuti seguenti, altri entrarono nella stanza, prendendo posto sulle sedie al livello più basso, e tutti sembravano guardarla attentamente. Emily cominciò a tremare. Entrò Kyle, sembrava nervoso e si sedette sulla sedia vicino a Emily che fu sollevata di vederlo. “Che cosa succede?” Gli chiese sussurrando. A Chevalier non sfuggì che aveva posto la domanda a Kyle invece che a lui, e gli si contrasse lo stomaco. Kyle sapeva qual era il suo posto e non rispose, guardando fisso davanti a sé. Emily si limitò a sospirare e riprese a ispezionare la stanza. Quando tutti furono seduti, Storm si alzò. “Portatelo dentro,” ordinò e la guardia alla porta uscì velocemente e ritornò dopo qualche secondo, trascinando un giovane heku nella stanza, lo sconosciuto che aveva spaventato Patra e aveva cercato di attaccarla. Emily sentì il corpo tendersi, era pronta a fuggire dalla stanza, ma quando cominciò ad alzarsi, Chevalier allungò in fretta la mano e le toccò la gamba. “Non farlo, per favore,” chiese piano a Chevalier, che non rispose. Stava guardando il giovane heku con un’espressione di disgusto. Il respirò di Emily cominciò a farsi affrettato, non riusciva ad immaginare cosa gli sarebbe successo. “Per favore.” Provò di nuovo. Chevalier la fece stare zitta con uno sguardo gelido. Storm era di fronte a Ethan, che era seduto in una vecchia sedia al livello inferiore. “Ti sono state fatte delle accuse, accuse di natura grave. La tua età non ti protegge, se disobbedisci agli ordini diretti del Giustiziere. Capisci queste accuse? “Si,” disse Ethan piano, con gli occhi rivolti verso Emily che poteva sentire il brontolio ai suoi lati, sia Chevalier sia Kyle stavano ringhiando. “Quanti anni hai, Ethan? Per il verbale,” chiese Storm, tenendo in mano una cartelletta. “213 anni,” disse, leccandosi le labbra. “Controllati!” Sbraitò Storm e Ethan si ritrasse alle sue parole, guardando verso di lei. “Avevi o no ricevuto l’ordine diretto che non si doveva far del male alla ragazza, che appartiene direttamente al Giustiziere?” Emily aggrottò la fronte e fece una smorfia alla parola ‘appartiene’. “Ssssi,” sibilò di nuovo, con occhi che ritornavano su Emily. “Ma è così dolce, così tenera, non riesco a resisterle.” Si chinò in avanti, verso il palco e inalò. “No!” urlò Emily, proprio mentre Chevalier appariva dietro Ethan. Le sue mani si avvolsero strettamente intorno alla testa del giovane Heku. Prima che Emily potesse chiudere gli occhi, a testa di Ethan era stata staccata dal corpo ed era volava contro la parete dell’aula. Emily si alzò in piedi. Tutti gli occhi erano su Chevalier, che stava velocemente smembrando Ethan e riuscì a fuggire dalla stanza senza essere notata. Si fece strada a fatica su per il passaggio buio, procedendo a tentoni lungo il muro. Non c’erano suoni intorno a lei, ma corse, inciampando nei sassi sconnessi e nelle imperfezioni del pavimento. Quando il passaggio divenne più chiaro capì dov’era e corse fuori dalla porta posteriore della cucina, diretta alla stalla. Patra l’aspettava appena dentro, già sellata e pronta per la sua cavalcata quotidiana. Emily si issò agilmente in groppa e andava al galoppo prima ancora di essere uscita dal portone. Andò in direzione opposta a quella solita, diritta verso la spiaggia. Appena il suono dell’oceano fu vicino e gli zoccoli di Patra colpirono la sabbia, frenò il cavallo e si tenne forte al pomello della sella, cercando di calmare il respiro. Scivolò giù da cavallo e strofinò il volto sul suo collo caldo, poi ruppe in singhiozzi strazianti. La visione della testa di Ethan che sbatteva contro il muro di pietra era sconvolgente. Aveva visto Chevalier arrabbiato, ma mai così furioso. Continuava a dirsi che era colpa sua, era per causa sua che quella creatura era morta. Emily si lasciò cadere giù sulla sabbia ai piedi del cavallo. Sentiva chiaramente l’oceano, ma non poteva vederlo a causa dell’alto muro di cemento. Chiuse gli occhi e si concentrò sul pulsare ritmico delle onde contro le rocce, il suono monotono le tolse dalla mente l’immagine dell’heku senza testa. Patra mordicchiò i capelli di Emily e la fece uscire dalla trance. Si alzò e notò che stava diventando buio. Il vento freddo che soffiava dall’oceano la fece rabbrividire. Passò le dita nella criniera del cavallo, chiedendosi dove andare e cosa fare. Questo mondo di Chevalier le sembrava più pericoloso, ora. Non si sentiva sicura qui e non sentiva il minimo senso di appartenenza. Il suono di passi che si avvicinavano la fecero irrigidire, senza fiato. Sbirciò intorno al collo di Patra e vide un uomo alto avvicinarsi, il viso scuro era nascosto dalla luce morente. La giumenta nitrì forte e batté gli zoccoli quando si avvicinò. Emily rimase in piedi, gelata, di fianco al cavallo, senza riuscire a muoversi. Sentiva i muscoli di Patra che si tendevano, stava per scappare. Emily afferrò le redini per tranquillizzare il cavallo quando il suono dei passi che si avvicinavano si fermò. Non c’era altro suono che le onde contro la spiaggia. Rimase immobile contro il cavallo per qualche minuto, senza sapere se lo sconosciuto era andato via o era solo dall’altra parte di Patra. Il cuore le batté violentemente in petto quando l’ombra parlò, con voce calma. “Emily?” La chiamò. Lei non si mosse, non respirava nemmeno. “Non ti farò del male, Bambina,” la riassicurò.”Sono venuto a indicarti la strada per tornare indietro.” Emily deglutì a vuoto, la bocca asciutta per la paura, “Conosco la strada… indietro.” Lanciò un urlo quando qualcosa fece rumore sulla sella dietro a lei, e si chinò per allontanarsi. “Calma, Bambina, è solo una giacca.” La voce dello sconosciuto era più lontana ora. Emily riuscì a girarsi leggermente e a vedere una giacca sulla sella. Guardò oltre Patra e vide lo sconosciuto a qualche metro da lei, che la osservava. Quando il vento aumentò le venne la pelle d’oca. Guardò in cielo e vide nuvole scure che coprivano la luna nascente. “Devi avere freddo,” disse lo sconosciuto da dove era, senza avvicinarsi. “Sto bene,” riuscì a dire lei finalmente e scivolò di nuova dietro la giumenta. “Prendi la giacca, se hai freddo.” La risata lieve riempì il vento, e dovette lottare contro la sensazione che le dava conforto, con il suo calore. “Se non vuoi indossare la giacca, almeno torniamo al castello, sono molto preoccupati per te.” Emily si appoggiò a Patra, senza sapere cosa fare. Alla fine l’heku parlò di nuovo: “Vuoi che me ne vada?” Emily fece cenno di sì con la testa, sapendo che non poteva vederla, ma non riusciva a parlare. “Molto bene,” disse l’ombra in tono triste, e all’improvviso non c’era più. L’oscurità era completa, ora, la luce della luna era nascosta dalle nuvole nere. Emily si sedette di nuovo sulla sabbia e mise le braccia intorno alle ginocchia per riscaldarsi. La giacca era lì, invitante, sulla sella, e la sua mente cominciò a vagare. Quanta gente sarebbe morta perché era lì? Quanti sarebbero stati in pericolo a causa delle sue emozioni tropo forti e la sua capacità di disintegrare un heku quando voleva? Come avrebbe potuto sopravvivere in un mondo dove si veniva smembrati per aver infranto l’ordine di un uomo? Sembrava tutto feroce e primordiale, le leggi e i regolamenti cui era abituata, qui sembravano irrilevanti. Da quello che aveva visto, gli heku obbedivano a Chevalier. Nessuno dubitava dei suoi metodi o dei suoi ordini e nessuno disobbediva, solo per paura. La mente andò a Ulrich, l’heku invisibile che la teneva d’occhio. Il suo Clan era come questo? Aveva lo stesso controllo sulla sua gente? Avrebbe potuto ferirla come sentiva che poteva fare Chevalier? Aveva lo stesso carattere e la stessa capacità di strappare la testa di una persona dal suo corpo? Trasalì quando l’immagine le ritornò in mente. Ritornò con la mente alla spiaggia quando cominciò a piovere. Le gocce fredde le inzupparono quasi immediatamente i capelli e i vestiti. Strinse più forte le ginocchia, mentre vedeva il fiato che si condensava nell’aria gelida. Cominciò a tremare in modo incontrollabile, ma si rifiutava ancora di indossare la giacca, le sembrava un simbolo di coercizione, il segno che si era arresa e aveva accettato di abbracciare il loro sadico stile di vita. Le orecchie di Patra si mossero bruscamente. Era visibilmente irritata di essere fuori sotto la pioggia, ma Emily non si muoveva ancora, non sapeva dove andare. Le onde diventarono più forti e ora sbattevano violentemente contro il muro di cemento. Immaginava che la spiaggia, dall’altra parte, fosse scomparsa con la marea. Sentiva le gocce fredde che le scivolavano giù per la faccia e la schiena, con il corpo che tremava ancora più violentemente. Il rumore assordante delle onde mascherò i passi che si avvicinavano e non si accorse che non era più sola fino a che non furono di fronte a lei. Cercò di guardarli, ma era troppo stanca, i denti battevano e il corpo tremava di freddo. Chevalier si abbassò, allungando lentamente le mani a toccarla, con i palmi verso l’alto: “Emily, devi rientrare.” La voce era tenera e preoccupata, ma la mente di lei tornò di nuovo a quell’aula. “N… N… No,” fu tutto quello che riuscì a dire. Sentì la giacca che le veniva messa addosso, ma se ne liberò scuotendosi. “Ti congelerai a morte qui fuori.” Questa volta era la voce di Kyle da dietro a lei, e si rese conto che doveva essere quello che le aveva messo la giacca sulle spalle. Sentì il suono di qualcuno che si sistemava sulla sella di Patra. “Kyle riporterà Patra nella stalla. Fa troppo freddo per lei qui fuori,” le disse Chevalier mentre la confortante presenza della giumenta spariva. Chevalier si sedette di fronte a lei: “Non voglio forzarti, Emily, ma lo farò se non ti alzi presto.” “L’hai ucciso,” mormorò lei. Chevalier sospirò: “Sì” “Non è giusto uccidere qualcuno così, semplicemente,” disse, con i denti che battevano. “Emily, è importante, quando si ha a che fare con un migliaio di predatori naturali che ciascuno obbedisca alle regole. Io fisso le regole… e se non vengono obbedite, allora me ne devo occupare io.” La guardava negli occhi, la voce era tenera e tranquilla. Emily cominciò a tremare ancora più forte: “Qu… qu… quanto ci vorrà pr… prima che tu uc… uccida anche m… me? Chevalier cambiò espressione: “Non ti ucciderò. Ricordati che non sei una di quelli di cui sono responsabile.” “Al… allora, co… cosa fa… farai con me s…se in…infrango una re…regola?” le labbra le stavano diventando blu. “Tu non hai regole, Emily. Tu non sei un membro del mio Clan, sei troppo importante per me per punirti se infrangi una regola. Io sono il Giustiziere di questa fazione, non il tuo.” Si alzò e le toccò il braccio: “Alzati.” “O o co… cosa?” “Oppure ti tiro su io.” Si sentiva frustrato. Non aveva mai sentito un freddo simile, il freddo che entra profondamente nelle ossa. La pelle non era più fredda, era insensibile, il che non era del tutto spiacevole. Trovava difficile concentrarsi, ora, e le mani e i piedi le facevano male. Nascose la testa tra le ginocchia, che erano ancora strettamente avvolte dalle braccia, anche se non le sentiva più. “Emily?” La chiamò dolcemente Chevalier, piegandosi verso di lei. Lei tremò violentemente ma non rispose. Con un movimento veloce Chevalier la sollevò e fece una smorfia quando sentì il gelo del suo corpo. Emily continuò a tremare, ma non protestò quando la riportò verso il calore del castello. Si diresse verso la camera di lei. Le riparazioni erano state fatte e Anna aveva pronto un bagno caldo. La mise giù gentilmente, ma Emily non si sentiva i piedi e crollò sul pavimento. Emily cercò di slacciarsi la camicia, ma le dita erano rigide e gelate. Chevalier sospirò e le sfilò la camicia dalla testa. “N… N… No”; cominciò a protestare lei. “Zitta, basta protestare. Questa volta non sto scherzando,” la avvertì. Gli abiti di Emily erano bagnati e aderivano strettamente al suo corpo gelato. Chevalier ci rinunciò e li strappò semplicemente via da lei. Gli sfuggì un brontolio sordo mentre sollevava il suo corpo nudo, era più freddo del dovuto ed era preoccupato che si potesse ammalare. La depose adagio nell’acqua calda in movimento, ignorando la camicia che si stava bagnando, quindi si alzò e fece segno ad Anna di uscire. I brividi di Emily peggiorarono e non riusciva a dirgli di uscire. Il suono dei denti che battevano riempiva la camera, ma non riusciva a fermarsi. I getti caldi mandavano pugnalate dolorose per tutto il corpo, mentre il sangue tornava negli arti. Non poté evitare di gemere piano mentre il formicolio doloroso risaliva dalle braccia e dalle gambe. Appena i brividi cessarono, affondata nel calore, Chevalier di sedette sul lato della vasca. Era troppo arrabbiato per apprezzare il suo corpo sotto l’acqua, troppo arrabbiato per notare che Emily non si lamentava per la sua presenza. “Era proprio necessario?” Le chiese, con fare più interrogativo che cordiale. Emily rispose adagio: “Non ho nessun posto dove andare.” Con una smorfia sul viso, Chevalier chiese: “Perché hai bisogno di andare via?” Emily si rannicchiò nella sua palla protettiva, le ginocchia tirate strette contro il petto e le braccia avvolte intorno; guardò giù nell’acqua e una lacrima le scivolò sulla guancia. Chevalier le massaggiò dolcemente la schiena sott’acqua: “Tutto questo a causa di Ethan?” Scosse la testa: “No.” “Allora per che cosa? Dimmi.” “Ti arrabbierai.” Mormorò Emily. “È più facile che mi arrabbi se non mi dici cosa diavolo sta succedendo.” Le prese il mento, le girò il volto verso di lui e la guardò profondamente negli occhi pieni di lacrime. Emily evitò il suo sguardo. Sapeva di non avere la forza di lottare con lui in quel momento. “Emily…” sibilò Chevalier, e il cuore di Emily saltò un battito. Si tolse le mani dal volto e guardò in basso: “Ho paura.” “Di dirmelo?” “No…” Fece una pausa e passò la mano sulla superficie dell’acqua: “Di te.” “Sono un heku, Em. Avresti dovuto avere paura di me fin dall’inizio.” La voce sembrava sollevata. “Lo hai ucciso,” ripetendo la frase già detta. “Sì, l’ho fatto e sono sicuro che non sarà l’ultimo.” Il suo volto si rannuvolò quando il corpo di lei si tese a queste parole. “Quanta gente deve morire prima che tu ti renda conto che non ne vale la pena per me?” disse Emily, fissando le increspature sull’acqua. “Dannazione, Emily.” Colpì il bordo della vasca con il pugno, incrinando la porcellana. “Sei fortunata che nessun altro giudichi il tuo valore secondo il tuo metro malato.” “Nessuno dovrebbe morire per me, Chev, la mia vita non è più importante di quella di chiunque altro.” “Ethan non è morto perché ha tentato di…”, persino il pensiero lo faceva infuriare, “Attaccarti. È morto perché ha disobbedito alle mie regole.” Le afferrò il viso con più forza di quanto volesse e glielo girò perché lo guardasse. “Tu non sei tenuta a seguire le stesse regole. Te l’ho detto, non sei una mia subordinata. Se non riescono a obbedire alle regole che ho stabilito, conoscono le conseguenze molto prima di avere il permesso di aderire a questo Clan. Hai ragione, non hai nessun posto dove andare. Però il tuo posto è qui con me, quindi non è un problema.” Gli occhi di Emily si spalancarono. “Ora esci dalla vasca, vestiti e vieni fuori a mangiare. Gordon ti ha appena portato la cena.” Chevalier si alzò e uscì dalla stanza da bagno. Emily non capiva se era arrabbiato, e quanto, quindi decise di fare quello le aveva chiesto. L’unico vestito che c’era nel bagno era la camicia da notte rosa troppo scollata per cui si era lamentata con Margaret. Non voleva causare problemi, quindi se la infilò, passò una spazzola tra i capelli arruffati e decise di lasciarli sciolti. Il fuoco ruggiva nel camino e il calore che ne veniva era piacevole. Era calda dal bagno, ma i muscoli erano ancora indolenziti per il freddo. Chevalier era seduto vicino al fuoco, un vassoio d’argento sul tavolo tra lui e l’altra sedia. Quando Emily si sedette, alzò la campana e le fece segno di cominciare. Non aveva molta fame, ma decise di non opporsi e cominciò a spiluccare la bistecca con le patate. “Kyle mi ha detto che hai avuto incubi riguardo a Keith?” La osservava mentre la luce del fuoco danzava sulla sua pelle, ancora arrossata dal bagno. Emily annuì e prese un altro boccone. “Parlamene.” Emily si bloccò. Non poteva dirgli cosa diceva Keith nei suoi sogni, lui pensava ancora che lei valesse qualcosa. D’altra parte, non voleva che si arrabbiasse di più, già sentiva che la sua vita era in pericolo così. “Non ricordo,” decise di dire. Chevalier socchiuse gli occhi: “Non sono abituato a sentire bugie.” Emily lo guardò, con gli occhi che lo sfidavano: “Bene, allora, lo ricordo, ma no, non ti dirò cosa dice.” Chevalier alzò le spalle: “Bene, ma ti dirò io qualcosa… Keith era un bugiardo e un manipolatore. Se credi a una sola cosa di quello che ti hai mai detto, allora sei una sciocca.” Lo sguardo di Emily si fece duro: “E tu non sai di cosa stai parlando. Keith mi conosceva da 9 anni prima che tu apparissi. Sono piuttosto sicura che avesse un’idea precisa su di me.” “Un’idea che ho intenzione di confutare.” Si chinò più vicino a lei, con gli occhi improvvisamente divertiti. Emily si portò le ginocchia al petto. “Smettila.” Ordinò lui. Spalancò gli occhi: “Cosa?” “Smettila di rannicchiarti a quel modo!” Aveva i pugni chiusi. Emily ci pensò un attimo e poi si avvolse le braccia intorno alle ginocchia, guardandolo: “Pensavo di non essere una tua subordinata.” “Non lo sei, ma sei affidata a me e quando ti raccogli nella tua piccola palla protettiva, si vede quanto sei insicura, e non lo accetto. Non lascerò che mi nascondi il tuo corpo. Non lascerò che tu pretenda che nessuno ti guarda, che nessuno pensi che tu valga qualcosa. Sono stufo di osservarti mentre ti auto-distruggi.” Si mosse velocemente verso di lei, la sollevò gentilmente tra le braccia e premette le labbra contro le sue. Emily non esitò e avvolse strette le braccia intorno al suo collo, passandogli le dita tra i capelli. Le labbra di lui era morbide e le mandavano brividi su per la schiena. Sentì che l’appoggiava sul letto, poi il suo corpo pesante premuto contro il suo. Quando la sua lingua le aprì le labbra e cominciò ad esplorare la sua bocca, Emily si irrigidì, stava arrivando il panico. Cercò di muoversi da sotto di lui, spingendo sul suo petto con le mani, ma lui non si mosse. Girò via la testa: “Fermati, Chev.” La voce di Chevalier tremava di collera: “No, stanotte no, Em, stanotte non mi cacci via.” “Per favore, lasciami andare,” protestò lei, mentre Chevalier passava la lingua morbida lungo il suo collo e cominciava a baciarle la linea della mascella. Emily rabbrividì e respirò forte, lasciandosi andare. Chapter 9 : Capitolo 9 “L’hai fatto di nuovo, sgualdrina, ora lui saprà come sei sozza.” Keith le sorrideva, con gli occhi vuoti e decomposti. Fece un passo verso di lei, che si girò e corse nuda attraverso gli alberi. “Corri finché vuoi, non puoi scappare dalla tua vita di puttana. Non puoi nasconderti, oramai sa la verità su di te,” gridava Keith mentre correva dietro a lei. “Ha detto che ti amava? Non credo, e sai perché? Perché ha pietà di te. Nessun altro ti prenderà se non lo farà lui… te lo dico io, nessuno, Emily. Nessuno ti vuole perché sei brutta e non vali niente.” La sua voce echeggiava tra gli alberi. Urlò quando le mani fredde di Chevalier si strinsero sul suo braccio. “Ssst, Em, è tutto ok.” Chevalier era stretto al suo fianco con un braccio sopra di lei. Poteva sentire il suo corpo contro il proprio e ricordò. Emily si tese sotto il suo braccio e cercò di allontanarsi quando si rese conto di non avere niente addosso, e il martellare nella sua testa stava peggiorando dopo il sogno. “No, non… non te ne vai,” le disse Chevalier, con il braccio che la teneva ferma nel letto. “Devo andare,” disse lei, cercando di alzarsi. Chevalier le baciò lievemente la spalla: “Andare dove?” “Per favore, lasciami andare.” Fece leva sulle sue mani. “Dimmi dove, e se penserò che ci sia un buon motivo, allora ti lascerò andare.” Mosse la mano per avvolgerla intorno alla sua. Emily tirò più in alto la coperta per coprirsi, ma Chevalier la afferrò e l’abbassò di nuovo. “Smettila,” le disse, calmo. “Ho freddo.” Tentò di nuovo, ma Chevalier teneva strette le coperte. “No, non è vero, ti stai nascondendo.” Le baciò la linea dalla spalla fino al collo. “Ora torna a dormire e questa volta… ignora quello che ti stava dicendo Keith.” “Ma…” “Parli nel sonno.” Sentì il calore quando il volto di Emily avvampò. Emily si girò dalla sua parte, lontano da lui e guardò l’orologio che Kyle aveva fatto mettere per lei, erano quasi le 3 del mattino. Decise di stare sveglia e aspettare le sette, ma presto gli occhi si fecero pesanti, si sentiva serena con lui premuto contro la sua schiena con le braccia intorno a lei. *** “Buon giorno,” le sussurrò Chevalier, baciandole la punta del naso. Chevalier era sopra le coperte, completamente vestito e le sorrideva. Emily sentì il rossore salire alle guance, mentre si avvolgeva più stretta nelle coperte. Chevalier ridacchiò: “Gordon sta arrivando con la colazione.” I suoi occhi si spalancarono: “No! Non può entrare qui.” “Perché no?” “Chevalier, fermalo, per favore, non lasciarlo entrare!” Il panico nella sua voce lo fece smettere di ridere e si alzò per parlare con Gordon in anticamera. Emily colse l’attimo per correre in bagno, tirandosi dietro le lenzuola per coprirsi. “Perché ti comporti così?” Chiese Chevalier, guardandola. “Così come?” Emily si girò a guardarlo. Chevalier si limitò a guardarla, aspettando una risposta. Sospirò: “Quante del tuo Clan hanno dormito con te, Chev?” La domanda lo sorprese, ma il viso rimase fermo: “Non vedo come possa essere pertinente.” “Oh… è molto pertinente.” “Come?” “Posso presumere che la risposta sia un numero alto?” Gli passò davanti andando in camera. Chevalier la seguì, senza sapere dove voleva andare a parare, “Non direi un numero alto, in sé.” “Ecco, allora… non voglio essere aggiunta a quel numero per colpa di uno scivolone” Chevalier sorrise: “È questo che è stato… uno scivolone?” “Sì.” Emily si tirò la vestaglia sulle gambe. “Vedo, così… così hai paura che Gordon ti metta tra i miei tanti… chiamiamoli… exploit?” Si stava divertendo e questo la faceva infuriare. “Esattamente.” “Allora ti importa se io vengo annoverato tra i tuoi exploit?” Chevalier si sedette con aria indifferente sulla sedia di fronte a lei. Emily non rispose, ma il rossore le salì velocemente alle guance. Chevalier socchiuse gli occhi, poi cominciò a ridere: “Mio Dio, Emily, con quanti uomini sei stata?” Lei spinse via il piatto, le era passato l’appetito: “Non sono affari tuoi. “Oh, dai, dimmelo, sei stata piuttosto brava, quindi posso presumere che sia un bel numero.” Rise più forte mentre il rossore sul volto di Emily si faceva più acceso. L’umiliazione fu troppo per Emily, che prese considerazione per un po’ di lanciarsi dal balcone. Chevalier notò il suo sguardo e smise di ridere, studiando l’espressione del suo volto e il rossore sempre più profondo. Emily si avvicinò e cominciò a cercare nell’armadio più vicino. Chevalier si meravigliò per il suo improvviso silenzio, il linguaggio del suo corpo gli diceva che era estremamente a disagio. Riandò alla conversazione che avevano avuto su Keith. Aveva incontrato Keith a 14 anni… e poi capì. “Oh!” Fu tutto quello che riuscì a dire. Dopo un silenzio lungo e imbarazzato, le andò accanto, mentre rovistava nel guardaroba: “Mi dispiace, Em, non ci avevo pensato… credo di non essermi reso conto che era stato solo…” “Non parlare… semplicemente non dirlo… non dovremmo parlarne.” Afferrò quello che c’era sottomano e sparì in bagno. Chevalier decise di lasciarla stare. Lei sembrava aver bisogno di un po’ di tempo per accettare quello che era successo e lui aveva un gran bisogno di usare il suo ufficio privato. Gli ci vollero solo pochi secondi per aprire la porta dell’ufficio ed entrare, ma vide Storm che correva verso di lui. “Aspetti!” Storm lo chiamò. “Sì, Storm?” Chevalier sembrava irritato con lei e questo non le piaceva. Storm attese un attimo, poi continuò: “Aveva promesso di dar seguito al caso di Wilson, Signore. Sta diventando impaziente.” “Non oggi, Storm.” Storm sembrò offesa, ma se ne andò. Chevalier entrò nella solitudine che il suo ufficio gli garantiva e udì la serratura chiudersi dietro di sé. Ignorando i mucchi di carte e le pile di libri, si sedette sulla grande sedia di mogano e seppellì la faccia tra le mani. “Cosa stava facendo?” si domandò. Com’era arrivato al punto di sedurre una bambina? Aveva lasciato che i suoi sentimenti prevalessero e questo non era mai sicuro, non quando aveva passato la sua intera vita a ottenere i controllo delle sue più intrinseche emozioni. Frugò nella propria mente e nel proprio corpo, cercando di capire cosa c’era in Emily di cui non poteva fare a meno, perché aveva fatto nascere desideri così forti. Trasalì al pensiero che potesse essere amore. Lui, il Giustiziere, non amava: ordinava, puniva, prendeva, ma non amava. L’immagine di Kyle seduto sul suo letto durante la notte riportò indietro la rabbia improvvisa e dovette lottare contro il bisogno di rompere qualcosa. Lei faceva venire a galla le sue tendenze protettive, che portavano sempre a pensieri violenti. C’era così tanto da cui proteggerla, tra cui forse la più importante era se stessa, il suo defunto marito e ora i disobbedienti dal suo stesso Clan. Anche Ulrich era nei suoi pensieri, il suo avvertimento a Chevalier di stare lontano da lei e la sua promessa di farla sparire. La dichiarazione di Chevalier di non essere interessato ad Emily, un’altra promessa mancata: sembrava che le stesse collezionando. Sospirò e chiuse gli occhi e sprofondò nella meditazione. *** Emily aspettò di vedere se Chevalier sarebbe tornato presto, ma dopo un po’ di ore, capì che Keith aveva ragione. Lo aveva lasciato andare troppo oltre e ora lui non voleva avere niente a che fare con lei. Quello di cui aveva bisogno era qualcosa per occupare la mente, qualcosa che le permettesse di pensare. Doveva decidere dove andare ora che Chevalier avrebbe voluto che se ne andasse. Non voleva andare da Ulrich, non lo conosceva, e Chevalier non si fidava di lui. Uscì dalla stanza, fermandosi per dire a Anna che anche oggi non era richiesta la sua presenza. Si decise per un giro nel castello. Non trovò niente di interessante, altre camere, alcuni alloggi per i domestici, una grande sala da ballo con pavimenti in legno e lunghi drappi verdi che coprivano le pareti. Una delle porte che cercò di aprire era pesante, riusciva a spostarla solo un po’, non più di qualche centimetro. Era buio all’interno e sembrava una camera molto grande. Emily puntò i piedi e mise entrambe le mani sulla porta, spingendo più forte che poteva. Grugnì per lo sforzo, ma tutto quello che riuscì ad ottenere fu un altro centimetro. Si fermò quando sentì ridacchiare dietro di sé e si girò di colpo. Sorrise: “Kyle!” “Problemi?” La oltrepassò e aprì facilmente la porta. Alzò le spalle ed entrò nella stanza, poi rimase a bocca aperta. La stanza era insolitamente grande e ospitava una piscina vuota. Cominciò a camminarci attorno, e sentì Kyle che la seguiva. “Perché è vuota?” Si fermò a guardarlo. Kyle rise: “Siamo heku, non nuotiamo per divertimento.” “Perché allora avere una piscina?”Emily socchiuse gli occhi. “Beh, questa è bella. Ok, quindi…” stava esitando. “Allooora…. cosa?” lo spronò lei. Kyòe sospirò: “Questa era una stanza cerimoniale, un donatore ci è entrato per sbaglio, e beh, non si può. Così abbiamo spostato la stanza cerimoniale ma dovevamo far qualcosa con questa, così, per mantenere le pretese di umanità, ci abbiamo messo una piscina.” Emily rise: “Piuttosto patetico, ma ok… non nuota nessuno?” “Mai,” disse, guardandosi intorno nell’ampia sala vuota. “Uhm, peccato.” Scese verso una delle vasche idromassaggio e si sedette su una delle panche che rivestivano l’esterno. Kyle la seguì e si sedette di fronte a lei, con gli occhi divertiti. Emily si guardò attorno nell’enorme stanza, per assicurarsi che non ci fosse nessuno intorno, poi si girò indietro verso Kyle: “Ti posso chiedere qualcosa?” “Dipende…” disse, osservandola. Era attirato dai suoi occhi verdi. Emily fece un piccolo sorriso: “Se io volessi andarmene, potrei?” Kyle alzò le sopracciglia: “Sì, ti aprirò io la porta.” Sospirò: “Non da qui… dall’isola.” “Vai via da noi?” Cercò di nascondere lo stupore nella sua voce, senza riuscirci. Emily scrollò le spalle. “Se lo faccio, qualcuno cercherà di fermarmi? Intendo dire quelle guardie armate con i cani sul molo?” “Beh,” cominciò Kyle. “Sono sicuro che Chevalier cercherebbe di fermarti e anch’io cercherei di convincerti a non farlo, ma non sei prigioniera qui. Le guardie sul molo tengono la gente fuori, non dentro.” Lottò per mandare indietro le lacrime. “Non credo che a Chevalier importerà molto se me ne vado.” Kyle si avvicinò a lei: “Avete avuto uno scontro?” Emily non poté reprimere un sorrisino: “Si potrebbe dire così.” “Ho visto il modo in cui ti guarda. Non credo che gli piacerebbe che te ne andassi.” “Non esserne così sicuro, Kyle.” Kyle provò a leggere la sua espressione, cercando di capire qual era il problema, in modo da poterla aiutare, “Anche se hai ragione, io ti chiederei lo stesso di restare.” “Questo è molto dolce, ma non credo che mi vorrebbe nemmeno su quest’isola. È solo una questione di tempo prima che torni e mi chieda di andarmene. Ho solo bisogno di capire dove andare, ora che il ranch non c’è più.” Una lacrima solitaria la tradì e sfuggì dai suoi occhi. Kyle allungò la mano e le gliela tolse dal viso: “Niente famiglia o amici?” Emily scosse la testa: “Papà e… beh, Keith, erano la sola famiglia che avevo e non avevo tempo per gli amici.” “Non lascerò che resti senza casa, Emily. Possiedo alcuni posti in cui tu potresti stare, ne ho uno addirittura in Europa, se vuoi andare lontano.” Kyle sembrava triste. Emily alzò lo sguardo verso di lui: “Davvero? Mi lasceresti stare lì finché trovo un lavoro e mi rimetto in piedi?” Kyle annuì silenziosamente. Emily si rilassò un pochino: “Grazie, questo è così… così gentile da parte tua.” Kyle si alzò e le offrì la mano per aiutarla: “Andiamo a cavallo, è bello fuori e non lascerò che te ne vada oggi.” Emily fece cenno di sì e lo seguì fuori dalla piscina e nella stalla, dove i loro cavalli li aspettavano, già sellati. Emily prese la grande testa di Patra tra le mani e le baciò il naso: “Tutto ok, Patra ti porterò con me quando me ne vado.” Kyle la studiò mentre montava con agilità sulla giumenta pezzata e cavalcavano lungo il confine degli alberi, tenendo i cavalli al passo. “Vuoi parlarne?” Chiese Kyle, dopo un po’ di tempo passato in silenzio. Emily scosse la testa e distolse lo sguardo da lui. “Se decidi che hai bisogno di qualcuno con cui parlare….” Emily annuì e chiuse gli occhi, sentendo il calore del sole sul volto. “Ehi, pensavo che gli heku non potessero star fuori al sole,” disse finalmente Emily, guardandolo. “Non è che non possiamo, semplicemente preferiamo non farlo… è fastidiosamente luminoso.” Disse Kyle con un mezzo sorriso, aggiustandosi gli occhiali da sole. “Aglio?” “Noi non mangiamo” “E se te lo tiro?” Kyle rise: “Probabilmente te lo tiro indietro.” “Acqua santa?” Alzò un sopracciglio, chiaramente divertito: “Stai cercando di farmi fuori?” Emily sorrise nonostante tutto e fece spallucce: “Non ha importanza, credo, tanto non sono cattolica.” Passarono il resto del pomeriggio cavalcando sul pianoro e per un po’ correndo lunga la spiaggia. Quando il sole cominciò a tramontare e il tempo rinfrescò, Kyle insistette perché tornassero alla stalla. Emily scivolò giù da Patra e sganciò le cinghie, poi si girò per appoggiare i guanti su un cavalletto lì vicino. Quando si girò indietro la sella e la coperta erano già sparite. Notò che anche il cavallo di Kyle era già senza sella. “Potevo farlo io,” disse Emily, prendendo la spazzola. “Fare cosa?” Kyle era appoggiato a un box e la guardava. “Posso togliere una sella, lo sai, non sono una pappamolle.” Cominciò a strigliare Patra. “Mai detto che lo sei… abbiamo della gente apposta per quello, però e sono piuttosto efficienti.” Kyle la imitò e prese una spazzola. “Naturalmente… non vedo come faresti a sollevare una sella, se non riesci ad aprire una porta.” Kyle rise quando la spazzola volò via dalla mano di Emily e lo colpì piano sulla schiena. Emily afferrò un secchio d’acqua e cominciò a lavare Patra, cui chiaramente piacevano queste attenzioni. La stalla era calda e lavare il cavallo la faceva diventare ancora più calda, quindi Emily si tolse la polo e restò solo con una leggera canottiera. Kyle le diede una rapida occhiata, ma si voltò di nuovo quando si rese conto di com’era bella. “Allora… ora che è troppo tardi per partire stasera, cosa vogliamo fare?” Chiese Kyle, continuando a spazzolare la giumenta fulva. “Hm… penso che non ci sia un televisore in questo posto?” Condusse Patra nel box vicino e andò verso un grande barile di avena, lottando per togliere il coperchio. “Sono sicuro che possiamo trovarne uno, sì.” La guardava con la coda dell’occhio, cercando di non essere troppo ovvio. Emily riuscì finalmente a togliere il coperchio e ne versò un grosso secchio nel box di Patra. “Qualche DVD?” Kyle rise: “Qualcuno.” Baciando ancora Patra, lasciò la sua stalla e chiuse la porta. “Cosa c’è di così divertente?” “Tu, mia cara… sai che puoi essere piuttosto divertente?” Si girò per guidare il suo cavallo nel box. Kyle ansimò quando gli arrivò addosso l’acqua fredda dal secchio, che lo inzuppò. Chiuse la porta del box e si girò lentamente con un sorriso malizioso sulla faccia. Emily diede un’occhiata alla sua faccia e si girò, correndo verso la casa. Non era una corsa alla pari, non era ancora arrivata alla porta della stalla che lui era già lì che le bloccava la strada rivolto verso di lei, ridendo. “Non avresti dovuto farlo,” disse facendo un passo verso di lei. Emily piantò i piedi e assunse un’aria determinata: “Non ho paura di te.” Prima ancora che potesse capire cosa stava succedendo, Kyle se l’era gettata su una spalla e stava correndo sul prato a velocità heku verso il ruscello d’acqua dolce che andava verso l’oceano. “Nooo,” gridò Emily, quando capì le sue intenzioni. “Oh?” disse lui, depositandola gentilmente nell’acqua profonda e fredda. Emily annaspò e si alzò, completamente fradicia. Il cuore di Kyle mancò un colpo. La leggera canottiera bianca era diventata trasparente e poteva vedere chiaramente i contorni armoniosi del suo seno mentre usciva dall’acqua senza accorgersi che lui la guardava. “È gelata!” Strillò Emily, tremando. Gli diede una pacca sul braccio mentre gli passava davanti, diretta in casa. Kyle apparve al suo fianco con la polo che aveva lasciato nella stalla. Emily se la mise, ora che sentiva freddo, e riuscì a respirare di nuovo. Kyle si rimproverò da solo. Erano cose come quella che potevano metterlo nei guai con il Giustiziere. “È mia.” Kyle poteva sentire la voce di Chevalier nella testa. “Dai, vieni, vediamo se riusciamo a trovare una TV,” disse, aprendole la porta e controllando velocemente se qualcuno li aveva visti. I suoi vestiti erano asciutti, ora, il vento freddo che arrivava dall’oceano li aveva asciugati velocemente. Kyle la condusse su per una lunga scalinata e per qualche corridoio, fermandosi davanti a una porta bianca. Usò la propria chiave per aprire la porta per lei. Emily entrò nella stanza e si illuminò in volto. La stanza era tutta bianca e una parete ospitava un’enorme TV a schermo piatto montata sulla parete. Sul pavimento c’erano gigantesche poltrone, grandi cuscini, file di coperte accuratamente piegate e morbidi tappeti. Un’intera parete era dedicata a scaffali pieni di DVD. “Me l’avevi tenuta nascosta!” disse e andò a guardare i film. Kyle si sedette su una delle poltrone e la osservò. Era abbastanza al sicuro qui, avrebbe sentito chiunque si avvicinasse. Emily cominciò a sfogliare i film mentre lui la guardava. Si meravigliava per il modo in cui si muoveva la sua schiena, la curva della vita, come i capelli ricadevano soffici, sfiorando appena le braccia tese. Batté gli occhi e si girò verso la TV. Le diede un’occhiata quando lei cominciò a ridere: “Trovato qualcosa?” Emily si girò e tese un film, sempre ridendo: “Avete Intervista col Vampiro!” La sua risata era stupenda e Kyle fece un ampio sorriso: “Non l’avevo notato.” “Guardiamolo,” disse lei, andando verso il lettore DVD. Kyle si sorprese quando lo raggiunse sulla poltrona e tirò una coperta sulle loro gambe. Emily si chinò in avanti quando cominciò il film. A un certo punto durante la prima ora del film, Kyle cominciò a irritarsi. Gli heku erano descritti in un modo completamente sbagliato e le loro vulnerabilità erano insultanti. Era sicuro che Emily avrebbe visto il problema e avrebbe scelto un altro film, ma quando le diede un’occhiata, vide che era totalmente assorbita. Le osservava il viso, era più divertente del film. Sentiva le emozioni dei personaggi e non notò che la stava guardando. Fu sbalordito vedendola addirittura piangere quando uno dei così detti vampiri morì. Era stupito per le emozioni intense che poteva mettere in mostra per un semplice film. Kyle sorrise, a volte dimenticava quanto fosse così interamene umana. Lei gli diede un’occhiata, poi si girò di nuovo verso lo schermo, arrossendo. *** I tre giorni seguenti passarono allo stesso modo, con Kyle che cercava di tenere occupata Emily in modo che non lasciasse l’isola. Cavalcavano al mattino, passavano i pomeriggi facendo questo e quello e ogni sera nella stanza bianca, guardando qualunque film Emily scegliesse. Il quarto giorno fu diverso, però. Emily non era più giocosa o loquace come prima. Preferì camminare di fianco a Patra invece di cavalcarla e Kyle cominciò a preoccuparsi. Non avevano mai menzionato Chevalier, anche se Kyle sapeva esattamente dov’era. Emily presumeva che avesse lasciato il castello e Kyle non aveva il cuore di dirle che era lì e che stava semplicemente meditando nel suo ufficio. Non sapeva che tipo di scontro avessero avuto, ma era sicuro che Chevalier non avrebbe voluto che se ne andasse in sua assenza. Il film quella sera era una commedia romantica ma Emily si addormentò prima che il rapporto cominciasse a evolvere. Kyle la riportò nella sua camera e la mise a letto, prendendo posto come al suo solito ai piedi del letto. *** Il forte bussare alla sua porta ruppe la sua concentrazione e lo irritò: “Avanti!” urlò Chevalier. Anna entrò velocemente, con la testa bassa e si inchinò: “Signore?” “Cosa c’è, Anna?” “Signore, per favore, sono preoccupata per Lady Emily,” Anna continuava a fissare il pavimento, la imbarazzava essere nello studio di Chevalier. Si alzò e fece un passo verso di lei: “Cosa c’è che non va?” “Febbre, Signore. Kyle mi ha chiamato qualche ora fa.” Chevalier la fulminò con lo sguardo quando si rese conto che Kyle stava di nuovo passando del tempo con Emily, poi uscì dalla camera impetuosamente, seguito in fretta da Anna. La porta si chiuse automaticamente dietro di loro. Ci vollero sono pochi secondi per apparire nell’anticamera di Emily e bussò adagio. “Ho detto di andarvene!” gridò Emily dall’alta parte della porta. Chevalier guardò Anna e sorrise: “È ok, Anna, darò un’occhiata.” Ignorando l’ordine di andarsene, Chevalier entrò nella camera e chiuse la pesante porta dietro di sé. Vide Emily seduta su una sedia vicino al fuoco. Non si girò a guardarlo. Chevalier andò da lei e si sedette sull’altra sedia. “Allora...”, fece una pausa, sperando che lei avrebbe cominciato a parlare, ma quando non lo fece, continuò lui: “Come ti senti?” Emily sentì lo stomaco sfarfallare. Non si era aspettata che Chevalier tornasse e immaginava che si sentisse semplicemente in colpa per averla abbandonata. Non ci sarebbe voluto molto prima che se ne andasse di nuovo, ritornando da dov’era venuto. “Bene,” gli rispose, seccamente. “Anna sembra pensare che tu sia malata.” “Anna sta delirando.” “Ovviamente, ma è comunque preoccupata.” Emily tossì nel braccio e si girò verso il fuoco. “Mmm,” la guardò più attentamente. Vide il colore acceso e aggrottò la fronte. Non era il solito rossore che indugiava sulle guance quando era imbarazzata. Si alzò e le mise una mano sulla fronte. Emily gliela tolse prontamente con uno schiaffo. Chevalier aveva comunque fatto in tempo a capire che era febbricitante. “Ok, Emily, basta giocare,” le disse, prendendola in braccio. “Mettimi giù Chev. Non sono dell’umore giusto.” Emily scalciò, cercando di liberarsi, ma si trovò subito a letto, “Uffa, sei peggio di Kyle.” Emily cercò di scendere dal letto ma Chevalier la tenne giù. “Non sto scherzando, Emily, stai ferma.” La voce era severa. “Non sei mio padre, Chev.” Lo fissò malevola, ma lui si rifiutò di lasciare la presa. Allungò la mano e le sentì di nuovo la fronte. Era calda e sudata e aveva una brutta cera, “Ti stai ammalando.” “Anna,” chiamò Chevalier . “Sì, Signore?” Anna apparve istantaneamente di fianco a lui, gli occhi su Emily. “Trova un medico. Parla con Storm, assicurati che sia discreto.” “Sì, Signore.” Emily guardò verso Chevalier e dimenticò il commento ostile che aveva preparato quando vide la preoccupazione nei suoi occhi. Chevalier si sedette accanto a lei per le poche ore che servirono a trovare un medico che venisse all’interno delle mura dell’isola. Chevalier osservò Emily quando si addormentò, con il respiro affannoso e raschiante. Cominciò ad arrabbiarsi con Storm, ci stava mettendo troppo a trovare qualcuno che venisse ad aiutare. Proprio quando Chevalier si stava preparando a trasportare in fretta Emily sulla terraferma, il dottore arrivò, scusandosi del ritardo, il traghetto aveva avuto qualche problema ai motori. Stava per presentarsi, quando gli occhi gli caddero su Emily e la sua espressione si fece preoccupata. Frugò nella borsa e tirò fuori uno stetoscopio che appoggiò sul suo petto. “È polmonite,” mormorò, prendendo un termometro e passandoglielo sulla fronte. “40, dovremmo portarla in ospedale, ma il traghetto non funziona, farò quello che posso.” A Chevalier non piacque il tono della frase: “Faccia più di quello che può,” ordinò. Il medico passò in rivista il contenuto della sua borsa, estrasse una siringa che riempì da una piccola fiala. Tirò indietro le coperte e alzò la camicia da notte, poi si girò quando sentì Chevalier che sibilava. “Questa deve andare nella coscia… è tutto,” disse, controllando per assicurarsi che non stava per essere assalito. Era sempre stato stranamente curioso riguardo a quest’isola sin da quando era bambino e anche se conosceva i rischi, aveva afferrato al volo l’occasione di vedere dentro le mura grigie. “Che cos’è?” La voce di Chevalier risuonava di autorità e rabbia. “Antibiotici, non può prendere una pillola, così deve essere un’iniezione,” spiegò, quindi attese altre domande. Quando non vennero, fece l’iniezione e coprì la piccola puntura con un cerotto. Il medico fece un passo indietro e guardò Emily che si sforzava di respirare, con i muscoli della gola che risaltavano. Il petto si sollevava a fatica mentre il suo corpo lottava per avere ossigeno. A Chevalier non era sfuggito che Emily non aveva aperto gli occhi quando il medico le aveva somministrato il farmaco. Chevalier non si mosse per ore. Sedeva, osservandola, quasi a obbligarla a continuare a respirare. Il corpo fragile di Emily restava incredibilmente caldo e non rispondeva più alle sollecitazioni. Kyle si unì a loro, ma si tenne a distanza di sicurezza, scegliendo di guardare da un angolo della stanza. Anche Anna sedeva vicino a lei, tenendole la mano. Il medico entrava ogni poche ore per controllarla. Non gli piaceva come andavano le cose, l’antibiotico non aveva ancora cominciato a fare effetto, ma promise che sarebbe successo presto. Lasciava la stanza quando non era necessario perché le occhiate accusatrici di Chevalier lo rendevano scomodamente conscio di trovarsi in un ambiente pericoloso. La febbre calò la notte seguente, ma il corpo di emily lottava per continuare a respirare. La tensione era palese sulle facce di tutti nella camera. Anna cambiava spesso il panno bagnato sulla fronte di Emily, ma non c’era altro da fare se non osservarla. Il medico si preoccupava per la mancanza di fluidi nel suo corpo, ma la polmonite era progredita e aveva paura a spostarla. Storm raccolse una squadra, andarono sulla terraferma e tornarono con le fleboclisi e l’ossigeno. Emily sembrava respirare più facilmente con l’ossigeno extra e il medico si sentì meglio una volta che la fleboclisi cominciò a reintegrare i fluidi nel suo corpo. Il tempo passato a osservare Emily aveva dato a Chevalier l’opportunità di pensare a cosa gli stava succedendo e, per quanto odiasse persino prenderlo in considerazione, ammise che forse la amava veramente. Si sentiva guardandola soffrire e se ci fosse stato qualcuno da uccidere per questo, l’avrebbe fatto. Si rese conto che nessuno doveva conoscere i suoi veri sentimenti per Emily. Potevano essere interpretati come debolezza e allora avrebbe perso tutto quello per cui aveva lottato. Aveva il controllo dalla sua parte, il controllo di sé e del suo Clan. La mattina successiva il medico tornò nella stanza per controllare Emily. Si stupiva sempre nel vedere i tre heku che sedevano vigili vicino al letto e quanto tenevano a questa giovane donna. Nessuno di loro si mosse quando appoggiò lo stetoscopio sul suo petto e poi sorrise quando lei si mosse leggermente per il freddo. Era la prima volta che la vedeva reagire in oltre due giorni. “Sembra vada meglio oggi,” gli disse e notò lo sguardo di adorazione sulle facce degli heku. Le passò nuovamente il termometro sulla fronte e mostrò il risultato a Chevalier: 38,3. Nessuno parlò, quindi le diede un’altra dose di antibiotici e lasciò la stanza. Quella sera, Chevalier chiamò il medico. Il corpo di Emily non si sforzava più per respirare, la schiena non si inarcava e i muscoli del collo si erano rilassati. Sembrava tranquilla e, se non fosse stato per il suono raschiante, non avrebbe nemmeno creduto che stesse ancora respirando. Il medico entrò di corsa e mise lo stetoscopio sul suo petto, ma sorrise: “È ok, va tutto bene, semplicemente il suo corpo non deve più lottare così forte per respirare.” Chevalier sorrise dolcemente a Emily e il medico fu preso di sorpresa dalle cure che gli immortali stavano dando a questa mortale. Era confortante sapere che le spietate bestie mitologiche potessero avere a cuore qualcuno, “Appena si sveglierà dovrò tornare a casa.” Il medico attese. Si era chiesto se sarebbe potuto tornare indietro o se sarebbe diventato un residente permanente della città degli immortali. Chevalier annuì: “Certo, solo ci lasci detto cosa dobbiamo fare per curarla.” Nel sonno, Emily allungò la mano e si strappò via la cannula dell’ossigeno. Chevalier la rimise a posto velocemente, solo per vederla strappare di nuovo. “Lasciala stare,” le disse dolcemente. “No,” rispose e la voce era talmente bassa che si faceva fatica a sentirla. Chevalier non poté fare a meno di sorridere. Il suono della sua voce era incoraggiante. Aveva passato gli ultimi giorni pensando che poteva effettivamente perderla e non era sicuro se il suo cuore avrebbe continuato a battere senza di lei. Rimise a posto la cannula, ancora una volta, e questa volta lei non si mosse. Alcune ore dopo cominciò la tosse aspra e il respiro si rifece raschiante, anche se non quanto prima. Chiamò di nuovo il medico, che non poté fare a meno di sorridere quando vide l’espressione spaventata sui loro volti davanti alla violenta tosse. “Va tutto bene, è quello che vogliamo, la tosse va bene, però le irrita le vie respiratorie, quindi renderà difficile respirare.” “Questo va bene?” domandò Anna, osservando Emily che tossiva violentemente. “Sì, va bene” cercò di riassicurarli il medico. Storm diede le disposizioni per rimandare a casa il medico il giorno seguente e di pagarlo una somma spropositata per il suo aiuto. Chevalier fu sorpreso di sentire che il medico si era offerto di tornare in caso di bisogno. Era sempre bene avere risorse all’esterno. Quando Emily si addormentò e ci fu una pausa nella tosse, Chevalier apparve nell’angolo con Kyle. “Hai un po’ di spiegazioni da dare, ed è meglio che siano buone.” Kyle poteva sentire la rabbia intensa che emanava da Chevalier. “Sì?” disse Kyle, senza sapere quanto sapesse Chevalier. “Sembra che in mia assenza tu abbia passato un sacco di tempo… troppo tempo, con Emily, spiegati.” Chevalier sibilò e si avvicinò a Kyle di un altro passo, stringendo i pugni. Kyle tirò fuori la scusa che aveva già preparato: “Stava per andarsene, Chevalier. Ho semplicemente tentato di tenerla qui.” Funzionò, la rabbia di Chevalier scemò leggermente. “Questo richiedeva che passassi tutti i quattro giorni con lei?” “Temevo che se ne sarebbe andata nell’attimo in cui fosse rimasta da sola.” Kyle si acquattò in posizione di difesa: “Era convinta fosse quello che volevi.” La rabbia di Chevalier sparì immediatamente, quando le parole di Kyle penetrarono: “Pensava che io non la volessi qui?” “Sì.” Chevalier studiò il volto di Kyle e sibilò: “Quanto le sei stato vicino?” Kyle non si mosse dalla sua postura difensiva. “Chevalier, non avrei…” Chevalier lo fermò con un ringhio: “Ti stai innamorando di lei?” “No!” L’istinto di autoconservazione impedì a Kyle di confessare la verità. “Lei è mia,” disse Chevalier a denti stretti. “Lo so.” Kyle cercò di rilassarsi per mostrare il suo rispetto per il Giustiziere. Doveva nascondere i suoi veri sentimenti, sentimenti che l’avrebbero fatto uccidere. “Allora vattene.” L’ordine fu sussurrato, ma imperioso. Kyle scomparve all’istante dalla stanza. Chevalier tornò verso il letto mentre Anna stava cambiando il panno bagnato sulla fronte di Emily. Anna finse di non aver visto quello che era successo e non commentò. Kyle le piaceva e quello che aveva visto di lui negli ultimi tempi avrebbe potuto danneggiarlo. La mano di Emily scattò fuori e si avvolse intorno al tubo che usciva dal suo braccio. Chevalier fu abbastanza veloce da impedirle di rimuovere l’ago della fleboclisi. Portò la sua mano alle labbra e la baciò lievemente: “No, Emily, lasciala stare.” Davanti ad Anna poteva essere se stesso. La vita di lei dipendeva dalla sua capacità di tenere per sé quello che vedeva. Anna mise nuovamente il cerotto sull’endovenosa, senza guardare Chevalier. “Toglila, per favore,” sussurrò Emily, con gli occhi ancora chiusi. Chevalier si piegò e sfiorò le labbra di Emily con le sue, poi le mormorò nell’orecchio: “Lascialo stare, amore.” Sentì Anna ansimare e si raddrizzò. Gli occhi di Emily erano aperti e lo stava guardando. “Emily?” Mormorò, accarezzandole la guancia. Gli occhi di Emily si spostarono da lui ad Anna e poi di nuovo su di lui, senza parlare. Alzò la mano e si tolse la cannula dell’ossigeno. Chevalier gliela rimise sorridendole. “Lasciala stare.” Chevalier e Anna la guardarono quando i suoi occhi si chiusero di nuovo di colpo. Emily dormì per quasi tutta la notte, con brevi interruzioni per gli accessi di tosse. Solo una volta il respiro diventò raschiante per un po’, ma si calmò di nuovo entro poche ore. La luce dell’alba entrò dalle fessure tra le tende pesanti ed Emily aprì di nuovo gli occhi. “Chev?” la voce era rotta e bassa. Lui le baciò la fronte teneramente. “Sì?” Emily cercò di schiarirsi la gola, ma riuscì solo ad avere un altro accesso di tosse. Chevalier la enne seduta, per aiutarla a farlo passare, quindi la mise giù di nuovo. “Ssst, non parlare,” la incoraggiò, mentre Anna usciva per prendere un altro panno bagnato. Il pallore sul viso di Emily faceva risaltare il vibrante verde dei suoi occhi, ma le labbra erano secche e screpolate. “Sei tornato…”, gli disse adagio, guardando la sua reazione. “Naturalmente. So cosa stai pensando e ti sbagli. Ne discuteremo più tardi però.” Le sistemò i cuscini. “Dov’è Kyle?” chiese ispezionando la camera. La tirò di nuovo su quando cominciò a tossire incontrollabilmente. Quando smise, Emily era esausta e riprese a dormire quando la rimise sdraiata. Chevalier la osservò dormire. Le passò delicatamente le dita sulla clavicola. Sporgeva dalla pelle tesa. Lo preoccupava quanto fosse diventata magra e pallida. Le braccia erano finalmente fresche, quindi le rimboccò la coperta, e attese. La mattina seguente, era finalmente solo con lei. I panni bagnati non erano più necessari senza la febbre, quindi disse ad Anna di prendersi un giorno di vacanza e di andare a nutrirsi, sembrava tesa. Chevalier aprì le pesanti tende e lasciò entrare nella stanza il sole del mattino. Quando si girò verso il letto, Emily lo stava guardando. “Come ti senti?” “Perfettamente,” sussurrò, osservandolo con attenzione. Chevalier si sedette sul letto accanto a lei e prese la sua mano, ma lei la tirò via debolmente. “Non sei costretto a farlo,” mormorò, incapace di trovare la forza per dire di più. Le prese nuovamente la mano e questa volte lei non la tirò via: “Nessuno mi obbliga.” Emily alzò l’altra mano e si tolse l’ossigeno. Chevalier sospirò e cercò di rimetterlo a posto, ma la mano era in mezzo. “No,” disse Emily piano. “Em, ne hai bisogno, rimettilo.” Cercò di nuovo, ma lei lo bloccò con la mano. Lo fulminò con lo sguardo: “Mettilo tu.” Chevalier le tolse dolcemente la mano e le rimise la cannula: “Io non ne ho bisogno, tu sì.” Emily tossì forte e poi si rimise giù sul cuscino. “Non sei obbligato a stare qui, non ho bisogno di un amico pietoso.” Chevalier attese finché la sua collera fu sotto controllo: “Nessuno mi obbliga e non provo certamente pietà per te.” “È ok, Chevalier, appena starò meglio me ne andrò…” Girò via il volto e chiuse gli occhi. Chevalier ringhiò, con un tono basso: “Non voglio che tu te ne vada.” Diede un’occhiata intorno, poi si piegò su di lei e le sussurrò nell’orecchio: “Ti amo troppo perché tu te ne vada.” Emily rimase a bocca aperta e si girò verso di lui, con gli occhi che cercavano segni di umorismo o di sarcasmo, ma non ne trovò. “Non guardarmi così, lo hai sempre saputo.” La faccia era severa, ma poi le sorrise. Emily voltò via la testa quando le lacrime cominciarono a riempirle gli occhi. Li chiuse per nascondere l’evidenza, e si addormentò di nuovo. Una voce tenera la svegliò e vide Gordon che deponeva un lucido vassoio d’argento sul comodino. Le sorrise quando vide che lo guardava, poi si inchinò e sparì. Chevalier tolse la campana dal vassoio, quindi si girò a guardarla. “Il Dott. Edwards ha detto che devi ricominciare a mangiare. Gordon ha portato della zuppa, spero che ti piacciano i noodle di pollo, o sono troppo… prosaici?” Emily scosse la testa: “Veramente non ho fame.” Si mise seduta tossendo. “Beh, ha anche detto che se mangi possiamo togliere la fleboclisi.” Chevalier sorrise, puntando sulle sue debolezze. Emily allungò la mano e si tolse velocemente l’ago dal braccio, trasalendo al bruciore. Chevalier non la stava guardando in quel momento e fu una frazione di secondo troppo lento per fermarla. “Dannazione, Em, sei una paziente orribile.” Emily si tolse la cannula dal naso e la gettò sul pavimento, ma Chevalier la prese prima che toccasse terra, “No! rimettila.” Emily gettò le gambe fuori dal letto e si spostò per alzarsi, ma le mani di Chevalier sulle spalle la obbligarono a sdraiarsi di nuovo. “Smettila, Chev.” Tossì e poi tentò di nuovo. “Per favore, vuoi stare giù?” La sua voce era un misto tra divertimento e frustrazione. “No, ora sto abbastanza bene per andarmene.” Il suo corpo la tradì con un violento accesso di tosse. Chevalier le mise le braccia intorno alla vita, facendo una smorfia quando sentì le costole che sporgevano contro la pelle: “Stai giù.” Emily non si sdraiò, però restò seduta. Quando aveva provato ad alzarsi, aveva scoperto che le gambe non erano ancora abbastanza forti da reggerla. “Bene, staremo seduti,” disse Chevalier, lasciando la presa. Afferrò la ciotola di zuppa e gliela offrì. “Mangia… per me,” disse. Sospirò e prese la ciotola. La zuppa era meravigliosa per le sue labbra aride e nella gola secca e il suo calore si diffuse per tutto il corpo. Non si era resa conto di cominciare a sentire freddo. Una volta finito, rimise la ciotola sul vassoio d’argento inciso e girò il volto verso Chevalier sedendo a gambe incrociate sul letto. “Allora…” cominciò lui, mettendosi davanti a lei allo stesso modo. “Parliamo di te che te ne vuoi andare, ok?” Emily annuì. “Posso chiedere perché?” Le chiese, guardandola attentamente. Notò nuovamente com’era diventata magra e che era pallida quasi quanto lui. Emily si fissò le mani: “So cosa devi pensare di me adesso ed è solo giusto darti una via di uscita.” La tosse le impedì di dire altro. Gli occhi si Chevalier si socchiusero: “Così tu sai cosa penso di te, vero?” Emily fece cenno di sì. “Immagino qualcosa del tipo di… per usare le immortali parole di Keith: “Sei soltanto una piccola sporca sgualdrina, vero? Che va in giro a fare la puttana per la città?” Fece una pausa: “Ci sono andato vicino?” Emily trasalì e annuì, continuando a guardare il disegno della trapunta. “Vediamo se riesco a continuare allora… inutile?” Emily annuì. “Senza valore? Un altro cenno affermativo. “Insignificante e ripugnante?” Non reagì. Si stava concentrando sul disegno a fiori della trapunta per trattenere il pianto. “Quindi questo significa che metti Keith e me nella stessa categoria?” Ringhiò Chevalier. Le sue parole la sorpresero ed Emily lo guardò con gli occhi spalancati: “No!” Chevalier si avvicinò e le toccò la guancia dolcemente: “Allora smettila di paragonarmi a lui e smettila di lasciare che le sue parole offuschino quello che provo per te, è offensivo.” Gli occhi di Emily incontrarono i suoi e lui vide l’esitazione, il breve attimo in cui, per la prima volta, cominciò ad avere dei dubbi su quello che le aveva detto il suo ex-marito. Chevalier colse l’opportunità di questa debolezza e si concentrò sui suoi occhi, cercando di sottometterla alla sua trance. Il corpo di Emily si rilassò e il suo respiro si adeguò a quello di Chevalier. “Emily… ti amo e devi fidarti di me. Amo tutto di te.” Le sue parole fluivano verso di lei come musica. Emily non riusciva a sottrarsi alle loro qualità ipnotiche: “Tu sei importante.” Chevalier si tirò indietro, spezzò il contatto e aspettò che le sue parole penetrassero a fondo. Quando la trance si interruppe, Emily non ricordava cos’era avvenuto, ma si sentiva rilassata e a suo agio. Prese un quarto di sandwich. Il rossore le salì alle guance quando si accorse che Chevalier la stava osservando con un sorriso sulle labbra. “Entra, Anna,” disse Chevalier, anche se lei non aveva sentito bussare. Anna si affrettò a entrare e mise sul tavolo un bicchiere di succo d’arancia, poi scomparve di colpo. Emily fece una smorfia verso la porta. “Anna non ti piace, vero?” indovinò lui. “Mi tratta come se avessi due anni,” rispose Emily continuando a mangiare. “Cara, per lei tu sei molto giovane.” “Non importa, sono comunque un’adulta.” “Va bene, la sostituirò per te.” “Lascia che sia Kyle,” Emily non notò il modo in cui il corpo di Chevalier si era irrigidito. Prese il succo d’arancia fresco. “Kyle?” chiese Chevalier, tenendo la voce calma. “Sì, lui non mi tratta come una bambinetta e abbiamo molto in comune.” Chevalier fu lieto che la sua attenzione fosse altrove, e lottò per tenere la collera sotto controllo. “Kyle non è adatto a questo lavoro.” Alla fine, lei lo guardò: “Sì che lo è… è mio amico.” Chevalier sorrise quando sentì il termine amico: “Continua a non piacermi, devi avere una donna intorno.” “Non è vero! Ti comporti come se mi mancasse la mamma, sei quasi peggio di Anna! Kyle fa quello che mi avevi detto che avrebbe fatto Anna, mi porta in giro, mi aiuta a trovare le cose e mi tiene al sicuro.” “Però…” Emily tossì e Chevalier si fermò proseguendo una volta che si fu calmata la tosse: “Però Kyle ha cose da fare altrove.” “Bene, allora non mi serve nessuno. Lascia andare Anna ma non sostituirla.” Era fiera di aver risolto il problema. “Non posso lasciarti da sola, Em.” Non riusciva a farle capire. “È strano, l’hai già fatto,” disse, e lo vide sussultare. Decise di provare a ragionare con lui. “Ascolta, Chev, Kyle è un buon amico, con lui mi sento a mio agio e non devo fare finta di essere qualcosa che non sono. Sa come tirarmi su di morale. Tutti, qui intorno, sono sempre tesi perché hanno tutti paura di te. Diventa snervante. Lui sa come proteggermi, lo ha già dimostrato.” Chevalier capì che non poteva resistere: “Ok, se è quello che vuoi veramente.” “Sì.” Emily tossì ancora forte, e poi si voltò a guardarlo. “Ma… di notte, mentre dormi, lui sta in anticamera.” “Non mi piace stare da sola di notte.” Abbassò gli occhi di nuovo, un po’ imbarazzata. Chevalier si avvicinò e le baciò la fronte: “E chi dice che sarai sola?” Rise quando vide il rossore tornare sulle sue guance. “Ora basta, finisci di mangiare e sdraiati.” Anche se aveva mangiato solo la metà del cibo, Emily si stese sul letto e si mise comoda. Stare seduta per tanto tempo l’aveva veramente stancata e ci vollero solo pochi minuti prima che si addormentasse. Il sogno la svegliò di colpo e si guardò intorno nella stanza, sentendosi fredda e sola. “Chev?” chiamò nell’oscurità, ma fu la voce di Kyle che rispose. “È uscito, Em, stai bene?” Rimaneva a un metro dal letto. “Sto bene, solo un incubo.” Batté sulla sponda del letto accanto a lei. Kyle non si mosse per avvicinarsi. Di solito si sedeva accanto a lei quando era addormentata, ma capì che probabilmente Chevalier aveva messo fine a quell’abitudine. “Mi hai fatto degradare,” Disse Kyle. Emily annaspò: “Davvero? Come?” “Da capo delle guardie a… babysitter.” La voce di Kyle era tranquilla e divertita. “Uh, babysitter…” Emily si stese sul letto e rotolò lontano da lui. Kyle ridacchiò e tornò alla sedia vicino al fuoco. Chapter 10 : Capitolo 10 La sensazione di mani che la tiravano fuori dal letto le fece sfuggire un urlo, ma una mano le coprì velocemente la bocca. “Silenzio, Em.” Era Kyle e stava già correndo, tenendola in braccio, giù per una scala non illuminata. Il modo frenetico in cui si muovevano la terrorizzò. Pensò brevemente alle ultime due settimane passate per la maggior parte a letto e non riusciva a capire quale fosse il problema. La tosse era cessata un paio di giorni prima ed era persino riuscita a uscire sul balcone per un po’ la sera prima. Nell’oscurità risuonavano voci frenetiche, ed Emily si rese conto che non erano soli. “Non lo sappiamo ancora, portatela semplicemente giù,” disse una voce femminile, parlando a velocità inumana. “Quale direzione?” Sibilò Kyle verso un'altra donna. “Est, devono passare dalla città per arrivare qua.” Rispose la voce. Emily era troppo spaventata per parlare, troppo per fare le domande che aveva in mente. I suoi occhi cercarono di adattarsi all’oscurità, senza riuscirci. La discesa finì e stavano tutti correndo attraverso quello che sembrava un tunnel umido. Emily si rese conto che alla velocità a cui correvano gli heku, dovevano essere a una trentina di metri sotto terra e il panico aumentò ancora. Kyle finalmente la mise a terra e la guidò gentilmente verso una sedia, dove Emily si sedette rannicchiandosi, con le braccia strette intorno alle gambe. Qualcuno le mise una coperta sulle spalle e lei rabbrividì tanto era fredda. “Rischiamo?” Disse una voce sconosciuta. “Quaggiù dovrebbe essere ok,” rispose la donna. “No,” sibilò Kyle, e non fu detto più nulla. “Che cosa sta succedendo?” Riuscì finalmente a chiedere Emily. Sentiva gli occhi su di sé, anche se non vedeva nulla nel buio più completo. Sentì qualcuno sedersi accanto a lei e prenderle la mano, era Kyle. “Non ti preoccupare Emily, ok? Le cose sono sotto controllo.” “Allora dimmelo! Mi sto già preoccupando.” Sospirò: “L’isola è sotto attacco.” “Cosa? Da chi?” ansimò. “Altri…” fece una pausa, “Heku.” “Ci sta attaccando un altro Clan?” “Non esattamente.” “È Ulrich?” Emily cercava di venire a capo del rebus. “No.” Emily scosse solo la testa: “Allora chi è? Chi mai dovrebbe attaccarci?” “Il nostro mondo, come il vostro, è tormentato da guerre e odi. Chevalier si è fatto un sacco di nemici negli anni, e i risentimenti non vengono dimenticati facilmente. Va tutto bene, però, questo Clan è pronto a difendersi.” Emily poteva sentire l’orgoglio nella sua voce. Emily si alzò: “Allora dovrei combattere con loro.” Il sorriso di Kyle filtrò nella sua voce: “Combattono con i denti, Em. Sei una mortale, non potresti combattere così.” “Invece sì! Sono più forte di quello che pensi.” Cercò di trovare la strada verso la porta al buio, ma tutto quello che poteva sentire sotto le dita erano le pareti di pietra fredde e bagnate. Mani fresche le presero il braccio e la ricondussero alla sedia: “Ciononostante, abbiamo ordini di stare giù qui con te.” “Grande! Esattamente quello che tutti voi avete voglia di fare mentre la vostra città è sotto attacco, proteggere l’umana,” gli gridò contro e si infuriò quando i tre heku con lei ridacchiarono. “Per favore, Kyle, io posso aiutare, devi avere fiducia in me.” Notò che tutti erano in silenzio quando Kyle le mise la mano sulla bocca. Udì sussurri nel buio, troppo bassi per capire che cosa dicessero, ma la tensione era forte. Una luce brillò all’improvviso e, in un istante, fu in grado di vedere l’intero quadro. Erano seduti in una caverna con un letto e sedie in un angolo. Una porta di pietra conduceva verso un corridoio di pietra che spariva nel buio. I tre heku erano chini, pronti a difendersi, e guardavano la porta mentre si mettevano tra di lei e qualunque cosa stesse arrivando. Dopo pochi istanti, sentì il rumore di passi veloci di un gruppo di persone che scendeva le scale. Emily sperava fossero del loro Clan, ma l’atteggiamento degli altri tre glielo faceva dubitare. Cinque heku emersero e assunsero immediatamente una posizione di attacco. Erano tutti uomini, vestiti di rosso e non assomigliavano agli heku che conosceva. Uno aveva cicatrici profonde sul viso e il corpo era pieno di tatuaggi di scheletri. Gli altri ringhiavano forte con i denti esposti minacciosamente. Quattro dei cinque heku nemici avevano tatuaggi rossi sul viso. Emily si sedette, raggelata, mentre i tre heku facevano un passo indietro verso di lei, con le mani curve ad artiglio. Il più alto degli heku sibilò verso di lei, “Lei viene con noi, viva.” Ai suoi occhi di mortale, la lotta era una macchia indistinta ed Emily non riusciva a distinguere amici da nemici nella massa in movimento. C’erano ringhi e imprecazioni e i suoni violenti di strappi e fratture. Il letto si scheggiò quando qualcuno ci finì contro, ma fu immediatamente tirato via da mani invisibili. Si ritrasse quando la testa di un heku nemico fu gettata contro il muro dietro di lei e la mancò di pochi centimetri. Emily la sentiva, sentiva la rabbia che cresceva dentro di lei e lottò per controllarla. Ora c’erano sette heku nella stanza e lei ne voleva tre vivi ma non aveva tanto controllo. I ringhi e gli ululati di dolore continuarono quando la femmina del suo Clan cadde a terra, incosciente. Gli occhi di Emily la osservarono con orrore quando restò immobile. I movimenti sfuocati non rallentavano. Non poteva dire chi stesse vincendo e chi perdendo, e capì che non sarebbe riuscita a controllarsi ancora per molto. Qualcosa dal suo profondo stava lottando per uscire, lottando per venire alla superficie. “Nooo!” urlò quando il terrore raggiunse il suo picco, e d’improvviso ci fu silenzio. Kyle la guardò, ad occhi spalancati. L’altro heku maschio si girò verso di lei, che notò il grande squarcio lungo il suo fianco. Non riusciva a vedere i restanti quattro heku nemici. L’espressione scioccata sul volto di Kyle sparì quando capì chi era lei. Aveva sentito delle storie, saputo di dicerie, ma ora sapeva che era vero. Aveva protetto una delle Winchester. Emily cominciò a tremare forte quando si rese conto di quanto era stata vicina a essere catturata da heku nemici. Kyle e l’altro heku sembravano stanchi e tirati, si capiva dai loro occhi che erano stati sul punto di perdere. “Chiudi quella porta.” Sbraitò Kyle all’altro uomo, che entrò immediatamente in azione. Cominciarono a gettare in un mucchio i resti del primo heku che era morto ed Emily notò come evitavano accuratamente di avvicinarsi alla cenere sul pavimento. “Mi dispiace, Kyle,” disse Emily con le lacrime agli occhi. Kyle la guardava in modo diverso. Non era più la debole, fragile umana cui si era affezionato. Ora era un’arma mortale, una killer di heku, con il potere di uccidere in meno di un secondo. Non c’era difesa contro di lei, nessun modo di evitarla. Emily notò il cambiamento dei suoi occhi, il modo in cui la fissava dall’altra parte della stanza come se avesse paura di lei, e nascose il viso tra le mani. Kyle si stupì quando lei nascose il volto e si rese conto che anche se era un’arma potente, non era un killer insensibile. Era ancora la sua bella e fragile mortale. Andò lentamente verso di lei e le si sedette accanto, abbracciandola. Lei nascose il viso sul suo petto, grata per il contatto. La porta si aprì senza rumore e Chevalier entrò, gli occhi furiosi alla vista di Kyle con le braccia intorno ad Emily. Si infuriò ancora di più quando Kyle non la lasciò andare quando li fissò, e poi lo notò. La cenere sul pavimento della caverna, il membro del suo Clan incosciente e il corpo smembrato del nemico, e ringhiò. Gli occhi di Emily erano ancora nascosti sul petto di Kyle, così non si rese conto di come Chevalier uccidesse velocemente l’heku del suo Clan, aggiungendo i pezzi al mucchio nell’angolo. Guardò Kyle, fulminandolo con lo sguardo. “Non lo dirò a nessuno, Chevalier,” disse, nel tentativo di salvarsi la vita. “Lasciala andare,” ordinò Chevalier. Kyle allentò la stretta su Emily che fu nelle braccia di Chevalier in un secondo, stretta contro il suo petto, con il corpo che tremava violentemente, “Mi dispiace così tanto, Chev. Non sono riuscita a evitarlo.” “È tutto ok, Em, è tutto ok.” Le accarezzò piano i capelli, con gli occhi che continuavano a fissare Kyle furiosi. “Giustiziere…” sussurrò Kyle. “Una parola… “ gli sibilò Chevalier. “Mai.” Gli occhi di Kyle incontrarono i suoi, diretti e categorici, non stava mentendo: “Ho promesso di proteggerla con la mia vita.” “Vai ad aiutare a fare pulizia, ci sono ancora alcuni Encala in giro per la città.” Kyle annuì e sparì su per le scale. Chevalier fece sedere Emily sulla sedia e si inginocchiò davanti a lei. “Ti sei comportata benissimo, sono fiero di te. Stai bene? Ti hanno ferita?” Le diede una scorsa, cercando segni di ferite. Emily scosse la testa e fissò le ceneri: “Non intendevo farlo.” “Va tutto bene.” Le baciò la fronte, “Sai che se ti avessero presa ti avrebbero uccisa… ti sei difesa, niente di più.” Emily fece cenno di sì: “Che cosa sta succedendo?” Chevalier si sedette accanto a lei sul lettino e sospirò, aveva sperato che non si arrivasse a tanto e così presto, “Ci sono tre grandi fazioni tra gli immortali. Queste tre sono in guerra da molto prima che i tuoi antenati scoprissero il fuoco.” Emily lo fissava negli occhi. “Gli Encala… sono la più turbolenta delle fazioni. Amano cominciare una guerra per cose insignificanti e amano anche pensare di essere molto più forti di quello che sono in realtà. Erano loro oggi e si sono trovati sopraffatti sia nel numero sia nella forza.” La guardò per un attimo, poi continuò, quando lei non parlò: “C’è anche la fazione dei Valle. Sono più pacifici sia della mia fazione sia di quella degli Encala, ma non staranno fermi a lungo se si sentiranno minacciati. La mia fazione, gli Equites, è la più grande e la più forte delle tre. Abbiamo vissuto in pace per quasi cento cinquant’anni, ma ultimamente abbiamo ricevuto notizia che gli Encala stanno diventando irrequieti. Hanno cercato di convincere i Valle a unire le forze per sterminare gli Equites.” Chevalier le toccò la mano dolcemente: “I Valle si sono sentiti offesi e ci hanno informato che stava cominciando una guerra.” “Così sapevi che tutto questo stava arrivando?” “Sapevo solo che era una possibilità.” “Avresti dovuto dirmelo,” disse con rabbia. “Lo so, me ne rendo conto ora. Speravo che non saremmo arrivati a questi attacchi meschini e che avremmo potuto evitare una guerra.” Si abbassò per accarezzarle le labbra con le proprie. “Ma è finito, adesso…,” disse lei, allontanandosi da lui. Chevalier scosse la testa. “Gli Anziani non possono aiutarci? Mettere fino a tutto questo?” chiese. “No, gli Anziani… i miei Anziani, sono Equites. Sono l’organismo di governo solo della mia fazione e ogni fazione ha i suoi.” Emily si tirò le ginocchia verso il petto: “Perché hanno attaccato?” “Un Clan di Encala su in Groenlandia è stato attaccato e completamente spazzato via, tutti i 130 heku che c’erano.” Gli occhi si fecero tristi: “Hanno accusato noi per gli attacchi.” “Era vero?” “No, noi non attacchiamo se non siamo provocati.” La domanda l’aveva irritato un po’. Nella stanza cadde il silenzio. Tutto quello che Emily poteva sentire era il gocciolio dell’acqua contro la parete. Dopo un po’ Chevalier si alzò e prese la mano di Emily: “Andiamo, gli ultimi Encala sono morti.” “E loro?” lanciò uno sguardo veloce alla cenere e ai corpi. “Manderò qualcuno a prenderli, va tutto bene, non lo saprà nessuno, mi assumerò io la colpa.” Cominciò a salire le scale buie. “Sarai nei guai?” “No, stavo difendendo il mio Clan.” Chevalier la guidò su per le scale. Le sembrava durassero una vita, con i suoi lenti piedi di mortale, ma alla fine uscirono in una stanza nascosta nel castello. La parete si spostò facilmente per Chevalier quando ne spinse una sezione, entrando nella camera adiacente. Emily fu sorpresa quando vide che era la sua camera. “Non sapevo che ci fosse una porta segreta!” Disse entrando nella stanza familiare. Chevalier sogghignò: “Non sarebbe una stanza segreta se le facessimo pubblicità.” Emily si guardò intorno, inorridita. I mobili erano stati gettati in giro per tutta la camera e le pesanti tende erano a brandelli. I suoi vestiti erano sparpagliati e le pareti avevano grossi squarci e segni di bruciature. Chevalier rimase dietro di lei, le braccia intorno alla sua vita: “Ho un debito enorme con Kyle… ha reagito in modo fulmineo per riuscire a portarti giù così alla svelta. Ancora pochi minuti e….” Rabbrividì. Emily osservava i danni: “Erano venuti a cercare me?” Chevalier annuì: “Sì, qualunque mortale che sia abbastanza coinvolto nella vita di un Clan da rimanere in permanenza è un bersaglio primario. Non sanno perché sei qui, sanno solo che devi avere qualcosa che il Clan proteggerebbe.” “Era Ulrich?” mormorò, mentre guardava i vetri rotti sul pavimento. “No, il Clan di Ulrich è dei Valle.” Rispose Chevalier, e appoggiò le labbra dietro la sua testa. “In quanti sono morti oggi?” chiese, con le parole che si fermavano in gola. Chevalier sospirò: “Non lo so ancora. Siamo riusciti a ucciderli tutti, ce n’erano forse 600. Sai che se non fosse stato per questa guerra tu ed io non ci saremmo mai incontrati?” Emily si voltò nelle sue braccia e lo guardò in viso: “Come fai a dirlo?” “Il Clan di Jerry stava cercando del bestiame. Hanno ricevuto una soffiata in un’e-mail che le tue mucche Angus erano le migliori. Ha seguito questo suggerimento, ti ha trovato e ha fissato l’incontro. Quando ti ha incontrato ha capito immediatamente che c’era qualcosa di diverso in te. Più tardi abbiamo scoperto che erano stati gli Encala a fare la soffiata. Sospettiamo che stessero cercando di incastrarlo. Se si fosse nutrito da te, sarei stato obbligato a distruggerlo. È un funzionario di alto grado in uno dei maggiori Clan degli Equites.” “Sapevano che sono… quello che posso fare?” Stava studiando il suo volto. “Non credo… credo sapessero solo che hai un profumo straordinario.” Passò il naso lungo il suo collo, inalando. Emily era troppo distratta per rispondere. Tutto quello che aveva visto e udito le frullava per la testa e non riusciva a liberarsi dal rimorso per aver ucciso, ancora. Chevalier sentì la tensione nel suo corpo: “Va tutto bene, nessuno verrà a prenderti. Te lo prometto. Inoltre sono piuttosto sicuro che nessuno vorrà far arrabbiare Kyle, è parecchio innamorato di te.” “Basta, Chev.” Emily sorrise, con il rossore che le saliva alle guance: “Kyle è un amico.” “Usciamo da qui e facciamo sistemare questa camera, vieni?” Le chiese guardando i resti di quella che era stata una bella stanza. Emily annuì e poi ricordò che aveva indosso solo la sua camicia da notte: “Appena mi sarò vestita.” Andò verso gli armadi e li aprì uno dopo l’altro. Le sue cose erano state lacerate e strappate e poi sparse per la stanza. Arricciò il naso e si girò verso Chevalier che stava sorridendo. “Margaret?” Disse a voce alta e l’heku grassoccia entrò ondeggiando nella camera, tutta contenta, poi trasalì quando vide i brandelli dei vestiti gettati intorno alla stanza. “Margaret… vorremmo uscire, potresti preparare qualcosa in fretta, per favore?” Chevalier stava osservando Emily. Il viso di Margaret si illuminò e uscì velocemente con la sua andatura ondeggiante. Emily si sentiva esposta nella camera fredda, con indosso solo la camicia da notte trasparente di satin rosa. Andò verso il letto, spazzò via dei pezzi di mobile e si avvolse in una coperta prima di sedersi. Ci volle poco perché Margaret tornasse e consegnasse dei vestiti a Emily, per sparire subito dopo. Emily andò in bagno, facendo una smorfia quando sentì tra le dita la stoffa morbida. Era ovvio che Margaret si era presa la libertà di migliorare lo stile di Emily, per portarla oltre i jeans e magliette. Cercò tra la stoffa qualche segno di un reggiseno e poi si raggelò quando non lo trovò. Ricominciò ad arrossire. Si infilò per primo il top blu scuro. Era allacciato dietro al collo, tagliato corto e lasciava la vita scoperta, e il bottone superiore, opportunamente, mancava. Sospirò, non avendo scelta, e si tirò su i pantaloni, che non promettevano meglio. Erano blu scuro, tagliati bassi sui fianchi e cadevano morbidi fino alle caviglie. Esitò e poi si girò per guardarsi nello specchio, giurando di far licenziare Margaret per questo insieme da incubo. “Vieni fuori?” Chiese Chevalier, divertito. “Sì, quando qualcuno mi porta il resto di questo vestito,” gli gridò Emily, e lo sentì ridacchiare. “Non può essere così male, Margaret è molto brava nel suo mestiere.” Chevalier adesso stava giocando con lei. Si sentiva che la sua voce era più vicina. Quando Emily uscì dalle porte a vetri, Chevalier trasse un lungo respiro, valutando l’insieme in un attimo. Lo sguardo gli cadde sull’addome piatto e il modo in cui i pantaloni erano appollaiati bassi sui suoi fianchi delicati, accentuando la vita sottile. Sogghignò quando vide il bottone mancante. Emily arrossì più forte di come l’aveva mai vista fare. “Ricordami di dare un aumento a Margaret,” disse Chevalier, avvicinandosi a lei. Le sue mani le toccarono la pelle morbida. “No, dovresti licenziarla per questo,” e il suo corpo rabbrividì al suo tocco leggero. “Mmm” mormorò Chevalier, baciandola. La sensazione della sua pelle nuda contro le sue braccia era straordinaria. Le braccia si strinsero intorno alla sua vita mentre la tirava più vicina, con i piedi di Emily che penzolavano a qualche centimetro da terra. Le aprì la bocca con le labbra e cominciò a esplorarla con la lingua. Le dita di Emily si insinuarono tra i suoi capelli mentre il suo corpo si scaldava e cominciava a rispondere al suo tocco e li strinse tra i pugni. Quella piccola sensazione di dolore accese Chevalier che si girò lasciandosi cadere sul letto con lei. Si sentì bussare alla porta e Chevalier ringhiò, infuriato: “Via!” Si sentì la voce di Storm: “Signore, gli Anziani richiedono un rapporto immediato sull’attacco.” Chevalier sospirò e le baciò il lato del collo: “Non muoverti finché torno.” Chevalier si alzò agitato e fece qualche passo verso la porta. Si girò per darle una veloce occhiata ed emise un gemito. Emily era sdraiata a letto sulla schiena, con le mani unite sopra la testa, e la curva dei morbidi seni sbirciava da sotto la camicia. Emily se ne rese conto e abbassò le mani velocemente, arrossendo. “Non un centimetro…,” le ordinò, uscendo velocemente. Storm gli diede un’occhiata veloce mentre chiudeva la porta dietro di lui: “Tutto ok, Signore?” Non l’aveva mai visto così. Era furioso e si spaventò per la ragazza, sbagliando completamente bersaglio. “Dove vogliono il rapporto?” le sibilò. “Sono in teleconferenza, posso trasferire la chiamata al suo ufficio,” disse in fretta. Chevalier aprì la porta dell’ufficio e la sbatté forte contro lo stipite. Il telefono sulla scrivania stava già suonando. Fece un respiro profondo e rispose. “Sono Chevalier.” “Chevalier, aspettavamo un tuo rapporto, è passato troppo tempo dalla fine di questa scaramuccia.” Sibilò l’anziana Selest. “Ero….” Tacque per un momento e non poté impedirsi di fare un sorrisino, “Occupato.” “Molto bene, comincia.” La voce era monotona e ufficiale. “Erano gli Encala, nessuna sorpresa.” Diede un’occhiata alle carte che Storm gli aveva passato. “Ce n’erano 587, tutti uccisi.” “Bene, hanno di nuovo sopravvalutato la loro forza,” disse l’Anziana femmina. “E le vostre perdite?” Guardò il numero sul foglio che aveva in mano e lo aumentò di uno, l’heku che aveva ucciso per salvaguardare il segreto di Emily: “Il mio Clan ha perso 138 unità.” Si sentì un forte ansito: “Ci dispiace per le tue perdite, Chevalier. Ci incontreremo con gli Anziani degli Encala e dei Valle. Questo attacco era decisamente fuori luogo.” “E la ragazza?” chiese un’altra voce al telefono. Chevalier fece una smorfia: “I suoi poteri sono deboli, probabilmente di nessuna utilità. Adesso sa troppe cose e uno del mio Clan si è affezionato a lei, quindi ha deciso di rimanere qui.” Sentì tre sospiri simultanei: “Molto bene, è Il tuo Clan. Continueremo a cercare altri membri della famiglia Winchester; cominciamo a pensare che la linea si sia estinta.” Chevalier sorrise fra sé. Era esattamente quello che voleva che pensassero. “Buona fortuna.” Premette il tasto per chiudere la chiamata e si affrettò a tornare nella stanza di Emily, poi emise un brontolio, irritato, quando entrò nella camera e la vide piena di membri del suo Clan, che stavano riparando i danni fatti dagli Encala. “Dov’è?” chiese all’heku più vicino. La donna si girò e si inchinò: “Credo sia andata in cucina, Signore.” “Uffa!” Chevalier uscì dalla stanza furibondo e si diresse in cucina. Notò i danni fatti alla casa e si ritenne fortunato che Emily non fosse stata uccisa. Doveva ancora capire come avessero fatto gli Encala a trovare il corridoio segreto che portava alla caverna. Sentì Emily ridere dalla cucina e si ritrovò a sorridere anche lui. Entrò e due giovani cuochi si inchinarono immediatamente davanti a lui. Chevalier fu deluso di vedere che Emily aveva trovato un maglione. “Pensavo di averti detto di non muoverti.” Disse sedendosi accanto a lei. “È difficile rimanere ferma quando la tua stanza è invasa da operai al lavoro,” gli disse. Chevalier diede un’occhiata agli heku che si stavano ancora inchinando: “Tornate a quello che stavate facendo.” I due cominciarono immediatamente a preparare il pasto. Emily gli diede una bottarella sulla spalla: “Dovresti essere più cortese con loro.” Chevalier la guardò stupito: “Con chi?” Uno dei due giovani heku scosse in fretta la testa guardando Emily. “Oh… sì… bene... buon lavoro,” disse Chevalier ai cuochi, che si immobilizzarono per un attimo e poi ricominciarono a lavorare. “Molto spontaneo, Chev.” Sperava che il sarcasmo non fosse sprecato con lui. I due cuochi si guardarono, non erano sicuri di aver effettivamente sentito qualcuno chiamare il Giustiziere ‘Chev’. “Qual è il tuo programma per oggi?” “Prima la colazione, poi non ho ancora deciso… potrei vedere se Kyle vuol portare fuori i cavalli.” Non vide l’espressione addolorata che passò velocemente sul suo volto: “Vedo… ma Kyle oggi potrebbe non essere disponibile.” “E perché?” disse Emily, ringraziando l’heku che le aveva passato un piatto di pancake caldi. “Ci sono ancora dei controlli di sicurezza da fare. Pensiamo anche che ci possa essere un informatore tra di noi e sta cercando di capire chi potrebbe essere.” Chevalier la guardava mangiare. Emily alzò lo sguardo verso di lui: “Cosa gli farete se ne trovate uno?” “Diciamo che tu e io oggi andiamo a cavallo insieme.” Emily annuì, sapendo che stava evitando la sua domanda. Quando Emily finì di mangiare, andarono insieme verso la scuderia. I cavalli non erano pronti per la cavalcata, tutti erano occupati a ripulire dopo la breve battaglia. Mentre Chevalier sellava la giumenta fulva, Emily mise una briglia a Patra e la condusse fuori dalla stalla, la montò agilmente a pelo, e aspettò Chevalier. Schioccò la lingua e Patra cominciò a muoversi. Faceva caldo all’aperto quel giorno, così si tolse il maglione, sentendo che Chevalier la stava ancora fissando. Si diresse verso la linea degli alberi e poi ne seguì la curva fino alla spiaggia. Si tennero al passo, Emily non era sicuro di poter andare al galoppo, stava ancora recuperando dopo la polmonite doppia. A Chevalier non importava a che velocità andavano, stava passando la maggior parte del tempo a osservare Emily. “Ti manca il tuo ranch, vero?” Le chiese Chevalier quando cominciarono ad cavalcare lungo la spiaggia. Emily fece un cenno affermativo. “Ti piacerebbe avere qualche capo di bestiame, qui?” Chevalier si rese conto di colpo come sarebbe stato facile. Emily si girò a guardarlo: “Davvero?” Chevalier annuì. “Senza servitori… tutti miei?” domandò. “Se è quello che vuoi, allora sì.” L’eccitazione le brillò negli occhi: “Sarebbe meraviglioso! Posso andarmene a zonzo per il castello solo per un certo numero di volte prima di impazzire.” “Allora consideralo fatto. Appena la pulizia sarà finita, metterò all’opera qualcuno.” Era felice di come la entusiasmasse il suo piccolo dono. Una luce maliziosa brillò negli occhi di Chevalier e mentre Emily stava per fargli una domanda, divenne un’immagine sfuocata per poi apparire do colpo su Patra dietro di lei. La fece piroettare velocemente e mise le sue gambe sopra le proprie: “Ecco… così mi piace di più.” “Non credo che questa sia una posizione approvata dall’Associazione Equestre Americana, però,” spiegò Emily. “Mmm” mormorò lui, mentre cominciava a baciarle il collo. Chapter 11 : Capitolo 11 Emily aspettava, acquattata dietro una colonna di pietra nel campo dietro al castello. Era accucciata, pronta, in attesa, teneva pazientemente un piccolo fucile in mano e respirava tranquilla. C’era una traccia di sudore sulla sua fronte mentre sbirciava intorno all’angolo e poi si ritirava velocemente. Guardando in basso, si accorse che la scarpa da tennis era slacciata. Appoggiò a terra il fucile, se la allacciò, e lo riprese. Era quasi ora, quasi ora di difendersi. Le mucche intorno a lei la ignoravano mentre aspettava, con le gambe che cominciavano a stancarsi. Ricontrollò il fucile, era completamente carico. Sentì dei passi che venivano verso di lei dalla stalla. Trattenne il fiato, temendo di farsi scoprire e si preparò a mirare e a fare fuoco. “Emily?” chiamò Kyle. Emily rimase immobile. Kyle sospirò e lei lo sentì: era quasi abbastanza vicino da poter lanciare il suo attacco. Dopo aver respirato a fondo, girò l’angolo, prese la mira e sparò, lanciandogli lunghi getti d’acqua direttamente in faccia. Lo prese alla sprovvista, così ebbe il tempo di correre via. “Te la sei voluta!” Gridò lui e la seguì. Emily correva più forte che poteva, ma lo sentiva guadagnare terreno. Mirò a caso dietro di sé e sparò di nuovo, senza sapere se l’aveva colpito. All’improvviso si sentì mancare il terreno sotto i piedi quando Kyle la sollevò e se la gettò sulla spalla. “Hai barato!” gli urlò. “Non ho barato, ho corso… chi attacca qualcuno dovrebbe tener conto delle sue abilità.” “Ah, ah, ora mettimi giù.” Emily stava ridendo. “No.” Kyle cominciò a correre più forte e Emily sentiva il vento che le soffiava contro. “No!” Urlò, capendo che cosa stava facendo Kyle, che rimase zitto. “Fermati o lo dico a Chevalier!” urlò Emily e lo sentì ridacchiare, e il suono delle onde che si avvicinava. “Kyle, no! È fredda!” Lui non rallentò ed Emily vide la sabbia diventare assi di legno. “Buon pomeriggio, Signore,” disse una delle guardie, nascondendo un sorriso. “Buon pomeriggio, Travis.” “Fermati!” gridò lei. “Travis aiutami!” La guardia rise: “Niente da fare, Lady Emily.” Si sentì cadere per un metro dal molo nell’acqua gelata dell’oceano. Ritornò a galla, senza fiato per l’acqua fredda, poi nuotò verso la spiaggia, completamente inzuppata e tremante. “Bella guardia che sei,” prese in giro Travis. Lui sorrise e ridacchiò, con i denti che brillavano al sole. Si girò verso il molo ma Kyle se n’era andato. “Fifone!” Gli gridò dietro e le sembrò di sentir ridere nel vento. Gettò il suo fucile ad acqua a Travis, che le diede un’occhiata interrogativa. “Se torna indietro, sparagli.” Gli ordinò, cominciando ad andare verso il castello. Le guardie davanti al castello le sorrisero e aprirono la porta. Emily entrò, con i vestiti che gocciolavano acqua su tutto il pavimento. Un asciugamano volò verso di lei dall’ombra scura e atterrò ai suoi piedi. “Grazie,” mormorò e andò verso la sua camera per cambiarsi. Mentre saliva le scale, vide Chevalier in piedi in cima alla rampa, che la osservava con un sorrisetto: “Giornata pesante?” “Kyle mi ha gettato nell’oceano!” Sapeva che fare la spia non le avrebbe giovato. “Vedo… e prima che lo faccia decapitare, chi ha cominciato?” Ridacchiò Chevalier. Emily cominciò ad asciugarsi i capelli mentre gli passava davanti: “Heku… sempre a spalleggiarsi l’un l’altro.” Chevalier la seguì, ridendo divertito. “Sai che non è corretto fargli le imboscate, ti può annusare da mezzo metro, se non sei sottovento.” “Ero sottovento, me ne sono assicurata e sono anche riuscita a piazzare qualche buon colpo.” Sorrise felice ed entrò in anticamera. Kyle era fermo nell’angolo, un ampio sorriso sul volto e la guardava in silenzio, “Ma lui bara.” Kyle si schiarì la gola. Chevalier alzò scherzosamente un sopracciglio: “Tutti noi bariamo, è nella nostra natura.” Emily sparì nella stanza e andò direttamente verso un armadio. Chevalier si girò di nuovo verso Kyle e scosse la testa. “Una cioccolata calda in arrivo” disse Kyle con un sorriso compiaciuto. Chevalier annuì ed entrò nella camera, chiudendo la porta dietro di sé. “Non credo che Kyle si rendesse conto di cosa lo aspettava quando ha accettato questo incarico,” disse Chevalier, sedendosi su una sedia vicino al camino, anche se erano mesi che non c’era bisogno di un fuoco. “Oh… lo sapeva,” rispose Emily, scomparendo in bagno. “Il che mi ricorda… devo farti le mie congratulazioni,” gridò Chevalier verso la stanza da bagno. Emily uscì con jeans e una t-shirt asciutti: “Mmm… non esattamente programmato.” Prese la cioccolata calda da Gordon, lo ringraziò poi si sedette vicino a Chevalier sorseggiando la bevanda calda. “Beh, Kelly si scusa.” Chevalier cercava di non ridere, non sapeva perché ma lo trovava divertente. “Non avrebbe dovuto lasciar fuori il tuo mostro mentre Patra era in calore,” si lamentò Emily. “Non dico che questo posto non avrebbe bisogno di più cavalli, ma almeno avremmo potuto prendere un pezzato, al posto di quell’arabo nevrastenico che cavalchi.” Fece una smorfia. Il cavallo di Chevalier era cocciuto e irascibile. “Beh, forse l’ha trovata tanto attraente da fargli venire l’acquolina in bocca.” Emily arrossì e sorseggiò la cioccolata calda. “Allora cosa ha portato l’attacco improvviso a Kyle?” Chevalier stava ancora cercando di fare il disinvolto riguardo al loro rapporto, ma, a volte, lo trovava difficile. Non poteva evitare di trovarlo irritante, quando stavano insieme così a lungo; avevano anche cominciato scambiarsi delle battute che non riusciva a cogliere. “Si è preso gioco di Patra perché è incinta.” Emily lo guardò seria e Chevalier lo prese come un segno che non era il caso di ridere alle spalle della giumenta. “Non lo trovi almeno un po’ divertente? Stavo pensando…” “Sì…?” Lo osservava perché sembrava nervoso il che, per lui, non era per niente caratteristico. “Sposami.” “Sii serio, Chev.” “E se lo fossi?” Si mosse per inginocchiarsi davanti a lei e prenderle la mano: “Per favore, pensaci.” “E la segretezza? Sai… il vecchio Giustiziere che non può essere scoperto ad amare una semplice mortale….” “Ci sposeremo in segreto… solo noi e un altro… finalmente sarai proprio mia.” Sorrise sapendo quanto lei odiasse questo termine, ma gli piaceva vederla arrossire quando lo sentiva. “Ma, Chev… non abbiamo bisogno di sposarci. Io l’ho già fatto, ricordi. Matrimonio in bianco, centinaia di invitati, lo stress, il panico, la pressione. Hai visto com’è finito bene….” Stava ancora bevendo la sua cioccolata calda. “Non un matrimonio umano, Emily… è straordinario come sia difficile trovare un qualunque tipo di predicatore di qualsiasi sfumatura di religione umana che sia disposto a sposare un mortale a un immortale. Va contro l’etica di qualunque professionista di teologia al mondo.” Chevalier stava ancora sorridendo. Emily cominciava a essere a disagio e lui trovava affascinanti le emozioni umane. “Bene, allora cosa suggerisci?” La curiosità l’ebbe vinta. “Un legame immortale, che sigilli la nostra unione, come compagni, per sempre.” “Non sembra molto romantico.” Disse Emily con una smorfia. Chevalier alzò la testa ridendo forte. “Beh, non lo sembra! Compagni… potremmo essere amici con benefici marginali o…” le sue parole furono interrotte da un bacio. Chevalier la guardò negli occhi verdi: “Per favore, Emily, voglio che tu stia ufficialmente con me, per sempre.” “Che cosa comporta esattamente?” Questa era la parte che aveva paura di dirle: “Beh… normalmente… è una piccola cerimonia con un solo testimone presente.” Emily capiva che stava tralasciando qualcosa: “E…?” “Beh, per concluderla... c’è uno… beh, uno scambio.” Emily socchiuse gli occhi: “Uno scambio di cosa?” “La cerimonia è per gli immortali.” “E non ci vedi un piccolo problema?” Disse lei, posando la tazza vuota sul tavolo. “Può essere fatto anche con un mortale, Em… solo per loro è diverso.” “Come? Stai cercando di non dirmi qualcosa e questo mi rende nervosa.” Studiò i suoi occhi e il movimento nervoso delle sue labbra. “È uno scambio di…” Chevalier sospirò e si decise, “di sangue.” Emily era inorridita: “Ehi, no, mai.” Chevalier trovava adorabile modo il cui arricciava il naso dicendolo, e come qualcosa di così intensamente piacevole per lui potesse essere così repellente per lei. “Beh, sapevo che l’avresti pensata così, quindi ho immaginato di improvvisare e usare il sostituto umano per il sangue… il vino.” Aspettò la sua reazione. “Per entrambi?” Sentiva il panico arrivarle alla gola. “Io sono un immortale, Emily.” Pensava che quella parte della cerimonia fosse ovvia. Con la mano alla gola, chiese mormorando: “Mi morderai?” “Non ti farà male. Se è fatto bene, potrebbe effettivamente piacerti.” Le sorrise e vide i suoi occhi puntati sui suoi denti. “Io non…” Emily non riusciva nemmeno a parlare chiaramente. Chevalier le sfiorò le labbra con le sue: “Fidati di me….” Gli occhi le si riempirono di lacrime: “Non lo so.” “Non vuoi sposarmi, allora?” “Non è quello il problema.” La voce era acuta e nervosa, “Sto cominciando a pensare che un grande matrimonio in bianco potrebbe essere meglio.” Rise: “Basta preoccuparsi per quello, lo faremo stasera, così non avrai il tempo di rimuginare.” “Cosa?!” Emily balzò in piedi, allontanandosi da lui. Chevalier si alzò e agganciò il suo sguardo: “Calmati, Emily.” Il suo respiro rallentò e le spalle si rilassarono. “Calmati... non è pauroso… non è brutale… e ci unirà per sempre.” Emily annuì, poi interruppe il contatto ansimando. Chevalier odiava quando la sua testardaggine interrompeva la comunione e lui perdeva l’abilità di rifarlo per un po’. “Non farlo più!” Gli disse Emily, andando verso la porta. “Dove stai andando? Le chiese Chevalier. “A parlare con Kyle.” Sapeva che glielo avrebbe detto. Chevalier immaginava che sarebbe stato Kyle a officiare la cerimonia, visto che era il solo altro heku di cui Emily si fidava. C’era un altro motivo per avere lì Kyle: voleva che lui vedesse la cerimonia per dimostrargli che Emily gli apparteneva. Kyle si mosse velocemente verso di lei quando uscì dalla porta. Si capiva che era turbata. Emily gli fece segno di seguirla prima che potesse chiederle qual era il problema. Kyle la seguì fuori in silenzio, attraverso la stalla, e nel nuovo corral che ospitava il bestiame. Emily rimase in piedi in mezzo alla piccola mandria e cominciò a piangere. “Cos’è successo?” Le chiese Kyle toccandole leggermente la spalla. La voce di Emily era bassa e le parole uscivano tra i singhiozzi: “Chevalier vuole sposarmi.” Kyle tentò di non ridere: “Tutto qui? Vuole sposarti e tu sei così sottosopra? Sarà fortunato se trova qualcuno che offici la cerimonia, ma…” Si fermò e guardò l’espressione afflitta sul suo volto. “Vuole un legame immortale, vero? Emily annuì. Kyle emise un ringhio sordo: “Come osa suggerirtelo!” Non sapendo cos’altro fare, Kyle la afferrò e se la strinse al petto. Sentiva le lacrime che gli bagnavano la camicia. “Vuoi che gli parli? Che cerchi di farlo ragionare?” Emily scosse la testa. Non voleva che Chevalier si arrabbiasse con Kyle; aveva già abbastanza timori per la sua vita a causa del carattere di Chevalier. “Quando?” Le chiese dolcemente Kyle, passandole le dita tra i capelli. “Stasera,” riuscì finalmente a dire Emily. Prima che potesse reagire, le labbra di Kyle si erano appoggiate fermamente sulle sue, le mani intorno alla vita. Cercò di allontanarlo, ma lui le mise una mano dietro la testa per tenerla ferma. Poi il corpo di Kyle si irrigidì e lui si allontanò velocemente, con gli occhi pieni di paura: “Mi dispiace, Emily, non avrei dovuto farlo.” Lei lo guardò, con gli occhi spalancati. “Io… io…” E poi lui sparì. Emily rimase nel pascolo, con la mandria che brucava distrattamente intorno a lei. L’aria le sembrò all’improvviso troppo calda e cadde in ginocchio. Si guardò attorno: tutto sembrava così normale, come se la natura non capisse i suoi pensieri e le sensazioni del suo corpo. Non riusciva nemmeno a piangere, le lacrime si erano asciugate quando il suo corpo aveva reagito allo shock. Poteva ancora sentire le labbra di Kyle premute sulle sue, morbide e gentili, diverse dai baci intensi e appassionati di Chevalier. Capì di colpo che avrebbe dovuto fare quello che le chiedeva Chevalier e che avrebbe dovuto essere quella sera stessa. Non poteva rischiare di perdere Kyle come amico e il dolore di prolungare l’attesa sarebbe stato troppo. Passarono alcuni minuti prima che trovasse la forza di rialzarsi e tornare al castello per dirlo a Chevalier. *** Chevalier ed Emily erano in piedi l’uno di fronte all’altra, e uno sperone di roccia cadeva drammaticamente dietro di loro in una maestosa cascata. Quando Kyle era scomparso, Chevalier aveva trovato un altro heku che prendesse il suo posto, un uomo più anziano di nome Morgan: sorrise a entrambi mentre avvolgeva un sottile nastro nero intorno ai loro polsi, legandoli insieme strettamente. Emily fu sorpresa quando parlò in una lingua per lei sconosciuta. Le parole scivolavano dolcemente come se stesse cantando. Chevalier la osservava e sorrise all’espressione nervosa nei suoi occhi. Morgan continuava a parlare velocemente e le sue parole straniere diventarono indistinte mentre Emily guardava Chevalier e lottava contro l’impulso di scappare. Il respiro le si bloccò in gola quando Morgan le diede un flûte pieno di vino scarlatto. Guardò Chevalier che le sorrise e le fece cenno di bere. Prese un lungo sorso e ridiede il bicchiere a Morgan. Prima ancora che si voltasse, Chevalier era premuto contro di lei. Emily lottò per allontanarsi ma le sue mani la tennero saldamente e le sue labbra erano sul suo collo. L’adrenalina salì, tutti i suoi istinti lottarono contro le sue mani. “Rilassati, Em,” le sussurrò, un attimo prima che i suoi denti affondassero profondamente nella carne del suo collo. Chevalier emise un gemito mentre il sapore squisito gli solleticava il fondo della gola e calmava i suoi sensi. La strinse più forte e sentì il suo corpo afflosciarsi contro di lui. La bestia salì subito in superficie e bevve più fervidamente. Riuscì a tirarsi indietro con un grande sforzo e rafforzò la stretta, lei era debole nelle sue braccia. Le fece scivolare l’anello di diamanti sul dito e la baciò dolcemente. La prese in braccio quando le gambe di Emily cedettero completamente e sorrise a Morgan, che proseguì nervosamente. Emily appoggiò la testa contro la sua spalla. Le riusciva difficile concentrarsi, era così rilassata che tutto quello che voleva fare era dormire e l’incantesimo dolce che Morgan stava recitando serviva solo a calmarla. Si addormentò tra le sue braccia. “Emily?” La sua voce tenera la tirò fuori dal suo stato di rilassamento e si rese conto di essere sdraiata: “Bevi.” Sentì una coppa fresca contro le labbra e bevve avidamente. Il succo fresco sembrava aiutarla a svegliarsi. “Brava ragazza,” disse Chevalier e le baciò la fronte delicatamente mentre ritirava il bicchiere. “Cos’è successo?” “È tutto finito… ti sei comportata perfettamente.” “Mi sento strana,” disse, e le parole sembravano lente e farfugliate. “Passerà.” Emily si sedette e la testa le girò, il mondo intorno cominciò a roteare mentre Chevalier la faceva sdraiare di nuovo sul letto, “Stai giù un momento, ti assicuro che passerà presto.” “Perché mi sento così?” Mormorò, sperando che la capisse. “Beh… è colpa mia. Ho avuto qualche problema a fermarmi e hai perso un po’ troppo sangue, scusami. In più, c’è il mio sangue nel tuo sistema, e questo non aiuta.” Trasalì, allontanandosi da lei. “Vino… ” fu tutto quello che Emily riuscì a dire. “Quasi tutto, sì.” “Vino…” disse di nuovo e ricominciò a dormire. “Come hai osato!” urlava Kyle, ringhiando. “Non sono affari tuoi, Ragazzo.” La voce di Chevalier era furiosa. “Sono affari miei… come osi mentirle e poi nutrirti da lei come se fosse una dei tuoi donatori. È disgustoso il modo in cui l’hai trattata.” Emily cercò di gridare anche lei, per farli smettere di litigare, ma non riusciva a parlare. “Non mi parlerai in questo modo se non vuoi ritrovarti senza testa,” Sibilò Chevalier. “Accetterò il rischio, lei non può parlare per se stessa. Varrebbe la pena di morire sapendo che non ho maltrattato qualcuno cui tengo.” Il ringhio di Chevalier si fece più profondo: “Se lei non tenesse tanto a te, ti ucciderei qui e subito per la tua insolenza. Lei sapeva quello che stava facendo.” “Ah, davvero? Allora sapeva che hai messo un po’ del tuo sangue nel vino? Perché mi è sembrato che pensasse che fosse solo vino,” urlò Kyle. Non può parlare a Chevalier in quel modo, pensava Emily. Aveva paura per la sua vita, perché non la smetteva? Perché non lasciava che lei si difendesse da sola? La vita di Kyle era più importante di lei. “Era necessario, e tu lo sai.” “Con l’inganno?” Emily poteva sentire l’odio nella stanza, la rabbia che aumentava, ma non riusciva a muoversi, a intervenire per fermarli. Ci fu una folata di vento e il rumore di qualcuno che soffocava: “Hai esagerato, Ragazzo,” sbraitò Chevalier, ma non ci fu risposta. Tentò di urlare, di farli smettere, ma dalle sue labbra sfuggì solo un lamento. Sentì un forte tonfo e qualcuno che si sedeva vicino a lei sul letto. Si sentiva ritornare poco a poco in sé, mano a mano che risaliva dall’incoscienza. “Emily?” La voce di Chevalier era tornata tenera. “Non ucciderlo,” mormorò, con la bocca che funzionava ancora a rilento. “Non l’ho ucciso, anche se lo meritava,” Chevalier sputò fuori le parole con rabbia. Emily sentì le braccia forti sotto le spalle, che la facevano sedere e un bicchiere freddo contro le labbra: “Bevi di nuovo,” disse. Bevve un lungo sorso, la faceva sentire decisamente meglio. Gli occhi si concentrarono sulla camera e cercarono Kyle, che non si vedeva. Chevalier la rimise sdraiata e le sorrise: “Ti senti meglio?” Emily lo fissò con uno sguardo gelido: “Perché l’hai fatto?” Le parole stavano diventando più chiare. Chevalier trasse un sospiro: “Sapevo che altrimenti non l’avresti fatto… così era più facile.” “Avevo fiducia in te,” gli disse Emily con occhi accusatori. Lui distolse lo sguardo: ”Mi dispiace.” Emily voltò la faccia: “Vai via.” Lo sentì che se ne andava e le porte che si chiudevano. Quando la mente si schiarì, ebbe di colpo un pensiero insopportabile, e se… “Kyle?” chiamò debolmente, sapendo che poteva comunque sentirla dall’altra camera, ma non ci fu risposta. “Kyle?” provò più forte, ma non ci fu ancora risposta. La porta si aprì e apparve un heku sconosciuto, alto e muscoloso, che non sembrava avere più di 18 o 19 anni, “Ha bisogno di qualcosa, lady Emily?” “Ho bisogno di Kyle.” Il ragazzo rimase sulla porta: “Kyle non è disponibile. C’è qualcosa che posso farle avere?” “Dov’è?” Cercò di alzarsi, ma riuscì solo ad sollevarsi su un gomito. “Non ne sono stato informato.” Era troppo educato, troppo giovane ed Emily provò un’antipatia immediata per lui: “Ho chiesto che portino un vassoio. Il Giustiziere ha detto che lei non stava bene e ho pensato che del cibo fosse appropriato.” “Vai via.” Borbottò Emily. La irritò che si inchinasse prima di andarsene. Scese dal letto e si tenne alla testata finché le gambe furono salde. Chevalier aveva ragione su una cosa, stava riguadagnando le forze velocemente. Aveva preso una decisione, non poteva più fidarsi di Chevalier e quello le faceva più male di tutte le botte di Keith. Lottò contro le lacrime mentre gettava qualche vestito in una borsa. L’heku irritante la guardò mentre usciva dalla camera e cominciò ad attraversare l’anticamera verso di lei. Emily alzò una mano e lo fermò: “Tu stai qui.” “Milady, devo insist….” Emily si voltò e il suo sguardo furioso lo fece trasalire e ritornare al suo posto. I corridoi erano vuoti, da quello che poteva capire, così uscì dal castello e prese la strada verso il molo. Alcuni abitanti uscirono dalle loro case per salutarla, ma si ritrassero quando si girò a guardarli. Non avevano mai visto un’espressione così aggressiva sul suo volto. Salì sul molo e Travis si voltò a sorriderle, ma, come gli altri, indietreggiò quando Emily lo guardò. Il tono della sua voce fu professionale: “Il traghetto parte tra 5 minuti, lady Emily. Posso chiamarle un taxi per quando arriva?” Emily si voltò e fece un passo nella sua direzione, con i penetranti occhi verdi fissi nei suoi e Travis indietreggiò di un passo: “Ti piacerebbe, vero? Poi potresti chiedere al tassista dove mi ha lasciato… molto comodo.” “Io… io… pensavo solo che potesse avere bisogno di un passaggio.” Era scioccato, Emily l’aveva sempre trattato gentilmente e questo suo nuovo aspetto era raggelante. Emily salì sul traghetto senza rispondere e andò in fondo, sedendosi sulle tavole ad aspettare la fine del lungo viaggio verso la terraferma. *** Chevalier seguì il suo profumo fino al molo e ringhiò quando si accorse che svaniva, era passato un po’ di tempo da quando era stata lì. Sembrava che la sua decisione di lasciarla sola per qualche ora gli si fosse ritorta contro. Aveva già punito il giovane heku nella sua anticamera per averla lasciata andare da sola. Capiva che Emily gli aveva ordinato di restare lì, ma la sua decisione di seguire l’ordine di una mortale e non i suoi era stata rovinosa. Le quattro guardie sul modo si immobilizzarono quanto si avvicinò. “Da quanto è partita?” diede un’occhiataccia a Travis. “Sono 4 ore che il traghetto è partito, è arrivato sulla terraferma senza problemi qualche minuto fa.” La guardia restava sull’attenti. Il sibilo di Chevalier gli fece mancare un battito: “Dove stava andando?” Travis deglutì forte: “Non ce l’ha detto, Signore.” “Fate rientrare il traghetto, qui… ora,” sbraitò e vide Travis annuire. Ci vollero quattro lunghe ore prima che il traghetto tornasse all’isola. Per tutto il tempo, la sua mente ripensò a dove poteva essere andata mentre gli occhi fissavano furiosi la schiena di Travis. Cercava di trovare un’infrazione delle procedure, qualche cosa per cui punirlo, ma non ce n’erano state. Salì sul traghetto e il Capitano partì immediatamente, vedendo l’espressione sul volto di Chevalier; non era il caso di irritare il Giustiziere, oggi. Chevalier apparve dietro il Capitano, a cui si rizzarono i capelli. “Dov’è andata?” sibilò al Capitano. “È salita su un taxi, Signore.” Guardava in avanti, senza avere il coraggio di guardarlo. “E…?” Sapeva che il vecchio heku era meglio di così come osservatore. “La società era la Chester, numero 3811,” continuò. Chevalier ritornò in fondo del ferry e aspettò che comparisse la terra. Appena ebbe recuperato il controllo delle sue emozioni, percepì il profumo di Emily e quello di un altro, uno che riportò la rabbia alla superficie della sua mente. Kyle era con lei. Le ore passarono lentamente e il Capitano del traghetto fu felice che Chevalier rimanesse fuori dalla timoniera; si rilassò solo quando apparve la terra. Chevalier attese che il cellulare trovasse campo e poi chiamò le informazioni. Lo collegarono velocemente al centralino della Chester: “Mi serve un taxi al molo dei traghetti Franklin.” “Subito, signore, abbiamo qualcuno proprio dietro l’angolo.” La voce era fastidiosamente dolce. “Preferisco il taxi 3811 e pagherò extra per il servizio.” Si sforzava di tenere la voce calma. “Sì, Signore, è a circa 25 minuti glielo mandiamo subito. C’è altro che possiamo fare?” Chevalier rispose chiudendo il telefono. Camminò avanti e indietro sul piccolo piazzale di cemento del molo aspettando il taxi e salì immediatamente quando arrivò. “Dove posso portarla?” “Ha dato un passaggio a una donna e un uomo poco tempo fa, da questo posto… mi porti dove sono andati loro.” La voce era vuota. “Non tiro su una coppia da qualche giorno,” disse l’autista osservando Chevalier nello specchietto retrovisore. “Chi è stata la sua ultima corsa da qui, allora?” Sembrava confuso. “Solo una signora, era da sola.” Il tassista cominciava ad agitarsi. “Allora portami da lei.” L’uomo si girò sul sedile: “Senta signore, era dannatamente carina, e sola e non voglio problemi.” Chevalier sorrise: “Nessun problema, è mia moglie.” “Non saprei.” L’autista osservò attentamente il suo passeggero. Chevalier si stava irritando e agganciò lo sguardo del tassista: “Portami da lei.” Il tassista girò e partì a tutta velocità lungo la strada, senza più dire una parola. Arrivò con il taxi a un grande parco e si fermò, poi si sorprese quando Chevalier gli gettò un biglietto da 100 dollari e uscì. Non aveva mai avuto una mancia di 70 dollari prima e se ne andò, tutto contento. Chevalier inalò a fondo e sentì di nuovo l’odore di Emily e di Kyle. La traccia di Emily non era fresca come quella di Kyle e si rese conto che Kyle la stava pedinando e che probabilmente lei non lo sapeva. Per quanto la faccenda non gli piacesse, si sentiva meglio sapendo che non era sola. Si guardò attorno nel piccolo villaggio di pescatori e cercò qualche segno che lei fosse lì. Passò oltre un cartello che diceva “Benvenuto a Jonesport, America,” e svoltò verso nord, seguendo la loro traccia. Cominciò a correre quando sentì rumore di lotta e l’urlo di Emily nell’aria della sera. L’odore di sangue lo fece infuriare e li cercò. Tutta l’area aveva il loro odore e aveva perso l’ultima traccia. I suoni si fermarono improvvisamente e quando sentì Emily gridare il nome di Kyle terrorizzata, si diresse velocemente verso di loro. Girando l’angolo si bloccò. Emily era a terra, appoggiata alle sue gambe, c’era la testa di Kyle, che non muoveva. Emily aveva del sangue che gocciolava dalla fronte e stava piangendo. Quando Chevalier si avvicinò, Emily lanciò un breve urlo appena lo vide, ma smise riconoscendolo. “Chevalier! Aiutalo,” gridò, guardando giù verso Kyle. Chevalier si inginocchiò vicino a Kyle trasalì quando vide i profondi squarci sulla sua pelle, caratteristici dei morsi degli heku. Diede un’occhiata in giro e vide tre heku fatti a pezzi sparpagliati nel vicolo. “Cos’è successo?” Mormorò mentre controllava la gravità delle ferite di Kyle. Emily scosse la testa, con gli occhi pieni di terrore, “Non sapevo che fosse dietro di me. Mi hanno attaccata dal nulla e lui è semplicemente apparso. Non sono riuscita…” Fece una pausa, rivedendo gli ultimi minuti, “Non sono riuscita a incenerirli, ho tentato e non ci sono riuscita. Lui li ha respinti, era così furioso. Loro lo mordevano e cercavano di farlo a pezzi.” Rabbrividì al ricordo. Chevalier si mise Kyle sulle spalle, con una presa da pompiere. “Starà bene fra qualche giorno, dobbiamo riportarlo sull’isola.” Cominciò a camminare verso il parco e si girò quando Emily non lo seguì. Era ancora in ginocchio sul cemento e guardava i corpi degli heku. “Emily, vieni.” Insistette piano. Lei scosse la testa. “Ne discuteremo più tardi, ora ritorna con me. Non sei al sicuro qui.” Fece un passo verso di lei, sapendo di non poterli portare entrambi. “Non posso tornare, Chevalier.” La risolutezza delle sue parole lo colpì. “Per favore…” Emily scosse la testa: “Non posso più fidarmi di te.” “Non sei al sicuro qui, non da quando...,” esitò a parlarne. “Non mentre il mio sangue è nelle tue vene, ti rende ancora di più un bersaglio.” “Preferirei affrontarli piuttosto di sapere che mi hai mentito.” Il volto mostrava il dolore e l’angoscia che provava. “Per Kyle, allora, Em, torna finché non sta meglio.” Stava tentando in tutti i modi, doveva assolutamente farla tornare alla sicurezza dell’isola. Emily esitò poi guardò di nuovo i corpi degli heku e cominciò a seguirlo lentamente verso il parco. Il tassista li guardò in modo strano, ma non chiese perché l’uomo e la donna ne avessero con loro un terzo, incosciente. Non era pagato abbastanza da fare domande, pensò. Il viaggio di quattro ore sul traghetto fu lungo per entrambi. Chevalier stese Kyle su un letto in cabina e si sedette a osservarlo. Erano già due volte che Kyle salvava la vita di Emily e Chevalier sapeva di dovergli la propria vita. Si sedette pazientemente e le parole che Kyle gli aveva urlato quella mattina ora cominciavano a sembrargli ragionevoli. Aveva avuto troppa fretta di ottenere quello che voleva e ora si rendeva conto del grave errore che aveva fatto mentendole. Era troppo abituato a ottenere tutto quello che voleva, nessuno osava sfidarlo, ma Kyle aveva portato a un nuovo livello il suo compito di proteggere Emily. Emily rimase sul ponte del traghetto all’aria fredda della notte, ignorando il vento gelido che mordeva penosamente la sua pelle. *** Emily sedeva nella cameretta bianca, il letto duro abbandonato in un angolo e guardava fuori dalla finestra con le gambe tirate contro il petto. Non c’era calore nella stanza, nessun tocco di vita, ed era esattamente quello che le ci voleva. Ignorò i colpi alla porta per un po’, poi si alzò e andò ad aprire. “Emily?” disse Chevalier, sedendosi sulla sponda del letto. “Come sta?” “Starà bene… tutti quei morsi ci metteranno un po’ a guarire però.” La voce era calma e lei colse una traccia di rimpianto, “Sono più preoccupato per te.” “Io sto bene.” Stava bene, in effetti, almeno fisicamente. Aveva solo un taglietto sulla fronte. “Non sono stato onesto con te riguardo alla cerimonia del legame e me ne dispiace. Stavo cercando di rendere le cose più facili per te.” “Sì, e come avrebbe funzionato questo sistema, per te?” scattò lei. Scosse la testa: “Quello che non sapevamo, me incluso, è che quando la cerimonia è finita, siamo stati legati in modo più forte di quanto avessi mai immaginato. Posso sentire il tuo rancore verso di me e il dolore per quello che è successo a Kyle. Non è giusto che tu debba sentire queste cose.” “Cosa intendi che puoi sentirlo?” Continuava a guardare fuori dalla finestra. “Non lo so esattamente. Non avevo mai sentito parlare di un Legame tra una mortale e un immortale. Può darsi che sia normale. È come se ogni parte di me fosse in sintonia con ogni parte di te. Posso sentire le tue emozioni, posso odorare più chiaramente il sangue dal taglio sulla tua fronte. È straordinario poterti essere così vicino.” La voce era tenera. “Vedremo quanto sarà forte questo legame quando sarò in California,” brontolò. “California?” “Sì, il posto negli USA più lontano da quest’isola,” disse ironicamente Emily. “Per favore, Emily, lo so, riesco a capire che non stai scherzando.” Emily si girò come una furia, e la rabbia nei suoi occhi lo sorprese: “Non si mente a qualcuno che si ama, non si ingannano quelli cui tieni. Sei talmente teso a ottenere tutto quello che vuoi che passeresti su chiunque per ottenerlo. Io non posso… no, non voglio, sopportarlo.” “Non è così,” sospirò Chevalier mentre andando alla finestra. “Stavo onestamente cercando di renderti le cose più facili. Sapevo che non avresti bevuto il sangue, non è nella tua natura, così te l’ho reso più facile.” Lei sbuffò. “Come posso rimediare? Che cosa posso fare perché tu rimanga?” Era in ginocchio accanto a lei. “Non so se potrò mai fidarmi ancora di te.” La voce di Emily cominciava a incrinarsi. “Vorrei farti capire quanto era insignificante quella sola bugia… So che per te è repellente, ma nel mio mondo è bello condividere… la sensazione di essere legato a te così profondamente è incredibile e il suo potere mi ubriaca.” Chapter 12 : Capitolo 12 Chevalier era seduto nel suo studio con gli occhi chiusi. Si stava concentrando su Emily e poté sentire come passava dal sentirsi sola e confusa a quasi esilarata. Cercò di concentrarsi, di focalizzare la fonte del cambiamento, ma non fu in grado di trovarla. Sospettò che, col passare del tempo, il legame sarebbe diventato più forte e che avrebbe potuto sentire i suoi pensieri o vedere con i suoi occhi. Per ora, assaporava la sensazione di completezza e di appartenenza che la avvolgeva. Era troppo, doveva sapere cosa stesse facendo che la riempiva tanto di gioia. Non fu sorpreso di trovare la piccola camera degli ospiti vuota, ma la rintracciò nella stalla. Rimase in piedi contro la porta della stalla e la guardò lavorare. Era sorpreso di quanto lavoro potesse fare quel corpicino ed era affascinato da come la facesse sentire. Sorrise quando prese un forcone pieno di fieno e la gettò sul terreno di fronte ad alcune delle bestie. La vide togliersi il cappello da cowboy e passarsi la manica della camicia sulla fronte. A Chevalier non piaceva come il cappello le ombreggiasse gli occhi, preferiva quando poteva vederli. Chevalier indietreggiò piano verso le ombre della stalla quando Emily diede un’occhiata nella sua direzione. I suoi sensi umani non la ingannavano, la sensazione di essere osservata era corretta, ma quando non vide nessuno, tornò al lavoro. A Emily piaceva essere di nuovo all’aperto con il bestiame. Poteva lasciar spaziare la mente e concentrarsi su di loro. Amava il movimento dei muscoli sotto il peso del fieno e aspettava contenta l’indolenzimento del giorno dopo. Emise un lieve grugnito per il peso del fieno sul forcone, ma riuscì a costringersi a lanciarlo. Una volta dato da mangiare al bestiame, si diresse verso la stalla e cominciò a pulire il box di Patra. Continuava a girarsi, la sensazione di essere osservata era più forte lì. Gocciolava di sudore mentre puliva meticolosamente il box e poi lo riempiva di paglia fresca. Dopo aver messo acqua pulita e avena fresca, uscì verso il pascolo delle mucche a prendere Patra, che stava masticando pigramente il fieno. Patra vide Emily arrivare e si allontanò di un passo. “Vieni, Patra, è ora di rientrare,” disse Emily, camminando con fare indifferente verso il cavallo. Patra si impennò leggermente e fece un passo indietro. “Cosa c’è che non va, ragazza?” Allungò una mano verso di lei, ma, di nuovo, Patra arretrò. “Vecchia pazza incinta, vieni qua,” la chiamò correndole dietro quanto Patra scappò. Chevalier fu contento di essere ben lontano, nella stalla, stava ridendo forte. Emily arrivò a poca distanza da Patra e riuscì finalmente ad afferrare le briglie. Patra mordicchiò la tesa del suo cappello: “Smettila,” le disse e cominciò a camminare. Cadde sul sedere sul terreno duro quando Patra si impuntò e non si mosse. Emily si alzò e tirò più forte le redini, ma Patra si limitò a guardar giù verso di lei. Andò verso il cavallo: “Qual è il tuo problema, oggi?” Tirò forte di nuovo le redini, e Patra fece un passo, poi si fermò e nitrì. “Vieni!” Emily si piegò all’indietro, con tutto il peso del corpo che tirava la giumenta testarda: “Bene… come vuoi.” La lasciò andare e si diresse verso la stalla. “Stai fuori tutta notte, vedrai se me ne importa,” disse girandosi, ma la giumenta stava già brucando l’erba. Quando Emily entrò nella stalla, si tolse il cappello e lo sbatté per terra, brontolando. A Chevalier scappò un lievissimo rumore mentre rideva appollaiato sopra di lei. Lei si girò verso il fondo della stalla, ma non vide nessuno. Arrendendosi, scalciò il cappello contro il muro e tornò come una furia verso la casa. Emily aprì la porta di Kyle e sbirciò dentro. Vide che era sveglio e che le sorrideva dal letto. “Come stai?” Chiese, entrando e chiudendo la porta. “Mai stato meglio,” rispose, cambiando posizione e facendo una smorfia. “Pensavo che gli heku non si facessero male,” gli disse, sedendosi su una sedia vicino al letto. “Beh… i mortali non ci possono far male, ma noi siamo piuttosto bravi a ferirci l’un l’altro.” “Buono a sapersi. Ti devo un altro grazie, sembra.” Si chinò verso di lui. “Non potevo semplicemente lasciarti andare via così arrabbiata. Em. Sono contento di essere stato lì, comunque. Dai, basta con me… tu come stai?” La osservò attentamente. “Non sono stata ferita, sto bene.” Gli occhi raccontavano un’altra storia. “Non sto parlando di quello che è successo sulla terraferma e tu lo sai. Hai parlato con lui?” Emily fece spallucce. “Lo prenderò come un no. Ci ho pensato piuttosto a lungo questa mattina e non sono sicuro che sia grave come pensavo all’inizio.” “Stai scherzando, ho bevuto il sangue!” Emily arricciò il naso, ricacciando indietro un conato di vomito. “È veramente quello il problema?” Chiese Kyle alzando le sopracciglia. “Beh no… ha mentito ed io mi fidavo di lui.” Gli rispose acidamente. Kyle annuì: “Se te l’avesse detto, l’avresti fatto?” Emily scosse la testa. “Ne sei sicura? Sei innamorata di lui quanto lui lo è di te. Ho la sensazione che l’avresti fatto lo stesso.” Emily guardò per terra: “Almeno, se l’avessi fatto, sarebbe stata una mia scelta.” “Giusto… ma non ti ha forse evitato l’angoscia di dover decidere?” “Allora adesso stai dalla sua parte, è così?” chiese Emily, arrabbiandosi. “Non è quello ho detto.” Kyle quasi la implorava: “Ho solo detto che è quello giusto per te, io riesco a capirlo e mi piacerebbe che lo vedessi anche tu. Non lo punirei troppo a lungo per un errore di giudizio.” “Mi ha mentito!” La sua voce non era più tanto sicura. “Ti ama… ha mentito per proteggerti. Non dico che non fosse sbagliato, ma guardalo dal suo punto di vista. Non gli mentiresti se sapessi di evitargli il dolore di una decisione impossibile?” Chevalier era fuori dalla porta e ascoltava. Aveva avuto l’intenzione di entrare a parlare con entrambi, ma le parole di Kyle lo avevano colpito e ora stava lì fuori, impressionato. Emily non rispondeva. “Dagli tregua, ok? Lo conosco da quasi 950 anni e non l’ho mai visto così, il modo in cui lo fai sentire... non mi piace usare la parola felice, ma ci va vicino. Sono sicuro che non voglia che gli altri sappiano del vostro legame, sarebbe la prova che ha una debolezza… un’emozione molto umana.” “Quello, oppure lo imbarazza essere sposato con una mortale.” Chevalier poteva sentire il senso di inadeguatezza che cercava riaffiorare e si sentì sprofondare. “Sai che non è quello. Se fosse stato imbarazzato non ti avrebbe fatto sfilare attraverso l’isola. Sarebbe rimasto in Colorado. Non sarebbe stata la prima volta che spariva per alcuni anni.” La voce di Emily era diventata molto più tranquilla e Chevalier poteva sentire le sue emozioni cambiare. “Ancora non lo so, Kyle.” Kyle fece una risata. “Beh, fammi un favore, la prossima volta che decidi di andartene… non farlo.” “Vedremo.” Ci furono alcuni minuti di silenzio prima che Kyle parlasse di nuovo. “Quell’anello ti sta bene.” Emily guardò verso il grande anello luccicante sul suo dito: “Beh, per qualche motivo non riesco a toglierlo.” Chevalier trasalì. Kyle rise: “Non ti ha spiegato proprio niente? Non puoi toglierlo, non finché il legame non viene spezzato.” “Che cosa?” “È un anello essenza. Nel legame, è il simbolo che sei legata a chi te l’ha dato. Non verrà via finché il legame non si rompe.” “Bello… e come si fa a rompere il legame?” gli chiese, cercando ancora di sfilarsi l’anello. La voce di Kyle si fece nervosa: “Questo non te le dico, è una cosa tra te e Chevalier.” Chevalier gli fu grato per questo e se ne andò, lasciandoli soli. Camminò lentamente verso la solitudine del suo ufficio. Chiuse gli occhi e si concentrò di nuovo su di lei, qualche attimo prima che suonasse il telefono, interrompendo la sua concentrazione. Imprecò sottovoce e rispose. “Che c’è?” sbraitò nel telefono. Si raddrizzò quando la voce parlò con tono nasale: “Ho chiamato per informarvi che gli Anziani faranno una visita formale al vostro Clan fra tre giorni, per favore preparatevi a discutere…” sentì un fruscio di carte “degli attacchi Encala. Gli anziani chiedono anche la presenza di uno del vostro Clan di nome Emily Russo.” Sentì un brivido. “Lei non fa parte del mio Clan.” “È comunque richiesta la sua presenza.” “Bene, saremo pronti.” Nessuno opponeva un rifiuto agli Anziani, neppure un membro del loro stesso Consiglio. Chevalier sbatté giù il telefono e urlò per chiamare Storm. Quando bussò alla porta del suo ufficio, lui uscì. “Sì, Signore?” “Gli Anziani arrivano fra tre giorni, dobbiamo preparare questo posto. Sistema la sala conferenza per sei persone.” “Sì, Signore.” Storm sembrava nel panico, corse via immediatamente, sbraitando ordini agli heku mentre passava e ordinando di pulire più in fretta. Chevalier bussò adagio alla porta di Kyle e i due all’interno smisero di parlare. “Chi è?” chiese Kyle. “Sono io” “No,” sussurrò Emily. “Non posso negare l’ingresso al Giustiziere,” sussurrò Kyle in risposta. “Allora uscirò dalla finestra.” Chevalier sentì la sedia spostarsi un po’ mentre si alzava. “Siamo al terzo piano, Emily, siediti e basta,” mormorò Kyle e quindi si girò verso la porta. “Avanti” Quando Chevalier entrò vide Kyle seduto sul letto e Emily che guardava fuori dalla finestra. Vide le sue dita stringersi intorno al davanzale e sentì la sensazione di disagio che proveniva da lei. “Come ti senti?” Chevalier si sedette sulla sedia accanto al letto. “Bene, grazie.” “Kyle, vecchio amico, ho un enorme debito di gratitudine verso di te… ancora una volta.” Chevalier non poteva dirgli quanto gli doveva in effetti, era più di quello che le parole potevano descrivere. “Dovere mio.” La voce era professionale, ma Chevalier capiva che era stato più di un dovere. “Ho bisogno un favore” sospirò, e guardò verso Emily: “Da entrambi.” Emily si girò a guardarlo. “Non ho il diritto di chiederlo, lo so, ma non c’è tempo di aggiustare le cose prima.” Guardò Emily. “Prima di che cosa?” Chevalier cercò con la mente e colse il nervosismo di Emily. “Gli Anziani stanno arrivando… fra tre giorni.” Mentre Chevalier parlava Kyle si sedette più diritto sul letto. “Qui?” chiese scioccato. “Sì, per discutere il loro recente incontro con gli altri Anziani.” “Questo sembra abbastanza semplice, perché Emily però? Posso fare un rapporto completo di quello che ho visto quel giorno.” Anche Kyle stava osservando Emily. “Hanno richiesto la sua presenza.” Vide le spalle di Emily che si tendevano. “Cosa? Perché?” Kyle era agitatissimo. “Non lo so, ma c’è un piccolo problema.” Diede un’occhiata alla mano di Emily. “L’anello.” Sospirò Kyle. “È ovviamente legata a un heku e … beh… non posso essere io.” “Capisco” Emily intervenne: “Io no.” E si girò finalmente a guardarli. Chevalier esitò, quindi Kyle cominciò a parlare: L’anello essenza emette certe, diciamo così, vibrazioni, che ti legano a un heku. Più o meno fa capire agli altri che sei impegnata.” Poi esitò quando la vide trasalire. “Gli Anziani vorranno sapere con chi ti sei legata e, come ti ho detto prima, se Chevalier vuole mantenere la sua posizione, non può essersi innamorato,” Kyle sospirò: “Così, per questo incontro, sarò io il tuo compagno.” Emily fece una smorfia: “È assurdo.” Cercò ancora di sfilare l’anello. “L’amore per un mortale è una debolezza, almeno secondo molti heku. Il Giustiziere non può mostrare debolezze. Gli Anziani vorranno sapere perché ti sei legata e a chi. Sarò lì anch’io per renderlo ufficiale.”Kyle sapeva che era necessario e non vedeva perché lei non lo capisse. Emily scosse la testa: “Come volete, comunque non ho detto che rimarrò.” Sia Kyle sia Chevalier sussultarono. “Che c’è?!” chiese lei. “Non si può dire di no agli Anziani, Emily. Se vengono e hanno richiesto un incontro con te e tu non ci sei… ti troveranno e sarai punita per la tua slealtà,” spiegò Kyle. “Non devo la mia lealtà a loro.” Gli sibilò in risposta Emily. “Non importa… tu ‘appartieni’ a un heku degli Equites, così, ai loro occhi, appartieni anche a loro.” Chevalier finalmente alzò la voce. “Inoltre è un’occasione formale, chiederò a Margaret di mettersi subito al lavoro. Voi due dovrete studiare come sembrare innamorati in modo convincente.” Si bloccò per un attimo quando sentì una strana emozione venire da Emily: non la faceva sentire a suo agio far finta di essere innamorata di Kyle. Mentre guardava Kyle, la mente di Chevalier cercò quella di Emily e fu sollevato di trovare che stava guardandolo in modo diverso. La collera non se n’era andata ma era mascherata dai suoi sentimenti più forti per lui. Capì finalmente che tutto sarebbe andato per il meglio. *** “Emily, faremo tardi,” disse Kyle dalla camera. “Agli Anziani piace aspettare,” aggiunse Chevalier. Emily era in piedi, inorridita, di fronte allo specchio. Aveva impartito ordini precisi a Margaret perché l’abito che stava preparandole per l’incontro fosse modesto, e ora si domandava se Margaret avesse bisogno di imparare di nuovo il significato della parola. Le piaceva la stoffa, il modo in cui i lunghi teli del soffice tessuto ondeggiavano quando si muoveva. Il top non era male, un cerchietto di perle che le girava intorno al collo, e la V rovesciata di tessuto che si drappeggiava dall’anello la copriva quasi tutta. Il problema era che lasciava scoperte le braccia e che le maniche, se così si poteva chiamarle, erano aperte dall’alto in basso ed erano appese alle braccia con piccoli fili di perle. Anche il colore andava bene: il top era blu scuro e si schiariva a mano a mano che scendeva verso il pavimento, finendo in bianco con quelle che sembravano rune ricamate con un filo blu in contrasto. Si girò di lato e sussultò. “Vengo a prenderti entro trenta secondi,” la chiamò a voce alta Chevalier. Emily uscì in camera e arrossì. All’improvviso, non era sicura se le piacevano i capelli elegantemente raccolti, con i riccioli drappeggiati, immaginava che i capelli sciolti le avrebbero nascosto egregiamente corpo. Si sentiva a disagio mentre sia Chevalier sia Kyle la guardavano e sorridevano. “Vedi, non è tanto male,” disse Chevalier, facendole segno verso la porta. Emily sospirò e fece un passo verso la porta, girandosi di colpo quando i due heku cominciarono a ridere. “Vi avverto.” Li squadrò sospettosa. “Mi dispiace, ci hai solo preso di sorpresa,” disse Chevalier. Non si poteva dire dal davanti, ma il top del vestito, con la V invertita che le donava tanto le lasciava la schiena e i lati del torace completamente scoperti. Il dietro era pericolosamente scollato e accentuava la sua vita sottile, fermandosi appena sopra. Frenò il desiderio di allungare la mano e passarle le dita lungo la delicata spina dorsale. Doveva star lontano da lei quella sera, non poteva permettere che gli Anziani sospettassero. Kyle distolse lo sguardo nervosamente quando notò che il top rivelatore lasciava scoperta anche una piccolissima porzione dell’esterno dei suoi seni. Le andò accanto e le porse il braccio, che lei prese incerta, sorridendogli. Chevalier represse il desiderio di strappar il braccio a Kyle. Scesero le scale e incontrarono gli Anziani in bass. I due Anziani maschi trasalirono alla vista di Emily. Non avevano immaginato che fosse così bella. Si spostarono di modo che Emily e Kyle facessero strada verso la sala conferenze. Kyle sogghignò quando Emily arrossì sapendo quanto fosse rivelatore il dietro del vestito. Si sentiva i loro occhi addosso. Kyle aprì la porta per lei, toccando appena la morbida pelle della schiena mentre passava davanti a lui. Poteva sentire Chevalier che si irrigidiva, ma aveva i suoi ordini, doveva comportarsi come se stessero assieme. Toccarla era una parte vitale della recita… e gli piaceva troppo. Le tenne la mano sulla schiena mentre si dirigeva verso il suo posto, evidente perché c’erano un bicchiere e una caraffa d’acqua davanti. Gli altri posti avevano davanti solo una porzione vuota di tavolo. Kyle le scostò la sedia e l’accompagnò mentre si sedeva. Si abbassò a baciarla leggermente sulla spalla prima di sedersi accanto a lei. Emily osservava Chevalier, la sua faccia era innaturalmente immobile. Sentì le labbra di Kyle sulla spalla e si irrigidì, pronta per la furia di Chevalier, che non venne. Si appoggiò alla sedia e attese che tutti fossero seduti. L’Anziana, Selest, parlò per prima: “Grazie per aver permesso questo incontro, Giustiziere e grazie a te, Emily, per averci onorato con la tua presenza.” Emily si limitò a sorridere educatamente, si sentiva a disagio con tutti gli occhi su di lei. Kyle le strinse delicatamente la mano. “Sapete che siete i benvenuti qui in qualunque momento”; disse Chevalier. Emily era fiera di lui. Si stava comportando in modo perfettamente normale, anche se sapeva che la sua gelosia probabilmente stava ribollendo. Un giovane domestico entrò e mise un bicchiere di vino rosso di fronte a Emily, poi si inchinò e uscì. Gli occhi si girarono di nuovo verso di lei e il suo viso avvampò. “Abbiamo passato l’ultima settimana in compagnia degli Anziani dei Valle e degli Encala,” cominciò Selest. “Non posso dire che abbiamo fatto progressi, comunque, ma abbiamo accertato che, per ora, non ci saranno altri attacchi.” Sottolineò: “Per ora,” L’Anziano vicino a lei intervenne: “Crediamo di aver scoperto che gli attacchi ai Clan degli Encala stati originati dal governo della Groenlandia, non da una delle altre fazioni. Mandano le loro scuse per l’attacco non provocato a quest’isola.” Chevalier si lasciò sfuggire un ringhio profondo. “Capiamo la frustrazione, ma la situazione è esplosiva. Dovevamo arrivare a un accordo di pace, altrimenti temiamo che questi attacchi continueranno e peggioreranno.” “Allora cosa succede adesso?” Chiese Chevalier: “Veniamo aggrediti, la gente che proteggo è messa in pericolo e questo è inaccettabile.” “Lo capiamo tutti. Gli Anziani Encala erano molto agitati per gli attacchi e hanno punito quelli che vi erano coinvolti. Abbiamo ricevuto…” diede un’occhiata a Emily, “Prova della loro punizione e l’abbiamo accettata.” L’anziano alla sinistra della femmina parlò: “Ti lasceremo le prove perché ne faccia quello che vuoi.” Questo sembrò calmare Chevalier, ma Emily non era sicura di cosa stessero parlando. L’Anziana sorrise: “Ora passiamo ad argomenti più felici, Emily?” Emily sobbalzò quando sentì il proprio nome e balbettò: “Sì?” L’Anziana sorrise. “Sei stata oggetto di contesa nella riunione, Bambina.” Emily aveva un’espressione preoccupata ma Kyle parlò: “Quale tipo di conflitto potrebbe creare mia moglie?” “I Valle stanno cercando di portare avanti una rivendicazione per lei.” Emily trattenne il fiato e vide il volto di Chevalier contrarsi leggermente. Kyle le passò il braccio intorno alla vita: “Non hanno nessun diritto su di lei.” L’anziano sorrise: “È vero, specialmente ora con il vostro legame, e glielo diremo quando torneremo.” Il corpo di Emily era teso e il braccio di Kyle non le dava molto conforto. “Non ci eravamo resi conti, però, di come fosse giovane Emily... quanti anni hai, Bambina?” chiese l’Anziana. Emily guardò Kyle che annuì e sorrise: “Ho 24 anni.” “Ah, così giovane, non ne avevamo idea.” Emily non riuscì a resistere: “Non sono una bambina, avere 24 anni vuol dire essere adulti.” Il più vecchio tra gli Anziani rise: “Ancora una bambina, Cara.” Emily aggrottò la fronte e sentì Kyle che le massaggiava la schiena. “E bella anche, i Valle non hanno menzionato che eri stupenda.” Emily arrossì. “Aspettiamo di vedere i bambini che questa unione produrrà. E pensare che ci potrebbe essere un’erede delle Winchester tra le nostre fila.” L’heku sorrise rassicurante ma Emily si raggelò. “Io… io… io non posso avere figli,” riuscì finalmente a dire. “Come mai, Cara?” chiese l’Anziano, suonando sinceramente preoccupato. Emily scosse la testa: “Semplicemente non posso, i medici me l’hanno detto tanto tempo fa.” L’Anziano si girò verso Kyle: “E tu eri al corrente di questo?” Kyle non perse una battuta: “Sì, naturalmente lo sapevo. Non ho sposato Emily al solo scopo di riprodurmi, io la amo.” “Gentile, molto gentile da parte tua, Caro. È talmente raro che un immortale abbia la possibilità di procreare che pensavamo potesse essere parte del tuo programma,” gli disse l’anziano, ma non sembrava che volesse intromettersi. Emily guardò Kyle con fare interrogativo. “Le donne immortali non possono avere figli”; sussurrò Kyle al suo orecchio. La mente di Emily si riempì di colpo di domande. Prese il calice e bevve un sorso di vino. Le diede un attimo per pensare e l’alcool le schiarì la testa. Lo rimise sul tavolo e vide che tutti la stavano osservando di nuovo. Guardò nervosamente Chevalier. “Perché non lasciamo andare Emily, allora. Abbiamo altre faccende da discutere, cose che non la riguardano.” Disse Chevalier agli Anziani. Gli Anziani si alzarono quando lo fece Emily e uno allungò la mano per prenderle la sua. Lei esitò e poi gliela porse, facendo una piccola smorfia quando lui la baciò dolcemente, e poi la tenne mentre le diceva: “È stato bello conoscerti, Bambina.” Guardò la pelle nuda: “Veramente molto bello.” Emily ritirò la mano e lasciò la stanza, cercando di ignorare la sensazione degli occhi sulla schiena nuda. Appena la porta si chiuse alle sue spalle si tolse le scarpe con i tacchi alti e corse verso la cucina. Spalancò la porta e andò verso un armadietto vicino. “Possiamo aiutarti, Bambina?” Chiese uno dei giovani cuochi, dietro di lei. Emily abbassò subito le braccia. Poteva solo immaginare quanta pelle fosse esposta con le braccia alzate. “Primo, piantatela di chiamarmi Bambina… secondo, voglio ancora quel vino che mi avete appena portato.” Stava guardandosi intorno in cucina quando il cuoco apparve davanti a lei con la bottiglia. “Grazie,” gli disse, dirigendosi verso la sua camera. Si affrettò a togliersi il vestito, e lo lasciò in un mucchietto sul pavimento, poi si mise una delle vecchie t-shirt di Keith e si sedette sulla sedia con la bottiglia di vino tra le ginocchia. Tirò e cercò di levare il tappo, ma non ci riuscì. Frustrata, uscì nel corridoio, la tese e disse: “È incastrato.” In meno di un secondo apparve un heku che tolse il tappo e poi sparì. “Grazie,” gli gridò dietro Emily. Aveva già portato la bottiglia alle labbra prima di arrivare alla sedia e bevve a grandi sorsi. L’alcool le bruciava la gola e si sedette, ansimando, per riprendere fiato. Notò un bicchiere sul tavolo ma lo ignorò, portò la bottiglia alla bocca e bevve ancora. Sorrise quando sentì il calore del vino cominciare a riscaldarla e a rilassarla. Si lasciò andare sulla sedia e bevve ancora. Quando il mondo cominciò a girare, scivolò sul pavimento, tenendo la bottiglia davanti a sé. Sembrava che non riuscisse a bere a sufficienza per cancellare il ricordo. “Keith?” Andò verso di lui mentre stava ferrando un cavallo. “Cosa c’è? Sono occupato,” scattò lui. Fece una pausa, prendendo un lungo respiro e poi continuò: “Sono appena stata dal Dott. Meacham.” “Sì, e allora?” Non alzò gli occhi. “Ha detto che sono incinta.” Fece un passo indietro quando lui si alzò e andò verso di lei. “Ah sì? E chi è il padre, eh, Emi?” gli occhi violenti erano furiosi. Fece un altro passo indietro: “Non fare così, Keith, sei l’unico…” Prima che potesse finire, le diede un forte pugno in bocca e lei cadde sul pavimento della stalla mentre il sangue le scorreva dalla bocca. “Sono io, vero? Non l’intera popolazione maschile di Cascade? Non spenderò i miei sudati guadagni prendendomi cura di te e del moccioso di qualche coglione.” Finì dandole un calcio nel fianco. Il medico la guardava: “Mi dispiace, Emily, il bambino è andato.” Emily era insensibile e si limitò ad annuire. “Temo ci sia di più.” Il medico pose la mano calda sul suo braccio, “Il cavallo ha fatto più danni di quello che avevamo pensato all’inizio.” Lo guardò. “Non puoi più avere bambini, mi dispiace.” Il medico aveva negli occhi le lacrime che non aveva Emily. Era sollevata. Non avrebbe dato alla luce un bambino destinato a diventare una vittima della violenza di Keith. Emily bevve un altro lungo sorso divino, con il calore che si spandeva più velocemente e la mente che finalmente riusciva a tenere tutto fuori. Si stese sul pavimento e guardò su ai cassettoni del soffitto mentre danzavano e si muovevano sopra di lei. Sorrise mentre li guardava. All’improvviso una faccia le bloccò la vista dei riquadri danzanti e lei fece una smorfia. ‘È ubriaca,” disse Chevalier dall’alto. “Sì… lo vedo,” disse Kyle da qualche parte nella stanza. Il soffitto danzante si fermò quando Chevalier la sollevò da terra. Sentiva ancora la bottiglia in mano e la portò alle labbra proprio mentre Kyle gliela toglieva. “Penso che tu ne abbia avuto abbastanza,” le disse dolcemente. “Ridammela!” La domanda era biascicata. Allungò la mano e cercò di colpirlo, ma lo mancò. Era furiosa quando Kyle uscì dalla stanza con la sua bottiglia. “Vai a riprenderla,” disse a Chevalier farfugliando mentre la metteva sul letto. “E rischiare che tu sia troppo ubriaca per parlare? Non credo proprio.” Le stava mettendo una coperta. “Non voglio parlare.” Le sue parole erano lente e difficili da capire. Chevalier si sedette accanto a lei sul letto e la osservò per un momento mentre lei guardava il soffitto, ancora meravigliata. “Emily?” Lei non distolse lo sguardo dai cassettoni del soffitto. “Vuoi parlarne?” chiese, ancora un po’ divertito. “Parlare di che cosa?” Emily allungò la mano cercando di toccare il soffitto. “Del perché stai bevendo, non è da te.” “Cosa ti fa pensare che stessi bevendo?” Per lei aveva perfettamente senso. Negare, era quello che faceva sempre Keith. Chevalier ridacchiò: “Oh, ho i miei sospetti.” “Uffa, non è vero,” gli disse mentre le sue dita tracciavano i movimenti del soffitto sopra di lei. Chevalier guardò le mani in attimo: “Continuo a ripassare la scena nella mia testa e non capisco quale parte ti ha sconvolto tanto… è stato il commento sui bambini?” Seppe di aver colto nel segno quando le mani danzanti si fermarono e lei guardò incupita il soffitto. “Emily, non ti ho sposato per avere bambini. Mi sarebbe piaciuto che me l’avessi detto, ma non avrebbe cambiato niente.” Le accarezzò dolcemente la guancia. In realtà era sollevato che Emily lo avesse detto agli Anziani. Loro l’avrebbero detto ai Valle e Ulrich avrebbe potuto smettere di preoccuparsi che lui mettesse al mondo un bambino Winchester. “Una volta lo sono stata,” disse, inebetita. “Stata cosa, Em?” Chevalier la baciò piano. “Incinta,” disse, coprendosi il volto con le mani e cominciando a piangere. Chevalier si irrigidì, questo non lo sapeva. Il pianto non durò a lungo, l’alcool nel suo sistema impediva ai ricordi di venire completamente in superficie. “Keith non è stato molto contento,” disse, allungando ancora la mano verso il soffitto. “Vedo,” fu tutto quello che Chevalier riuscì a dire. “Il soffitto nella tua stanza balla?” gli chiese, le parole erano ancora più farfugliate, si sentiva improvvisamente molto stanca. Chevalier non rispose, ma la guardò mentre chiudeva gli occhi e si rilassava. La tenne vicina tutta la notte, mentre giaceva immobile. Avrebbe voluto poter uccidere Keith un’altra volta, questa volta più dolorosamente. Che diritto aveva un uomo di fare una cosa del genere a una donna che lo amava? Come poteva un uomo manipolare e controllare qualcuno così completamente? La sua rabbia diminuì mentre si avvicinava l’alba. Aveva liberato il mondo da Keith, e questo un po’ lo confortava. Emily si lamentò quando la luce entrò a fiotti in camera. Si afferrò la testa e nascose la faccia nel cuscino. Chevalier le toccò leggermente i capelli e parlò a bassa voce, per non peggiorare il suo mal di testa: “C’è qui il caffè, Em.” “Uccidimi,” disse nel cuscino. “Non oggi. Dai, bevine un po’.” Le avvicinò la tazza. Lei si mise a sedere, trasalendo alla luce, e prese il caffè. Notò anche l’aspirina sul tavolo e ne inghiottì quattro. “Avresti dovuto dirmelo. Sarebbe stato più facile, ieri sera, se l’avessi saputo.” “Sì, beh… immagino che entrambi abbiamo tenuto per noi alcune cose.” La testa le faceva troppo male perché notasse che lui faceva una smorfia. “Tregua, allora?” Propose Chevalier. Emily annuì, poi emise un gemito e ritorno al suo caffè. Rimase sdraiata finché l’aspirina non fece effetto e poté alzarsi senza star male. “Ti senti meglio?” Le chiese Chevalier. “La maggior parte delle volte… non bevo vino,” gli rispose con un mezzo sorriso. “L’ho notato” Emily si appoggiò a lui e si rannicchiò sul suo petto mentre lui le avvolgeva le braccia intorno. “Posso farti qualche domanda?” chiese lei. “Spara,” le disse, sapendo a che cosa mirava. “Se gli heku non ..mm.. non possono avere bambini… come arrivano i bambini heku?” Capì che doveva sembrare una domanda folle quando lo sentì ridacchiare. “Quand’è l’ultima volta che hai visto un bambino heku?” Lei ci pensò. Non era sicura di aver mai visto un bambino heku, “Mai, credo.” “È veramente raro che un immortale si innamori di una donna mortale e quello è l’unico modo in cui un heku può procreare. E da lì che vengono gli Incubus.” “Chi” “Un Incubus è un heku maschio che seduce le donne mortali nel sonno per il solo scopo di riprodursi.” “Funziona?” Chevalier annuì: “Si, ma il risultato è un bambino mortale.” Emily guardò verso di lui: “Davvero?” Chevalier sorrise: “Sì” “Allora come vengono fatti gli heku?” Gli chiese rannicchiandosi di nuovo sul suo petto. “È un processo lungo che richiede di dissanguare un mortale per rimpiazzare il suo sangue con quello di un heku, insieme a un po’ di magia antica.” Chevalier aveva detto troppo e si rifiutò di andare oltre. “Magia?” “Sì” “Come cosa?” “Niente di cui ti debba preoccupare. Non trasformiamo i mortali in heku a caso. È fatto solo con grande cura e solo con gli individui che potrebbero aumentare il potere del Clan.” Se la tirò più vicina. Emily pensò per un momento “Come si può rompere un legame” Chevalier si fece teso, non era esattamente sicuro di dove andasse a parare: “Vuoi fare un tentativo?” Lei rise: “No, solo curiosità” Per qualche secondo rimase nel dubbio. Sentiva che lei aveva il diritto di sapere, ma aveva anche paura dell’eccesso irrazionale di emozioni che avrebbero potuto portarla a farlo. “Perché?” “Pura curiosità.” Gli baciò piano il collo. “Non stai giocando lealmente,” disse Chevalier, con un sorriso: “Va bene… il legame si spezza automaticamente quando uno dei due muore. Si rompe anche dopo un’infedeltà o un atto di grave slealtà.” “Allora quando io morirò tu sarai libero di sposarti di nuovo?” Chevalier lottò per mantenere il controllo di sé. Ci aveva pensato un sacco ultimamente e non era sicuro che sarebbe riuscito a restare sveglio se lei se ne fosse andata. Aveva programmato un’eternità di stasi per quando fosse morta, “Se scegliessi di farlo.” “Mmm” Emily aveva sperato dicesse più di quello, ma poi il corso dei suoi pensieri cambiò: “Non sei arrabbiato perché non posso avere figli?” Chevalier la sentì diventare un po’ tesa tra la sue braccia: “Per niente. Non mi sarei arrabbiato se fosse successo, ma non mi sono mai visto come padre. È talmente raro che un heku lo diventi che è ridicolo persino prenderlo in considerazione.” “Però, quando ci siamo sposati deve esserti passato per la testa.” “Può darsi… ma non ne avevamo parlato. Non ero nemmeno sicuro che tu volessi dei bambini.” Le baciò la testa. Lei guardò in alto e sorrise maliziosa. “Che c’è?” Le sorrise anche lui. “Vuoi fare pratica, però?” Si ritrovò stesa sulla schiena prima ancora di cominciare a ridere. Chapter 13 : Capitolo 13 “Tieni la benda sugli occhi, Em,” le disse Kyle, la stava conducendo attentamente giù per un corridoio. “È difficile camminare… siamo vicini?” gli chiese Emily, con le braccia tese in avanti. “Sì… molto.” Sentì le mani che le lasciavano il braccio e una poi una porta che si apriva. La fece entrare e l’umidità calda della stanza sembrò strana. “Pronta?” “Sicuro,” gli rispose, mentre le toglieva la benda dagli occhi. “Oh… Kyle!” ansimò mentre guardava la piscina. Era piena di acqua blu scintillante e la vasca idromassaggio faceva le bolle in un angolo. Gli gettò le braccia al collo: “Grazie!” “Margaret ha messo un costume da bagno nello spogliatoio. Sarò fuori dalla porta se hai bisogno di me. Goditi la tua nuotata e non annegare o Chevalier mi ucciderà.” Kyle chiuse la porta con un sorriso. Emily corse verso lo spogliatoio e si svestì. Non si lamentò nemmeno mentre indossava il piccolo, leggerissimo costume da bagno e corse verso la piscina. Immerse un alluce e poi si tuffò quando sentì com’era calda l’acqua. La sensazione sulla pelle era incredibile. Si era sempre trovata a suo agio nell’acqua, la stanza era calda e tutto era perfetto. Nuotò per oltre un’ora, da un capo all’altro, sentendo la tensione dei muscoli contro l’acqua mentre nuotava una vasca dopo l’altra. Senza fiato, galleggiò un po’ sull’acqua e poi guardò verso la vasca idromassaggio, con il suo vapore invitante. Uscì dalla piscina e scosse la testa mentre passava davanti allo specchio: “Solo Margaret poteva farmi indossare un costume trasparente.” Rise tra sé ed entrò nell’acqua piena di bollicine. Alzò la testa e si guardò attorno, controllando che nessuno stesse osservandola, poi mise le mani dietro la schiena e si slacciò il reggiseno, gettandolo da parte. Stendendosi, chiuse gli occhi e si rilassò. Emise un gridolino quando delle mani le accarezzarono i seni esposti e poi sorrise quando vide che Chevalier l’aveva raggiunta. “Tu non dovresti avvicinarti di soppiatto,” gli ricordò, mentre lui si stringeva addosso a lei. “E tu dovresti tenerti i vestiti addosso.” Disse Chevalier ridendo e baciandole il collo. “Pensavo di essere sola,” gli rispose rabbrividendo sotto il tocco delle mani che tracciavano motivi delicati sulla sua pelle. Chevalier non rispose, aveva la bocca premuta fermamente sulla sua. *** Emily raccolse il costume e lo diede a Chevalier, stringendosi addosso l’asciugamano: “Riportalo a Margaret e dille che preferirei un costume intero, e che non sia trasparente.” “Assolutamente no, questo mi piaceva.” Emily sorrise e stava andando verso la porta quando sentì una mano sulla spalla: “C’è Kyle lì fuori.” Si girò e si guardò: “Sono coperta.” Chevalier fece un passo indietro e squadrò l’asciugamano: “Sì, lo sei, ma, povero Kyle, lo farai diventare matto.” “Come?” “Siamo uomini, Emily, è ovvio che indossi solo un asciugamano.” “Sopravviverà… sono più coperta con questo asciugamano che con quel così detto costume da bagno,” disse, spingendo la porta. Aveva dimenticato quanto era pesante quando si aprì per lei. Kyle sobbalzò e distolse lo sguardo quando Emily uscì e si diresse verso la sua stanza. La seguì, tenendo gli occhi fissi sul muro. “Bravo ragazzo” pensò Chevalier tra sé e sé. Emily si cambiò velocemente, indossando di nuovo i jeans e la t-shirt e trovò Chevalier ad aspettarla in camera. “Oh, no!” Chevalier si mise a ridere. “Cosa?” Emily lo guardò sospettosa. “Avevo sperato di far fare un altro giro a quell’abito blu.” “Assolutamente no!” Gli diede una pacca scherzosa sul braccio: “A meno che non lo indossi tu.” “Ah... ah,” sorrise baciandola. Si staccò da lui e andò verso la porta. “Dove stai andando adesso?” Aveva programmato di rimanere in camera quella sera. “Devo dar da mangiare alle mucche” e si girò a guardarlo. Chevalier le fu di fronte di colpo e cominciò a baciarla, facendo scorrere la lingua lungo il lobo dell’orecchio. La sentì rabbrividire. “Posso trovare qualcuno che lo faccia per te.” Suggerì. Lei esitò e poi si staccò di nuovo: “No, le mie mucche, ricordi?” “Sì,” sospirò lui. “Inoltre sono piuttosto sicura di sapere che cos’hai in mente, e quello può aspettare.” Emily andò prima nel box di Patra, senza preoccuparsi di sapere chi l’aveva ritirata. Accarezzò la giumenta e le massaggiò il ventre teso: “Come ti senti, Patra?” Kyle sorrise. Trovava affascinante come parlava con il suo cavallo. “Allora quand’è il grande evento?” le chiese, appoggiandosi alla parete. “Mmm,” Emily fece mentalmente il calcolo: “Ancora sette mesi.” Cominciò a versare granaglie fresche nella mangiatoia. “Ho sentito qualcosa di interessante oggi…” cominciò a dire Kyle. Non si girò verso di lui, ma cominciò a strigliare Patra. “Si dice, nel castello, che eri già sposata prima e che Chevalier ha ucciso tuo marito.” Emily si girò con una smorfia sul viso. “Lo sapevi già.” “Sì, ma la parte interessante è che, in qualche modo, lo sanno anche tutti gli altri, ora.” Emily trasalì imbarazzata: “Davvero? Tutti?” Si abbassò per uscire dal box e chiuse la porta. Kyle annuì: “Ne parlerò con Chevalier Non mi piace la gente che parla di te, specialmente di quello. Non dovrebbero giudicare.” Emily era agitata: “Cosa sanno tutti?” “Non se sono sicuro.” “Sanno che lui… beh.” Attese. “Non credo, nessuno ne ha parlato.” Emily si rilassò un po’ e caricò una balla di fieno su un piccolo trattore. “Vorrei che mi lasciassi almeno caricare il fieno per te. È pesante.” Emily sorrise e salì sul trattore: “Allora sarebbero le tue mucche e non le mie.” Kyle la seguì mentre guidava verso le mucche che brucavano, prendeva un forcone e si metteva al lavoro. La mente di Kyle cominciò a ripassare possibili scenari di addestramento per le guardie. Era meglio che non la guardasse lavorare, se aveva cara la vita. I suoi pensieri tornavano troppo spesso a lei, mentre cercava di controllarsi e non ci riusciva. “Emily, vado a parlare con Chevalier, sei al sicuro, qui fuori,” la rassicurò, senza che ce ne fosse bisogno. Lei si sentiva già più al sicuro lì che in qualunque altra parte dell’isola. Kyle scomparve nella casa e Em tornò a lavorare. Canticchiava tra sé e sé mentre dava da mangiare alle mucche e le guardava orgogliosa mangiare. Controllò l’acqua e la versò fresca, poi riportò il trattore nella stalla. Mentre riponeva gli attrezzi, un suono nella stalla la spaventò e si voltò. Sorrise quando vide un gatto che la guardava: “Bene, salve.” Andò verso di lui e si sedette sulla paglia pulita per accarezzarlo. Il gatto fece le fusa rumorosamente e si arrotolò intorno alla sua mano: “Tieni lontani i topi, spero?” Sorrise al gatto: “Ti serve un nome, però… vediamo…” Ci pensò un attimo e poi sorrise: “Ti chiamerò Peanut.” Il gatto miagolò e tornò a strofinarsi sul braccio di Emily, poi si arrampicò e si appoggiò al suo petto, con la testa morbida appoggiata alla sua nuca: “Sei un cosino amichevole, vero?” Emily si alzò: “Tornerò domani, tu controlla le cose qui.” Il sole era al tramonto e la luna piena stava già arrampicandosi in cielo. Entrò dalla porta posteriore e si bloccò: tutto sembrava troppo tranquillo. Anche se vedeva raramente i servitori heku, li sentiva spesso e poteva avvertire la loro presenza. Il castello sembrava vuoto e freddo quella sera. Emily vagabondò per la cucina, l’entrata e sbirciò persino in biblioteca, senza sentire nulla. Tornò in camera e indossò una maxi t-shirt. Quando il silenzio durò troppo a lungo, andò nella sala TV. Non le ci volle molto a sfogliare i film e a trovare una bella commedia romantica. La inserì nel lettore DVD e alzò il volume, rannicchiandosi su una poltrona con una leggera coperta intorno. Il film finì e il silenzio diventò irritante. Si ripromise di scoprire dove erano finiti tutti. Alzandosi, uscì nel silenzio. Cominciando dal pianterreno andò di stanza in stanza, ascoltando alle porte. Dopo un’ora non aveva ancora trovato nessuno. Ebbe di colpo un’idea e cercò di ricordare dove fosse la sala delle udienze. Non le ci volle molto a trovare la lunga scala a spirale che portava giù verso l’oscurità. Camminava adagio, con la mano sul muro per trovare la strada. Avvicinandosi, cominciò a sentire delle voci, arrabbiate, che gridavano. Trovò la porta e si fermò ad ascoltare. “Non potete farlo!” esclamò una voce acuta, stridula. “Posso e lo farò, ora siediti!” Chevalier era furioso, si capiva dalla voce. “Non ho detto nulla della ragazza,” gracchiò un’altra voce sconosciuta. “Neghi di aver diffuso dicerie su Lady Emily?” Sbraitò Kyle. Era più calmo di Chevalier, ma comunque arrabbiato. Emily fece una smorfia. Tutta questa storia riguardava lei, di nuovo. Le importava veramente se lo staff diffondeva dicerie su di lei? Non dicerie, si corresse, dicevano la verità… pettegolezzi, allora. “La corte ha preso la sua decisione e se nessuno obbietta, parleremo della punizione,” ringhiò Chevalier. Emily sapeva che questo l’avrebbe messa nei guai, ma lo fece comunque. Aprì le porte sbattendole: “Io obbietto.” Tutti gli occhi si girarono verso di lei, inclusi quelli nella sezione più alta della sala, Chevalier, Kyle, Storm e la guardia del molo, Travis. Si sentì di colpo poco vestita con indosso solo la t-shirt fuori misura che le arrivava appena sopra le ginocchia con la scritta ‘John Deere’ in verde. Kyle fu accanto a lei in un istante e le sussurrò: “Non puoi obbiettare.” Cercò di portarla fuori dalla stanza, ma lei piroettò liberandosi da lui. “Io obbietto. Avete detto che se nessuno obbiettava sarebbero stati puniti.” Si stava facendo strada tra le sedie verso gli heku spaventati della prima fila. Kyle la seguiva, ma esitava ad afferrarle il braccio con abbastanza forza per trascinarla fuori dalla stanza. Chevalier le diede un’occhiata e gli occhi si accesero di rabbia. “Esci, Emily.” “No! Mi sembra che questo processo riguardi me e quindi ho tutti i diritti di difendere chi voglio.” Fece un cenno e si sedette in mezzo ai due accusati. Sorrise a uno di loro ed entrambi la guardarono, terrorizzati. Kyle scrollò le spalle verso Chevalier che gli fece cenno di tornare al suo posto. Storm si alzò. “Qual è la tua difesa, allora, esponi il tuo caso.” Emily si alzò di nuovo, guardandosi la t-shirt: “Beh, non ritengo che diffondere pettegolezzi sia motivo di punizione. Almeno non il tipo di punizioni che date voi.” Un mormorio attraversò la sala. “Silenzio!” Ruggì Storm, e il silenzio divenne assoluto in tutta la stanza. “Non è una questione di pettegolezzi, hanno infranto le regole imposte dal Giustiziere e Signore di questo Clan,” spiegò Storm. “Oh, bene, vediamo allora.” Emily guardò uno degli accusati, che la fissò a occhi spalancati: ”Qual era la punizione proposta?” Storm si girò verso Chevalier che guardò verso Emily, dicendole: “Vieni qui.” Emily si alzò adagio, si voltò a posare una mano rassicurante sulla spalla di uno degli accusati e poi andò verso la tribuna. Chevalier, Kyle e Travis girarono le loro sedie per dare le spalle alla folla mentre Storm restava ferma a osservarli. “Cosa stai facendo qui?” Le chiese Chevalier, irritato. “Sembra che stia difendendo qualcuno accusato ingiustamente,” gli rispose, come fosse un dato di fatto. Kyle la guardò storto: “Non dovresti essere qui.” Emily ricambiò lo sguardo: “Nessuno mi ha detto di non venire giù qui, così l’ho fatto e quello che ho sentito è folle. Non potete punire qualcuno per un pettegolezzo, a meno che intendiate sospendergli lo stipendio per un giorno o….” Chevalier la interruppe: “Basta così. Tornerai nella tua stanza e mi aspetterai.” Lei si mise le mani sui fianchi: “No!” Travis trattenne il fiato. Non era stato intorno a Emily abbastanza a lungo per sapere che non eseguiva gli ordini di Chevalier. Chevalier fece di sì con la testa e ringhiò: “Ora!” Emily si chinò verso di lui: “Non sono uno dei tuoi tirapiedi che puoi comandare. Se vuoi che me ne vada, dovrai farmi portar via.” Si girò e cominciò a scendere verso gli accusati ed era quasi arrivata quando fu sollevata e portata velocemente fuori dalla stanza. “Kyle mettimi giù!” urlò, scalciando furiosamente. Kyle non rispose ma salì velocemente le scale ed Emily si trovò sua stanza pochi secondi dopo. La rimise in piedi e trasalì quando lei lo schiaffeggiò. “Come hai osato.” Lo sguardo di Emily era feroce. “Non avresti dovuto essere lì. Non sono affari tuoi.” “Invece sì!” Si diresse verso la porta ma Kyle la bloccò. “Tu non te ne vai.” Emily non l’aveva mai visto così arrabbiato. Fece un passo verso di lui e lo guardò negli occhi anche se Kyle torreggiava su di lei: “Lasciami passare” gli sibilò. “No,” disse Kyle senza muoversi. Emily cercò di colpirlo, ma lui schivò e le afferrò la mano, poi gliela girò dietro la schiena, adagio, “Fermati prima di farti male.” Kyle le mise la mano libera intorno alla vita e la sollevò, portandola verso le sedie. “Siediti.” La lasciò andare e lei corse immediatamente verso la porta. La raggiunse velocemente e la tirò indietro di nuovo verso la sedia. “Ti ho detto di sederti!” le ringhiò e la spinse sulla sedia più forte di quanto intendesse. La sedia si ribaltò sotto la spinta. Emily atterrò sulla schiena, con la sedia a pezzi sotto di lei e scalciò forte, colpendo Kyle direttamente all’inguine. Lui arretrò un po’, poi le afferrò il piede mentre cercava di scappare via gattonando. Dopo averla sollevata, Kyle si sedette sulla sola sedia rimasta e se la mise in grembo. Le intrappolò le gambe con la sua e le mise le braccia attorno, bloccandole le sue sui fianchi. Lei urlò e si dibatté per liberarsi. “Non hai nessun diritto di tenermi qui!” Kyle decise di non risponderle e tenerla semplicemente stretta. Emily piegò la testa in avanti e poi la sbatté indietro sul suo naso, rompendoglielo. Kyle sobbalzò ma la tenne stretta, sapendo che il dolore sarebbe passato in pochi secondi. “Lasciami andare!” Urlò di nuovo Emily. “No, non sai cosa stai facendo e finché non capisci come funzionano le cose qui, devi tenertene fuori.” La sua voce era calma. Era preoccupato per la reazione di Chevalier quando avesse visto apparire sulla schiena di Emily i lividi causati dalla sedia. Lei si divincolò ancora più forte: “Spetta a me decidere, parlavano di me.” “Non è quello il problema, hanno disobbedito a un ordine diretto. I Clan sono composti da creature violente, è necessario che le leggi e gli ordini siano obbediti alla lettera per prevenire l’anarchia.” Pensava di aver segnato un punto. “Bene; ma mi stai facendo male, lasciami andare.” La voce era calma, quindi la lasciò andare. Emily si rimise in piedi, massaggiandosi i lividi sui polsi. Si alzò anche lui. “Sei pronta a restare qui?” “Sicuro,” disse Emily, andando verso la sedia. Lui si spostò perché potesse sedersi ma sentì di colpo la sedia che gli sbatteva sulla schiena. L’impatto lo scioccò, anche se non gli aveva fatto molto male e la rincorse mentre Emily raggiungeva la porta. “Adesso basta!” le disse severamente e se la gettò sulla spalla, trasportandola di nuovo nella stanza. “Seduta!” La mise seduta sul letto con forza e lei lo guardò ferocemente, furiosa perché non riusciva a guadagnare terreno. Kyle si alzò e stirò la schiena. Emily sentiva le ossa che tornavano al loro posto. Rabbrividì a quel suono e imprecò quando lui la afferrò e la tenne nella stessa posizione che avevano sulla sedia. Kyle la tenne in quella posizione per ore, mentre lei tentava ogni tanto di liberarsi. Chevalier finalmente li raggiunse e si guardò attorno nella stanza con la faccia seria, poi andò dove Kyle la stava trattenendo. “Cos’è successo alle sedie?” Gli chiese. Emily cercò di spingere via le braccia di Kyle, era completamente fuori di sé. Era più che furiosa e le sue urla echeggiavano sulle pareti: “Lasciami andare!” Chevalier la fissò a bocca aperta e occhi spalancati. Non l’aveva mai vista così furiosa e ora i danni fatti alla stanza cominciavano ad avere un senso. Notò anche che il naso di Kyle sembrava diverso al solito e si rese conto che era stato rotto. Si inginocchiò davanti a lei mentre Kyle la teneva stretta: “Emily?” Cercò di guardarla negli occhi, ma lei si stava dimenando troppo forte per liberarsi. Finalmente lei girò uno sguardo ostile verso Chevalier: “Che cosa gli avete fatto?” “Quello che dovevamo, non voglio che tu interferisca con il mio lavoro,” le disse, cercando di stare calmo. Emily si rilassò e annuì. “Lasciala andare Kyle, è ok” Kyle scosse la testa: “È quello che ha fatto quando mi ha rotto una sedia sulla schiena, dopo aver fatto finta di essersi calmata.” Emily urlò e quasi riuscì a liberare le gambe da quella di Kyle. “Ti ha rotto una sedia sulla schiena?” chiese Chevalier, un po’ impressionato. “Oh, sì, e mi ha rotto il naso e mi ha dato un calcio all’inguine. È piena di quel sangue irlandese, no?” Stava quasi ridendo, il che fece infuriare Emily ancora di più. Chevalier gettò indietro la testa e rise: “Così si fa, Em, ecco la mia ragazza.” Smise di ridere quando la guardò. “Lo trovi divertente? Vuoi fare un round con me?” Sibilò Emily, a denti stretti. “Troppo tardi. Comunque la punizione è stata assegnata. Non c’è nulla che avresti potuto fare. Devi capire che queste cose le devo trattare io,” cercò di farla ragionare. “Cosa gli hai fatto?” Chiese, con gli occhi che passavano dall’odio al dolore. Chevalier pronunciò le parole con enfasi: “Non ti riguarda.” Attese che rispondesse e quando non lo fece, indicò a Kyle di lasciarla andare. Emily si lasciò cadere a terra, con gli occhi bassi. Chevalier le afferrò la mano e la girò, guardando i lividi scuri che si stavano formando sul suo polso. “Mi dispiace” disse Kyle, trasalendo. Chevalier scosse la testa: “Non credo tu abbia avuto scelta.” “Li hai uccisi?” La voce di Emily era poco più di un sussurro. Chevalier le alzò il volto in modo che lo guardasse: “Basta, Em.” Ci fu uno scricchiolio raccapricciante quando Kyle si sistemò il naso. Emily rabbrividì al quel suono e Chevalier sogghignò guardandolo. “Altri danni?” chiese. “No, questo è più o meno tutto.” Kyle sorrise a Emily, “Controllerei lei, però, abbiamo avuto qualche scontro e sono stato il più attento possibile, ma a un certo punto l’ho spedita attraverso una sedia.” Gli si contrasse la bocca. Chevalier rise: “Non sapevo che avesse tutta quella grinta. Grazie Kyle, puoi andare, prenditi la notte libera e vai a nutrirti.” Kyle annuì e uscì dalla camera. “Sono lieta che lo trovi divertente.” Si lamentò Emily brontolando. “Non necessariamente divertente… impressionante forse.” La aiutò ad alzarsi e la fece sedere sul letto accanto a sé, invece che sul pavimento. “Che c’è?” “Se fosse stato un mortale lo avresti mandato all’ospedale.” Le disse, sogghignando. Si domandò improvvisamente perché non si era mai difesa da Keith in quel modo, ma poi si ricordò del tipo di controllo che Keith aveva su di lei. “Sei ferita in qualche altro posto?” le chiese, controllandole le braccia e le gambe. “Da nessuna parte,” gli sibilò contro Emily. “Allora perché sento odore di sangue?” Lei alzò le spalle ma trasalì leggermente. Chevalier le girò intorno per vederle la schiena e le alzò la camicia. Trattenne il fiato quando vide i tagli profondi e i lividi. “Deve essere stata la sedia” mormorò tra sé e sé. “Suppongo che punirai anche Kyle per questo,” disse, sarcastica. “No, si merita un aumento per aver resistito a uno scontro del genere e essere riuscito a trattenersi.” Chevalier sembrava compiaciuto. Si sedette accanto a lei: “Ascoltami attentamente, Emily, i Clan non funzionano come le società mortali. Quando metti assieme un migliaio di assassini nati, le cose devono essere controllate strettamente oppure sfuggono di mano. Nessuna infrazione, anche minima, può restare impunita altrimenti rischiamo di avere omicidi di massa e heku che scorrazzano in giro infrangendo le regole. È compito mio punire, applicare e creare le leggi, in questo Clan. Non ci posso fare niente se non ti piace, ma è com’è e come sarà.” Emily gli osservava gli occhi. “Non mi piace più di quanto piaccia a te, ma ho visto Clan senza un Giustiziere, senza leggi ed è caotico e le persone innocenti muoiono. Non lascerò che succeda qui, sta funzionando tutto troppo bene e, la maggior parte delle volte, le mie leggi vengono obbedite. Non posso permettere che nemmeno la più piccola infrazione sia trascurata.” Le baciò delicatamente il polso ammaccato. “E io, allora?” “Sanno che sei un’eccezione. Nessuno ha chiesto il perché e nessuno osa chiederlo. Sanno che ora hai un legame, ma pensano erroneamente che sia con Kyle. Non mentirò se me lo chiederanno, ma non lo faranno, sono più contenti di vedere le cose come vorrebbero.” Le baciò dolcemente l’altro polso. “Sto causando troppi problemi qui.” “No, questo succede anche senza di te qui. Qualcuno cerca sempre di infrangere le regole, di vedere fin dove si può spingere. Finché mantengo il controllo, le cose andranno lisce,” le assicurò. “Mi dispiace per l’udienza allora,” mormorò. Chevalier cominciò a ridere: “Non ho mai visto un gruppo di heku più sconvolti. Quando sei entrata con solo la t-shirt e ti sei seduta accanto agli accusati, ho pensato che l’intera sala avrebbe avuto le convulsioni. Se fossi stata immortale, ti avrebbero mandato fuori a calci loro stessi, ma, a causa dei miei ordini, avevano perfino paura di guardarti, anche se non si poteva farne a meno.” Emily lo guardava mentre parlava e dovette quasi sorridere all’immagine mentale. “Sei veramente troppo attraente per il tuo stesso bene. Dovrebbe essere un crimine contro l’umanità lasciarti accanto agli uomini.” Il riso aumentò quando vide il rossore salire alle guance. Una volta calmatosi, le sfiorò le labbra con le sue e le baciò la nuca: “Perché non dormi un po’, è tardi.” Fece cenno di sì e si sdraiò. Lui scivolò nel letto accanto a lei, che si rannicchiò contro il suo petto, addormentandosi in fretta. Chapter 14 : Capitolo 14 Chevalier tornò da una lunga giornata nel suo studio e trovò il letto di Emily vuoto. Diede un’occhiata all’orologio e vide che erano solo le 3 di notte. Kyle era via per una missione di due settimane ed Emily non aveva permesso a Chevalier di sostituirlo, quindi anche la sua anticamera era vuota. Colse le sue emozioni, era agitata e preoccupata, e questo rendeva più urgente la necessità di trovarla. Annusò, ma il suo profumo era leggero, erano ore che aveva lasciato l’anticamera. “Trovate Emily,” ordinò nell’aria e il suono di piedi che si affrettavano echeggiò per il castello. Ci vollero solo cinque minuti prima che una voce nel vento sussurrasse: “Stalla.” Chevalier apparve nella stalla qualche secondo dopo e girò intorno al box di Patra. La giumenta era stesa sulla paglia pulita e respirava affannosamente. Emily era al suo fianco e massaggiava la pancia del cavallo. Di colpo capì. “Come sta andando?” le chiese, dall’esterno del box. Emily guardò verso di lui con gli occhi stanchi: “Ci sta mettendo tanto.” “C’è qualcosa che posso fare?” Scosse la testa e tornò a massaggiare la pancia della giumenta. Chevalier apparve dietro di lei e cominciò a massaggiare le sue spalle tese, contratte. “Mmm” mugolò Emily, e chinò la testa in avanti. Chevalier sorrise e continuò a massaggiare i muscoli tesi delle sue spalle. “Kyle sarà dispiaciuto di non esserci stato, sono 11 mesi che aspetta di vederla partorire.” Emily si limitò a fare un cenno. Era chiaramente preoccupata per il tempo che ci stava mettendo Patra. La giumenta alzò la testa e nitrì forte mentre il suo stomaco si contraeva violentemente. “Dai, forza, ragazza, spingi” la incoraggiò Emily. Dopo alcuni minuti, la giumenta rimise la testa sulla paglia, respirando con affanno ed Emily sospirò. Le ore passarono e più Emily si preoccupava per Patra, più Chevalier si preoccupava per lei. I muscoli delle sue spalle erano sempre più contratti e sapeva che la testa doveva farle male per lo stress. La luce dell’alba riempì la stalla e la giumenta aveva appena cominciato a spingere di nuovo, quando Emily si alzò, andò dietro al cavallo e immerse il braccio, fino alla spalla nella giumenta. Chevalier guardava stupito, senza capire esattamente cosa stesse facendo Emily, finché non la vide usare tutto il corpo per tirare. Emily gemeva, con i denti stretti, mentre cercava di liberare il puledro; respirò forte e tirò di nuovo con tutta la sua forza, finché non volò di colpo indietro e atterrò duramente sul terreno. “Piccolo stronzo scivoloso!” urlò Emily e immerse di nuovo il braccio nella giumenta. Ora stava sudando, la camicia era macchiata e i capelli erano incollati alla testa. Tirò di nuovo, e poi ancora, e Chevalier pensà di farla smettere, ma non se la sentiva di affrontare la sua collera. Emily urlò un’ultima volta e tirò fuori da Patra due zampe lunghe e sottili, proprio mentre Patra dava quello che Chevalier poté descrivere solo come un muggito. Un forte suono come un’ondata accompagnò il resto del puledro che emergeva ed Emily cominciò immediatamente a pulirgli la bocca. Patra alzò la testa e girò il collo per cominciare a leccare il puledro, che stava già cercando di mettersi in piedi. Il puledrino si alzò sulle zampe tremanti e strofinò il muso contro sua madre, cominciando a poppare. Emily si stese sulla paglia, cercando di riprendere fiato. Era fradicia di sudore e coperta di sangue, ma sorrideva. Chevalier si alzò e andò verso di lei, poi guardò giù e sorrise: “È un maschietto.” Emily annuì, completamente esausta. Le allungò una mano: “Dai, vai a dormire un po’.” Scosse la testa: “Non posso. Devo tenerlo d’occhio per un po’,” disse e si sedette a fatica. “Non posso farlo fare a qualcuno?” Ma sapeva già la risposta. “No, è responsabilità mia.” Si sedette contro il muro del box e osservò il puledro mangiare. “Ho una riunione,” disse Chevalier, era dispiaciuto. “Vai, sto bene, quando ho finito qui farò una doccia e andrò a dormire.” Emily si guardò i vestiti. Ridendo, Chevalier le confermò: “Bene, perché puzzi!” Emily gli gettò una manciata di paglia mentre se ne andava; chiuse gli occhi per un momento e si rilassò, mentre il puledro poppava. Li aprì per sgridare Chevalier, ma notò che il rumore veniva da Peanut, “Ehilà, Nut.” Peanut le si arrampicò in grembo e cominciò a fare le fusa mentre lo accarezzava: “Guarda cos’abbiamo fatto… un puledro.” Stava sorridendo. Solo qualche ora dopo Emily si convinse finalmente che i cavalli sarebbero stati bene. Il puledro camminava avanti e indietro sulle zampe instabili e Patra era in piedi e mangiava. Baciò la testa di Peanut e andò in casa a fare una doccia. Sentì strani sibili mentre passava davanti ai servitori heku e si guardò la camicia sporca di sangue. Non poteva biasimarli se erano sulle spine. Fare una doccia era meraviglioso e lasciò scorrere l’acqua più del solito. Quando fu troppo stanca anche per quello, si mise una t-shirt e si sdraiò sopra le coperte, addormentandosi subito. Si accorse appena quando Chevalier entrò in camera e la spostò sotto le coperte. Il calore era perfetto, si raggomitolò meglio e si riaddormentò, mentre Chevalier la raggiungeva sotto le coperte e le avvolgeva le braccia attorno. Emily cominciò a muoversi quando sorse il sole. Si alzò di colpo e si affrettò a mettersi i jeans. “Rallenta… dove stai andando?” Chiese Chevalier, mettendole le mani intorno alla vita. “Devo andare a controllare il puledro,” rispose Emily abbottonandosi i pantaloni e cercando una camicia pulita. “Starà bene, Em.” Le annusò il collo e le passò delicatamente la lingua sulla vena che pulsava. Emily rabbrividì, ma si allontanò. “Fermati, Chev, devo andare a controllare.” Trovò la camicia che stava cercando e si tolse la camicia da notte, ma prima di potersela infilare, Chevalier l’aveva afferrata stretta e la stava baciando di nuovo. Emily si allontanò di nuovo sorridendo. Finì di vestirsi e andò a controllare il puledro. Tutti gli animali erano in piedi e affamati quando passò davanti agli altri cavalli per andare nel box di Patra. Fece uscire la giumenta e il suo puledro nel corral e guardò il piccolo mentre giocava nell’erba, correndo e impennandosi. Stare appoggiata alla recinzione a guardarli era elettrizzante, questa nuova vita ora era in grado di pensare, e sentire, e giocare. Sorrideva, mentre li guardava e Peanut si strusciava contro le sue gambe. Quando il puledro ricominciò a poppare, Emily fece uscire anche la giumenta fulva e l’arabo scontroso di Chevalier nel corral, dove si misero tranquillamente a pascolare. Sospirando Emily rientrò nella stalla e caricò una balla di fieno sul retro del trattore, poi e uscì di nuovo. Voleva fare un bel pisolino una volta finito, era ancora stanca dalla notte precedente. Il fieno sembrava più pesante del solito e il pisolino sembrava sempre più allettante. Finì più tardi del solito e rientrò nel castello. Sentì sibilare nel corridoio mentre passava. Al terzo sibilo, si girò di scatto verso il rumore: “Scusate?” disse rabbiosa rivolta alle ombre. Il rumore cessò, ma la faceva sentire a disagio. Il letto era invitante. Si spogliò e si infilò una camicia da notte, poi si lasciò cadere sul letto morbido. Si svegliò lentamente e si girò nelletto, guardando l’orologio. Erano solo le cinque del mattino, ma aveva una fame da lupi. Andò in cucina e mentre passava, sentì di nuovo un sibilo dall’ombra. Lo ignorò e aprì la porta. Gordon la guardò sorridendo. “Mi domandavo quando avresti mangiato oggi, Bambina. Cosa vorresti?” Cominciò a prendere pentole e padelle. ”Hai delle costolette di maiale? Il viso del cuoco si illuminò: “Certamente, in arrivo….” Emily osservava Gordon cucinare. Era stupita della velocità con cui preparava il cibo e della gioia che sembrava ricavarne. Era fiero quando le servì un piatto fumante di costolette di maiale e patate al gratin. Sorrise e ci diede dentro. I sapori erano eccezionali e finì tutto, facendo un immenso piacere a Gordon. “Ti posso chiedere qualcosa in privato?” chiese a Gordon mentre questi puliva la cucina. “Certo, Bambina.” Non la guardò nemmeno. Ci pensò attentamente prima di chiedere: “C’è qualcosa di strano che sta succedendo in giro per il castello, oggi? Voglio dire, qualche motivo per cui continuano a sibilarmi contro?” Sorrise mentre lui le passava un bicchiere di latte freddo, ma poi Gordon si girò e la fissò. “Sibili? Qualcuno ti stava sibilando contro?” chiese, allarmato. “Non è niente di grave e ricorda, solo tra te e me… ma, sì, sembra che mi sibilino addosso un sacco oggi.” Sorseggiò il latte freddo. “Non c’è nessun motivo, che io sappia. Dovresti dirlo al Giustiziere, non è una cosa accettabile.” Gordon si girò e ricominciò a pulire. “Questo è esattamente il motivo per cui non glielo dirò, Gordon.” Lo vide irrigidirsi. “Oh no, non lo farai, avevi detto che era solo tra noi.” “Io ho l’obbligo di dirglielo,” disse Gordon piano, continuando a pulire il piano della cucina, già perfettamente pulito. “Per favore, Gordon, ti sto pregando.” La voce era implorante. Le mani del cuoco tremavano sul ripiano mentre puliva. “Non è così facile.” “Lo scoprirà, se non glielo dici, vero?” Gordon fece un cenno, con le mani che continuavano a tremare mentre puliva il ripiano. “Non sarà tanto male. Io non gli dirò dov’ero quando è successo e tu non lo sai, quindi non c’è molto che può fare.” Lo guardò rilassarsi un po’ e quando non si voltò verso di lei per chiacchierare, Emily se ne andò per riportare i cavalli nella stalla. Chevalier la aspettava in camera ed Emily vide subito che era infuriato. “Il puledro va alla grande, sembrerà un pezzato,” gli disse, togliendosi la giacca. “Dov’eri, Emily?” Dal suo tono era chiaro che non intendeva poco prima, voleva sapere di più sui sibili. Si girò a guardarlo: “In giro.” “Sibilare è un segnale di aggressione per gli heku, un segnale che stanno per attaccare,” le disse seccamente: “Dov’eri?” Emily sospirò: “Era solo un sibilo, Chev e quando gli ho urlato contro hanno smesso.” Aggiunse mentalmente quasi del tutto. Chevalier si alzò e la prese per le spalle: “Dimmelo… ora!” Cercò di ritrarsi, ma la teneva troppo stretta: “No!” “Ti ho già detto di smetterla di immischiarti con i miei affari e questa è definitivamente una faccenda di mia competenza.” Chevalier stava ringhiando. “No, non sarò complice di un altro omicidio.” Emily cercò di nuovo di liberarsi, ma la stretta aumentò e le spalle cominciarono a farle male: “Lasciami andare, mi stai facendo male.” Chevalier la scosse un paio di volte e la sollevò da terra: “Dimmelo… subito!” le gridò di nuovo, con i viso a pochi centimetri dal suo. “Chev, per favore, mi fai male,” mormorò. Chevalier la lasciò cadere sul pavimento e si allontanò da lei, ancora furioso. “Lo scoprirò a modo mio, allora.” Estese i suoi sensi verso di lei e sentì il cuore che mancava un battito: Emily aveva veramente paura di lui in quel momento. Ringhiò e sparì dalla stanza, poi partì velocemente per la terraferma per nutrirsi: l’avrebbe aiutato a calmarsi. Emily si sedette sul letto. Le facevano male le spalle e, da quando l’aveva scossa, aveva mal di testa. L’aveva fatto un’altra volta, si era innamorata di qualcuno che la picchiava. Non li considerava proprio uguali, però: Keith la picchiava per divertimento, Chevalier era veramente arrabbiato, ma Emily non era poi così sicura che la differenza fosse importante. “Emily,” la voce accanto a lei suonava sommessa. Emily guardò verso Anna, non riusciva nemmeno a parlare. “Sei ferita, Bambina?” le toccò il braccio delicatamente. Emily scosse la testa e si spostò quando Anna si sedette sul letto accanto a lei. “Se non ti dispiace, vorrei parlare con te.” Emily si limitò a guardare l’heku accanto a lei, con la testa che le scoppiava. “Sono sicura che il Giustiziere si arrabbierebbe, perché non sono affari miei, ma penso che sia necessario che qualcuno cerchi di appianare le cose.” Anna diede a Emily qualche aspirina. Masticò le aspirine, facendo una smorfia per il sapore, e poi si appoggiò alla testata del letto. “Lascia che lui ti protegga, Bambina.” La voce era sincera. Emily guardò via, con gli occhi che si riempivano di lacrime. “È nella sua natura proteggere quelli che ama. È bravo in quello che fa, ed è difficile per lui quando tu lotti contro i suoi istinti naturali.” Anna le sorrise dolcemente. “Ti ama, Bambina, lo sappiamo tutti, lo vediamo nei suoi occhi. Conosco Chevalier da oltre 200 anni ed è la prima volta che lo vedo veramente felice. Fino a stasera, cioè.” Quando Emily non rispose, Anna continuò: “Aveva ragione circa il sibilare dall’ombra, e ce ne siamo occupati noi, come membri di questo Clan, per allentare la tensione tra voi due.” “Cosa avete fatto?” annaspò Emily. “Ce ne siamo occupati.” Anna sorrise: “Ci sentiamo anche noi protettivi nei tuoi confronti. Teniamo a te e abbiamo imparato ad amarti, a modo nostro. La nostra gente… gli heku… noi non la prendiamo bene quando uno dei nostri è minacciato.” Emily si rese conto che Chevalier si era sbagliato. Il suo staff sapeva che era legata a lui e non a Kyle. “Lascia che sia se stesso, con te, lascia che ti protegga, è quello che lo rende felice.” Anna sorrise di nuovo e toccò il braccio di Emily: “Non puoi combattere contro il suo istinto e se devi rimanere con gli immortali, è ora che ti renda conto che siamo combattenti e predatori nati e non è da noi stare a guardare quando quelli che amiamo vengono minacciati.” Anna si alzò: “Chiederò a Gordon di portarti qualcosa.” Prima che Emily potesse rispondere, Anna se n’era andata ed Emily era di nuovo da sola nella stanza buia. Qualche minuto dopo, Gordon arrivò con una tazza di latte caldo. Aveva uno strano sapore, ma l’heku la incoraggiò a finirlo e se ne andò solo dopo che la tazza fu vuota. Il calore cominciò a diffondersi in lei e poco dopo dormiva. *** Chevalier ringhiò quando bussarono alla sua porta così presto dopo che era tornato dalla terraferma: “Avanti!” Anna entrò in ufficio, il viso aveva un’espressione dolce che lo tranquillizzò: “La avverto, Signore, sto oltrepassando i miei limiti.” La fissò, aspettando. “Ho parlato con lady Emily di un po’ di cose, e spero che serva.” Aspettò una reazione. “Eri con lei?” Anna annuì: “Sì, signore e non è ferita, Signore, non fisicamente.” Chevalier sospirò. “Bene, noi…” Anna prese fiato: “Ci siamo sbarazzati noi di Benjamin, Signore.” “Benjamin?” “Sì, seguiva la Bambina per i corridoi, sibilando. Stava per attaccarla e non potevamo accettarlo.” Aspettò la sua punizione. “Vi siete liberati di lui?” Era esterrefatto. “Un gruppo di noi, sì. Spero che servirà.” Lo guardò negli occhi e si rilassò quando non vide rabbia. Chevalier si limitò a un cenno, non riusciva a parlare. “Non si preoccupi per Emily, Signore, Gordon le ha portato un po’ di… diciamo di latte ‘speciale’ e dorme già,” aggiunse Anna, poi si inchinò e lasciò la stanza. Chevalier protese i sensi verso Emily e la trovò tranquilla e rilassata. I suoi pensieri tornarono alla sensazione di paura che aveva per lui, e si odiò. Non era mai stato bravo a controllare la collera, ma, per migliaia di anni non ne aveva avuto bisogno. Emily era fragile, diversamente dai membri del suo Clan, e cercò di capire cosa fare per proteggerla dal suo stesso carattere collerico. Ci rinunciò presto e la raggiunse a letto. Emily non si mosse quando entrò in camera e il suo sangue sapeva di farmaci. Le avvolse le braccia attorno e la tenne vicina a sé. *** Emily si girò sulla schiena e galleggiò immobile nell’acqua. I muscoli erano indolenziti dopo più di un’ora di nuoto, ma era una sensazione gradevole. Aspettò che il respiro rallentasse e si limitò a galleggiare, non sentendo nient’altro che il suono dei filtri che funzionavano. Poteva sentire i capelli che fluttuavano leggeri intorno a sé, e sospirò soddisfatta. “Buon Anniversario.” La voce venne dal nulla ed Emily affondò di colpo, ingoiando una sorsata d’acqua di traverso. Mani veloci la riportarono in superficie e la tennero mentre tossiva. “Scusa, Em,” disse Chevalier, divertito. Emily gli diede una pacca sulla spalla: “Stai cercando di uccidermi?” “Oh, posso pensare a modi molto più piacevoli di ucciderti,” le disse Chevalier, mentre le passava delicatamente i denti lungo il collo, e poi rise quando la sentì rabbrividire. “Buon Anniversario anche a te,” disse Emily, sfiorandogli le labbra con le proprie. Chevalier ridacchiò: “Non cominciare nemmeno, sono venuto a portarti via.” La tirò fuori dall’acqua e la depose vicino agli asciugamani. “Dove andiamo?” “Assolutamente in nessun posto.” Sorrise malizioso e la guardò mentre si asciugava i capelli, “Mmm, non mi piace quel costume.” Emily si guardò e rise: “Ci sono volute ore per convincerla che un costume intero era quello che ci voleva per nuotare.” Chevalier attese pazientemente che si asciugasse. “Allora, cosa si mette in valigia per non andare in nessun posto?” Si avvolse l’asciugamano attorno. “Mortale stupidina, non si fanno le valigie per non andare in nessun posto.” Chevalier si rivestì velocemente e poi estrasse un foulard nero: “Girati.” “E se non mi fidassi di te?” “Mai fidarsi di un heku,” le disse sorridendo. Emily sorrise ma si girò comunque. Le legò strettamente il foulard nero sugli occhi: “E non sbirciare.” La sollevò, prendendola teneramente in braccio, e si avviò. Emily poté sentire il cambio di temperatura quando lasciarono il castello e tremò leggermente quando l’aria fresca colpì il suo costume bagnato. Lo sentì ridere tra sé e sé. “Pronta?” chiese Chevalier dopo un bel po’ “Suppongo di non avere scelta,” disse Emily, mentre la metteva giù e gli alluci scavavano nella sabbia. Chevalier tolse il foulard e quando gli occhi di Emily si adattarono al sole brillante, le apparve una barca scintillante. Era perfetta mentre ondeggiava sull’acqua. Bianca con strisce color rosa e magenta e di lato spiccava il nome, in lettere barocche: “Emily.” Si girò a sorridergli: “Hai comprato una barca?” “No” rispose Chevalier, fingendosi offeso: “Ti ho comprato uno yacht.” Emily si girò nuovamente verso la barca, impressionata dalla sua linea e di com’era lucida. Andò sulla passerella per salire a bordo, seguita da Chevalier. Il ponte di prua era attrezzato con lettini imbottiti e c’era una vasca idromassaggio incassata nel pavimento. Emily andò di cabina in cabina, guardando l’arredamento e le decorazioni della sua nuova barca. La sala comandi era posta in alto rispetto alle cabine. Emily passò la mano lungo il timone luccicante e si mise in testa il berretto da Capitano che era troppo grande e le ricadde sugli occhi. Chevalier le tolse il cappello, ridendo e se lo mise in testa: “Questo è mio.” “Pensavo che la barca fosse mia.” “Sì, ma io sono il tuo Capitano, quindi ho diritto al berretto.” Emily cercò di riprenderglielo, ma Chevalier le tenne entrambi i polsi con una mano e mise in moto i motori. Emily si girò a guardare il mare mentre usciva dal porto: “Aspetta! Stiamo partendo adesso?” Chevalier annuì, “Avevi altri programmi?” “Non ho portato niente.” Disse Emily, notando che Chevalier non rallentava. “Da che parte dobbiamo andare, Em?” le chiese. Si girò verso di lui: “Non lo so, stai guidando tu.” “Punta il dito… andremo in qualunque direzione indichi.” Chevalier si mise gli occhiali da sole. Emily fece un giro, guardò il vasto oceano e indicò a caso, guardando mentre la barca cambiava direzione e accelerava. “Allora, quanti domestici ci sono su questa cosa?” si domandò, guardandosi attorno. “Siamo solo noi.” “Seriamente? Solo noi due… nemmeno un altro heku?” Era sorpresa, le sembrava che a Chevalier piacesse avere i suoi servitori intorno. Le sorrise, “Solo noi due, salvo che non voglia che torniamo indietro a prenderne qualcuno.” “Assolutamente no, è grandioso!” Lo abbracciò da dietro e gli baciò la schiena. “Vai a rilassarti sul ponte. Mi allontano da terra e poi ti raggiungo.” Emily lo guardò mentre regolava i pulsanti e tornava al timone. Era impressionata che sapesse governare una barca. Il sole era persino più splendente sull’acqua. Poteva sentirne il calore sulla pelle, quindi si tolse l’asciugamano e si lasciò cadere su uno dei lettini. Era morbido e trovò un tavolino vicino con una ciotola di frutta, un paio di occhiali da sole e della crema solare. Emily pensò che poteva anche fare la brava, si spalmò di crema e si mise gli occhiali da sole, prima di adagiarsi sui cuscini bianchi. Era addormentata quando sentì le mani che le sfiravano lo stomaco. Sorrise e rabbrividì mentre le veniva la pelle d’oca. “Questo è ufficialmente ‘nessun posto’.” Emily annuì e batté il lettino accanto al suo. “Sdraiati, assorbi un po’ di vitamina D.” Chevalier rise: “Non credo di essere in grado di farlo… inoltre io e il sole non andiamo molto d’accordo.” Emily alzò gli occhi su e notò che aveva la giacca e tra il berretto da Capitano e gli occhiali, il viso era completamente in ombra. “Mmm, ci perdi tu, è veramente favoloso.” “Beh, io ho altri motivi per essere qui fuori.” La voce era tenera. Emily sorrise: “Sono sicura che hai molti motivi per essere qui fuori.” “Mmm, anche quello.” Le passò delicatamente le dita all’interno della sua coscia, “Più tardi, però, adesso vieni via dal sole.” Emily sospirò e si mise a sedere. Afferrò la ciotola di frutta e i suoi occhiali da sole dal tavolo, poi seguì Chevalier giù per le scale verso il salone. Era spazioso, più grande della sua intera casa al ranch e arredato in rosso e nero. La cucina era piccola, ma aveva tutto quello che serviva e in fondo al salone c’era un grande letto di legno. Chevalier si sedette su un divano e diede un colpetto vicino a sé. Emily ignorò il suggerimento, mise la ciotola dove le aveva indicato di mettersi e poi si gli si sedette in braccio, accoccolandosi contro il suo torace. “Ti amo, Emily,” le disse teneramente Chevalier. Lei lo guardò e lo baciò piano: “Lo so.” “Quindi è ora di portare tutto allo scoperto. Abbiamo notato entrambi che l’anno scorso nessuno di noi è stato completamente onesto con l’altro, quindi ho immaginato che un po’ di tempo lontani da tutto avrebbe potuto servire.” Lei lo baciò lungo il collo e annuì. “Sarà bello stare lontani dalla vita dell’isola.” Chevalier emise un gemito quando lei gli morse piano il collo. “Eh… che diavolo!” Fu tutto quello che sentì Emily prima di sentire il letto soffice sotto la schiena. *** “Non è stato molto sportivo,” disse Chevalier, mentre lei si rannicchiava nuda contro di lui. “Oh, stavamo giocando sportivamente?” chiese Emily. Chevalier rise, “A quanto pare no. Dannazione, mordi forte però.” Emily diede un’occhiata alla sua spalla e vide l’impronta leggera dei suoi denti che svaniva. “Mi dispiace.” “Non ho detto che non mi sia piaciuto.” Le passò le dita tra i capelli. “Volevi parlare?” Emily si staccò da lui e si appoggiò su un gomito. “Volevo, prima che mi seducessi.” “Ed è stato difficilissimo!” disse Emily ridendo. Chevalier sorrise: “Beh, sì…” “Allora… di che cosa volevi parlare?” “di tutto quello di cui avremmo probabilmente dovuto parlare prima del legame.” Gli occhi di Chevalier erano seri. “Tipo cosa?” Emily trattenne il fiato: “Sei seccato per quella cosa dei bambini?” Chevalier sorrise: “No, non è importante per me, anche se avrei preferito che me lo dicessi, per non avere segreti.” Emily abbassò gli occhi, mentre le sue dita tracciavano il contorno dei suoi muscoli scolpiti, “Mi dispiace.” Chevalier le prese la mano nella sua: “Mi stai distraendo di nuovo.” Disse baciandole le dita. “Mmm, ti distrai facilmente.” “Sì… beh…” “Ok, allora di cos’altro?” Aveva paura, ma non c’erano alternative. “Primo, comincio io… ci sono stati alcune conseguenze inaspettate del legame che voglio che tu conosca. Onestamente non lo sapevo. È la prima volta che so di una mortale e un immortale che si legano con questa cerimonia.” La stava fissando intensamente nei suoi occhi verdi. “Uh… dici che è il caso che io lo sappia? Chevalier sorrise: “Non sono brutte… ma solo…beh… invadenti.” “Cosa? Come?” Gli occhi di Emily si strinsero. “Posso sentire le tue emozioni a distanza. Più sono forti le emozioni, più posso sentirle. Per le emozioni normali, regolari… mi devo concentrare, ma sembra che sia in grado di percepirle sempre più facilmente.” Emily fece una smorfia: “Ok” “Recentemente… ed è successo solo negli ultimi giorni… sto cominciando a vedere le immagini di quello che stai pensando.” Emily ansimò forte: “Puoi vedere quello che sto pensando?” Chevalier scrollò le spalle: “Non sempre, sono più come flash che appaiono nella mia testa e non riesco ad immaginare come ci siano arrivati, e poi mi rendo conto che li stavi pensando tu.” “Non è giusto, io non sento niente del genere.” Chevalier le baciò il naso: “Non è che io cerchi di essere invadente. Sta solo succedendo.” “Così non c’è più niente di privato, per me?” Non le piaceva e Chevalier notò come sembrasse determinata. “Mi sto accorgendo che posso escluderli, fino a un certo punto, ma ci sono delle volte in cui praticamente me li stai urlando… come poco fa sul divano, ad esempio.” Chevalier sorrise a quel pensiero. “È orribile!” Emily si tirò addosso le coperte per nascondersi. “Non lo faccio apposta! Cercherò di vedere se c’è qualcun altro nella nostra situazione e vedere se si può controllare.” Di colpo, Emily si sentì esposta. “Mi piacerebbe riuscire ad avere abbastanza controllo da bloccare i tuoi pensieri quando non mi serve conoscerli, e per poterti raggiungere quando invece è necessario… mi piacerebbe anche vedere se c’è un modo di usare questa faccenda a tuo vantaggio.” “E come?” “Ad esempio per chiamarmi se sei nei guai.” “C’è altro?” La voce di Emily era irritata. “Mi dispiace anche per l’anello, quello lo sapevo e avrei dovuto dirtelo.” “Sì, avresti dovuto.” Guardò lo splendido anello di diamanti e platino: “Continua.” “È tutto per ora… il grosso.” Fece scorrere la mano sotto la coperta lungo la sua vita. “Ora tocca a te.” Fece una smorfia: “Cosa vuoi sapere?” “È ora che mi parli dei tuoi incubi.” Chevalier non fu sorpreso quando la sentì irrigidirsi. “Sono solo incubi.” Emily evitava di guardarlo negli occhi. “Sono più di quello. Gli incubi non fanno gridare le persone notte dopo notte,” disse teneramente. “Per favore, parlamene.” Lei lo osservava senza rispondere. “Lo renderò più facile. Cominciamo con i sogni su Keith.” Se la tirò vicino e lei chiuse forte gli occhi. Mormorò contro il suo petto: “Non è morto.” Chevalier le baciò la testa: “Ti insegue?” Emily annuì. “Corre dietro anche a me?” Indovinò lui, ed Emily fece cenno di sì. “Quando gli urli di tacere… cosa sta dicendo?” La incalzò. “Avvertimenti.” “Su che cosa?” “Te.” “Che ti ucciderò?” Emily scosse la testa: “No, che mi lascerai quando…” “Cosa, Em?” “Quando mi vedrai come mi vedeva lui.” “Non sono sicuro che sia possibile. Era un mostro peggiore di quanto io potrei mai essere.” La voce di Chevalier era tenera e rassicurante. “Mi obbligava a fare… delle cose.” Nascose il volto contro di lui. “Sì, immagino lo facesse. Posso dirti qualcosa riguardo a Keith? Controllava ogni tua mossa. Più riusciva a umiliarti, più controllo aveva.” Emily rimaneva immobile nelle sue braccia. “Hai fatto molta strada per liberarti da quel tipo di controllo da quando è morto e te l’assicuro… è morto. Non era abbastanza sicuro di sé per credere che saresti rimasta con lui se non ti avesse fatto sentire indesiderabile.” Emily si rilassò un po’. “E riguardo al darmi la caccia… Mi piacerebbe che fosse vivo e mi trovasse,” disse Chevalier, sogghignando. “Perché?” “Mi piacerebbe ucciderlo di nuovo, più lentamente questa volta. Se l’è cavata facilmente perché ero infuriato e non ha sentito abbastanza dolore.” Emily sentì la tensione nella sua voce e le braccia che si stringevano. Emily fece effettivamente una risatina e Chevalier le baciò la fronte. “Basta con Keith… gli altri sogni, dove mi gridi di correre?” La osservò ma questa volte lei non si irrigidì. “È buio in quelli e ci sono alberi.” Fece una smorfia: “Ci sono voci dicono che ti prenderanno, e io non riesco a raggiungerti per farti scappare.” Chevalier rise: “Perché nei tuoi sogni stai sempre cercando di proteggermi? Pensavo dovessi essere io a proteggere te.” Emily fece spallucce, non trovandolo divertente quanto lui. “Forse,” Chevalier ci pensò un attimo, “Portare i sogni allo scoperto li farà andare via.” Emily scrollò di nuovo le spalle. Chevalier le sfiorò le labbra con un bacio: “Parleremo ancora più tardi. Abbiamo un mucchio di tempo. C’è qualcosa fuori nell’acqua e sono sicuro che vuoi vederlo. Io resterò qui.” Emily esitò un momento poi si alzò e si mise una morbida vestaglia che era appesa vicino al letto. Si riparò gli occhi dal riverbero del sole sull’acqua e guardò oltre il bordo della barca. Sorrise felice quando vide le megattere a meno di tre metri da lei. Si chinò sul parapetto e le osservò finché sparirono all’orizzonte. L’acqua era così trasparente che poteva perfino vedere i pesci sotto la barca, e non rientrò fino al crepuscolo. Chevalier stava giusto aprendo un armadio, che conteneva una grossa TV, un lettore DVD e qualche centinaio di film. “Pensavo di guardare un film, se ti va.” “Grande! Vediamo cos’abbiamo qui.” Si sedette e cominciò a far scorrere i DVD. Fu presa dalla ridarella e sollevò Intervista col vampiro per mostrarlo Chevalier. “Dai! Non guarderemo quella roba, vero?” “No, ho già costretto Kyle a sorbirselo ed era veramente offeso, te lo assicuro.” Rimise il film al suo posto. “Ci credo che lo fosse… sto cominciando a pensare che Kyle si meriti davvero un aumento.” Osservava Emily sul pavimento. Non ne aveva mai abbastanza di lei, di come si muoveva, come parlava e il modo in cui agitava nel sonno. “Oh, possiamo vedere un film horror?” Emily sembrava eccitata. Chevalier rise: “La tua vita non è già un film dell’orrore? Vivi su un’isola piena degli storici vampiri.” Emily estrasse il disco e lo mise nel lettore, poi sparì in bagno. Ne uscì, arrossendo, indossando un babydoll trasparente: “Margaret ha colpito ancora!” Chevalier la esaminò mentre veniva a sedersi accanto a lui: “Penso che stia rivivendo la sua giovinezza attraverso te… con la mia approvazione, naturalmente.” Emily si mise una coperta sulle spalle e si rannicchiò contro il fianco di Chevalier a vedere il film. Lui pensava che fosse irrimediabilmente stupido, come faceva la gente ad avere così paura di un clown? Ma gli piaceva il modo in cui Emily si stringeva a lui quando appariva il clown, così non si lamentò. Non notò quando Emily si addormentò, notò solo che aveva smesso di sobbalzare quando alla TV aumentava la tensione. La portò delicatamente a letto e si accoccolò vicino a lei, guardando i movimenti del suo viso mentre dormiva. Emily si svegliò al profumo di bacon e sorrise: “Buon profumo…” Chevalier si girò sorridendo: “Lo spero.” Mise tutto su un piatto e le mise il vassoio in grembo quando si mise a sedere. “Oh! Addirittura la colazione a letto.” Emily cominciò a mangiare: ”Wow, è veramente buono.” “Uno dei miei tanti talenti.” Emily ci pensò un attimo, poi decise di chiedere: “Tu quando mangi?” “Quando ho sete.” “Questo mi sembra un modo di evitare di rispondermi, pensavo dovessimo essere franchi.” Infilzò un uovo e lo mangiò. “Vero… io mangio più o meno ogni due o tre settimane. Non ci serve mangiare spesso come a voi.” Le tirò fuori il piede dalle coperte e cominciò a massaggiarlo. “Cosa mangi?” Chevalier alzò un sopracciglio: “Come?” Emily sorrise: “Volevo dire… chi? Dove prendi il sangue?” “Ci sono dei donatori volontari.” “Donne?” Mangiò un boccone di bacon ed evitò i suoi occhi. “Per la maggior parte, sì.” Sapeva dove stavano finendo. “Vai a letto con loro?” “Non più” Emily guardò nel piatto, le era passato l’appetito. “Emily?” Chevalier voleva vedere i suoi occhi. Emily fece spallucce e cominciò a giocherellare col cibo nel piatto. “Non mentirò dicendo che non andavo a letto con le donne da cui mi nutrivo, ma te lo giuro, non l’ho più fatto da quando siamo andati in Colorado.” “Sembra ancora così… intimo.” Continuava a non guardarlo. “Può esserlo, ma non lo è più. Ora, è solo per nutrirmi.” Emily fece una smorfia. Chevalier sospirò, non c’era nessun modo di alleggerire il colpo: “Quando trovavo attraente una donatrice, miravo sempre al suo collo, così potevo starle più vicino.” Emily sospirò forte e poi gli voltò le spalle. “Ora, però, uso solo i polsi. Sei la sola che voglio, Em, l’unica che vedo, oramai.” Le prese la mano e la baciò teneramente. Emily deglutì con la gola secca: “Hai mai trasformato… una che ti piaceva?” Chevalier scosse la testa: “No, sono decadi che non trasformo qualcuno per me stesso, e anche allora succedeva solo se vedevo qualcosa in loro che avrebbe portato beneficio al Clan. Non è qualcosa che noi heku prendiamo alla leggera.” “Nutriti da me, allora, così non dovrai avere delle donatrici.” Vide il sussulto prima di guardare verso di lui. “No, non mi nutrirò regolarmente da te.” “Perché?” “Primo, ti amo troppo.” Le accarezzò leggermente la guancia, “Inoltre è troppo pericoloso. Il tuo sangue è così succulento che troverei sempre più difficile smettere. Non voglio correre il rischio di dissanguarti.” A quella frase, Emily sussultò visibilmente. “Non preoccuparti per la mia alimentazione, Em. Non farei niente che ti ferisse.” Si abbassò a baciarla: “È solo parte di quello che sono.” Anche se non aveva più fame, Emily finì la colazione in silenzio. Poi si alzò e pulì la cucina sentendo Chevalier che la osservava. *** La settimana che seguì fu meno stressante. Passarono le giornate a parlare di tutto e di niente e le notti insieme. Gli incubi di Emily sembravano meno frequenti lì fuori, sull’acqua e lei si sentiva molto meglio di quanto si fosse sentita per tanto tempo, riposata e contenta. Chevalier era felice che si sentisse più a suo agio con lui e che non cercasse più tanto di coprirsi davanti a lui, come succedeva prima. Dal suo sedile sopraelevato al timone, Chevalier vedeva Emily sul ponte. Stava a pancia in giù su un lettino, in topless, e la pelle si stava abbronzando, con tutto il tempo che passava al sole. Si infilò gli occhiali e la giacca e scese a raggiungerla. La pelle le formicolò quando lui le passò leggermente le dita lungo la spina dorsale. Si girò a guardarlo: “Hai finito di giocare al capitano?” “Per ora. Sei pronta per tornare a casa?” Emily fece un sospirone: “Dobbiamo proprio?” Chevalier rise: “No.” “Beh… penso sia ora che torniamo. Sono sicura che Kyle apprezzerà il mio aiuto con gli animali.” “Ci vorranno alcuni giorni per tornare, non c’è fretta,” Chevalier rispose e inalò a fondo. Gli diede un’occhiata: “Mi stai annusando di nuovo? Mi fa sentire in imbarazzo.” “È così incredibile, Em, penso che il tempo passato in barca abbia fatto diventare più forte il profumo e ultimamente c’è un cambiamento. Forse è stata tutta quella vitamina D.” Emily represse una risatina. “Cosa c’è?” Anche lui non poté fare a meno di sorriderle. “Niente” “Dimmelo se è così divertente.” Questa volta Emily rise per un po’ prima di riuscire a parlare: “Stavo pensando che non hai più controllo del tuo lunatico cavallo arabo, quando la mia povera Patra è in calore.” Chevalier sorrise: “Mi stai paragonando a un cavallo?” “Sì che lo sto facendo. Di solito non la nota nemmeno, poi comincia ad annusare attorno ed eccolo che scalcia per uscire dal box.” “Beh, se Patra ha un profumo così buono, non posso dargli torto,” aggiunse Chevalier, mentre la ribaltava sulla schiena e cominciava a baciarla con passione. Chapter 15 : Capitolo 15 Chevalier ormeggiò lo yacht al molo e le guardie lo assicurarono immediatamente con le cime. “Bentornato, Signore,” lo salutò Travis mentre agganciava la passerella perché potessero scendere. “È bello essere tornati. Travis, entra con noi, per favore, voglio un rapporto completo.” Chevalier scese per primo e stese la mano per aiutare Emily. Travis trasalì quando Emily gli passò accanto, poi voltò la testa. Chevalier lo fissò e Travis ritornò a guardarli. Chevalier si annotò mentalmente di chiedergli spiegazioni una volta soli. Emily salì sulla Bugatti e guardò le case passare accanto veloci: “Forse Travis non si sente bene.” “Oh? Cosa te le fa pensare?” Chevalier sapeva il perché, ma si domandava se anche lei lo avesse notato. “Si stava comportando in modo strano, ecco tutto.” Arrivarono al castello e le due guardie si mossero per salutarli. Quando uno dei due aprì la porta di Emily, sussultò e si raddrizzò in fretta, con gli occhi che saettavano verso il Giustiziere. Chevalier fu lieto che Emily non notasse la reazione, dato che stava correndo in casa perché cominciava a piovere. “Di te mi occuperò dopo,” ringhiò Chevalier alla guardia e la seguì dentro. Appena Emily apparve nel foyer, Kyle comparì dal lato opposto della camera. Corse verso di lei e la sollevò in un abbraccio: “Bentornata!” Chevalier sentì l’ira crescere quando vide Kyle inalare profondamente, metterla giù un po’ rudemente e fare un passo indietro, con gli occhi spalancati. “Io… io… beh… andrò a prendere le tue cose,” balbettò Kyle e uscì nell’aria fresca della sera. Emily scrollò le spalle, sorrise a Chevalier e quindi cominciò a salire le scale. “So che hai una riunione. Farò solo una doccia e poi andrò nella stalla.” Chevalier annuì, poi uscì, chiudendo la porta dietro di sé. Meno di un secondo dopo aveva la guardia immobilizzata contro la parete di pietra del castello, con la mano intorno al collo: “Spiegati.” La guardia soffocava e si sforzava di respirare, e le parole uscirono in un soffio: “Chiedo scusa, Signore, non succederà più.” Chevalier gli lasciò andare il collo e lo fissò malevolo: “Sarà meglio.” Poi si girò verso Kyle: “Tu dovresti saperlo meglio di chiunque altro.” Sibilò. “Mi ha solo preso alla sprovvista. Penso che dovrò andare a nutrirmi stanotte.” Kyle si allontanò di un passo dallo sguardo gelido di Chevalier. “Mi aspetto che ti mantenga ben nutrito in futuro, se vorrai mantenere il tuo posto.” Le parole erano cariche di collera. “Sì,” rispose Kyle abbassando lo sguardo verso il terreno roccioso. “Ora entrate, voglio un rapporto completo,” disse ad entrambi quando arrivò Travis. Quando si sedettero nella sala delle conferenze, le tre guardie si sedettero il più lontano possibile da Chevalier. L’aura di comando intorno a lui era tale da non lasciare dubbi su chi fosse il capo. “Travis.” “Niente di nuovo sul molo, Signore. È stata una settimana molto tranquilla. C’è stato un gruppo di turisti che si è fermato per usare il bagno, ma quando ho menzionato la quarantena, se ne sono andati alla svelta.” “Mason” La guardia al portone guardò su nervosamente: “Niente da riferire, Signore.” “Kyle?” La sua voce sembrava più arrabbiata. Kyle fece un sospiro: “Ci sono state delle congetture circa la presenza di un Valle tra di noi.” “Congetture?” “Sì, uno dei nostri informatori dei Valle ci ha riferito che un gruppetto della loro squadra di ricognizione risulta mancante e poiché lui è nella squadra che si occupa degli Encala, sospetta che siano venuti da noi.” “E pensano che siano realmente qui in questo Clan?” Chevalier si sporse verso Kyle. “Sì. Uno dei motoscafi dei Valle manca e noi siamo l’unico Clan su un’isola.” “Qualche idea su chi possa essere?” “Non ancora, ma teniamo gli occhi e le orecchie aperte. Abbiamo tre posti di lavoro liberi, qui in casa, ma non abbiamo ancora assunto nessuno, perché non sappiamo di chi possiamo fidarci.” Chevalier fece un senno di assenso: “Non assumete nessuno, non voglio rischiare di avere un informatore dei Valle dentro il castello.” Kyle sapeva fin troppo bene che i Valle volevano con tutte le loro forze mettere le mani su Emily e il solo pensiero gli fece emettere un lieve sibilo. “Metti assieme una task force e trovatemi quei Valle,” ordinò. “Ho già cominciato.” Chevalier si alzò e andò nel suo ufficio, voleva un po’ di tempo per pensare. Se i Valle erano già nel suo Clan, potevano già sapere troppo di Emily. Pensò se fosse il caso di riportarla di nuovo lontana, sull’oceano, ma non era sicuro di poterlo fare senza risvegliare i suoi sospetti. Decise di mantenere le cose com’erano, tenendola d’occhio più da vicino. Storm aveva messo una pila di documenti sulla sua scrivania e lasciò che la mente entrasse in modalità lavoro, mentre li scorreva. Perse la cognizione del tempo quando si sentì di colpo eccitato e capì che doveva provenire da Emily. Diede un’occhiata all’orologio, erano le cinque del mattino. Sorrise, sapendo che si alzava presto per controllare il bestiame. Chiuse gli occhi e si concentrò su di lei, amava sentire le sue emozioni quando era fuori nella stalla. Poteva sentirla parlare, ma non era abbastanza chiaro da capire cosa stava dicendo. Cercò di vedere attraverso i suoi occhi, ma l’immagine era grigia e sfuocata. Presto, pensò, sarebbe stato in grado di renderla più nitida. Gli echeggiò di colpo un urlo nella testa, mettendo in azione ogni fibra del suo corpo. Fu immediatamente alla porta, volando verso la stalla, sentendo Kyle immediatamente dietro di lui. Anche la sua velocità di heku non era sufficiente e ringhiò quando le urla cessarono. Mentre correva nella stalla, nella mente gli mulinava un’immagine. Emily era stesa sulla paglia e un heku era al suo collo, un fiotto di sangue sgorgava dalle punture mentre l’heku beveva profondamente. Patra stava scalciando nel box, arrabbiata. Con un movimento veloce, Chevalier strappò via da Emily l’heku sconosciuto, usando ogni grammo del suo controllo per impedirsi di strappargli la testa. Lo gettò indietro verso Kyle, che lo immobilizzò ringhiando furiosamente. Chevalier si inginocchiò vicino a Emily, che lottava per alzarsi in piedi. La mano le copriva il collo, mentre il sangue le filtrava tra le dita: “Stai giù, Em.” La obbligò a sdraiarsi, vedeva dai suoi occhi che era stordita. Chevalier la controllò velocemente. La pelle era fredda e sudata e il viso pallidissimo, l’heku aveva bevuto troppo. Non avrebbe dovuto essere così pallida. Arrivarono altre due guardie e portarono via l’heku sconosciuto dalla stalla, e una di loro gli sibilò contro mentre il prigioniero lottava per liberarsi. Kyle si inginocchiò togliendosi la camicia. La tenne sopra la ferita aperta nel collo di Emily cercando di fermare il sangue. Emily si dimenava cercando di alzarsi, con gli occhi ancora vitrei. Chevalier la prese in braccio mentre Kyle le faceva pressione sul collo. “Guardami, Em.” Emily alzò lo sguardo verso di lui, ma gli occhi erano sfocati. “È ok, ci siamo noi adesso.” Chevalier le baciò la fronte e fece una smorfia quando sentì quant’era umida la pelle. “Rientriamo,” disse Kyle. Sapeva che Emily era confusa, ma non era sicuro che Chevalier fosse più lucido. Quando Chevalier non si mosse, Kyle lo guidò in avanti con la mano libera. Mentre entravano nel castello, Kyle tirò via la sua camicia intrisa di sangue e ordinò un’altra camicia alle ombre. Premette forte il tessuto pulito contro il suo collo mentre lei si lamentava piano. “Portala di sopra, Chevalier,” ordinò Kyle e, pochi secondi dopo, Emily era stesa a letto. Anna, Gordon e Travis li avevano raggiunti davanti al suo letto. Kyle diede una rapida occhiata sotto il tessuto: “Si sta coagulando.” Emily cercò di aprire gli occhi, ma erano pesanti: “Basta,” sussurrò debolmente. Cercò di alzarsi, ma una mano gentile la fermò. “È finita, sei al sicuro,” disse Chevalier, nella sua voce era tornata una parvenza di controllo. Si girò verso Kyle: “Dov’è?” “Giù, nell’area di detenzione. È ben custodito e ho dato istruzioni precise che non deve essere toccato.” Chevalier annuì: “Fai portar su della B12 e acido folico con del succo d’arancia.” Si sedette sul letto accanto a Emily e prese il panno intriso di sangue da Kyle. Lo tenne a posto con una mano e le scostò delicatamente i capelli dal viso con l’altra. Emily continuava a cercare di alzarsi mentre mani gentili e morbide la spingevano giù ancora. “Prendetelo,” mormorò. Chevalier la fissò negli occhi, ma non erano ancora a fuoco, era ancora troppo stordita. Apparve Gordon con il succo d’arancia e quando Chevalier tolse il panno, il flusso di sangue si era fermato. Le passò un braccio sotto le spalle e la sollevò perché potesse bere. Lei voltò via la testa. “No,” sussurrò e le mani cercavano debolmente di allontanare il suo braccio “Em, bevilo,” le disse Chevalier, tentando ancora senza successo. La rimise giù e le voltò la testa per vedere il collo. C’erano parecchie serie di punture e uno squarcio lasciato quando l’heku incurante era diventato ingordo e l’aveva morsicata. Il sangue si era coagulato e la pelle intorno alle ferite era rossa e gonfia. Anna gli porse un rotolo di garza che Chevalier le avvolse intorno al collo. Kyle ritornò con due boccette di pillole e ne diede due per tipo a Chevalier. “Em… Emily… prendile.” Lei strinse le labbra. Kyle si abbassò, guardò oltre Chevalier e poi parlò con tono arrabbiato: “Emily, devi prenderle immediatamente!” Lei esitò, ma poi prese le pillole e le inghiottì com’erano. Chevalier la sollevò di nuovo e lei non lottò più quando le portò il succo d’arancia alle labbra. Bevve un sorso e poi afferrò il bicchiere nelle mani e cominciò a bere a grandi sorsi. Quando Chevalier la rimise giù, Emily cercò di togliersi la benda dal collo: “Toglila,” sussurrò. Gli occhi erano su Chevalier e cominciavano a tornare a fuoco. Lui le afferrò le mani e le tenne nella sua: “No.” “Kyle, Travis, andate a tirar fuori tutto quello che potete da quell’heku, ma non uccidetelo,” disse a denti stretti. Annuirono entrambi e uscirono dalla stanza mentre Anna sedeva sul letto accanto a Emily e le sistemava la benda, poi prese il bicchiere vuoto e sparì. Chevalier sedeva in silenzio e osservava Emily. Era irrequieta e cominciava a uscire dallo stordimento. Il pallore era preoccupante e contrastava ancora di più con il verde dei suoi occhi. Chevalier le tenne le mani mentre cercava di liberarsi per tirar via le bende. Sapeva che la ferita al collo doveva farle male. Emily cercò di tornare lucida. Doveva avvertirli che c’era un heku con lei nella stalla, doveva dirlo a Chevalier, ma il dolore al collo le impediva di parlare. La mente le diceva di andar fuori, di scappare, ma qualcosa la stava trattenendo. Le mani erano legate, sentiva che erano bloccate e sembrava non riuscisse a rompere i legami. Doveva liberarsi, la mente lottava per liberarsi dalla nebbia e chiedere aiuto. “Aiuto,” biascicò, cercando di liberare le mani dalla stretta di Chevalier. “Sei al sicuro, sono qui.” Era preoccupato per la sua agitazione. “Il collo.” Gettò la testa di lato, cercando di alleviare il dolore bruciante. “Lo so,” le sussurrò e notò che c’era un po’ di sangue sulla garza, ma non molto. Lei gemette. Chevalier le tenne le mani tutta la notte continuando a controllarla. Il colore non migliorò, ma finalmente sprofondò in un sonno tranquillo. Ogni tanto, cercava di togliere le bende dal collo, ma la voce di Chevalier la tranquillizzava. Solo all’alba sentì bussare alla porta. “Avanti” mormorò e vide Kyle entrare nella stanza. Sembrava tirato e preoccupato per Emily. “Come sta?” Chiese guardandola. “Un po’ meglio. Cos’hai scoperto?” Era ansioso di sapere. “È un Valle.” Gli occhi di Chevalier si strinsero. “Ce ne sono altri qui. Non ho ancora ottenuto i nomi da lui, ma li avrò.” La voce era gelida. “Gli era stato detto solo di trovare Emily, ma il suo profumo era troppo forte e l’ha sopraffatto.” “Appena potrò lasciarla… andrò a parlare con lui,” disse minaccioso. Kyle lasciò la stanza. Chevalier poteva solo immaginare a quali torture Kyle e Travis stessero sottoponendo il Valle, e sperava che fossero orrende. Volto lo sguardo verso Emily quando la sentì ansimare. “Tiralo via,” urlava, tentando di liberare le mani. Chevalier continuò a tenergliele delicatamente e la fissò negli occhi: “Lascia stare, Emily.” “Brucia, Chev, aiutami.” Aveva gli occhi imploranti. “Non sono le bende.” Rabbrividì quando Emily inarcò la schiena urlando. “Guardami!” le ordinò. I suoi occhi, accusatori e arrabbiati, incontrarono quelli di Chevalier. “Ti hanno morso forte e male, abbiamo preso quello che l’ha fatto, ma il tuo collo è messo piuttosto male e hai perso un sacco di sangue.” Sperava di riuscire a farle capire. “Brucia.” La voce era stanca. Chevalier annuì, in quel momento non era in grado di parlare. Emily si lamentò forte e serrò gli occhi. “Emily, devi prendere queste pillole.” Le tenne le mani con una delle sue e la aiutò ad alzarsi con l’altra. Le diede due pillole da ogni boccetta e le tenne il bicchiere mentre beveva. Quando fu di nuovo adagiata comoda, le lasciò andare le mani, ma tenne la sua vicino. Emily alzò una mano al collo, ma non cercò di togliere le bende. Emily trattenne il respiro quando la mano toccò la ferita. I suoi occhi incontrarono quelli di Chevalier, pieni di lacrime: “Perché?” Chevalier scosse la testa: “Lo sapremo presto.” “Sono così stanca.” Emily chiuse gli occhi. “Dormi, allora, ti sentirai meglio quando il tuo corpo avrà ricostituito il sangue perso.” Non era sicuro che avesse sentito, si era addormentata profondamente. Emily sentiva le voci, come in un sogno. “Sai che il suo profumo è diventato più forte… più… invitante,” diceva Kyle. “Sì, l’ho notato.” “È difficile resistere, non come scusa per quella forma di vita inferiore, ma solo come osservazione.” “Sospetto sia stato il sole, la vitamina D, come dice lei.” Chevalier stava sussurrando. “Il Valle ci ha dato due nomi: Emanuel e Paul. Abbiamo già rintracciato Paul, ma finora sembra che non riusciamo a trovare nessuno nel Clan che si chiami Emanuel.” Kyle sembrava stanco. “Sia Paul sia Ian sono in prigione, anche se Ian non parlerà più tanto presto.” Sembrava fiero: “Farò venire degli antibiotici, quella ferita non ha l’odore giusto.” “Buona idea, non farà male procurarsi anche dell’acqua ossigenata, per pulirla.” Le voci svanirono e le dimenticò. *** “Prendi ancora queste,” Chevalier le tese quattro pastiglie. Emily le inghiottì con un bicchiere di succo d’arancia e incrociò le gambe, sedendosi sulla sedia. “Ok. Ora fammi vedere.” Cominciò a togliere la benda dal collo. Lei trasalì per le fibre della garza attaccate alle grandi croste. “Mmm,” fece lui, guardando la ferita. “Va meglio?” gli chiese Emily, guardando fuori dalla finestra. “Beh, è difficile dirlo, ma penso che l’infezione non ci sia più.” Prese una benda nuova e cominciò a riavvolgerle il collo. “Forse sei tu e non Kyle quello che si merita un aumento.” Disse Emily con un mezzo sorriso. “E perché mai?” Si stava concentrando a mettere la benda in modo che coprisse tutte le ferite. “Compensazione per lo stress extra.” Cercò di ridere ma il collo bruciò per il movimento. Chevalier sorrise: “Smettila di ridere, o farai riaprire la ferita… e io mi considero pienamente ricompensato.” “Uffa.” Emily trasalì di nuovo: “Per quanto continuerà a bruciare?” “Per un bel po’, temo, ti ha preso proprio bene.” Si sedette a guardarla, finalmente c’era un po’ di colore sulle labbra, anche se era ancora piuttosto pallida. “Hai mandato via Kyle per farlo riposare un po’?” Aveva insistito che Kyle andasse a riposarsi quando lo aveva visto. Aveva i vestiti strappati e sembrava esausto. Chevalier sapeva che aveva passato un bel po’ di tempo con i Valle, e non invidiava per niente i nemici. “Sì, è partito stamattina per la terraferma,” disse e vide che Emily sembrava sollevata. Emily sospirò: “Vai pure, Chevalier, io sto bene qui. So che non stai nella pelle perché vuoi andare a parlare con i Valle, vai e basta.” Gli sorrise e afferrò il suo libro dal comodino. “Sei sicura?” le chiese Chevalier, ma si stava già alzando. Emily annuì e gli fece segno con la mano di andarsene, con gli occhi già sul libro. Chevalier sorrise tra sé mentre usciva dalla stanza. Erano sei lunghi giorni che aspettava di parlare con gli heku dei Valle personalmente e la sua eccitazione lo portò giù ancora più velocemente. Si trovò nella segreta dove c’erano le celle in pochi secondi. Travis lo guardò e fece segno alla guardia di tirarsi indietro. “Fuori,” disse Chevalier alle guardie, che si inchinarono e uscirono dall’area delle celle. Gli urli echeggiarono per tutto il castello. Emily sussultò, ma cercò di concentrarsi sul suo libro e ignorare quel suono raggelante. Continuò senza interruzione per ore. I servitori heku si guardavano l’un l’altro ad occhi spalancati e un visitatore fece dietro-front, correndo via dall’ingresso del castello. Quando sembrava che le urla si affievolissero, ricominciavano poco dopo, ancora, più forti. Emily si stese e si tirò il cuscino sulla testa per cercare di attutire il rumore. Gli heku nel castello avevano smesso di lavorare ed erano usciti nei corridoi per guardarsi nervosamente l’un l’altro. Le due guardie all’ingresso delle celle erano sulle spine. Avrebbero voluto entrare ad aiutare, avrebbero voluto vedere esattamente cosa succedeva quando il Giustiziere arrivava al limite. Travis stava in cucina in silenzio. Era entrato per parlare con Gordon quando erano cominciati gli urli, ma Gordon era uscito presto, mormorando qualcosa sull’andare a casa sua. Travis stava sorridendo, anche lui, come le guardie di sotto, avrebbe voluto entrare ad aiutare il suo comandante. Quando Chevalier uscì dalla porta, le due guardie gli sorrisero. La camicia era impastata di sangue, ma il viso era esuberante. Aveva un sorriso malizioso mentre saliva le scale. Le due guardie entrarono nella cella e trattennero il fiato. Il sangue copriva ogni centimetro di spazio. Un heku sedeva tremante in un angolo, ma non c’era più traccia dell’altro. Scortarono Paul alla sua cella, mentre parlava vaneggiando di coniglietti: era impazzito. Chevalier andò prima nella sua camera per fare la doccia e cambiarsi, sapeva di apparire grottesco e immaginava che Emily non avesse bisogno di vederlo in quello stato. Si sentiva così vivo, i suoi sensi era più acuti e poteva sentire il suono di un heku che sospirava dall’altra parte del castello. Lasciò che l’acqua calda della doccia scorresse su di lui e si concentrò su Emily e sul suono ritmico del suo cuore nella stanza accanto. Sorrise e si infilò una vestaglia, poi entrò nel letto con lei e se la tirò vicina, gettando da parte la vestaglia. Emily si agitò leggermente quando le tolse i cuscini dalla testa e li appoggiò di lato al letto. Chevalier inalò a fondo, il suo profumo era tornato normale e stava crescendo ogni giorno, mentre il suo corpo produceva più sangue. Le baciò delicatamente la fronte e sorrise quando Emily fece una smorfietta, continuando a dormire. Appena dopo l’alba, Emily si svegliò all’improvviso e si sedette. Mani forti la presero e la tirarono giù di nuovo nel letto. Chevalier la baciò dolcemente: “Incubo?” Lei si limitò a rannicchiarsi più vicino a lui, mentre lui le passava le dita tra i capelli. “Allora oggi vengo dimessa?” gli chiese, sbadigliando. Chevalier sorrise, “Devo vedere come va il tuo collo, prima di risponderti.” Emily fece una risatina: “Non importa, non posso restare chiusa qua dentro un altro giorno.” Chevalier le baciò la testa: “Oh, e pensi di potertene andare, se io dico di no?” Emily gli rivolse un ampio sorriso: “Certo che sì.” “Ho appena fatto sostituire quelle sedie. Per favore evita di cercare di menomare qualcuno questa volta, ok?” Non la lasciò rispondere, premendole le labbra sulle sue. Chevalier chiuse gli occhi e la cercò con i suoi sensi. Godeva delle sue emozioni e del modo pieno di passione con cui affrontava qualunque cosa. Per ora era rilassata e felice e lui sorrise. Quando Emily si mise a sedere, la sua concentrazione si ruppe. Alzò un sopracciglio e la guardò. “Dai, forza, finiamola. Voglio uscire con Patra,” disse lei, svolgendo la garza dal collo. La visione delle ferite sul suo collo faceva sempre riaffiorare la sua ira, represse a fatica un ringhio e guardò attentamente, “Ok, lo ammetto, il gonfiore è diminuito e sembra vada meglio. Penso che tu possa andare.” Emily lo baciò piano: “Ottima scelta.” Filò giù dal letto per andare il bagno per prepararsi. Anna aveva già preparato le garze pulite e se le mise velocemente intorno al collo. Sapeva che il profumo del suo sangue rendeva nervosi gli heku. Si assicurò di aver coperto tutto per quanto possibile prima di mettersi i jeans e la maglietta, poi tornò in camera. Gordon aveva lasciato un vassoio pieno di pancake, ma l’odore le fece venire la nausea, quindi lo ignorò e andò verso la stalla. *** Kyle stava arrivando tranquillamente per vedere i progressi di Emily quando la vide in piedi nel cortile posteriore, che fissava la stalla, “Giorno, Em.” Lei non rispose. Con un’espressione preoccupata si avvicinò a lei, notando che aveva gli occhi fissi sulla stalla. Kyle ne seguì lo sguardo e guardò nella stalla vuota, “Emily?” Quando Emily non rispose, la guardò più attentamente. Il corpo era rigido e stava respirando affannosamente. Entrò nella stalla e si guardò attorno. Usò i suoi sensi per capire se c’era qualcosa di diverso dal solito, ma non trovò nulla. Tornò da lei e le prese un pugno, aprendolo: “È tutto ok, non c’è niente lì.” Kyle la tirò leggermente per la mano, conducendola verso la stalla, ma i suoi piedi erano fermamente piantati nel terreno e non si mosse. “Vieni, dai, è tutto ok.” Tirò più forte e lei fece un passo esitante in avanti. La tirò ancora, facendole fare un altro passo. “Kyle, basta.” Mormorò. “Ci sono qui io, vieni.” La tirò avanti un altro passo, ignorando il panico nei suoi occhi. Cercò di fargli aprire la mano che la tratteneva, mentre la obbligava a fare un altro passo in avanti. “Lasciami andare.” “No,” rispose lui, obbligandola a fare un altro passo. “Andremo nella stalla.” Chevalier apparve di fianco a lei in un attimo. Gli occhi rabbiosi si volsero verso Kyle che le tirava il braccio. “Cosa sta succedendo qui?” “Stiamo andando nella stalla.” Disse Kyle, tirandola avanti un altro passo, mentre le unghie di Emily gli lasciavano solchi sulla mano. Emily ignorò Chevalier, gli occhi pieni di paura erano fissi sulla stalla. “No.” “Lasciala andare,” ordinò Chevalier. “Con il dovuto rispetto… no.” Kyle le fece fare un altro passo. “Non è pronta,” disse Chevalier, mettendo la mano sulla spalla di Kyle. “Sì che lo è,” disse lui, tirandola avanti ancor un altro passo. Apparve del sangue sulla sua mano dove Emily stava piantando le unghie per liberarsi. Chevalier esitò e poi andò verso la porta della stalla. Sapeva, nel profondo, che Kyle aveva ragione. Più tempo ci metteva a tornare dai suoi animali, più difficile sarebbe stato. “Sono qui, Em, vieni da me,” disse, mentre Kyle la tirava più vicino. “No!” Emily urlò e Travis apparve al suo fianco. Guardò stranito Kyle e Chevalier, poi indietreggiò per restare vicino alla porta. “Vieni avanti, va tutto bene, siamo entrambi qui,” disse Kyle, facendo un altro passo. Chevalier apparve sulla porta con Patra, che scalciava rabbiosamente verso di lui; Chevalier sorrise: per qualche motivo la giumenta lo detestava. “Stop.” Pregò Emily arrivando a poco più di un metro dalla stalla. Kyle allentò la pressione sul suo braccio e la lasciò calmare per qualche minuto. “Solo ancora pochi passi.” Le lasciò andare la mano e le mise un braccio intorno alla vita prima che potesse scappare, poi fletté la mano graffiata. Il sangue si era già fermato e la pelle stava guarendo, “Dai vieni, c’è Chevalier lì, e Patra vuole allontanarsi da lui.” Emily fece un timido passo, con gli occhi fissi sulla giumenta. Patra tirava le redini, cercando di avvicinarsi a lei, ma Chevalier le fece fare qualche passo indietro nella stalla. Emily poteva sentire il cuore batterle forte nel petto mentre si avvicinava alla stalla. C’era un velo di sudore sulla sua fronte e sentiva che il respiro era fuori controllo. Pensò di lottare contro Kyle. Immaginava di potergli sfuggire, ma era sicura che l’avrebbe raggiunta subito. Fece un altro passo in avanti, ma l’odore della stalla, che una volta amava realmente, la riempì di paura e la ferita sul collo cominciò a pulsare. Kyle fu irremovibile e presto Emily si trovò dentro. A qualche passo dalla porta, i suoi occhi caddero sulla paglia dove era stata assalita la settimana prima. Era fresca e pulita e si rese conto che Kyle l’aveva cambiata. Andò avanti, allontanandosi da Kyle e andò da Patra, seppellendo il viso nel collo del cavallo. Kyle e Chevalier fecero un passo indietro verso le pareti della stalla osservandola. Emily mise e braccia attorno al collo del cavallo. “Buon giorno, ragazza,” le sussurrò. Patra mordicchiò i suoi lunghi capelli rossi e Emily rise. Dopo qualche minuto, Kyle e Chevalier uscirono dalla stalla e si incontrarono con Travis sulla porta. “Stai vicino alla porta ma non entrare a meno che ci siano guai,” gli disse Chevalier. Travis annuì e si girò per tenere d’occhio la stalla. Non ci volle molto perché Emily sentisse la vecchia sensazione esilarante che le dava lavorare con gli animali. Lasciò uscire i cavalli nel corral e guardò per un po’ il puledro che giocava prima di andare a prendere un po’ di fieno per le mucche. Sentiva la ferita al collo che tirava dolorosamente mentre sollevava una balla di fieno e imprecò quando sentì le bende: c’era del sangue che stava filtrando. Decise di occuparsene dopo e caricò, insieme al fieno, un blocco di sale per le bestie. Andare sul trattore era sempre divertente e l’apprezzò anche quel giorno. Respirò a fondo e sorrise. Chapter 16 : Capitolo 16 Chevalier uscì dal suo ufficio e si guardò intorno. Tutto era tranquillo. Non succedeva niente di preoccupante da oltre due mesi. Si diresse verso la camera di Emily per vedere se era lì. Aveva allenato i suoi sensi abbastanza da escludere le emozioni comuni che lei provava, come ultimamente avveniva sempre. Era anche in grado di sentire le voci nei suoi sogni e lo trovava affascinante. Emily non era in camera, ma le tende pesanti erano tirate di lato e il sole brillante filtrava dalla porta sul balcone. Uscì sul balcone e poi si bloccò di colpo quando lo sguardo cadde su tre figure sul prato. Emily era sdraiata sul prato, sulla fitta erba verde. Travis era sopra di lei, con i denti sul suo collo e Kyle era spostato di lato e osservava. La rabbia infuriò dentro di lui mentre saltava dal balcone del secondo piano e atterrava, lasciando segni profondi nell’erba soffice. Corse sfuocando verso di loro e strappò via Travis, lanciandolo abbastanza lontano da farlo atterrare sul lato del castello, con le rocce che si sbriciolavano sotto di lui. Kyle fu da lui prima che potesse arrivare a Emily: “Chevalier, non è quello che pensi,” ma fu spinto di lato. Emily si alzò in piedi velocemente e mise le mani sul viso di Chevalier: “Fermati, Chev, fermati… va tutto bene.” Lo guardò fisso e gli occhi verdi lo calmarono. Riuscì a reprimere la rabbia abbastanza a lungo da capire che non era ferita. Le ispezionò velocemente il corpo. Il collo era a posto, quindi guardò oltre il reggiseno sportivo giù ai muscoli del suo addome piatto e lungo la curva delicata della vita: nessuna ferita. I pantaloncini tagliati corti erano bassi in vita e i suoi occhi scivolarono giù senza notare ferite lungo le gambe. Fece un passo indietro, confuso. Lei gli toccò dolcemente il viso: “È tutto ok, Chev, sinceramente.” Travis ritornò risistemandosi la schiena e si tenne ben lontano da Chevalier. “Chevalier, non è come pensi. Stiamo insegnando a Emily qualche mossa di autodifesa, è tutto,” disse Kyle, andando vicino a Travis. Chevalier scosse la testa: “Cosa state facendo?” “Autodifesa, è tutto,” disse Emily, allontanandosi da lui e sorridendo. “Ma… ti stava mordendo…,” gli girava la testa. “Non è vero!” disse Travis, offeso. “Stavamo provando una posizione diversa… è inutile insegnarle a difendersi da un heku se non rendiamo la situazione la più realistica possibile.” “Guarda, Chev!” disse Emily, fiera: “Vieni Travis. Facciamogli vedere quello che abbiamo appena fatto.” Travis esitò e passò alla larga da Chevalier mentre si avvicinava a Emily. Gli occhi erano guardinghi mentre la afferrava da dietro, con un braccio intorno alla vita e l’altro in alto sul petto. Continuò a osservare attentamente Chevalier mentre appoggiava i denti sul collo di Emily. Notò che Chevalier si irrigidiva e si chinava leggermente, ma non attaccava. Rapidamente, Emily scalciò all’indietro e il piede colpì il ginocchio di Travis, mandandolo fuori posto, poi si lasciò cadere e rotolò via mentre lui piombava sull’erba. Travis emise un gemito e si afferrò la rotula dislocata, spingendola a posto con un rumore stridente. Sussultò e poi si rimise in piedi lentamente. Emily era già in piedi che sorrideva a Chevalier. “Visto!” disse tutta orgogliosa. Chevalier era scioccato: “Perché non ci ho pensato….” “Non garantiamo che funzionerà contro un vero assalitore ma Travis ha detto che è piuttosto doloroso e che ci penserebbe su due volte,” aggiunse Kyle. “Sì… fa un male cane per qualche secondo. Abbiamo pensato che le potrebbe far guadagnare un po’ di tempo, in attesa di aiuto.” Ora era in piedi diritto, il ginocchio completamente guarito. “Ok, ora torna dov’eri.” Ordinò Kyle Travis esitò e poi si mise ancora sopra Emily mentre era stesa al suolo. Osservò Chevalier attentamente prima di riportare i denti sul suo collo. Kyle li studiò e sospirò: “Sto pensando, ci deve essere un modo. Emily riesci ad arrivare con un piede al suo ginocchio?” Alzò il ginocchio ma non fu in grado di arrivare col piede alla sua rotula: “Non credo.” Chevalier ringhiò: “Lascia fare a me, Travis.” Travis si affrettò goffamente ad alzarsi in piedi e Chevalier prese il suo posto, con la gelosia che finalmente si placava. Le mise i denti sul collo, sorrise e le baciò il collo. Emily gli diede una pacca sul braccio: “Comportati bene!” Travis si inginocchiò vicino a loro, studiando la posizione delle braccia e delle ginocchia. “Posso dargli una ginocchiata,” disse Emily, alzando leggermente in ginocchio. “Quello non fermerebbe un heku affamato.” Disse Kyle, piegandosi a guardare. Travis si avvicinò di più: “Riesci a mettere le mani sulla sua testa?” Emily allungò le braccia e mise le mani ai lati della testa di Chevalier. “Ecco, Travis, bell’idea!” disse Kyle: “È l’elemento sorpresa che lo farà funzionare. Se sapesse che sta arrivando potrebbe fermarla, ma dubito che qualcuno penserà a una cosa del genere.” “Cosa?” chiese Emily, dando un buffetto a Chevalier quando le baciò di nuovo il collo. Emily si concentrò su Kyle, che stava dimostrando la mossa dietro la schiena di Chevalier, poi fece una smorfia: “Seriamente?” “Tutto l’addestramento funzionerà solo se sappiamo che riesci a farlo” aggiunse Travis, alzandosi. Chevalier sentì il corpo di Emily che si tendeva un attimo prima che la sua tesa fosse girata di colpo di lato e risuonasse il crack delle vertebre per tutto il prato. Ringhiò e rotolò via da lei, risistemandosi la testa e rimettendo a posto le vertebre. “Stai bene?” Emily era accucciata al suo fianco, preoccupata. “Sto bene, dammi un minuto.” Il dolore stava diminuendo velocemente e sentiva le ossa che si riformavano correttamente nel collo. “Dannazione, Em.” “Mi dispiace tanto.” Emily si alzò e lanciò un’occhiataccia a Kyle e Travis che stavano ridendo. “No, no, va bene.” Chevalier si alzò e ridacchiò: “Solo, non me l’aspettavo.” “Diciamo allora che questo esercizio ha funzionato… il trucco è che l’heku non saprà che sta arrivando,” disse Kyle alla fine. “Magari possiamo provare un attacco al polso?” “Nessuno cercherà i suoi polsi… i maschi, almeno,” disse Travis e poi si bloccò girandosi a guardare Chevalier. Emily arrossì ricordandosi che Chevalier le aveva detto che cercava sempre il collo se trovava la donatrice attraente. “Credo che tu abbia ragione,” disse Kyle, continuando a riflettere. “Inoltre non si può controllare il corpo se ci si concentra sul polso. Prendendo il collo, hai tutto il corpo contro il suo.” Chevalier emise un brontolio sordo, ma Kyle lo ignorò. “Femorale?” chiese Travis. “Di solito funziona solo consensualmente. Non riesco ad immaginare di cercare la femorale mentre tenti di controllare una vittima ostile.” Kyle stava riflettendo. Chevalier cercò di ricordare che non stavano parlando direttamente di sua moglie, ma lo trovava difficile e era sulle spine. Oltre a tutto si rendeva conto fin troppo bene di quanta pelle stesse mostrando Emily. “Proviamo un attacco che non sia per nutrirsi,” disse Kyle. “Vero… buona idea,” Travis concordò. “Cosa? Perché?” “Solo una precauzione, Emily,” le disse Kyle e si girò a fare un cenno a Chevalier. “Lei starebbe correndo, probabilmente, no?” Travis disse, concentrandosi su Emily. ”Si, probabilmente… corri Em, e, Chevalier, tu la immobilizzerai e ci lascerai dare un’occhiata.” Presero posizione. Emily ansimò vedendo lo sguardo negli occhi di Chevalier e si girò per correre. Non aveva fatto un metro che lui la afferrò da dietro e la sollevò da terra, con le mani intorno alla vita. “Perfetto, ora immobili,” Kyle si avvicinò per studiare le loro posizioni. Emily cercò di colpirgli il ginocchio, ma non riusciva a raggiungerlo e le mani erano bloccate ai lati dalle braccia di lui. Si divincolò e lo sentì ridacchiare. Travis studiava le opzioni da dietro. “Abbastanza facile… ti ho tenuta così una volta…” disse Kyle, facendo un cenno ad Emily. Dopo quell’imbeccata, Emily portò la testa in avanti e poi la sbatté forte indietro sul naso di Chevalier. Travis trasalì quando sentì il forte crack. Chevalier lasciò andare Emily di colpo, e lei cadde a terra, atterrando forte sul sedere, mentre lo guardava. “Ahi!” Urlò Chevalier, riaggiustandosi il naso. Emily non ne era sicura, ma le sembrava che avesse imprecato in un’altra lingua. “Va tutto bene, questo ha fatto un po’ male,” le disse sorridendo, col naso completamente guarito. “Ma te la farebbe lasciare, se volessi veramente tenerla?” chiese Kyle? “Quando l’ha fatto a me, l’unico motivo per cui sono riuscito a tenerla è che lei è rimasta più sbalordita di me e si è immobilizzata.” Travis cercava di non ridere. “Nessun dubbio che funzionerebbe con un mortale… con un immortale, però, se volessi veramente tenerla, non credo che la lascerei.” Chevalier la guardava attentamente. “Perché preoccuparsi dei mortali?” chiese Emily. Notò che i tre heku si scambiavano un’ occhiata veloce. “Cos’è che non mi state dicendo?” Si mise le mani sui fianchi. “Paul ci ha detto che ci sono dei donatori che lavorano per i Valle. Dobbiamo essere pronti a tutto,” spiegò Chevalier, avvicinandosi a lei. “Paul?” “Uno dei Valle che abbiamo giù nella nostra cella” le rispose Kyle. “Ancora? È ancora lì?” Emily fece una smorfia. “Che cosa dovremmo farne? Non possiamo lasciarlo andare,” intervenne Travis. “Prossima mossa,” disse Kyle, cambiando argomento. Chevalier afferrò Emily senza preavviso e se la gettò sulla spalla, mordicchiandole scherzosamente il fianco. “Quanto lo odio questo!” Si sentiva una bambina. Guardò verso Kyle, con la faccia scura, quando lo sentì ridere. “È difficile liberarsi da questa posizione, non ci sono parti vitali esposte,” disse Kyle, studiando la nuova posizione di contenimento. “Ok… mettimi giù,” disse Emily, ma Chevalier non la lasciò andare. Emily si curvò verso il basso e gli morse la schiena. “Ahi, dannazione Emily, smettila,” disse, sorridendo. “Mordere un immortale non funzionerà,” disse Travis, serio e poi alzò gli occhi quando Chevalier sogghignò. “Non credo che quello fosse a scopo di addestramento.” Spiegò Chevalier, sorridendo. “Oh!” Travis sorrise distogliendo lo sguardo imbarazzato. “Emily, fino a che punto riesci a gettarti indietro?” chiese Kyle, ignorando gli altri due. Il corpo di Emily si tese e Chevalier poté sentire la forza nel suo addome quando sollevò il torso dalla sua spalla e si gettò all’indietro. Chevalier non era pronto all’improvviso spostamento del peso e quasi la lasciò cadere quando lei sbatté contro le sue cosce. “Ahi!” si lamentò Emily e Chevalier la abbassò delicatamente al suolo. Lei si afferrò un ginocchio: “Fa male!” “Mi dispiace, Em.” Chevalier si abbassò a massaggiarle il ginocchio. “Lo spostamento improvviso del peso mi ha gettato in avanti, ma non ti avrei lasciata andare e non mi ha fatto male per niente.” “Mmm, era solo un’idea,” disse Kyle, osservandoli e continuando a cercare una soluzione. “Fatemi vedere: Travis, afferra Kyle,” disse Chevalier. Sia Travis sia Kyle lo guardarono per vedere se era serio e poi eseguirono l’ordine. Travis si gettò facilmente Kyle sulla spalla, anche se erano alti uguali. “Beh, vediamo di non tirarla per le lunghe,” disse Kyle, irritato. Emily perse il controllo e cominciò a ridere nervosamente da terra. “Non ti preoccupare, il tuo sedere per aria non è attraente come quello di Emily, mi sbrigherò,” rispose Chevalier. Emily arrossì di nuovo alla strana espressione sul viso di Travis, sembrava a disagio. “Kyle fai quello che ha fatto Emily, ma aggancia il braccio intorno alla sua testa mentre lo fai,” disse Chevalier, in piedi dietro ai due. “E se gli stacco la testa?” chiese Kyle. “Già, vero… Emily, scambiati di posto con Kyle.” “E se gli stacco la testa?” Chiese Emily sarcastica. Chevalier rise: “Fallo e basta.” Emily sospirò e si alzò in piedi mentre Kyle ricadeva agilmente in piedi. Travis la sollevò delicatamente e se la gettò sulla spalla, con gli occhi che guardarono fissi in avanti quando sentì la pelle morbida sul collo. “Ok, Em, aggancia la sua testa mentre ricadi all’indietro.” Chevalier non era più geloso, si stava concentrando su come i suoi movimenti si sarebbero ripercossi su Travis. A Emily sfuggì un gemito mentre si tirava su diritta, agganciava il gomito intorno alla testa di Travis e si gettava indietro. Travis perse l’equilibrio e cadde in avanti, finendole pesantemente addosso e facendole mancare il fiato. L’heku si tirò in ginocchio velocemente via da lei. “Respira, Emily,” disse Travis, aiutandola mettersi seduta. Kyle e Chevalier si inginocchiarono anch’essi vicino a lei. Emily fece loro cenno con la mano mentre si sforzava di riprendere fiato: “Sto bene,” riuscì a dire dopo un bel po’. “Beh… questo non funziona,” disse, sconsolato Travis, e aiutò Emily a rimettersi in piedi. “Facciamo una pausa prima che Em si faccia male,” suggerì Kyle. “Vediamo se riesco a trovare un modo per liberarsi da quella presa.” “Sì… è una buona idea,” disse Emily, camminando rigidamente verso la casa. Le faceva male ogni muscolo del suo corpo, dopo quell’ultima caduta. Chevalier si girò verso Travis e Kyle: “Grazie.” Entrambi si inchinarono e se ne andarono, mentre lui correva per raggiungere Emily. La prese in braccio delicatamente e la portò su per le scale: “Stai bene?” sussurrò. Emily si limitò ad annuire. Mentre entrava nella stanza, sentì le porte che si chiudevano dietro di lui e spostò le mani così che fossero intorno alla sua vita, sollevandola dal pavimento. “Stai bene sul serio?” Lei sorrise, gli strinse le gambe intorno, gli mise le mani dietro al collo e poi premette le labbra contro quelle di lui. Chevalier si girò e la spinse contro il muro, restituendole il bacio. *** Emily entrò nella vasca idromassaggio e trasalì quando l’acqua calda le bruciò la pelle, ma continuò ad immergersi nell’acqua piena di bollicine. Sospirò e si appoggiò alla parete della vasca, rilassata. “Bene, questa è una prima assoluta, mi hai rovinato la casa,” disse Chevalier sedendosi accanto a lei, mentre cominciava a massaggiarle il collo. Emily sogghignò: “Beh, chi aveva bisogno di quella lampada sul muro?” “Stai bene, veramente? Travis ti ha colpito piuttosto duramente.” “Sì, sto bene, ma credo che tu mi debba delle spiegazioni,” disse tenendo gli occhi chiusi. “Oh?” “Ti aspetti altri problemi?” “Niente che io sappia, ma non sapevamo dell’attacco di Ian finché non è stato troppo tardi,” disse piano. Emily annuì. Quando la pelle si scaldava, le cicatrici sul collo sembravano più evidenti sulla sua pelle. Erano sbiadite parecchio negli ultimi due mesi ed erano quasi invisibili la maggior parte del tempo. “Sono stati bravi a pensare di insegnarti un po’ di autodifesa, comunque,” disse Chevalier, tranquillamente. “Sì, veramente. Credo solo che dovrebbero trovare un sistema per farlo senza di me.” Chevalier sogghignò: “Non è così che funziona.” Lei gli diede un’occhiata: “Sto bene Chev, veramente. So che hai del lavoro da sbrigare. Uscirò da qui più tardi e magari andrò a fare un giro con Patra.” Ci pensò un attimo: “Porta Kyle con te però, ok?” Lei annuì e Chevalier uscì dalla stanza. Una volta che i muscoli si furono rilassati, Emily uscì dalla vasca e si vestì velocemente, sapendo perfettamente che non stava andando verso la stalla. Fu contenta di vedere che la sua anticamera era vuota mentre andava furtiva nel corridoio e giù per le scale, senza essere notata. Trattenne il fiato e corse velocemente per raggiungere il corridoio buio che portava alla prigione. Aveva seguito un giovane heku quando era stato assegnato per la prima volta al servizio di guardia, quindi conosceva a memoria la strada. Spinse le pesanti porte di legno e sorrise quando due heku sconosciuti si girarono verso di lei, spalancando gli occhi. “Lady Emily?” disse uno dei due, nervosamente. “Buon pomeriggio, signori.” Emily sorrideva dolcemente. Per quanto odiasse ammetterlo, sapeva di poter ottenere tantissimo con quel sorriso. “Non dovresti essere giù qui, Bambina,” balbettò l’altra guardia, senza sapere se aveva il permesso di dirglielo. “È ok, ho il permesso,” puntandogli contro gli occhi verdi. La guardia annuì, ancora incerta, e la osservò mentre andava verso le celle di detenzione. “Mmm.” Guardò le celle intorno. “Chi di voi è Paul?” “Non è completamente in sé, Lady Emily,” le disse una delle guardie. “Cosa c’è che non va in lui?” La guardia guardò l’altra e poi di nuovo Emily: “ Lui, ehm... è impazzito, credo, in qualche modo. Borbotta un sacco tra sé e sé.” Emily fece una smorfia e si girò verso l’heku che era seduto sul pavimento della sua cella, e parlava con una tavola. “Fatemi entrare,” disse alla guardia più vicina. Questo trattenne il fiato, con gli occhi spalancati: “Lady Emily, non posso assolutamente!” “Perché no?” Chiese dolcemente. “È pericoloso… cosa succederebbe se…” La guardia rabbrividì. Emily diede un sospiro e si sedette a gambe incrociate sul pavimento davanti alla cella. “Paul?” chiese piano. Lui alzò lo sguardo e le sorrise con cattiveria “Emily.” Emily dovette lottare contro il desiderio di scappare. Gli occhi erano cattiveria pura e il suo sorriso le mandava i brividi giù per la schiena. “Vuoi parlare con me?” chiese, dopo essersi calmata i nervi. Lui strisciò verso di lei e inalò accanto alle sbarre, “Emily,” disse di nuovo, con gli occhi chiusi mentre assaporava il suo profumo. Si fece passare la lingua sui denti e sospirò. “Vuoi parlare con me?” Ripeté lei. “Sì,” sibilò lui, guardandola negli occhi. Paul si era seduto vicino alle sbarre, spingendosi contro per avvicinarsi il più possibile a lei. Lei si chinò un po’ in avanti e sussurrò: “Sai chi sono?” Lei annuì e guardò il suo collo. “Chi sono?” chiese. “Lady Emily, una Winchester e nipote del…” Inalò di nuovo e quando li riaprì, gli occhi erano affamati, “mio Padrone.” “Ulrich è il tuo padrone?” Annuì, con gli occhi che seguivano l’alzarsi e abbassarsi del suo petto mentre lei respirava. “Ti ha mandato per controllarmi o per riportarmi da lui?” Cercava di ignorare la sensazione dei suoi occhi su di sé. “Mmm, Emily.” La lingua sporse e toccò l’aria, poteva quasi sentire il sapore. “Rispondimi o me ne vado.” Decise di tentare quell’approccio. “Per riportarti indietro,” disse, ora guardando il pulsare della piccola vena sul suo polso. “Ha detto perché?” “Mmm, lascia che ti assaggi, Bambina.” Allungò la mano, ma lei si ritrasse. “Rispondimi.” “Tu sei sua, appartieni al mio Padrone e lui rivuole quello che è suo,” sibilò. “Ora che hai fallito, tenterà di nuovo?” Tremò al modo in cui la guardava e le venne la bocca secca. “Mmm, sì tenterà ancora.” Inalò di nuovo e il corpo si contorse: “Io ti porto da lui, lui mi lascia assaggiare, credo…” Ci fu un forte rumore quando una delle guardie colpì le sbarre della cella di Paul con un tubo di metallo. “Non le parlerai in quel modo o ti ucciderò io stesso, demonio.” “Il Padrone vi verrà a prendere perché l’avete tenuta solo per voi,” gli disse Paul e poi si girò di nuovo verso Emily. La lingua scattò fuori di nuovo verso di lei, assaporando l’aria intorno a lei. “Si nutrono da lei, dovrebbero condividerla,” disse, ispezionandole il viso con un sorriso crudele. “Non lo fa nessuno, qui e se mai vedrai nuovamente Ulrich, puoi dirgli da parte mia che nevicherà all’inferno prima che io vada da lui,” disse decisa Emily. “Ha anche un legame.” I suoi occhi scattarono verso il suo anello, “Legata a un immortale. Il Padrone lo sa.” “Bene, allora sa che non me ne andrò.” Si obbligò a fissarlo negli occhi, anche se la loro vista le faceva rivoltare lo stomaco. “Lo infrangerà… magari proprio con Paul.” Gli occhi scuri erano contenti e la lingua scorreva sulle labbra secche. “Che diavolo?!” gridò Travis, tirando in piedi Emily: “Cosa stai facendo giù qui?” “Volevo solo parlare con lui.” Cercò di tirar via il braccio, ma Travis non la lasciò andare. “Perry, vieni con me,” ordinò Travis a una delle guardie, mentre tirava rabbiosamente Emily lungo le scale. Emily smise di divincolarsi quando si fermarono davanti alla porta dell’ufficio di Chevalier e Travis bussò. “Entrate,” sentì ordinare Chevalier. Travis aprì la porta e spinse dentro Emily, abbastanza forte da farla sbattere contro la scrivania. Chevalier fu in piedi in un istante, guardando minaccioso Travis mentre entrava, seguito da Perry. Travis guardava Emily, ostile. “Cosa sta succedendo qui?” Ringhiò Chevalier. “Vuoi dirgli dove ti ho trovato?” Le sibilò Travis. Chevalier si girò verso di lei e sospirò: “Dove, Em?” “Volevo solo parlare con lui,” mormorò lei. “Chi?” Emily scrollò le spalle. “Era seduta a gambe incrociate di fronte alla cella di Paul, mentre lui…,” Travis fece una pausa e prese un profondo respiro. Chevalier ringhiò: “Cosa?” Travis si girò verso Perry: “Parola per parola,” ordinò. Perry, con gli occhi bassi, cominciò da quando Emily era entrata nell’area delle celle e con una memoria fotografica perfetta, ripeté esattamente tutto quello che era stato detto e cos’aveva fatto l’heku alla presenza di Emily. Emily trasalì, sembrava più brutto ripetuto a voce alta. “Fuori” sbraitò Chevalier, con gli occhi fissi su Emily. Travis e Perry lasciarono velocemente la stanza. “A cosa stavi pensando?” chiese Chevalier, appoggiandosi alla scrivania. “Avevo delle domande da fargli.” “E credi che non gliele abbiamo già fatte noi?” “Non ho dubbi, ma volevo sentire le risposte per conto mio.” Emily teneva gli occhi bassi. “Ti sei seduta vicino a lui e ti sei lasciata assaporare, Em.” La voce di Chevalier tremava. “Ho fatto cosa?” “È incivile, quindi non lo vedrai fare spesso. Quando un predatore è in agguato, usa tutti i sensi per godere più a lungo dell’uccisione. Quello che ha fatto è volgare e insultante.” “Ho ottenuto quello che volevo. Non mi interessa se voleva darmi una sniffata.” Strinse i denti e lo guardò negli occhi. “È la tua mancanza di istinto di autoconservazione che mi fa paura,” disse Chevalier, frustrato. “Non ero in pericolo. Ho fatto alcune domande e ho ottenuto delle risposte, questo è tutto.” “Non puoi lasciare che un heku ti tratti in quel modo, mai!” Chevalier stava urlando. “Non era un heku a caso che passava per la strada, era in cella, non poteva prendermi.” “Non è questo il punto, quello che ha fatto era disgustoso, e glielo hai lasciato fare.” Fece un passo verso di lei, con gli occhi furiosi. “Lasciato fare? Ti comporti come se avessi lasciato che mi afferrasse il sedere, Chev. Tutto quello che ho fatto è stato parlargli.” Il suo sangue irlandese cominciava a ribollire. “Vattene!” Sentiva che stava per perdere il controllo e non voleva assolutamente di ferirla di nuovo. Emily uscì dal suo ufficio come una furia, sbattendo la porta. Andò verso la porta d’entrata e corse verso la stalla. “Andiamo a cavallo?” chiese Kyle, quando la raggiunse. Emily si voltò verso di lui, che fece un passo indietro quando gli occhi verdi infuriati lo fissarono. “Ehi, che cosa c’è?” le chiese, in tono turbato. “Vuoi provarci anche tu?” ringhiò Emily, facendo un passo verso di lui. Kyle fece un passo indietro: “No? Cosa c’è che non va?” “A quanto pare sono stata assaporata da Paul.” Fece un altro passo minaccioso verso di lui: “Ne farai anche tu una tragedia?” Gli occhi di Kyle fiammeggiarono: “Come ha fatto a uscire dalla cella?” “Sono andata io da lui e ti sfido a dirmi che non dovevo farlo… forza, provaci.” Avanzò ancora verso di lui, con le mani strette a pugno. Kyle ringhiò e scomparve. Emily andò nella stalla, mise una sella a Patra, poi legò il puledro a una fune che girò intorno al pomello. Balzò in sella e uscì nel sole caldo del pomeriggio. *** Kyle scese nella zona delle celle e andò silenziosamente a mettersi vicino a Chevalier avanti alla cella di Paul, che stava farneticando sulla ‘ragazza appetitosa’. Chevalier era livido. “Si arrabbierà con te se lo fai, lascia fare a me,” disse Kyle, entrando nella cella. Chevalier non rispose. Emily era troppo lontana dal castello per sentire le urla. Emily riportò Patra e il puledro nella stalla e dopo aver tolto la sella e avergli dato da mangiare, si sedette sulla paglia. La cavalcata l’aveva rinvigorita e calmata. Peanut apparve e cominciò a strusciarsi contro le sue gambe. “Ciao, piccolo,” gli disse, accarezzandogli il dorso. “Ci puoi credere? Tutto quello che ho fatto, è stato parlare con un heku e tutti sono andati fuori di testa perché mi ha annusato,” sospirò, poi sorrise quando Peanut guardò in alto verso di lei. “Osceno da parte sua, hanno detto. Ti dirò io cos’è osceno, Peanut, trattarmi come un’idiota,” e gli accarezzò le orecchie. “Non poteva raggiungermi attraverso le sbarre. Cosa mi importa se vuole annusarmi e poi mi dice cose disgustose? Ho ottenuto da lui quello che volevo.” Si rialzò. “È ora di andare a sentirne quattro?” chiese al gatto, che se ne stava già andando, “Codardo! Emily s avviò lentamente verso il castello. “Salve,” disse entrando nella camera quando vide Chevalier seduto vicino al fuoco. Chevalier la osservava in silenzio. “In una scala da uno a dieci, quanto sei arrabbiato?” Si sedette sulla sedia vicino a lui e si tolse gli stivali. Il calore del fuoco era gradevole sui piedi freddi. Quando Chevalier non rispose, Emily continuò a parlare: “Bene allora, in una scala da uno a dieci, io direi che io ero un otto, ma, dopo la cavalcata, direi che sono un tre o giù di lì, quindi probabilmente questa notte sopravvivrai.” “Emily.” La voce di Chevalier era sommessa: “Non sono arrabbiato… ma, direi… deluso.” Emily lo guardò stupita: “Deluso?” “Sì, speravo che il tempo passato con noi ti avesse insegnato come sono pericolosi gli heku e come tu non possa dare niente per scontato.” “Oh… non lo faccio, era dietro le sbarre. Non c’era modo che mi raggiungesse.” “Non è esattamente quello il punto. Quello che ha fatto era intimo e invadente.” Le prese la mano, la baciò delicatamente, poi fece una smorfia e la girò, annusandole il polso. Emily scrollò le spalle: “Intendi dire come quello che hai appena fatto tu? “Io posso”; le disse seriamente, poi si chinò in avanti e inalò vicino al suo collo. “Basta, sono seria,” gli disse e si sporse indietro per allontanarsi. “Lo sono anch’io, Emily.” e socchiuse gli occhi: “Il tuo profumo è di nuovo diverso.” “Allora smettila di annusarmi e arriviamo al punto. Tu non credi che io sia abbastanza sveglia da restare al sicuro da un heku in una cella di prigione,” si lamentò. “Sì che sono sicuro, quello che non capisco è come tu abbia potuto lasciare che ti trattasse in quel modo, come hai potuto lasciare che ti parlasse come se tu gli appartenessi.” Si appoggiò di nuovo allo schienale “Non mi importa, ho ottenuto quello che volevo,” con la voce di nuovo irata. “Ad esempio? Cosa ti ha detto che dovevi assolutamente sapere?” “Che l’ha mandato Ulrich.” “Lo sapevamo.” “Io no. Poi ha detto che era venuto per prendermi, non solo per controllarmi.” “Sapevamo anche questo.” “Buono a sapersi. È anche bello per me sapere che Ulrich ha in programma di infrangere il nostro legame, quando riuscirà a prendermi.” Chevalier si irrigidì, questo, lui non lo sapeva: “Non ne avrà la possibilità.” “No, non l’avrà, se io posso evitarlo.” Guardò Gordon quando portò in camera un vassoio per lei e poi se ne andò velocemente. Emily alzò la campana e prese un toast al formaggio dal vassoio, poi la rimise a posto. Si sedette e diede un morso distratto. “Sei stata fuori molto al sole, oggi?” chiese alla fine, dopo averla lasciata mangiare un po’. “Naturalmente, ero fuori con Patra, allora, sei arrabbiato o no?” “Non sono arrabbiato. Mi domando solo da dove viene tutto questo. Cosa ti ha preso, tutto d’un colpo di voler parlare con un prigioniero?” “Curiosità.” “È tutto?” “Sì,” rispose Emily scrollando le spalle. All’improvviso Chevalier fu in ginocchio davanti a lei, e le baciava il collo: “Questo profumo è intossicante.” “Buono a sapersi.” Emily si tirò indietro con un brivido. “Sei ancora arrabbiata,” disse Chevalier, dondolandosi indietro sulle ginocchia. “Offesa, non arrabbiata,” gli disse, poi si alzò e andò in bagno. Chevalier ci pensò un attimo, poi sussurrò il nome di Kyle, piano perché Emily non sentisse. Qualche attimo dopo Kyle apparve al suo fianco. “Beh?” sussurrò a Kyle. Gli occhi di Kyle mostravano il panico mentre lottava contro il desiderio di inalare a fondo: “È… di nuovo.” Chevalier annuì: “Volevo sapere se l’avevi notato anche tu. È quasi irresistibile..” Kyle aveva paura a rispondere, ma alla fine fece cenno di sì. “Puoi andare. Volevo solo esserne sicuro.” Si sedette di nuovo sulla sedia. “Che cosa lo provoca?” chiese Kyle. Chevalier scollò le spalle: “Non l’ho ancora capito.” Emily uscì dal bagno in camicia da notte e si diresse verso il letto. Scivolò sotto le coperte e si girò dalla sua parte, ovviamente desiderando di restare da sola. Chevalier le andò vicino e le baciò la fronte, poi uscì per andare nel suo studio. Il mattino seguente era ancora irritata, fece colazione alla svelta per andare subito verso la stalla. Chevalier la fermò nel corridoio e la abbracciò. “Devo andare via per qualche giorno,” le disse, baciandole teneramente la testa. La sua irritazione sparì immediatamente: “Perché?” “Devo vedere gli Anziani riguardi ai Valle e ho bisogno che Kyle venga con me.” Rafforzò la sua stretta quando la sentì irrigidirsi. “Andate tutt’e due?” “Sì, dobbiamo andare entrambi.” “Per quanto tempo?” chiese, appoggiando la testa sul suo petto. “Una settimana, non di più,” promise. “C’è qualcuno qui per farti da guardia. È nuovo ma, per ora, è tutto quello che ho a disposizione.” Si capiva dal tono della sua voce che non gli piaceva doverlo fare. “Una settimana… penso di poter stare buona per una settimana.” Chevalier si abbassò a baciarle la punta del naso. Emily fu delusa che dovessero partire subito, li accompagnò al traghetto e li salutò mentre se ne andavano. Mentre ritornava al castello, si fermò a chiacchierare con qualcuno dei membri del Clan lungo la strada. Erano sempre gentili e lei apprezzava la loro accoglienza. Il castello sembrava silenzioso e freddo senza Kyle e Chevalier. Rabbrividì e andò nella sala TV, decidendo che un film le avrebbe aiutata a passare il tempo. Chapter 17 : Capitolo 17 “Questo attacco è stato pericoloso,” disse Chevalier infuriato. “Il Consiglio deve intervenire e farli cessare.” “Questo Consiglio è conscio delle sue responsabilità, ma non ritiene di dover agire ulteriormente per un attacco a una mortale.” Disse Selest, rigidamente. “Non una semplice mortale, mia moglie!” ringhiò Kyle. “Legame o no, è una forma di vita inferiore, una mortale. Scatenare una guerra con i Valle per un attacco a lei sarebbe prematuro.” “Mortale o no, è nel mio Clan e questo la rende un’Equites, facendola diventare una vostra responsabilità,” Chevalier stava fissando sugli Anziani uno sguardo collerico. “Noi non prendiamo posizione sulla protezione dei mortali che i Clan decidono di ospitare.” “Una Winchester” sibilò Kyle. “Sì, una Winchester, ma senza poteri significativi. Se fosse per noi, la manderemmo dai Valle a vivere con la sua famiglia. Gli affari amorosi del suo Clan li lasciamo al Giustiziere.” Chevalier emise un brontolio sordo. “Ha mostrato di avere il potenziale per i poteri, però, e con più tempo a disposizione potrebbero emergere,” disse Kyle, come avevano programmato. “Che tipo di potenziale?” chiese uno degli Anziani. “Ci sono dei momenti in cui il suo profumo è tanto forte da abbattere anche il più controllato di noi. Sospettiamo che sia l’inizio della sua trasformazione, per così dire. Ci sono state voci per lungo tempo che il profumo sangue delle Winchester fosse il abbastanza forte da rendere folli gli heku.” Le battute di Kyle erano state provate e riprovate, ma sembravano naturali. “Quando succede?” “Non siamo ancora riusciti a restringere il campo, ma lo faremo. Se riusciamo a trovare la causa, potremmo essere in grado di vedere se possiamo scatenare in lei i suoi poteri in quel periodo,” Chevalier disse, con fare fiducioso. “Il profumo è semplicemente più forte?” “Sì, molto più forte, ma anche diverso,” aggiunse Kyle. “Se è in qualche modo legato alla distruzione degli immortali, dovremo saperlo immediatamente,” disse Selest guardandoli attentamente. “Naturalmente,” disse Chevalier con forza. Gli Anziani si girarono e parlarono tra di loro mentre Kyle e Chevalier aspettavano con impazienza. Quando si girarono di nuovo, l’Anziano Leonid si alzò: “Riteniamo che questo richieda ulteriore attenzione e siamo d’accordo che informeremo i Valle che Emily Russo è ora sotto la protezione del Consiglio, ma che continuerà a risiedere nel tuo Clan, per il momento.” “Per ora?” chiese Kyle, ribollendo di rabbia. “Per ora, sì,” confermò l’Anziano. “È mia moglie!” gridò Kyle. “Questo è tutto,” disse Selest e il Consiglio uscì dall’aula. Fu solo quando furono di ritorno sul traghetto che si parlarono di nuovo. “Una settimana di domande e tutto quello che ci possono dire è che ‘per ora’ la teniamo?” si lamentò Chevalier. “Mi piacerebbe vederli tentare di prenderla.” Kyle guardava fisso fuori dal finestrino. “Non glielo lascerò fare, questo è vero.” “È stata una settimana lunga, mi sentirò meglio quando arriveremo a casa.” Chevalier annuì. Era sempre nervoso quando doveva lasciare Emily, ma in questa occasione temeva che se l’avessero portata con loro e gli Anziani avessero sentito il suo nuovo seducente profumo, non le avrebbero permesso di andarsene. Sapeva che Kyle aveva lo stesso timore. Avvistarono l’Isola e la luce della luna brillava sulla sabbia bianca. Arrivati al molo, Chevalier guidò la Bugatti a tutta velocità verso il castello. La guardia gli aprì la porta e lui scese. “Novità?” chiese Chevalier. “Niente da noi, Signore.” “E questo cosa significa?” Kyle si girò verso la guardia, irritato. “C’è stato un … incidente, ma non ha coinvolto noi.” “Quale incidente?” chiese Chevalier, facendo un passo verso la guardia. “Lady Emily, lei… noi… lei è sparita per due giorni.” La guardia trasalì quando Chevalier sibilò. “Cosa vuol dire sparita?” Intervenne Kyle ringhiando. “Non siamo riusciti a trovarla. In qualche modo è riuscita a salire sul traghetto e ha visitato la terraferma per due giorni, poi è ritornata,” disse la guardia, temendo per la propria vita. Chevalier sparì furioso e sfuocò su per le scale, fermandosi nella sua anticamera. Girò l’angolo e fece un passo raggelante verso la giovane guardia. “L’hai persa per due giorni?” ringhiò. “S… sì, Signore.” La guardia indietreggiò. “Come si fa a perdere una mortale per due giorni?” Si avvicinò velocemente e immobilizzò la guardia contro il muro, con la mano intorno al collo. La guardia cercò di parlare, senza riuscirci. “Avevi un compito… un solo semplice compito, e hai fallito.” Sibilò furiosamente Chevalier. “Si è calata dal balcone.” Chevalier gettò la guardia verso la porta e sussurrò: “Fuori.” La guardia sparì velocemente, massaggiandosi il collo. Chevalier si girò rabbiosamente verso la camera ed entrò. Di colpo i suoi sensi furono assaliti e il predatore venne velocemente a galla. Si chinò in posizione di attacco, con la bocca che salivava al profumo incredibile che c’era nella stanza. Un sibilo gli sfuggì dalla bocca mentre andava verso il letto, con il profumo che gli si avvicinava più velocemente. La vista di Emily lo strappò dalla prigione dei suoi sensi e rabbrividì capendo quanto era stato vicino ad aggredirla. Il desiderio per il suo sangue era sconvolgente. Il profumo intenso nella camera era più inebriante di quanto lo fosse mai stato e sentiva il bruciore in fondo della gola diventare più forte più rimaneva alla sua presenza. Lottando contro i suoi istinti naturali, uscì dalla camera e chiuse la porta, bloccando la maggior parte del profumo che faceva male. Chevalier cadde sulle ginocchia e ansimò, lottando contro il bisogno istintivo di nutrirsi. Dopo alcuni minuti fu in grado di stare di nuovo in piedi. “Peggiora quando dorme,” disse una voce dolce e Chevalier si girò, acquattandosi per attaccare. Anna alzò una mano verso di lui. “Non ho intenzione di attaccarla.” Chevalier rabbrividì e si alzò: “Che cosa sta succedendo?” “Non lo so, Signore, la fragranza… diventa più forte quando dorme. Ho dovuto proibire a tutti di entrare nella stanza di notte appena ho notato che l’effetto era identico su tutti.” Chevalier stava lentamente riguadagnando il controllo: “Presumo sia stato allora che è scappata dal balcone?” “Se si deve dar la colpa a qualcuno, allora quello è stato un mio errore. Non potevo correre il rischio di far del male alla Bambina, ma il richiamo del suo sangue è troppo forte….” “Va bene, Anna, non è colpa tua,” disse, sedendosi su una sedia vicino al fuoco. Anna si sedette vicino a lui. “Di giorno non è così difficile, ma è comunque forte e ho dovuto licenziare due domestici.” “Cos’è successo?” Non riusciva ad arrabbiarsi, come avrebbe potuto, quando l’aveva quasi assalita lui stesso. “Solo un sibilo, Signore, ma non potevamo accettarlo. La maggior parte di noi è in grado di voltarsi e siamo in grado di controllarci. Avete dei seguaci molto leali, Signore,” cercò di riassicurarlo Anna. “Lei lo sa?” “No, Signore, passa molto tempo fuori all’aperto, e quindi siamo in grado di continuare con la nostra vita, qui nel castello e i miei ordini di stare lontani dalla sua stanza non sono stati difficile da seguire, per nessuno. Preferiscono evitarla che farle del male.” “Devo trovare un modo per stare con lei di notte, oppure capirà che qualcosa non va,” Chevalier stava parlando più che altro a se stesso. Anna lo guardava alla luce del fuoco. “Cosa ha fatto sulla terraferma? Sono sorpreso che non sia stata assalita.” “Nessuno ha osato chiederglielo, non sono affari nostri,” spiegò Anna e Chevalier sapeva che aveva ragione; poteva capire perché nessuno aveva fatto domande sulla sua assenza. Chevalier chiuse gli occhi e inviò i suoi sensi da lei, capiva che stava passando una notte agitata. Si sentiva a disagio e sola. Sospirò: “Ho bisogno di entrare.” Anna annuì e si alzò: “Mi segua, Signore.” Chevalier non esitò. Seguì Anna dall’anticamera e lungo i corridoi, senza mai chiedere dove andavano. La condusse nell’area degli alloggi dei domestici e in una piccola stanza, dipinta di arancio, con un lettino su un lato. C’era appena spazio per le sedie intorno al tavolino. Un mortale si mise seduto sul letto quando entrarono: “Si nutra prima, Signore, potrebbe aiutarla a resistere.” Fece segno al giovane uomo sul letto e questi offrì il polso a Chevalier. In un istante, Chevalier aveva afferrato la mano del donatore come una morsa e aveva affondato profondamente i denti nella carne del polso. Odiava il sapore del sangue dei mortali maschi, ma il breve periodo passato nella camera di Emily gli aveva lasciato un forte desiderio di nutrirsi. Si allontanò quando i suoi istinti gli dissero che bastava e ansimò. La mente prevaleva nettamente sulla bestia, che era stata di nuovo rinchiusa. Chevalier era pronto a tentare di nuovo. Anna attese in anticamera: “Non posso entrare se dovesse fallire, Signore.” Chevalier annuì. Sapeva cosa intendeva per fallire e il pensiero gli fece rivoltare lo stomaco. Sapeva anche che nessun heku poteva aiutarlo se il predatore avesse preso il controllo. Preparandosi, entrò nella sua camera e la porta si chiuse velocemente dietro di lui. L’assalto brutale arrivò di nuovo appena fu nella camera e si voltò, sperando di diminuire il desiderio, ma il profumo arrivava da tutte le parti. Strinse forte gli occhi e lottò per riprendere il controllo del predatore che minacciava di colpire. Espirò e riaprì gli occhi, poi si girò a guardarla. Era stesa metà dentro e metà fuori dalle coperte. La leggera camicia da notte non era sufficiente a tenerla calda nell’aria fredda della notte, eppure era coperta di sudore. Le labbra morbide si muovevano leggermente. Stava mormorando nel sonno, ma le parole per lui non avevano senso. Chevalier corse il rischio e fece un altro passo verso di lei: il profumo si fece più forte. Lottò contro il bisogno di inalare forte e fece respiri brevi attraverso la bocca, ma anche il sapore dell’aria era squisito. Si obbligò a sedere sulla sponda del letto, controllando attentamente il predatore dentro di lui: sembrava aver ripreso il controllo. Emily si mosse un po’ quando lui si sedette, e gli occhi si aprirono lentamente. Sorrise e gli si gettò in grembo, con le mani intorno al collo. A Chevalier i denti cominciarono a dolere per il desiderio di sangue, quando il suo collo esposto arrivò pericolosamente vicino alla sua bocca. Attinse all’esperienza di millenni per riprendere il controllo di sé e quando la mente dominò il corpo, la tenne stretta. “Mi sei mancata.” Le sussurrò nell’orecchio. “Sono così contenta che tu sia tornato.” Sentiva la spalla inumidirsi per le lacrime. “Emily, cosa c’è che non va?” Lo scostò il viso con le mani e la guardò mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. Emily scosse la testa e appoggiò la fronte sul suo petto: “Ho paura.” Chevalier si domandò se Emily notasse più di quanto credeva Anna, ma non ne era sicuro: “Di che cosa?” Emily si strinse più forte a lui e pianse adagio, fermandosi di colpo quando si addormentò sul suo petto. Chevalier trovava più facile rimanere accanto a lei ora che si era abituato al forte profumo, e la tenne stretta. Mentre dormiva, le osservava il viso, meravigliandosi ancora per la sua intensa bellezza. Emily era irrequieta nelle sue braccia e non cominciò a svegliarsi fino quasi a mezzogiorno. Lo afferrò strettamente quando cominciò a rendersi conto che la stava ancora abbracciando: “Pensavo di aver solo sognato che eri tornato a casa.” Chevalier sorrise: “Ora sono qui.” “È stata una lunga settimana,” sussurrò lei. “Mi dici di cosa avevi paura la notte scorsa?” “No,” disse, appoggiando la testa nell’incavo del suo collo. Chevalier rise, “Va bene, ma almeno mi dirai cosa hai fatto per due giorni sulla terraferma, da sola?” “Ah, lo sai…” “Non succede molto qui intorno che io non sappia e non riesco a credere che ti sia calata da un balcone del secondo piano.” Le baciò la testa. “Non è stato così difficile, ho annodato le lenzuola. Inoltre, ho l’impressione che la gente qui intorno mi eviti per qualche ragione. Gordon ha addirittura cominciato a lasciare i miei vassoi in anticamera,” disse sospirando. “Sì, te lo spiegherò appena avrò capito il motivo. Allora, cosa hai fatto sulla terraferma?” “Sono andata a trovare qualcuno.” “Oh? Non sapevo che conoscessi qualcuno abbastanza vicino da andare e venire in due giorni.” Sentiva che Emily stava nascondendogli qualcosa. “Invece sì.” Chevalier le alzò il mento con la mano per guardarla negli occhi. Non gli piaceva come sembravano pieni di paura: “Dimmi.” Emily deglutì. “Qualcuno ti ha fatto qualcosa che non vuoi dirmi?” Emily chiuse forte gli occhi e mormorò: “Sono incinta.” Chevalier rimase a bocca aperta, con gli occhi spalancati: “Cosa?” Lei non rispose, ma abbassò gli occhi verso il pavimento. “Sei sicura?” Chevalier era frastornato. Fece cenno di sì. “Ma… ma i medici….” Non sapeva cosa dire. “Si sbagliavano,” disse piano Emily, continuando a guardare le venature del legno sul pavimento. Chevalier le mise le mani ai lati della testa e la obbligò a guardarlo e quando gli occhi si incontrarono posò le labbra contro le sue e poi la abbracciò stretta. Lei si sciolse nelle sue braccia e lo baciò con forza, con le lacrime che le scendevano sulle guance. Lo scostò il viso: “È questo che avevi paura di dirmi?” disse, guardandola negli occhi. Lei annuì. Chevalier fece un ampio sorriso: “Sarò padre.” Emily annuì di nuovo e sussultò quanto lui la baciò di nuovo con passione e di colpo si rese conto che sarebbe andato tutto bene. ~Fine~ Chapter 18 : Valle ….Diamo un’occhiata all’inizio del secondo libro…. Libro 2 Della Serie Heku Emily si stirò nel grande letto e si rese conto di essere sola. Si sedette e guardò intorno nella camera, ma non lo vide. Sospirò e si sdraiò di nuovo, il letto le sembrava meraviglioso quella mattina e non aveva voglia di alzarsi. Dopo pochi minuti però, si alzò in tutta fretta e corse in bagno. La nausea mattutina era diventata più forte negli ultimi giorni e aveva passato gran parte delle sue giornate seduta sul pavimento di ceramica. Chevalier non lo sapeva, era riuscita a nasconderglielo. Temeva la sua reazione, anche se era una cosa perfettamente normale. “Em?” chiamò Chevalier. Emily si schiarì la voce e rispose: “Vengo tra un secondo.” “Ti ho portato la colazione, Gordon ha mandato su focaccine e sugo di carne.” Sentì il suono di un vassoio che veniva posato sul tavolino vicino al fuoco. Emily dovette combattere contro l’improvviso urto di vomito al pensiero del sugo di carne, ma era troppo forte e fu costretta a girarsi di nuovo verso il wc. “Emily?” Lo sentì correre in bagno, la voce era preoccupata. “Vattene,” riuscì finalmente a dire. “Ti posso far portare qualcosa?” Si inginocchiò accanto a lei mentre appoggiava la guancia sul pavimento freddo. “Porta via quel cibo,” gli disse e poi chiuse gli occhi. “Forse dovresti vedere un medico,” suggerì Chevalier. “Sto bene, solo, non portate cibo in questa stanza.” Desiderava che se ne andasse per poter fare un pisolino sul pavimento fresco. Chevalier uscì immediatamente, portò via il vassoio dalla camera, poi tornò accanto a lei prima quasi che si accorgesse che se n’era andato. “Lascia che ti metta a letto,” le disse, facendo scivolare le mani sotto il suo corpo. “No, va meglio qui.” Emily spostò il viso in un posto nuovo e sospirò di sollievo quando la piastrella fredda le rinfrescò la guancia. Chevalier la osservò per qualche minuto, desiderando che ci fosse qualcosa da poter fare. “Vattene,” disse lei di nuovo. “Se hai bisogno di me, chiamami,” e uscì esitando. Chevalier uscì in anticamera e disse ad Anna di lasciar stare Emily. Scese nel suo ufficio, alzò la cornetta del telefono e fece velocemente un numero. “Il Dottor Edwards, per favore,” disse in tono urgente. “È con un paziente, posso aiutarla?” Chiese l’infermiera. “No, gli dica che è Chevalier e glielo dica adesso.” La donna capì dal tono della voce che era un tipo con cui era meglio non scherzare. “Un attimo, per favore.” La voce era irritata. Qualche minuto più tardi il Dott. Edwards era al telefono: “Sono il Dottor Edwards.” “Dottore, sono Chevalier, dall’Isola.” “Sì, la ricordo.” Sembrava sinceramente contento. “Mia moglie è incinta e…” “Sì, lo so, l’ho vista la scorsa settimana.” Chevalier fece una pausa e accennò un sorriso: “Sì, lo immagino. Sta piuttosto male ora, può venire?” “Male come per dire che ha la febbre, o male come dire che ha la nausea?” Chiese il medico, preoccupato. “Nausea.” “Sono le nausee mattutine, starà bene in un mese più o meno.” “Un mese?!” Chevalier non riusciva a credere come il medico lo dicesse con nonchalance. “Sì, datele cracker e Sprite, l’aiuteranno.” “Bene, lo farò.” Si scrisse le due voci su un foglio di carta. “Chiami se peggiora, finché mangia e guadagna peso va tutto bene,” disse ancora il medico, gentilmente. “Certo, ok,” e riattaccò. Uscì dall’ufficio e chiamò un giovane heku che passava di lì: “Tu, vieni qui.” Il giovane heku si voltò verso di lui, terrorizzato. “ S… sì, Signore? “Sai governare una barca? “Sì, Signore.” “C’è uno yacht ormeggiato a sud del modo, prendilo e vai immediatamente in città e compra queste cose. Quando torni, consegnale ad Anna,” gli ordinò dandogli la lista, prima di tornare nella camera di Emily. Non vide Emily sul letto, girò l’angolo e stava per dirle che l’avrebbe messa a letto quando la vide profondamente addormentata sul pavimento. Si sedette accanto a lei e si appoggiò alla parete ad aspettare. Passarono parecchie ore e Chevalier si stava domandando se non fosse il caso di metterla a letto quando sentì Anna nella stanza accanto, così si alzò in silenzio per andarle incontro: “Ha preso tutto?” Anna annuì e mise sul tavolino una scatola di cracker e un bicchiere di Sprite: “Non gli ha specificato la quantità, però. Ha portato 16 scatoloni di cracker e 64 bottiglie grandi di Sprite.” Chevalier sorrise, era effettivamente contento della quantità. Preferiva averne troppi che non abbastanza. Anna guardò verso il bagno: “Come sta, Signore?” Diede un’occhiata alla porta e poi si girò verso Anna: “Sta dormendo sul pavimento.” “Dovrebbe spostarla sul letto, il pavimento non può essere confortevole.” “Ho cercato di farlo,” disse Chevalier, un po’ irritato che presumesse che non ci aveva pensato da solo. “Dice che si sente meglio sul pavimento.” “Mmm,” mormorò Anna e uscì dalla camera. Chevalier ritornò in bagno e Emily lo guardò dal pavimento. Allungò un braccio e la sollevò: “Potrai ritornare sul pavimento dopo aver mangiato.” “Uh… non riesco a mangiare,” gli disse e appoggiò la testa nell’incavo del suo collo. “Ordini del dottore… Sprite e cracker.” La appoggiò sulla sponda del letto e le passò un cracker. Emily lo prese e lo guardò per un po’ prima di morderne un pezzettino. “Mi sa che dovrai fare un po’ meglio di così.” “Se sta giù, mangerò un altro boccone.” Gli rispose, senza muoversi. Chevalier la studiò. Era pallida, ma per il resto sembrava che dormire sul pavimento non le avesse fatto male. Notò una punta di irritazione nella sua voce, e, a fatica, riuscì a non ridere. Diede un altro morso e poi sospirò: “Per favore, vai via.” La guardò e alzò un sopracciglio: “E se dico di no?” Lo fissò con uno sguardo malevolo, e Chevalier riuscì a controllarsi e a non ridere. “Mi stai facendo impazzire, Chev.” Diede un altro morso al cracker. “Non me ne vado se stai male. Magari posso aiutarti.” “Non sono malata e tu hai fatto abbastanza.” La voce era gelida. Chevalier ci pensò un attimo e poi immaginò che fosse meglio andarsene. Non sapeva perché la sua irritazione lo intenerisse, ma sapeva che Emily non avrebbe trovato divertente quest’osservazione. “Ok, chiamami se ti serve qualcosa, allora,” le baciò la fronte prima di andarsene. Emily prese un sorso di Sprite, poi si alzò e si vestì; non lo avrebbe mai ammesso con Chevalier, ma si sentiva meglio dopo aver mangiato qualcosa. Riuscì finalmente a rimettere insieme tutti i suoi pezzi e uscì per andare alla stalla. Sapeva che lì non ci sarebbe stato nessuno a fare commenti o a osservarla come se dovesse morire da un momento all’altro. Peanut venne a salutarla quando entrò ed Emily si sedette sulla paglia per accarezzarlo: “Come va, Peanut?” Il gatto si accucciò nel suo posto favorito in grembo e fece le fusa mentre lei lo accarezzava. “Presumo che l’abbia sentito anche tu, no?” disse parlando con Peanut mentre gli accarezzava la testa. Il gatto guardò in su e poi si rannicchiò contro il suo petto. “Mi sono messa nei pasticci,” Emily trovava un po’ di conforto a parlare con il gatto, e per un attimo si chiese se non fosse un po’ strano: “Proprio quello di cui avevo bisogno, un bambino, eh?” Il gatto si irrigidì e lei tolse la mano: “Cosa c’è che non va?” All’improvviso, Peanut arcuò la schiena e diede una zampata con gli artigli sguainati, lasciandole un profondo graffio sanguinante lungo il braccio. “Dannazione, Peanut,” urlò Emily e spinse via il gatto prima di alzarsi. Peanut corse verso il fondo della stalla, dopo averle sibilato contro. Emily ritornò verso casa per pulirsi il graffio. “Buon giorno,” disse Kyle andando verso di lei. “Sì, come vuoi tu,” brontolò passando oltre. Kyle si fermò un attimo, poi la seguì: “Cosa c’è che non va? Sento odore di sangue.” Si girò verso di lui furiosa: “Vediamo, potrebbe essere che sono stata messa incinta, o che sono appena stata assalita dal mio gatto.” Kyle fece un largo sorriso: “Favoloso, Em! Aspetta… quale gatto?” L’espressione di Kyle si fece seria. “Vedremo se è tanto favoloso quando potrò smettere di dormire sul pavimento del bagno,” gli disse, andandosene. Si fermò quando sentì la sua mano sul braccio. “Quale gatto?” “Il mio gatto, Peanut, là nella stalla.” Cercò di andarsene ma Kyle la teneva ferma. “Cosa c’è?!” Kyle studiò i graffi sul braccio. “Vieni con me,” disse tirandola verso l’ufficio di Chevalier. “No,” gli disse, piantando i piedi. “Non sono dell’umore giusto per questo, Kyle, voglio solo pulire questo graffio e poi tornare indietro a dar da mangiare alle mucche.” “Emily, noi non abbiamo un gatto.” Disse Kyle, tirandole il braccio. “Piantala, Kyle,” urlò e strattonando rabbiosamente il braccio. “Cosa sta succedendo?” chiese Chevalier avvicinandosi. “Kyle sta andando fuori di testa perché il gatto della stalla mi ha graffiato,” disse, dandogli un’occhiataccia. Chevalier rimase immobile: “Che gatto?” “Scherzi di natura” sbraitò Emily e se ne andò via infuriata, chiedendosi cosa ci fosse da essere così preoccupati per un gatto. “Emily, fermati.” Disse Chevalier, mettendole una mano sulla spalla. “I gatti odiano gli heku, non si avvicinerebbero mai a noi. Non c’è modo che un gatto viva sull’isola.” “Sì’, beh, è il mio gatto, forse sa che tutti voi non venite nella stalla.” Disse, ancora irritata. “Kyle, trova il gatto,” ordinò Chevalier e Kyle corse immediatamente verso la stalla. “No, non fargli male,” urlò Emily, correndogli dietro. “Emily,” disse Chevalier, raggiungendola immediatamente e fermandola: “Nessun gatto si avvicinerebbe a un heku. Non so se te l’avevo detto, ma Ulrich aveva un Familiare, un gatto. È Sam.” “Che cosa è Sam?” “Il Familiare di Ulrich e la sua forma naturale è un gatto.” “Il mio Sam?” Annuì. “Bene, lo ucciderò io stessa, allora,” disse, dirigendosi verso la stalla. “Lascia che ci pensi Kyle, se non riesce a trovare Sam, dovremo probabilmente portarti via di qui in tutta fretta,” disse Chevalier sbraitando ordini verso le ombre in una lingua sconosciuta. “Perché?” si girò verso di lui, improvvisamente nervosa. “Una delle minacce di Ulrich nei miei confronti, era che se tu fossi rimasta incinta di un heku, sarebbe venuto e ti avrebbe portato via.” Le stava tenendo la mano, ora, tirandola gentilmente verso le scale. “Non può farlo!” disse Emily, furiosa, ma Chevalier non rispose. “Non c’è segno del gatto,” disse Kyle, raggiungendoli. Chevalier ringhiò: “Deve essere Sam.” Kyle annuì, confermando. “Allora quanto abbiamo? Una settimana, prima che vengano a prenderla?” Chiese Kyle. “Forse meno, Sam deve trovare il modo di lasciare l’isola per informare Ulrich e poi ci vorranno alcuni giorni prima di arrivare qui.” Chevalier stava calcolando mentalmente le sue difese. “Possiamo combatterli, siamo il Clan più grande degli Equites,” disse Kyle, a muso duro. “No, non permetterò che il tuo Clan corra dei rischi per me,” disse Emily. Si ritrasse un po’ quando entrambi gli heku la guardarono. “Sei una di noi, Em, e noi proteggiamo i nostri,” disse Kyle dolcemente. Emily sbuffò: “Non mi prenderà. Non sono la damigella che sviene quando qualcuno tenta… mi difenderò.” “Non puoi difenderti da quella quantità di gente, lascia che lo facciamo noi,” le disse Kyle. Emily annuì: “Bene, quando avrete finito di pianificare una guerra, venite a prendermi.” Quando se ne andò, Kyle guardò Chevalier e sorrise: “È irascibile.” Chevalier non poté reprimere una risatina: “Sì che lo è.” “Congratulazioni!” Il volto di Chevalier si illuminò e Kyle non poté impedirsi di sorridere: “Inaspettato, anche.” “Già lo immagino.” “Andiamo a cercare quel gatto,” disse Chevalier, tornando serio. Kyle annuì ed entrambi andarono verso la stalla. Libri Nella Serie Heku : disponibili in italiano: Libro 1: Heku Libro 2: Valle Libro 3: Encala Libro 4: Equites Libro 5: Proditor Libro 6: Ferus Libro 7: Eternità di vendetta Libro 8: Antichi e ‘Vecchi’ Libro 9: ‘Proscriptio’ Altri Libri Dello Stesso Autore: Saga delle dimensioni Salto Dimensionale (Libro 1) (disponibili in Italiano) Paragoy (Libro 2) (disponibili in Italiano) Shadowmere (Libro 3) (disponibili in Italiano) After the Dimensions (Libro 4) The Fall of a King (Libro 5)