Oblò

Periferia milanese, primi anni duemila. È l’ultima notte, domani finalmente si trasloca nella nuova bellissima villetta a schiera! Matteo, poco più di dieci anni, per l’eccitazione non riesce a dormire. Nella testa gli frullano mille pensieri. E così, con una narrazione buffa ed esilarante, ci conduce per mano alla scoperta del suo particolarissimo mondo. Irresistibilmente divertente. More

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About Giuseppe Braga

Buongiorno, qualche parola per autodefinirsi, prego.
Oh!, ne ho in abbondanza... miope, sordo, poco lucido, confuso, inconcludente, perdigiorno, sfaccendato, discontinuo, pigro, maniacale compulsivo, genio e sregolatezza (ma a intermittenza), ossessivo, dedito ad alzare il gomito, fuori sincrono, irresistibile, disarmante, buffone, indeciso cronico, immaturo, comico (troppo spesso involontario), vampiresco, curioso come un gatto, amatore infallibile indomito instancabile ecc. – talvolta incompreso (ahi!), psicolabile, smemorato, eterno secondo (terzo, se gareggiano più di due persone e meno di quattro), tenace testardo testone peggio d’un mulo, sporcaccione, vanesio, cultore di bellezze irregolari, eterno bambino (nonostante sia padre, o forse ben per questo), inappetente – tranne che con una persona, semplicemente pazzo (ma che non si sappia in giro, mi raccomando), procreatore di piccole gemme (variamente classificabili, sia di carta che di carne), accidioso, fautore di leggerezza lentezza disincanto (calviniane e non) intesi come ancore di salvataggio dell’umanità, affettuoso e romantico ma a fasi molto alterne, sognatore impenitente, dissipatore di fortune, tifoso interista e, in ultimo ma non per ultimo, pittore (dipingo bellissimi quadri acrilici, invendutissimi) e cantante di una rinata band pop/rock, i Missibilli. Ah, quasi dimenticavo. Gioco molto spesso con le Barbie e con la cucinina Duktig dell’Ikea. Ecco, sì, insomma, faccio un po’ di tutto tranne che lavorare, già. Ho una figlia di quattro anni con due occhi blu che sembrano fanali abbaglianti, le Barbie purtroppo sono tutte sue. Amo Egon Schiele e Gustav Klimt, La Pimpa, Stanley Kubrick, Billy Wilder e Paolo Sorrentino, Gli Aristogatti, Il libro della Giungla e Il Grande Lebowsky, Jeff Buckley, Tom Waits, i Beatles, Sonny Rollins, il Boss, Paolo Nutini e Il caffè della Peppina, Vinicio Capossela, gli Afterhours, gli U2 e i Coldplay, ma anche Ludovico Van, Pippi Calzelunghe, Wolfang Amadeus e La Muccalla. Ah, be’, e poi, ovvio, credo fermamente nella vita oltre la morte, ma a seconda di come m’alzo la mattina.
Va bene va bene, credo d’avere intuito il personaggio. Passiamo oltre, se non le spiace. Le sue origini?
Ah, non mi spiace, no. Le dico. Sono venuto al mondo nella seconda metà degli anni sessanta (a me sembra ieri, ma è una vita fa, effettivamente). Sono milanese di nascita, ma mezzo sangue abruzzese, con lontane discendenze, da parte di madre, napoletane. Detto ciò, preferisco di gran lunga gli arrosticini e la pizza, alla cazöela e al risotto (sulle orecchie d’elefante ne possiam parlare). Un po’ lupo, decisamente molto più orso, a volte ciuccio. E parecchio cancro, inteso come segno zodiacale, tengo a precisare, ecco. Un piccolo zoo, insomma.
Proseguiamo, che forse è meglio. Quand’è che ha cominciato a scrivere e perché... e, già che siamo in tema, i suoi scrittori di riferimento quali sono stati?
Uh!, ne potrei snocciolare parecchi, ma preferisco citarle alcune opere che, letteralmente, m’hanno folgorato: Compagni di sbronze, del vecchio Buck, Chiedi alla polvere, del buon John Fante, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, l’immancabile Raymond Carver, Paddy Clarke, ah ah ah!, del duttile Roddy Doyle, Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde, il grandissimo Stevenson, Colazione da Tiffany, il notevole Truman Capote, Vergogna dell’asciutto J. M. Coetzee, Viaggio al termine della notte del diabolico Céline, Tropico del Cancro, il folle Henry Miller, Superwoobinda, l’Aldo Nove degli inizi, La ragazza dai capelli strani, quella buon’anima di David Foster Wallace, Nati due volte dell’acutissmo Giuseppe Pontiggia... ognuno di loro, per me, una scoperta meravigliosa, uno stordente tuffo al cuore, un affacciarsi su un nuovo fantastico mondo. Riguardo agli inizi, se proprio ci tiene a saperlo, già, ho cominciato a scrivere piuttosto tardi, intorno ai trent’anni. Racconti brevi di pura fiction. Prima d’attaccarmi alla tastiera, mi dedicavo, gonnelle a parte, alla birra, al giuoco del Tetris, alla pittura e alla musica (attività, escluso il Tetris, che continuo a fare, impenitentemente, tutt’ora). Ma, intimamente, sentivo che mancava qualcosa, come dire, sentivo che non mi rappresentavano appieno. Ecco, e dunque, appena scoperta (in maniera casuale e naturale, quasi inevitabile, direi) la scrittura, mi ci sono buttato a pesce. È stato amore a prima vista! Il mio brodo primordiale. Le è mai capitato di vedere una donna e d’innamorarsene perdutamente? E di pensare, nell’immediato istante successivo – abbacinato sbalestrato fuso lesso bollito – che era come se l’avesse già conosciuta, meglio, come se la conoscesse da sempre... ecco, così è stato! Un’onda del destino, insomma. Ho subito intuito che quella era la mia strada. Impervia, tutta in salita, ma chissenefregava. Dopotutto. Quando s’accende il fuoco dentro, mica si può più scegliere. Si è condannati a seguire quella via, a costo di bruciarsi. Che a me scrivere, lo confesso, scottature a parte, m’ha fin da subito riempito l’anima, e tutt’ora mi diverte e piace un mondo assai. Fin dal principio ho compreso che sarebbe stata, fallimenti a parte, la mia unica salvezza. La mia grazia ricevuta, mi segue? Ma... sa che le dico, adesso che mi ci fa pensare? Si scordi gli autori e i titoli che le ho appena citato. Preferisco farle un solo nome. Magari non conosciutissimo, non à la page, ma senz’altro per me fondamentale.
Dica dica, son tutt’orecchi...
Braga, Giuseppe Braga... ovvero, io me medesimo, ovvero il qui presente sottoscritto! Mi creda, una fonte d’ispirazione inesauribile, una risorsa infinita di cazzate e stupidaggini, spunti e idee a getto continuo!

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