Email this sample to a friend

"Ah sì? Ma che dici."

"All right, te ne importa. Allora ti faccio un paragone. Sai cosa ha sofferto la popolazione di Londra? Te l'ha detto mai nessuno cosa soffrono i soldati inglesi che fanno la guerra da quattr'anni?"

"E non ti ricordi che la guerra l'ha fatta pure questo cretino contro quei poveri soldatini. E che un mese fa, sempre questo cretino, l'ha fatta pure contro quegli altri cherubini dei soldati tedeschi?"

"All right, mettiamo da parte i soldati. I londinesi non hanno patito meno di quanto patirebbero i romani se noi riuscissimo a mandare in porto i nostri piani. La questione predominante è farla finita. Pazienza se per liberare la città morirà qualche romano. Sai quanta gente è morta a Londra?"

La guarda e gli fa schifo. Lei comincia a vestirsi e gli fa ancora più schifo. Magra come un'acciuga. Con le gambe ridotte a due stecchini. Col petto che è sempre stato povero ma che adesso appare ancora più gracile. Più gracile e paradossalmente addirittura cadente. La pelle, non c'è dubbio, è sempre liscia, levigata, e il viso luminoso. Ma la dolcezza dello sguardo s'è dileguata: al suo posto ci sono due occhi verdastri, grandi e belli e insieme spietatamente pungenti. No, non spietati: sanguinari. Sanguinari come quelli che quando si sono rivisti gli ha piantato addosso Febe. Che, porca bestia, l'avrà anche mollato, che si sarà finanche sposata con quel semignorante del Montalto, che sarà anche fascista, ma che almeno ha le gambe e le tette dell'emiliana voluttuosa.

"Vattene, Julie. Non ti fare più vedere. M'hai nauseato. Vattene da tuo marito, che prima d'essere mio parente o cugino che dir si voglia è un trombone e una merda e resterà per tutta la vita un trombone e una merda. Hai capito? Vattene. Taglia. Sparisci."

Previous Page Next Page Page 29 of 139