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Ma questa era la Grande Fine. Prima di allora dovevi passare attraverso migliaia di strettoie, e morire un po’ ogni volta. Era una delle grandi lezioni della vita, appresa come risultato di tredici anni trascorsi come figlio di Linda e David Day, ed un semestre seduto in classe con Melanie Ward. Roba pesante, non è così?

Ronnie camminava spedito, guardando dritto avanti a se. Un altro giorno in quella fabbrica di idioti che era la buona vecchia Scuola Elementare di Barkersville era andato. Lo attendevano l’intera serata, ed un lungo cammino tra lui e casa. Nient’altro che i suoi piedi e l’odore delle foglie umide, dell’erba fresca e della melma sulle sponde del fiume. Ed un delizioso scorcio di cielo primaverile sopra la sua testa.

Avrebbe potuto rallentare, ritardare di un po’ il suo ritorno in quell’inferno domestico che sarebbe stata la sua casa, perché tra qualche istante avrebbe svoltato la curva e sarebbe passato accanto alla cosa in cima alla collina, quella cosa a cui non voleva pensare; quella a cui non poteva proprio smettere di pensare, perché ci passava davanti due volte al giorno.

Perché non poteva essere come gli altri ragazzi? I genitori li venivano a prendere sulle loro Mazda e Nissan nuove fiammanti, li portavano al Centro Commerciale, li accompagnavano agli allenamenti di calcio e infine li scaricavano davanti alla porta di casa. Tutto quello che dovevano fare, a quel punto, era salire un gradino, entrare, rimpinzarsi con una cena riscaldata nel microonde e chiudersi nelle loro camerette, per rovinarsi il cervello con la tv o la Nintendo per tutta la sera. Loro non dovevano avere paura.

Beh, sarebbe potuto andare peggio. Lui almeno ce l’aveva un cervello, ma non era una cosa di cui andare troppo fieri. La sua “intelligenza iperattiva” gli causava un sacco di guai a scuola, anche se però era piacevole quando gli altri ragazzi, soprattutto Melanie, gli chiedevano aiuto in Inglese.

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