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Un viaggio fotografico in India potrebbe risultare il massimo dello stereotipo delle foto del turista che, anche se illuminato, rimane un turista. I luoghi comuni sono trappole e la fotocartolina sempre in agguato. Il fotografo viaggiatore invece, attento per mestiere e allenato allo sguardo, riesce a diventare “invisibile”, ad abbandonare la propria peculiare individualità e i suoi schemi mentali More

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About Enea Discepoli

ENEA DISCEPOLI è un viaggiatore, il suo nome in qualche modo segna il suo destino. Nel 1967, a soli 16 anni, parte per la Grecia e vive nella comunità hippie di Matala. Negli anni a venire passa dal Marocco, in cui commercia tappeti, ad Amsterdam per la compravendita di tulipani, fino ad approdare in India nel '70, luogo in cui ritornerà ogni anno fino al 2006. È qui, precisamente nella zona himalayana, che negli anni '70 fonda, insieme all'orientalista Piero Morandi, laboratori di tessitura, tinture per i tessuti, manifattura di tappeti, conciatura delle pelli. Nel '76 nel Ladakh scatta fotografie per il grande fotografo Mario Giacomelli. Suite fotografica commissionata e stampata da Giacomelli, scattata da Discepoli nell'occasione del primo incontro di tutte le etnie del Ladack, in questo luogo impervio a 4500 lm, per la meditazione collettiva in presenza del Dalai Lama. Fotografie messe in luce a distanza di 30 anni da Katiuscia Biondi Giacomelli, curatrice della mostra "La terra dalla ombre lunghe", nell'ambito degli eventi per il decennale della scomparsa di Giacomelli (Palazzo del Duca, Senigallia, 2011), promosso dal Comune di Senigallia e dal MUSINF.
Negli anni '80-90 fa da guida in territori fuori dal circuito turistico a fotoreporter, naturalisti, ecologisti, artisti, nelle città sante per i peregrini o nelle zone di guerra dell'Afganistan, in cui nel 1990 accompagna il fotoreporter Giorgio Pegoli e nel '79 Mino Damato; nei primi anni '80 conduce Italo Bertolasi presso una setta di mistici Dervisci nel sud del Pakistan.
Tornato in Occidente in maniera quasi stazionaria dopo la morte del padre, decide di dedicarsi, dopo l'Accademia di Belle Arti di Urbino, all'arte come forma di comunicazione e rivalsa sociale per i disabili. Fonda lo Studio Zelig, da cui nascono importanti progetti come la creazione dell'emittente televisiva di strada Disco Volante (2003) atta a mostrare le barriere culturali e architettoniche che i disabili devono affrontare nella città, ricevendo il riconoscimento del Premio "Ilaria Alpi" nella sezione dedicata ai servizi delle Tv locali e regionali (2004). Il progetto "Teleschool" nel 2005 porta la telestreet e le sue attività nelle scuole, con l’attivazione di corsi di videogiornalismo. Enea conduce Radio DNA, la voce di chi sente le voci, il primo format radiofonico sul disagio psichico a Senigallia (2008 a oggi). "L’obiettivo è simile a quello di Disco Volante – spiega Discepoli – e cioè dare voce a chi non ce l’ha, far sentire questi giovani parte integrante della nostra società e superare le differenze attraverso gli strumenti della comunicazione”. Collabora con il MUSINF, Museo d'Arte moderna e dell'Informazione di Senigallia.
Nel 2013, ritorna in India con la macchina fotografica per un reportage sul Maha Kumbh Mela, da cui nascono scatti sconvolgenti su una concezione del corpo e della vita dei Naga, gli uomini-idoli della religione indu, scatti che segnano per Discepoli il ritorno alla fotografia, dopo gli insegnamenti di Giacomelli per la creazione della serie in Ladakh, e dopo una fase di metabolizzazione di una trentina d'anni di lavoro socio-artistico con i disabili dello studio Zelig sul concetto di risorsa che può scaturire dalla diversità. Da questo lungo percorso sull'uomo, riemerge la passione per la fotografia, per Discepoli strumento di presa di coscienza sul reale.

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