Marco! – Bianca Maria lo abbracciò. Lei non era maggiorenne. Aveva quasi diciassette anni, terzo anno di ragioneria.

E poi c'era Roberto che lo guardava con gli occhi azzurri di papà e solo quattordici anni; primo liceo scientifico, e forse sarebbe finita lì.

Stai bene? – chiese Anna Franca seria. Lei era la maggiore, aveva ventidue anni. Studiava medicina e si occupava della casa da quando aveva sedici anni. Un surrogato di madre che però era soltanto una sorella. Marco distolse lo sguardo con un nodo in gola.

Erano rimasti soli. Ed era tutta colpa sua, perché si era deciso tardi a prendere la patente perciò ancora non aveva i riflessi pronti e quel matto gli era venuto addosso e... "Basta!" pensò disperato mentre Anna Franca lo trascinava a casa. Lei sì che guidava bene. "Mica come me..." si disse lui costernato. Era riuscito a farsi solo qualche livido, mentre suo padre era morto. Se solo fosse successo il contrario... I suoi fratelli avevano bisogno di un padre, non di lui! Certo così evitava di tagliarsi i capelli e partire militare... ma in fondo avrebbe preferito fare il soldato che perdere suo padre!

Gli sguardi interrogativi dei suoi fratelli gli davano sui nervi, così appena a casa si chiuse in camera sua. Guardò la chitarra elettrica, che spesso lo aveva consolato, ma non la toccò. Era un regalo del padre e il solo pensarci lo faceva stare male.

A cena Roberto era imbronciato, Bianca Maria preoccupata e Anna Franca apparentemente esausta.

Lo sappiamo che non vuoi parlarne, però devi dircelo o stiamo male anche noi – disse infine Bianca Maria. Anche lei aveva gli occhi azzurri di papà e Marco non riuscì a resistere.

Un pazzo ci è venuto contro – disse con la gola chiusa. – Non sono stato abbastanza pronto... – La voce gli si spezzò.

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