Gli occhi tristi della luna

di Sandro Orlandi



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Tanto tanto tempo fa sembra che la luna fosse molto più grande di adesso. Si dice che la sua luce illuminasse il mondo sottostante quasi quanto il sole e, di conseguenza, il buio era scarso. Ma la signora notte non era contenta. Si sentiva sminuita rispetto al principe giorno, di cui era invidiosa, e faceva di tutto per durare più del consentito. Così arrivò il momento che il tempo, guardiano della vita e della morte, le disse a brutto muso di smetterla; quando era il momento di ritirarsi e dare il passo al principe doveva farlo e, se ci fosse stato qualche problema, lui l’avrebbe aiutata a risolverlo.

«È quella svergognata!» rispose inviperita la notte. «Con la sua luce accecante mi toglie tutto il buio. Se vuoi aiutarmi devi oscurarla con delle nubi spesse. Devi coprirla per sempre!»

Il tempo capì che qualcosa avrebbe dovuto fare, altrimenti la notte non avrebbe sentito ragioni. Però non gli sembrava giusto annullare completamente la luce della luna che a lui, in fondo, piaceva tanto. Così decise di mandare delle spesse nubi nere a coprirne lo splendore, ma solo quando questa era piena. A nulla valsero le preghiere della luna, a nulla la sua tristezza. Cominciò ben presto a piangere, a piangere, e a piangere. Piangeva tutte le volte che era piena, e la signora notte sorrideva beffarda. Piangendo, pian piano, la luna cominciò a rimpicciolire e la sua luce a indebolirsi, divenendo ogni giorno più diafana. Ma un giorno il sole, che era appena sorto e neanche del tutto, e al quale il tempo aveva raccontato come fossero andate le cose, disse alla luna che se avesse continuato a piangere in quel modo prima o poi si sarebbe spenta del tutto, scomparendo per sempre, e le ordinò di smetterla. La luna allora, facendosi coraggio, chiese a sua maestà il sole di darle la luce che le era stata sottratta, almeno per quel che bastava − disse − a illuminare il buio intorno a lei. Il sole ritenne giusta la sua richiesta, e acconsentì. Con un poderoso raggio di aurora le inviò una splendida luce bianca. Purtroppo la notte, che ancora non si era ritirata del tutto, riuscì a intercettare quel potente raggio di luce fino a deviarlo in parte nello spazio. Così, alla luna la luce arrivò debole, e fu sufficiente solo a non farla morire. Il resto di quel raggio di sole finì per rimbalzare tra la notte e il giorno milioni di volte, fino a esplodere, frantumandosi in miliardi e miliardi di stelle.

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