Interview with Laura Onofri

Una donna di cultura come risolverebbe "problemi" come la auto-celebrazione (in cui facilmente chi è intellettualmente preparato può cadere) o l'eccessiva autostima e il "distacco dell'egluence your writing?
Generalmente, attribuenbo un bagaglio culturale a qualcuno, si intende gratificarlo con il volergli riconoscere l'impegno profuso lungo l'arduo sentiero di studi e approfondimenti. Colui che da solo, su un'isola deserta, dovesse trascorrere il proprio tempo a scrutare l'universo e a imprimere segni sulla sabbia con un dito, per vederli lavati dall'onda - seppure non dalla percezione acquisita -, agli occhi di un generico intellettuale verrebbe considerato alla stregua di un povero naufrago sperduto in pensieri e opere vaghe.

Non dovrebbe essere così perché, seguendo il filo della falsariga del naufrago, il cuore di una tale creatura potrebbe davvero essere più aperto e puro e ricettivo e trasmittente di quello di un tristissimo studioso piegato su tomi eruditi. E comunque, cultura non sempre è sinonimo di crescita, di contatto con le energie costruttive del cosmo anzi, spesso accade che l'acculturato eriga intorno a sé barriere di autosufficienza e supponenza e il rapporto con gli altri rischia di divenire un risucchio a senso unico, impostato su necessità, piuttosto che libero scambio.

In quanto all'auto-celebrazione, c'è stato chi, all'interno del gruppo redazionale della rivista l'Emergente sgomita, ha voluto intravedere nel mio modo di fare selezione di scritti che venivano proposti al vaglio, una lingua "...criptica, arguta, tagliente, troppo aspra, nemmeno dovesse sfogare frustrazioni tutte sue sofferte per insufficienza letteral-respirator-arrampicatoria.". Poverino, ma che voleva dire? Lo turbava che una fìmmìna avesse preso lo posto di caporedattore che di per sé è maschile epperciò giusto sarebbe stato che fosse dello masculo?!
Sei stata caporedattore ed editor. Cosa, tra quello che ti hanno detto, ti ha colpita di più?
Di me si è scritto che sono criptica? Non me lo ero mai detto nemmeno da sola. Al massimo m'incoronavo con un, che so, travolgente, viscerale, vorticante, complessa!
Tagliente, aspra e perfino arguta sì, lo riconosco. Ma criptica m'intriga. Mi
fa sentire un po' come un codice antico, uno dei rotoli di Qumran.
Ma ancora non vedo difetti gravi. Sarebbe peggio se fossi smielata,
accondiscendente e "sciuscià" (napoletanismo derivato da: shoe-shine, ovvero lustrascarpe).

Ho sviluppato sensibilità e un fiuto tale che
potrei sniffare un imbroglio letterario senza tema di smentita. Posso dire
che in giro si spaccia alla grande, e non solo eroina pura. Un sacco di
crack. Ad esempio, saltando di palo in frasca, quando vedo un quadro delle
dimensioni 4x4 con su un punto o una rigolina sbilenca, esposto nelle sale di una qualche
fondazione internazionale, dico ugualmente che è una gran presa per i
fondelli. Probabilmente è per questo che sembro infierire. Non è così. Di
certo non digerisco le panzane e non le racconto.

Quando tasto una buona stoffa ne riconosco la preziosità e non lesino sugli
apprezzamenti. Di me è stato detto che metto i piedi nel piatto. E' vero. Il
fatto è che quando scrivo entro nel cosiddetto flusso di coscienza, laddove
non esiste censura poiché il contatto con una dimensione che non è più
soltanto mia, è totale. Non è questione di maturità anagrafica, bensì di
crescita interiore - si può essere grandi anche al primo vagito, dipende dal
numero di reincarnazioni (ndr), - e di verà umiltà - da non confondersi con
l'ipocrisia.

Scrivo, lo faccio con passione e questa è la mia ricchezza. Non sono usa a
misurarmi con gli altri, poiché ciascuno plasma la creta che possiede.
Nelle recensioni, relative a libri e a film, esprimo il punto di vista
dell'occhio d'aquila. Se mi trovo davanti al qualunquismo gli artigli del
rapace si tendono per ghermire, poiché lo reputo un virus infettante.

Se ponete una domanda potete fidarvi della mia risposta, che non sarà
mai banale. Se è un parere che chiedete, siate saldi sulle vostre gambe: se
mi capita di bastonare non è per ferire, bensì per rafforzare i vostri muscoli onde
spingere a meglio procedere in un bosco di rovi.
Chi produce vuole vendere. Diciamolo pure, in un modo o nell'altro ha una
qualche forma di necessità di vendere e,
volenti o nolenti, la controparte - il popolo dei lettori - sembra andarsi posizionando
su di un livello di interesse medio basso.

La motivazione-scusante che impera è quella della necessità di distrazione
da cui è afflitta una grossa fetta del mercato di futuribili, possibili, se non probabili, lettori,
troppo stanchi, esasperati da ritmi di vita da cui a volte si è costretti a farsi fagocitare,
per desiderare di approfondire un pensiero
anche di notte, sdraiati su un letto che già di per sé magari, è di spine...
Stesso discorso per buona parte di ciò che i mezzi di diffusione propinano.
Format identici, ricalcati qua e là da quello che passa il mercato straniero.

Ma io la guarderei da ben altra prospettiva. Subliminazione.
Mostruoso meccanismo attraverso cui chi gestisce i mezzi di comunicazione,
manipola e incanala desideri e bisogni della massa. E purtroppo, la massa segue
un movimento inconsapevole di incanalamento in un dato percorso... come il gregge,
come le pecore che da quando la seconda si avvide che già ce ne era un'altra,
le si mise dietro per non affaticare olfatto e cervello, quella massa tremolante
che estirpata dalla testina di abbacchio si gusta fritta nei ristoranti tipici locali.
Da cosa hai cominciato a capire di essere cresciuta?
Dal fatto di aver compreso che l'ipocrisia è una bestia che non mi ha mai conficcato i denti nel cuore. Io non mi auto-celebro: mi auto-riconosco il giusto.
Quali sono i messaggi che intende trasmettere a chi legge ciò che nasce da lei, che lei partorisce? Possiamo definire le sue creazioni come "figli" e "figlie" selezionati e mirati in un certo senso?
Artisti si nasce o si diventa? Non è proprio alla stregua dell'uovo e della gallina, però mi ha fatto pensare a quell'irrisolvibile quesito. Il messaggio potrebbe essere dello stesso tipo di quello che diedi a una matura signora che si era iscritta a un corso di pittura che io stessa avevo cominciato a seguire dopo un intervento che avevo subito, grave sì, ma che non la ebbe vinta su di me...
Presa la matita in mano rimase immobile e disse: non sarò mai capace. Le risposi che anche io, seppure avevo capito che amavo il disegno fin dai tempi delle scuole medie, prima di cimentarmi con tempere e pennelli, mi dicevo che mai sarei riuscita e farne un uso creativo. Invece... i miei quadri sono stati esposti e apprezzati per la forza del colore, dell'originalità e dell'espressività... hanno tentato perfino di acquistarli! Ma come ben sa chi mi conosce e forse mi ama, io non vendo. E le mie tele sono rimaste o patrimonio di famiglia, o sono state oggetto di regalo a qualche... eletto. Le arti figurative, a mio sentire, sono davvero una parte speciale della nostra anima. Non potrei mai metterla sul mercato e scambiarla per danaro, la mia anima. Artisti si nasce e poi si acquisisce la capacità di comunicare il talento agli altri.

Diverso è per l'opera letteraria. Il primo parto è doloroso, sia esso di carne che di scrittura. L'opera che scaturisce dalla penna del vero artista può sembrare frutto di fantasia ma nel profondo non lo è. La fantasia si libera solo quando può arravogliarsi verso l'alto, e salire magicamente e vertiginosamente come lo stelo nato dal fagiolo, impressosi nella memoria di tanti bambini di ieri, grazie al grande Walt Disney; e lo stelo altro non è che una rappresentazione dell'albero della vita e perché esso sia rigoglioso, devi lasciare che avvenga la semina, stagione dopo stagione.

Le tentazione di stringere metaforicamente al petto il primo scritto è forte. Il ventre duole, quando ti accingi a chiuderlo in una busta e spedirlo a indirizzi ai quali non puoi associare un volto... solo nomi, solo ombre cattive che ti manderanno a dire, quando sarai fortunato, che al momento non sono interessati. E l'attesa è come una travagliata gravidanza. Alla risposta, in genere, senti l'urgenza di correre al pronto soccorso perché di certo stai abortendo. Il dramma beffardo è che dovresti andare in solitudine quindi, meglio abortire di nascosto. Ma, al contrario che nella realtà di certi orribili fatti di cronaca, il tuo involto tu non lo butti mica, eh no! Lo metti via, mentre con le dita lo accarezzi e col pensiero gli dici: non hanno capito un cazzo! Sei bellissimo, e alla fine ti spunteranno le piume e scivolerai, candido e regale, sulla superficie di un lago dorato. Ecco. Ovviamente, il lago sarà meglio se te lo scaverai in un angolo dell'armadio più capiente di casa tua.

Io ho scritto per amore. Sempre per amore, perché sia che per amore si rida o si pianga, amore rimane. E quella è la fonte. Ma cosa simbolizza la fonte, se non una sorgente da cui l'acqua sgorga per correre via, sempre rinnovando il flusso che sale dalle viscere della Terra? Erroneamente subiamo la tentazione di sentirci padroni delle nostre creazioni, a partire dai figli. Ma esse, come questi, come ben ha espresso Gibran, sono frecce. E all'arco non può essere impedito di scoccare. Dunque, lasciamo andare, e magari un giorno uno scritto metterà le ali, oppure sarà quella persona speciale che speravamo esistesse, a venirci incontro. Crederci non fa male, se nel profondo non si rimane attaccati alla soddisfazione di vederci riconosciuto qualcosa. Il talento è una ricchezza che, come ho detto, pesa o dovrebbe pesare, come un dovere. Il resto è acqua.
Published 2014-09-28.
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Latte di serpe
Price: $2.60 USD. Words: 42,460. Language: Italian. Published: April 2, 2013. Categories: Fiction » Erotica » Romance
Latte di serpe – Sinossi.doc Il romanzo è ambientato in una piccola località di provincia italiana del centro sud, - sebbene potrei aver scelto un qualunque altro lembo di questa Terra -, in un tempo non identificabile, poiché la violenza non si manifesta in spazi definibili.